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In Primo Piano

25°anniversario strage vIa D'Amelio, 19 luglio 2017: raccolta fondi per le iniziative in programma

Cari amici,


come sapete quest'anno ricorrerà il venticinquesimo anniversario della strage di Via D'Amelio. Un quarto di secolo di omertà e insabbiamenti. Quando ho iniziato la mia battaglia, esattamente 10 anni fa, con la lettera-denuncia "19 luglio 1992: una strage di Stato" sapevo che arrivare alla Verità e alla Giustizia sarebbe stato difficile come svuotare il mare con un cucchiaio. Però ho iniziato lo stesso e, giorno per giorno, si sono uniti a me, con il loro piccolo cucchiaio, altri compagni di lotta e di strada.
 

Oggi, all'alba di questa venticinquesima ricorrenza e a dispetto di tutte le difficoltà incontrate, possiamo dire che alcuni risultati li abbiamo raggiunti: l'agenda rossa è entrata a far parte dell'immaginario collettivo di questo Paese come il simbolo della richiesta di verità fino a questo momento negata e insabbiata, e non da Cosa Nostra ma da parti deviate dello Stato; Nicola Mancino è stato messo con le spalle al muro ed ha dovuto ammettere la falsità delle sue dichiarazioni riguardo il suo incontro con Paolo il 1 luglio 1992; il processo sulla trattativa Stato-mafia è partito. E, contro ogni previsione, è arrivato anche l'ultimo e meraviglioso successo: la sentenza del processo sulla strage di Via D'Amelio ha confermato, per la prima volta in venticinque anni, l'esistenza di un depistaggio. Un primo, grande passo verso la Verità e la Giustizia.
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Appuntamenti

08

Mag

2017

Incontro 'Giustizia VS mafie' - Forlì, 11/5/2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione saladonbosco.com   

di Redazione saladonbosco.com - 8 maggio 2017

Nel 25° anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio abbiamo pensato di organizzare un incontro per riflettere sul tema della lotta alla mafia. Saranno presenti, tra gli altri, Giuseppe “Pippo” Giordano (ex ispettore DIA) ed altri rappresentanti delle istituzioni fra i quali la dott.ssa Maria Grazia Creta, Assessore del Comune di Forlì con delega alla legalità e l’avvocato Patrizia Graziani (Presidente Acer).

Giordano è un ex ispettore della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) di Palermo, in prima linea nella lotta a Cosa Nostra negli anni Ottanta; oggi è in pensione e gira l’Italia, andando nelle scuole a parlare di criminalità organizzata e legalità, di Falcone e Borsellino, della sua esperienza e dei suoi colleghi uccisi dalla mafia.

La sua sarà quindi una testimonianza diretta di quello che è avvenuto in quegli anni, di quanto è stato fatto e quanto ancora da fare. Insieme agli altri ospiti parleremo di quanto sia importante mantenere il ricordo di chi, esposto in prima persona, ha lottato per vincere “il baratro della violenza” mafiosa e non e di quanto sia importante difendere una cultura di legalità ovunque.

Redazione saladonbosco.com

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07

Mag

2017

Salvatore Borsellino a Modena - 8 maggio 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione www.sassuolo2000.it   
di Redazione www.sassuolo2000.it - 7 maggio 2017

Il Dipartimento di Giurisprudenza e gli studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, in occasione del Progetto “Università per la legalità”, sottoscritto dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, hanno organizzato per l’8 maggio p.v. una giornata di studio e di approfondimento legata ai temi dell’antimafia, che avrà cometitolo “C’è chi dice no: impegno, testimonianze e storie contro le mafie”.

L’evento, patrocinato da Università degli Studi di Modena e Comune di Modena, vedrà la presenza di ospiti di assoluto primo piano, che da anni sono impegnati per la promozione della cultura dell’antimafia: tra tutti, Salvatore Borsellino, Sandro Ruotolo, Otello Lupacchini, Paolo Borrometi, Riccardo Orioles.

La mattinata si aprirà alle ore 9 con tre eventi in contemporanea, tutti presso il Dipartimento di Giurisprudenza, in via San Geminiano: “Giornalisti contro: come una penna può fermare la mafia”. Con Sandro Ruotolo, Riccardo Orioles, Paolo Borrometi e Giuseppe Mennella si ragionerà intorno alle particolari e difficili contingenze che portano sempre più giornalisti a dover ricorrere alla tutela dello Stato nella propria vita quotidiana. Ruotolo e Borrometi, che da anni, ormai, vivono sotto scorta, porteranno la loro esperienza e spiegheranno quali inchieste hanno condotto per “guadagnarsi” l’antipatia della malavita.
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05

Mag

2017

Il testimone Angelo Niceta: ''Ecco chi comanda veramente a Palermo e in Italia'' PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Bongiovanni   
 

niceta zona grigiadi Giorgio Bongiovanni - 4 maggio 2017

“Cosa nostra siamo noi, ma la mafia, quella, è un’altra cosa”. Così in un’intervista che gli feci ormai 15 anni fa Salvatore Cancemi, ex boss della cupola e collaboratore di giustizia, cercava di farmi capire che esisteva una differenza sostanziale tra la mafia militare, con le sue regole ferree e i suoi crimini efferati, e la mafia cosiddetta “invisibile”, la “zona grigia” composta da professionisti, banchieri e bancari, funzionari infedeli e persino magistrati, con le sue regole di collusione e compiacenza e i suoi crimini in denaro. In una parola: gli “intoccabili”. Almeno fino ad ora.
Per quanto a bocca amara, nessuno ormai può negare il contributo fondamentale che i collaboratori di giustizia hanno dato alla lotta alla mafia. Da Buscetta in poi, se non fosse stato per loro, brancoleremmo ancora nel buio. Gli inquirenti da sempre auspicano, o forse meglio dire, sognano, che un “pentito di Stato” possa finalmente fare la propria parte, basti pensare quali scenari si sono potuti aprire già con le timide ammissioni dei vari Martelli, Ferraro ecc... costretti dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. 
Ma cosa accadrebbe se oggi potessimo avere un collaboratore o un testimone di giustizia disposto a raccontare i retroscena della “borghesia mafiosa”? Che ci svelasse i nomi e i volti dei “facinorosi della classe media” che vincolati da un patto secolare hanno reso la mafia un elemento imprescindibile del tessuto economico e sociale siciliano innanzitutto e italiano poi?
Forse è arrivato il tempo di scoprirlo. Angelo Niceta, 46 anni, fa parte di una famiglia storica di imprenditori palermitani. Dal padre Onofrio e dallo zio Mario, lui e i cugini hanno ereditato un notevole impero economico nel quale però non sono confluiti solo i capitali della famiglia di sangue. Secondo quanto ha raccontato ai magistrati che lo hanno ascoltato per primi, Nino Di Matteo e Pierangelo Padova, già nel 1987, il padre Onofrio decide di separare la propria carriera professionale da quella del fratello Mario perché questi si sarebbe reso disponibile a lavorare con e per conto di potentissime famiglie mafiose. Avrebbe infatti acquistato la società “CARTERBOND” riconducibile a Giuseppe Guttadauro e ai fratelli Graviano, capi indiscussi del mandamento di Brancaccio.

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07

Mag

2017

Un lavoro sul giornalista Cosimo Cristina vince il 'Festival dei diritti umani 2017' PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione esperonews.it   
di Redazione esperonews.it - 3 maggio 2017

Il primo premio del concorso “Libera la parola” della sezione Servizio Radio è stato vinto dagli studenti del liceo milanese Artemisia Gentileschi che, con il loro giovane professore di italiano, Marco Fragale, di Termini Imerese, hanno partecipato con una intervista radiofonica immaginaria a Cosimo Cristina, giornalista termitano “suicidato dalla Mafia” nel 1960. “Vincere questo concorso - che quest’anno aveva come tema proprio la libertà di opinione - presentando un pezzo su un giornalista vittima di mafia, è stato fortemente significativo” spiega il prof. Fragale. “Era proprio il 3 maggio del 1960 quando il venticinquenne Cristina, mio conterraneo, usciva di casa ben vestito, per non farvi più ritorno. Il suo corpo verrà ritrovato due giorni dopo lungo la strada ferrata della linea Palermo-Messina, tra le stazioni di Termini Imerese e Trabia. Vorrei ringraziare per la collaborazione e il sostegno la mia collega termitana Marianna Ingrassia che casualmente lavora nella mia stessa scuola qui a Milano. Ci abbiamo creduto fino alla fine e questo premio dimostra come noi docenti ed educatori ricopriamo sicuramente dei ruoli di grande responsabilità nell’impartire nelle giovani coscienze valori importanti come la Legalità e la Giustizia”.  Gli studenti sono stati premiati da Paolo Borrometi, giornalista minacciato dalla mafia, e l’elaborato - insieme ai lavori della sezione Articolo di giornale e Servizio Tv - verrà valorizzato da Corriere della Sera, Radio Popolare e RaiNews24.

Redazione esperonews.it

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07

Mag

2017

L'arringa dell'avv. Calogero Montante al processo Borsellino Quater PDF Stampa E-mail
Scritto da Calogero Montante   

di Calogero Montante - 7/8 febbraio 2017

Il 20 aprile 2017, con la lettura del dispositivo della sentenza del processo sulla strage di Via D'Amelio, il cosiddetto “Borsellino Quater”, il presidente Antonio Balsamo ha prosciolto Vincenzo Scarantino per prescrizione, intervenuta poiché riconosciuta l'induzione a commettere il reato. A chiederne l'assoluzione, oltre al nostro avvocato Fabio Repici, era stato ovviamente anche il legale del “falso pentito”, Calogero Montante, il cui possibile commento sull'incredibile sentenza non ha suscitato l'interesse di nessun giornalista (fatto salvo Aaron Pettinari di Antimafia Duemila). Fate un test: aprite Google e digitate il nome del difensore di Mario Mori dopo la sentenza del processo di appello a carico del suo assistito per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano; il Giornale di Sicilia, la Repubblica, il Fatto Quotidiano, RaiNews24, solo per citarne alcuni, i giornali che ne hanno riportato i commenti. Di quelli dell'avvocato Montante, invece, neanche l'ombra. E non ci si venga a dire che la conferma del depistaggio sulla strage di Via D'Amelio non avrebbe “fatto notizia”. A maggior ragione dopo l'incisiva arringa di Montante dalla quale si poteva facilmente evincere il tenore delle dichiarazioni che avrebbe rilasciato, se qualcuno si fosse degnato di chiedergliele.

Attachments:
Arringa integrale Montante - Borsellino Quater.pdf[ ]07/05/2017 16:01
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03

Mag

2017

'Quell’ultima volta che vidi Giovanni Falcone…' PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
di Pippo Giordano - 3 maggio 2017

Cinque lustri, eppur sembra ieri. Leggo che fervono preparativi sul tutto il territorio nazionale per ricordare un Galantuomo siciliano. Non un uomo, ma l’Uomo – magistrato – Giovanni Falcone. A me non piace etichettare gli uomini defunti sulla base della loro storia, perciò il mio ricordo amorevole non va solo al dottor Falcone, ma a sua moglie – pure lei magistrato – Francesca Morvillo e ai miei colleghi della Polizia di Stato, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, periti nella strage di Capaci. Parimenti, mando un abbraccio affettuoso seppur virtuale a Giuseppe Costanza, Paolo Capuzzo, Angelo Corbo e Gaspare Cervello, tutti sopravvissuti all’attentato.

Conobbi il dottor Falcone nei primi anni ottanta, quando ero in servizio alla Squadra mobile di Palermo ed egli giungeva nel Commissariato di PS a Mondello, per interrogare il collaboratore di giustizia Totuccio Contorno, in quel luogo custodito: interrogatori poi proseguiti per motivi di sicurezza, nei locali della Squadra mobile, ove fu allestita una stanza per ospitare il Contorno. Poi, quando si pentì Stefano Calzetta, assistetti, insieme a Ninni Cassarà, agli interrogatori che lo stesso Falcone conduceva.

Voglio ricordare un aneddoto che ancora oggi mi rallegra ricordando quella mattinata. Una domenica mattina, il dottor Falcone, Cassarà ed io, ci recammo nella caserma della Polizia di Stato Pietro Lungaro di Palermo, dove tenevamo nascosto il Calzetta. Quel giorno, come solito, Cassarà portò a Calzetta un vassoio di cannoli siciliani. Iniziammo l’interrogatorio e poiché io ero lentissimo a scrivere, ad un certo punto Falcone disse a Cassarà: “Ninni prendi il telefono e chiama i pompieri, perché tra poco la macchina da scrivere andrà a fuoco, Pippo la sta surriscaldando”. Una risata collettiva ci fece fare una breve sosta.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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