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In Primo Piano

Strage Borsellino, quattro condannati
di TeleFuturaNissa Caltanissetta - 21 aprile 2017
Strage via D'Amelio, ergastolo per due boss. Condannati a 10 anni i falsi pentiti. I giudici di Caltanissetta: calunnia prescritta per Scarantino, fu costretto a mentire contro i sette innocenti.

 

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Appuntamenti

26

Mar

2017

Addio a Mario Almerighi PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Baldo   
di Lorenzo Baldo - 26 marzo 2017

“Caro Mario, c’era un tempo in cui noi magistrati sapevamo di essere tanti, magari dispersi tra le varie sedi, ma tutti amici e con le medesime idee e spirito di sacrificio. Com’era bello! Tutto questo è finito. Il potere ha ripreso il controllo”. Poco tempo dopo aver scritto questa lettera al suo collega e amico Mario Almerighi, nella notte del 25 ottobre 1983, il giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto veniva ucciso a Valderice in provincia di Trapani.
La notizia dell’improvvisa scomparsa del giudice Mario Almerighi si unisce al ricordo del suo grande amico Ciaccio Montalto.
Abbiamo conosciuto personalmente il giudice Almerighi nei primi anni di Antimafia Duemila dopo aver approfondito la sua grande opera all’interno della magistratura. Il suo profondo senso per la giustizia ci ha colpito particolarmente: un rigore morale che lo ha visto contrapporsi a uomini potenti come Giulio Andreotti, l’ex Premier democristiano i cui rapporti con la mafia sono stati confermati fino al 1980, di seguito prescritti, con tanto di ibrida assoluzione. Tra i tanti episodi di impegno a favore della verità e della giustizia che hanno costellato la vita di Mario Almerighi, vale la pena ricordarne uno.
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26

Mar

2017

Gli imprenditori italiani di successo in Germania PDF Stampa E-mail
Scritto da Petra Reski   

di Petra Reski - 15 marzo 2017

Meno male che la mafia non esiste in Germania. Solo imprenditori italiani di successo.
Dopo l’uscita del mio libro “Santa Mafia” ho passato tre anni con processi – querelata da vari imprenditori italiani di successo, in particolare quelli di Duisburg e Erfurt. Le pagine di “Santa Mafia” sono state annerite su richiesta dei tribunali tedeschi. Nell’ultima udienza non sono più comparsa personalmente perché l’ho considerato troppo umiliante essere ripetutamente minacciata in una aula del tribunale senza che nessuno intervenisse.
Tuttavia, dal punto di vista della ricerca antropologica, l’esperienza mi è stata molto utile: se comunque non posso fare nomi, perché vengo querelata subito, perché dunque dovrei quindi farmi ostacolare dai vincoli di un libro non-fiction? Allora ho deciso di scrivere sulla mafia solo in forma di romanzo.
In questo momento ho appena completato il terzo manoscritto per un nuovo romanzo sulla mafia. I protagonisti sono, come negli altri due romanzi: Serena Vitale, una donna magistrato anti-mafia con radici tedesche e il (per lo più) coraggioso giornalista investigativo tedesco Wolfgang W. Wieneke.
E gli imprenditori italiani di successo fanno tutto per fornirmi ulteriori ispirazioni: mentre scrivevo l’ultimo libro, sono stata querelata di nuovo da un imprenditore di successo di Erfurt. Avevo fatto il suo nome in un articolo su una sentenza del tribunale di Lipsia contro la televisione tedesca MDR – in seguito del loro documentario sulla ‘Ndrangheta a Erfurt.

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18

Mar

2017

'Mattarella sr uomo d'onore'. Caruso condannato per il libro PDF Stampa E-mail
Scritto da Sandra Rizza   
di Sandra Rizza - 17 marzo 2017

Per il suo libro "Da cosa nasce cosa" era stato citato dal capo dello Stato che, con i nipoti Bernardo jr e Maria, gli aveva chiesto un risarcimento di 250 mila euro per aver “infangato la figura di Mattarella padre” e per aver descritto “in maniera grossolana” i rapporti politici del fratello Piersanti. Ieri il giornalista Alfio Caruso è stato condannato per diffamazione dal Tribunale civile di Palermo: insieme alla Longanesi, editrice del volume incriminato, deve corrispondere 10 mila euro di risarcimento a ciascuno dei tre eredi del vecchio Bernardo. Ma non è tutto. Con una decisione senza precedenti, il giudice Maura Cannella ha stabilito che a pagare dovrà essere il solo Caruso: al giornalista toccherà l’onere di “tenere indenne la casa editrice di quanto questa sia tenuta a corrispondere agli attori”. Lo scrittore dovrà, in pratica, sborsare 30 mila euro, coprendo anche il risarcimento imposto alla Longanesi.

Dall’alto del Quirinale, il presidente della Repubblica può tirare un respiro di sollievo: la reputazione del patriarca Bernardo, sulla cui figura si stagliano le ombre di numerose citazioni nelle carte dell’Antimafia, è salva. Alla base del verdetto di Palermo, più volte rievocata come un totem, c’è la sentenza del Tribunale di Roma che nel ’67 condannò il sociologo Danilo Dolci per diffamazione nei confronti dell’allora ministro Bernardo Mattarella, ritenendo provata “l’insuperabile contrarietà alla mafia mantenuta nel corso di tutta la sua carriera politica”.
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26

Mar

2017

Salvatore Borsellino: 'Il livore contro di me e le contiguità con i cugini Salvo' PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Borsellino   
di Salvatore Borsellino - 16 marzo 2017

Stamattina ho dovuto svegliarmi con il telefono già pieno di messaggi che mi segnalavano l'ennesimo attacco che un pseudo giornalista, un certo Roberto Puglisi, non tralascia occasione di portarmi attraverso le pagine di un pseudo giornale, live sicilia (uso volutamente il minuscolo) al servizio dei veri mafiosi, quelli con il colletto bianco nei cui salotti si brindò il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 in sincronia con le bottiglie di champagne che venivano stappate nelle celle dell'Ucciardone.
In tanti incitano a sporgere querela contro di lui e il suo giornale ma non intendo farlo. Se camminando ti capita di mettere un piede su degli escrementi non vai a cercare da quale orifizio anale sono venuti fuori.
Qualche volta mi capita però di chiedermi quale possa essere il motivo di tale accanimento nei miei confronti e chi possa esserci dietro, quale origine abbia tanto livore, anche se la risposta è semplice, basta guardare il nome di chi dirige quel giornale, e ricordare le sue contiguità con i cugini Salvo ai tempi di Vito Ciancimino e di Salvo Lima.
Per fortuna in mezzo a tanti messaggi di solidarietà me ne è arrivato anche uno di Nino Di Matteo, e dice: "Caro Salvatore, l'articolo di live sicilia è l'ennesima tappa di un percorso studiato per screditare e sfiancare chi ancora osa cercare e avere rispetto della verità. Non solo la nobile anima di tuo fratello, ma tutto il paese ti deve riconoscenza e amore. Ti abbraccio. Nino di Matteo".
Grazie Nino, un messaggio come il tuo, insieme a quelli di tanti altri, bastano a compensarmi di mille amarezze.

Salvatore Borsellino

 

18

Mar

2017

XXV Anniversario strage di via d'Amelio, Maremma in prima fila con eventi e incontri PDF Stampa E-mail
Scritto da Sara Landi   
di Sara Landi - 13 marzo 2017

GROSSETO. A portare in Maremma una tappa della ciclostaffetta in memoria di Paolo Borsellino sono le Agende rosse gruppo Agostino Catalano Maremma.

Si tratta di uno dei tanti gruppi del movimento fondato da Salvatore Borsellino presenti sul territorio nazionale. In particolare il gruppo fondato dai coniugi Patricia Ferreira e Guido Di Gennaro nel dicembre 2015 e autorizzato dallo stesso Salvatore è intitolato alla memoria di Agostino Catalano, uno degli agenti della scorta del magistrato.

Il primo evento organizzato da loro risale al 19 gennaio 2016, anniversario della nascita di Paolo Borsellino. «Abitiamo a Grosseto da tre anni – dicono Patricia e Guido – ma conosciamo Salvatore Borsellino da ben prima che desse vita al movimento. Prima eravamo attivi come agende rosse a Roma dove vivevamo e abbiamo continuato questo impegno a Grosseto».

Il gruppo promuove iniziative sul tema della giustizia e della legalità nelle scuole e con la cittadinanza e incontri specificamente dedicati alla figura di Paolo Borsellino e alla strage del 1992.
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18

Mar

2017

Ciccio Miano: 'Belfiore mi disse che per l'omicidio Caccia dovevamo ringraziare i calabresi' PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Legato e Massimo Numa   

di Giuseppe Legato e Massimo Numa - 17 marzo 2017

«Avvocato, ma perché mai i servizi segreti civili, in pieno terrorismo, si sono occupati di un pentito dei catanesi che agiva a Torino in un contesto criminale oggetto di indagini di polizia e carabinieri, degli apparati preposti alla repressione della malavita organizzata?». L’avvocato Fabio Repici, che tutela la famiglia del procuratore Bruno Caccia, ucciso da un commando dell’ndrangheta il 26 giugno 1983, sorride e non risponde. «Chiedetelo ai magistrati che indagavano subito dopo l’omicidio”. Intanto, ripreso di schiena, in video-conferenza, il pentito Francesco “Ciccio” Miano, pluriomicida, ha risposto alle domande del pm Marcello Tatangelo, della parte civile e dell’avvocato della difesa di Rocco Schirripa - unico imputato, ma solo per ora, del delitto - Mauro Anetrini, con una serie infinita di “…non ricordo, non mi pare…”. 

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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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