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In Primo Piano

L'Agenda Ritrovata: Ciclostaffetta Milano (25 giugno 2017) - Palermo (19 luglio 2017)

di Associazione Culturale L'Orablù - aggiornato il 14 marzo 2017

In occasione dei 25 anni dalla mortedi Paolo Borsellino, il progetto l’Agenda Ritrovata, sulle ruote di una bicicletta, porterà un libro rosso da Milano a Palermo per testimoniare che c’è un Paese che non ha dimenticato, vuole raccontare quel che è successo e far riflettere su legalità, giustizia e lotta alla mafia.
A partire dal 25 giugno 2017, spettacoli teatrali, concerti, proiezioni e dibattiti si svolgeranno lungo un percorso a tappe in cui l’agenda verrà ospitata in luoghi amici, raccoglierà le testimonianze di chi ha partecipato e, a Palermo, il 19 luglio 2017, verrà consegnata a Salvatore Borsellino che, in tutti questi anni, non ha mai smesso di lottare. Tutti possono partecipare e non solo pedalando!
Il progetto l'Agenda Ritrovata è stato presentato domenica 12 marzo a Milano all'interno di 'Fa' la cosa giusta!', la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili.
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Appuntamenti

09

Gen

2017

Borsellino quater, trattativa e depistaggio inesistenti per l'Avvocatura dello Stato PDF Stampa E-mail
Scritto da Aaron Pettinari   
di Aaron Pettinari - 9 gennaio 2016

“La trattativa Stato-mafia? In questo processo non sono emersi elementi per sostenerne l'esistenza”. “Il depistaggio istituzionale? Non c'è prova”. “La Barbera appartenente ai Servizi? Fatto del tutto naturale”. “La nota del Sisde su Scarantino? Solo valore radiografico”. “Il procuratore capo Tinebra e l'avviso della Bocassini ignorato? La sua era mancata esperienza in materia di mafia e quelle indagini erano sopra le sue forze”. “L'operato di Mori e De Donno? Cercarono vie di aggancio e di infiltrazione con Vito Ciancimino. Azioni molto e decisamente discutibili ma persino comprensibili data la situazione del momento storico con timori crescenti di delitti e di altre stragi”.

E' la teoria “giustificazionista”, in puro stile Salvatore Lupo e Giovanni Fiandaca, ad andare in scena al processo Borsellino quater. A parlare, però, è l'Avvocato dello Stato, Salvatore Faraci, che questa mattina ha tenuto la sua arringa in quanto legale di parte civile della presidenza del consiglio dei ministri, della presidenza della regione Sicilia e dei ministeri dell'interno e della giustizia. L'avvocato, evidenziando l'assoluta attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza e sottolineando le responsabilità di Salvo Madonia e Vittorio Tutino nella strage del 19 luglio '92 e le falsità raccontate dagli ex collaboranti Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci nella prima fase delle indagini sull'attentato di via d'Amelio, è di fatto intervenuto a gamba tesa anche su processi in corso in altra sede (a Palermo), dove la stessa Avvocatura dello Stato è presente come parte civile.

 

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09

Gen

2017

Borsellino quater, il depistaggio costruito sul 'pupo' Scarantino PDF Stampa E-mail
Scritto da Aaron Pettinari   
di Aaron Pettinari - 13 dicembre 2016

“Scarantino? Non possiamo fidarci delle sue parole. Se le sue dichiarazioni, dal primo all’ultimo interrogatorio, si mettessero in un grafico, in un asse cartesiano, si troverebbero dei picchi schizofrenici… Pertanto lo riteniamo totalmente inattendibile dunque le sue dichiarazioni vadano prese e valutate per quello che sono. Dove queste hanno un elemento obiettivo di risconto possono essere considerate con il crisma degli elementi di prova di cui tener conto sulle valutazioni in cui operare”. A dirlo è Gabriele Paci durante la requisitoria del processo “Borsellino quater”, in corso davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta. Il procuratore aggiunto nisseno ha poi aggiunto che “la ritrattazione tardiva e ben lontana dal tempo di Scarantino, è comunque certamente attendibile ed è analoga a quella che fece davanti ai giudici nel 1998”.
Nel corso dell’udienza pomeridiana il magistrato ha ribadito il perché si ritiene fondata la ricostruzione operata da Spatuzza, analizzata nelle precedenti udienze, per cui è provata l’assoluta estraneità del picciotto della Guadagna nel furto della Fiat 126 e nelle successive fasi che portarono poi alla strage.
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06

Gen

2017

Una pensione da giornalista per Riccardo Orioles PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Salici   

di Luca Salici - 25 dicembre 2016

Mi chiamo Luca Salici e sono un giornalista nato a Catania 34 anni fa. Vivo e lavoro a Roma da un decennio. Ho un bimbo di 9 mesi, una splendida moglie e oggi mi sento sereno, anche se per la nostra generazione contraddistinta da una profonda precarietà – economica e quindi esistenziale – subisco gli alti e bassi di un Paese che ogni tanto dimentica di offrire sostegno ai suoi cittadini.

Da tempo non sopporto un’ingiustizia ai danni di una persona che reputo un grandissimo professionista, un maestro di vita per tanti giovani, un uomo che tutto lo Stato e il popolo italiano dovrebbero riconoscere come un grande intellettuale e scrittore. Mi riferisco a Riccardo Orioles, 67 anni, giornalista e fondatore de “I Siciliani” insieme a Pippo Fava – direttore della testata, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984 – e ad una serie di “carusi” (giovani) nati e cresciuti alle pendici dell’Etna. [la storia del giornale > http://bit.ly/pippofava].
 

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09

Gen

2017

Borsellino quater, chiesto l’ergastolo per i boss Madonia e Tutino PDF Stampa E-mail
Scritto da Aaron Pettinari   
di Aaron Pettinari - 14 dicembre 2016

Condanna all’ergastolo per i mafiosi Salvo Madonia e Vittorio Tutino, in quanto ritenuti responsabili della strage di via D'Amelio; condanna ad 8 anni e 6 mesi per Vincenzo Scarantino e 14 anni ciascuno per Francesco Andriotta e Calogero Pulci, i tre falsi pentiti accusati di calunnia per le false dichiarazioni rese durante le prime indagini sull'attentato che il 19 luglio 1992 costò la vita al giudice Paolo Borsellino ed ai 5 poliziotti di scorta. Sono queste le richieste di pena che il procuratore Capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone (presente assieme al procuratore aggiunto Gabriele Paci ed al sostituto Stefano Luciani) ha rivolto alla Corte d’assise presieduta da Antonio Balsamo al termine della requisitoria.
Anche questa mattina i pm hanno ripercorso le varie fasi della collaborazione di Vincenzo Scarantino con la giustizia arrivando alla conclusione che questi “è attendibile quando parla di avere subito pressioni psicologiche per rendere determinate dichiarazioni sulla strage di via d’Amelio" anche perché “da solo, non avrebbe mai potuto imbastire una trama sulla strage di via d’Amelio talmente coerente da resistere a diversi gradi di giudizio”. Detto questo, però, “non è possibile ignorare che Scarantino si impegnò nell'accusare persone che sapeva innocenti e lo fece per un tornaconto personale, consistente nell'uscire dal carcere e avere dei benefici”.
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09

Gen

2017

Borsellino quater, tra falsi pentiti e silenzi istituzionali PDF Stampa E-mail
Scritto da Aaron Pettinari   
di Aaron Pettinari - 12 dicembre 2016

Le testimonianze dei falsi pentiti, l’accusa di calunnia nei confronti degli imputati Andriotta, Scarantino e Pulci, i “non ricordo” istituzionali, una verità che viene affrontata a partire dal 2008, quando l’ex boss di Brancaccio, Gaspare Spatuzza, racconta una nuova verità sulla strage di via d’Amelio. Sono questi i temi affrontati in aula dal pm Stefano Luciani alla ripresa della requisitoria nel quarto processo per la strage che uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, in corso davanti alla Corte d'Assise di Caltanissetta. “Grazie al lavoro che si è fatto in questi anni - ha ricordato  con forza il pm, presente in aula assieme al Procuratore capo Amedeo Bertone e al procuratore aggiunto Gabriele Paci - otto persone che erano state condannate all’ergastolo sono oggi oggetto di un processo di revisione. Nessuno degli ex collaboratori di giustizia si è mai seduto spontaneamente davanti a un magistrato, dal '92 al 2008, per dire di avere raccontato un mucchio di falsità. E noi dobbiamo capire come si è giunti al giugno 2008, occorre demolire e rovistare tra le macerie, comprendendone le cause e le ragioni”.

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06

Gen

2017

Acquaviva delle fonti: Cittadinanza onoraria al Pm Di Matteo PDF Stampa E-mail
Scritto da Savino Percoco   
di Savino Percoco - 29 dicembre 2016

Il 27 dicembre, su richiesta del Movimento delle Agende Rosse, il Consiglio comunale di Acquaviva delle fonti (BA) ha approvato la delibera di conferimento alla cittadinanza onoraria per il pubblico ministero Antonino Di Matteo, nonchè Sostituto Procuratore della Repubblica a Palermo.
Continuano quindi, le manifestazioni di supporto al principale magistrato esposto in prima linea contro il crimine organizzato e tra i protagonisti, con Teresi, Del Bene e Tartaglia, del processo che più di tutti fa tremare uomini di potere, nell'inchiesta sulla Trattativa Mafia-Stato.
Nel corso della sua trentennale carriera, vissuta in gran parte sotto scorta, Di Matteo, si è contraddistinto tra i pochi, per non essere mai arretrato non solo ai ricatti delle cosche, ma neanche ai potenti cognomi dei vertici dello Stato o dell'alta finanza, che puntualmente ha indagato e interrogato.
Sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta nel 1991, diviene pubblico ministero a Palermo nel 1999, e interprete di una serie di inchieste cruciali sulle stragi di mafia, le uccisioni di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle rispettive scorte, Rocco Chinnici, Antonino Saetta, ecc.
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Petizione Agostino

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