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Dell'Utri: stop alla requisitoria, sara' ascoltato il pentito Spatuzza PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Monica Centofante   
Venerdì 30 Ottobre 2009 14:01
Il pentito Gaspare Spatuzza deporrà al processo d’appello contro il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in primo grado a nove anni di reclusione.
Lo hanno deciso questa mattina i giudici della Corte, accogliendo la richiesta del pg Antonino Gatto che nel corso dell’udienza dello scorso venerdì aveva chiesto la sospensione della requisitoria, ormai alle battute finali, per interrogare il collaboratore di giustizia e i boss cui egli fa riferimento in un verbale di interrogatorio reso il 6 ottobre. Nella specie: Giuseppe e Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro, tutti di Brancaccio.
In quelle carte, una settantina in tutto, si leggerebbe che la trattativa tra lo stato e la mafia sarebbe durata almeno fino al 2004 con due referenti doc: Silvio Berlusconi e “il nostro paesano Dell’Utri”. Altra cosa rispetto a quei “crastazzi dei socialisti”.
La ricostruzione di Spatuzza parte da due incontri con il boss Giuseppe Graviano avvenuti tra il 1993, dopo le stragi, e il gennaio del 1994. Il primo a Campofelice di Roccella, in compagnia di Cosimo Lo Nigro, il secondo al caffè Doney di via Veneto, a Roma. In quel periodo, ricorda il pentito, era in progetto un attentato da compiere nella Capitale contro i Carabinieri e lo stesso Graviano aveva libertà di indicare l’obiettivo, che fu individuato nello stadio Olimpico (l’attentato fallì per un guasto al telecomando della bomba ndr.).
Nel corso dell’incontro a Campofelice, Spatuzza avrebbe manifestato al boss il proprio dispiacere per la morte di una bambina durante la strage di Firenze e in genere la sua perplessità per tutta quella serie di vittime fuori dalla Sicilia con metodi terroristici non propri dell’organizzazione criminale. Sentendosi rispondere con una domanda rivolta a lui e a Lo Nigro: Graviano, spiega Spatuzza, “ci chiese se noi capivamo qualcosa di politica e ci disse che lui ne capiva”. Un’affermazione che era stata preceduta da una frase rassicurante – il boss “ci disse che da quei morti avremmo tratto tutti benefici, a partire dai carcerati” – e che “mi fece intendere che c’era una trattativa che riguardava anche la politica”.
Nel corso del secondo incontro, il pentito ricorda invece un Giuseppe Graviano esultante, che appena giunto al bar di via Veneto spiegò “che avevamo ottenuto tutto” grazie a Berlusconi “e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri”. “Io non conoscevo Berlusconi – aggiunge – e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì”. Prima di aggiungere “che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo”. Tanto che “usò l’espressione ‘ci siamo messi il Paese nelle mani’.”
Per riscaldare il clima della trattativa l’attentato all’Olimpico – che a differenza di quanto precedentemente dedotto dalla Procura di Firenze il pentito sposta nel 1994 invece del 31 ottobre del ’93 – rimase in programma, ma non si riorganizzò quando fallì perché i Graviano vennero nel frattempo arrestati.
La trattativa, secondo Spatuzza, durò invece fino al 2004 per quanto egli apprese da Filippo Graviano nel carcere di Tolmezzo: “Graviano mi disse che si stava parlando di dissociazione, ma che noi non eravamo interessati. nel 2004 ebbi un colloquio investigativo con Vigna, finalizzato alla mia collaborazione che, però, io esclusi. Tornato a Tolmezzo ne parlai con Graviano che mi disse: ‘se non arriva niente da dove deve arrivare è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati”.


Monica Centofante (Fonte:  Antimafia Duemila - 30 ottobre 2009)
 

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francesco.caroselli   |2009-10-30 16:08:48
Ciao a tutti.
Ma perché non cerchiamo di sfruttare certe frasi dei ministri a
nostro vantaggio?
Facciamo proposte concrete sull’idee “rivoluzionarie dei
Ministri. Come l’ultima uscita di Brunetta...
Penso infatti che la spedizione
dei mille potrebbe avere un senso!
Ve lo sintetizzo (almeno ci provo) con un
esempio "storico".
Nel 1983 per l'esattezza il 29 luglio venne ucciso
Rocco Chinnici, Giudice istruttore di Palermo "inventore" del Pool
Antimafia.
I suoi risultati erano strabilianti; gli americani ebbero a dire che
l'Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un
esempio per le altre Magistrature d'Italia.
Fu lui ad intuire le capacità di
due giovani magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Un pericolo per la
Mafia. Andava eliminato e l'hanno fatto.
Gli stessi mafiosi erano poi molto
felici della scelta del CSM per il suo successore: Antonino Caponnetto.
UNO DEI
MILLE
Caponnetto si trasferì giovanissimo a Firenze. Mentalità e formazione
completamente
La Mafia festeggiava perchè Caponnetto era disconosceva le
pratiche mafiose e soprattutto i metodi d'indagine in questo campo.
Ma lui fu
abbastanza intelligente da proteggerei suoi giovani e ben formati colleghi.
Ebbe
il merito di rafforzare il pool antimafia che all'epoca era molto osteggiato dal
CSM ( non lo vedeva di buon occhio, il poco “ortodosso” sistema
investigativo)
Caponnetto un uomo semplice, un uomo nemico delle trame e delle
tresche,, un uomo lontano dai giochi politici, un inavicinabile, un
incorrutibile.
Ci servono MILLE di questi giudici...
Invece per ora la vita dei
giudici al sud è molto molto dura.
In una terra disperatamente senza lavoro, i
posti di Pubblici Ministeri e Sostituti Procuratori sono vaganti in percentuali
spaventose: a Vibo manca il 75% del personale giudiziario e nelle altre procure
la situazione migliora di poco. Risultato: Tribunali fermi.
Mafia e Mafie che
brindano.
E dire che chi e cosiddette " sedi disagiate" fanno ottenere
vantaggi di merito e di anzianità considerevoli. Ma la paura di fare il
magistrato qui da noi è molto forte di qualunque incentivo.
Quindi si, sono
favorevole alle SPEDIOZIONE DEI MILLE fra giudici e magistrati, gente come
Caponnetto.
Francesco

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