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Dono di Natale per Giuseppe Graviano: revocato l'isolamento diurno PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Monica Centofante   
Venerdì 01 Gennaio 2010 15:04
La richiesta risale allo scorso settembre, ma è stata accolta soltanto in questi giorni, in singolare sintonia con il clima natalizio: il boss stragista Giuseppe Graviano, detenuto al 41 bis, ha ricevuto in dono la revoca dell'isolamento diurno.

Deciso dalla Corte d'assise d'appello di Palermo dopo il ricorso presentato dal legale del capomafia, Gaetano Giacobbe, in seguito alla notifica di un nuovo periodo di detenzione speciale collegato al passaggio in giudicato di due ergastoli inflitti nell'ambito dei processi “Tempesta” e “per le stragi del '92”. I giudici, in poche parole, hanno stabilito che per i reati commessi nel periodo precedente all'arresto il massimo dell'isolamento diurno era da fissare in tre anni, e che tali tre anni sono stati già scontati nel corso dei sedici passati in carcere.
Ora il capomafia di Brancaccio è tornato quindi alla “vita comune”. E all'interno del carcere di Milano-Opera, dove è recluso, può “socializzare” con i detenuti non condannati per mafia, trascorrere l'ora d'aria e pranzare in compagnia.
Un allentamento che avrà in parte quietato l'animo agitato del boss, che soltanto due settimane prima, in diretta nazionale, aveva lamentato uno stato di salute precario dovuto proprio alle restrizioni carcerarie. E curiosamente, come nella più classica delle tradizioni natalizie, aveva affidato le sue richieste ad una lettera.
L'occasione, si ricorderà, era stata l'udienza dell'11 dicembre scorso al processo contro il senatore Marcello Dell'Utri, dove Graviano, insieme al fratello Filippo, era stato chiamato a confermare o smentire le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Che ripercorrendo gli anni delle stragi aveva raccontato di una “trattativa” in corso tra i boss di Brancaccio e pezzi delle istituzioni identificate dallo stesso Giuseppe Graviano in Silvio Berlusconi e nel “paesano nostro” Marcello Dell'Utri.
La trattativa, aveva spiegato, sarebbe proseguita anche negli anni successivi e almeno fino al 2004 quando all'interno del carcere di Tolmezzo Filippo Graviano gli aveva rivelato: “Dobbiamo far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove arrivare è bene che anche noi cominciamo a trattare con i magistrati”.
Il progetto, però, era stato momentaneamente accantonato quando il senatore Dell'Utri, condannato in primo grado a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, al Corriere della Sera aveva dichiarato che nonostante i suoi guai giudiziari “fino alla fine avrebbe mantenuto gli impegni presi con gli elettori”. Una dichiarazione che in quel mondo di codici e messaggi che è Cosa Nostra era suonata come una rassicurazione: Dell'Utri, ha spiegato ai magistrati Spatuzza, solitamente non è una figura di “prima linea, ma marginale”, “quindi io che sto leggendo quell'articolo e so tutto che c'è dietro, quindi a 'sto punto, con quell'articolo si sta rivolgendo con me”.
Nel corso dell'anomala udienza dell'11 dicembre, seguita agli altrettanto anomali confronti, i fratelli Graviano quelle dichiarazioni non le avevano ovviamente confermate. Ma il loro atteggiamento “affettuoso” nei confronti del pentito non era passato inosservato: niente accuse di infamità, nessuna presa di distanza, ma tanto rispetto nei confronti della scelta del “figlioccio” di passare dalla parte della Giustizia. E quella frase pronunciata da Filippo Graviano, che pur smentendo i fatti specifici raccontati da Spatuzza in riferimento al colloquio nel carcere di Tolmezzo aveva dichiarato: “Non ti dico che stai mentendo”.
Per quella stessa udienza, alla quale era presente l'imputato Dell'Utri, Giuseppe Graviano aveva preparato una lettera nella quale elencava il suo precario stato di salute dovuto ai “16 anni di detenzione al 41bis” e ai “più di 10 di isolamento”. E un messaggio a buon intenditor: “Sarà mio dovere quando il mio stato di salute lo permetterà di informare l'Illustrissima Corte d'Appello per rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”.
Forse qualcuno quel messaggio lo ha raccolto e il dono di Natale potrebbe essere la prima risposta.

Monica Centofante da Antimafiaduemila

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