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Riaperta l'inchiesta sulla strage di Capaci PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Redazione AntimafiaDuemila   
Lunedì 23 Maggio 2011 16:57

di AMDuemila - 23 maggio 2011
A distanza di quasi vent'anni da quel 23 maggio 1992, si riapre l'inchiesta sulla strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta del giudice anti-mafia. "Certamente le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e non solo quelle, aprono nuovi filoni di indagine anche sulla strage di Capaci", ha detto il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari.
Dell'attentato si conoscono gli autori materiali ma resta ancora da individuare chi ha fornito l'esplosivo, quei 500 kg di tritolo, piazzati sotto l'autostrada tra l'aeroporto di Punta Raisi e Palermo. "Stiamo lavorando anche su questo - ha detto Lari - e considerate che sono tre anni che lavoriamo su questi temi con un organico ridotto all'osso, ai limiti del tollerabile".
Spatuzza ha indicato una pista ben precisa per arrivare proprio a chi fornì l’esplosivo di tipo militare utilizzato per l’attentato a Falcone: “Circa un mese e mezzo prima di Capaci – ha messo a verbale - vengo contatto da Fifetto Cannella, mi dice di procurare una macchina più grande che dobbiamo prelevare delle cose. A piazza Sant’Erasmo, ad aspettarci, c’erano Cosimo Lo Nigro e Giuseppe Barranca. Noi aspettavamo anche Renzino Tinnirello. Quindi siamo andati a Porticello, ci siamo avvicinati alla banchina e c’erano tre pescherecci ormeggiati: siamo saliti sopra uno di questi e nei fianchi erano legate delle funi, quindi abbiamo tirato la prima fune e c’erano praticamente semisommersi dei fusti, all’incirca mezzo metro per un metro. Quindi, abbiamo tirato sulla barca il primo fusto, poi il secondo e li abbiamo trasferiti in macchina”.

Spatuzza inoltre (diverse dichiarazioni sono ancora coperte da segreto istruttorio) sostiene che l’esplosivo sarebbe stato recuperato in mare, da alcuni siluri inesplosi della seconda guerra mondiale. Un'operazione che può essere stata compiuta solo in presenza di personale qualificato o che comunque sapeva dove metter mano.
Il procuratore capo di Caltanissetta ha poi annunciato che ''a breve'' ci saranno novità sulla strage di via D'Amelio , in cui rimase ucciso il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta e riaperta sulla base delle nuove dichiarazioni di Spatuzza. "Siamo a buon punto, noi agiamo su più fronti perché le nostre indagini spaziano dall'attentato all'Addaura a quello di Capaci e via D'Amelio, quest'ultimo ha carattere di maggiore urgenza anche in ragione di nuove collaborazioni con la giustizia. Ovviamente nel merito dei processi non posso dire nulla -ha aggiunto- posso garantire che stiamo lavorando a spron battuto e che i risultati dovrebbero arrivare a breve".

Le parole di Tranchina

Oltre a Spatuzza anche il collaboratore di giustizia Fabio Tranchina sta fornendo dei particolari importanti sui mesi del 1992.
L'uomo dei Graviano ha parlato di un corteo di auto cariche di armi che nel febbraio 1992 partì da Palermo in direzione Roma. A guidarlo, ci sarebbe stato il boss trapanese Matteo Messina Denaro, che all’epoca non era ancora latitante. “Li aiutai a caricare le auto e li vidi partire. Il gruppo di fuoco di Brancaccio aveva avuto il compito di uccidere Falcone a Roma – ha spiegato Tranchina, confermando le dichiarazioni di un altro pentito, Vincenzo Sinacori – poi, all’improvviso, arrivò l’ordine di tornare. Perché Falcone bisognava ucciderlo in modo eclatante, a Palermo. Così fecero sapere”.

da: AntimafiaDuemila.com
 

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