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Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Alessandra Creanza   
Venerdì 29 Luglio 2011 10:22
Altamura, 29 luglio 2011
Mi sono sempre interessata e documentata sulle questioni e problematiche che riguardavano il territorio pugliese (nel quale risiedo) e di quelle che riguardavano, più in generale, dell’intero territorio nazionale. Ho sempre pensato a come e cosa fare per cercare di cambiare ciò che c’è di sbagliato e ciò che affligge la nostra attuale società. Ho sempre pensato come rendere migliore il mio futuro e quello della società nel suo insieme. Erano solo idee, progetti e aspettative che rimanevano rinchiuse nella mia mente, nei miei pensieri e che, forse troppo tardi solo all’età di 18 anni, avevo deciso che quelle stesse idee, aspettative e progetti dovevano concretizzarsi.
Mi sono avvicinata, dunque, concretamente ai temi che riguardano l’antimafia, la giustizia e la legalità solo nel settembre scorso, quando sbirciando uno dei tanti eventi pubblicati su Facebook, ho notato che dei ragazzi altamurani avevano organizzato una manifestazione, che prendeva il nome di “Fuori le mafie dalla murgia” che si sarebbe tenuta il 26 settembre 2010 in piazza della Repubblica nel centro di Altamura, all’indomani dall’uccisione del presunto boss mafioso altamurano Bartolomeo Dambrosio e che aveva lo scopo di mostrare alla città l’esistenza di una parte “sana” della popolazione.
Non ho esitato dunque un solo istante, quando nel leggere l’evento, in fondo alla descrizione, ho notato che i ragazzi promotori dell’evento chiedevano, a chiunque avesse voluto, un aiuto per la realizzazione della manifestazione, ad aderire all’iniziativa e quindi a chiamare uno di quei ragazzi. Ho conosciuto così Alessandro Iacovuzzi, Valentina D’aprile, Peppino Disabato e tanti altri ragazzi con cui, da quel giorno e fino ad oggi, ho iniziato un lungo cammino all’insegna della giustizia, della legalità e nella lotta repressiva e non alla criminalità organizzata.
Ricordo con piacere tutti gli eventi ai quali ho preso parte da allora, una cinquantina fino ad oggi, come per esempio la conferenza ad Altamura tenutasi il 24 novembre scorso nella sala Tommaso Fiore che prendeva il nome di “Combattere la mafia, costruire la legalità”, dove ho avuto la possibilità di conoscere, grazie ai promotori dell’evento, per la prima volta un magistrato (lavoro che ho fortemente intenzione di esercitare in futuro) e Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Bari il Dott. Antonio Laudati; ricordo quando ho partecipato al convegno tenutosi a Bari il 3 febbraio scorso nella Camera di Commercio che prendeva il titolo di “Mafie: parlarne è un dovere”, dove ho avuto modo di conoscere Silvia Milani, una giovanissima ragazza e già coordinatrice regionale del Movimento antimafie “Ammazzateci Tutti” (di cui poi sono divenuta un’accanita attivista insieme ad altri ragazzi, e posso dirlo ora amici, come: Claudio Altini, Simone Cellamare, Alessandro Stecchi e altri), Aldo Pecora, autore del libro “Primo Sangue” nonché Presidente nazionale del Movimento “Ammazzateci Tutti”, Rosanna Scopelliti figlia del Giudice Antonino Scopelliti una delle tante, tantissime vittime della criminalità organizzata. Ricordo, inoltre, quando ho conosciuto magistrati come: Antonio Ingroia (Procuratore aggiunto presso la Procura distrettuale antimafia di Palermo), Antonino Di Matteo (Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Palermo), Nicola Gratteri (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria), Roberto Scarpinato (Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta), Piero Grasso (Procuratore nazionale antimafia) e ancora Desirèe Digeronimo, Roberto Pennisi, Marco Imperato, Gian Carlo Caselli e tanti, tantissimi altri magistrati impegnati ogni giorno sul fronte antimafia.
Ricordo con tanto affetto anche gli eventi dove ho avuto modo di conoscere i parenti delle vittime delle mafie come: Pasqualina Ruffo, Vito Machitelli, Pinuccio Fazio, Giovanni Impastato, Salvatore e Rita Borsellino, Maria Falcone, la stessa Rosanna Scopelliti che ho citato in precedenza e tantissimi altri che nonostante quel che hanno dovuto subire continuano a lottare per avere in alcuni casi ancora giustizia, che continuano a credere nei valori della legalità, della libertà, che gridano ogni giorno NO ALLA MAFIA e che hanno la forza di indignarsi e sognare un’Italia, un mondo più buono e giusto. Ho avuto modo di conoscere Giuseppe Milano, Manuela Bellantuoni, Daniela Sansone, Don Luigi Ciotti, Vito Lucarelli, Fabio Bruno, Francesco Lasavia, Laura Licata, Adriana Castelli, Marco Bertelli, Annamaria Minunno, Giancarlo Finessi e sua moglie Anna, Pier Paolo Ciccarese e suo fratello Marcello, Stefano Fumarulo, Marilena Mele, Giuliano Girlando, Gabriella Genisi, Mariateresa D’Arenzo, Valerio Spositi, Davide Borsani, Massimo Brugnone, Alessandro Pecora, Michele Alberto, Francesco Gagliardi, Rocco Devito, Francesco Cataldi e tantissime altre persone che come me, credono in una società migliore, che sono instancabili e lavorano ogni giorno perché la giustizia e la legalità non rimangano solo delle “semplici parole”.
In questi mesi però, oltre ad aver conosciuto e aver trascorso momenti indimenticabili con queste magnifiche persone che mi hanno dato tanto e che immensamente ringrazio, ho vissuto anche tanti momenti di sconforto nel vedere alcune situazioni, che mi hanno portato a riflettere su alcuni aspetti che reputo importanti.
Ho preso, infatti, atto con rammarico che, nonostante abbia appena riempito quasi due pagine di nomi (anche se non tutti), siamo sempre troppo pochi al cospetto di chi cerca di impedire che questa società sia migliore, al cospetto di chi cerca in ogni modo di occultare le tante verità dietro a fatti di sangue, di chi ogni giorno opera nel male eccetera.
Ho notato, inoltre, una percentuale molto elevata d’indifferenza da parte di troppe persone su questioni, che dovrebbero riguardare tutti indistintamente giovani e meno giovani, che trattano temi come: la giustizia, la legalità, la democrazia eccetera.
Quelle stesse persone che troppo spesso si lamentano affermando che l’Italia è un Paese dove la giustizia non funziona, dove c’è solo mafia, che credono che una società migliore non ci sarà mai e via dicendo. Quelle stesse persone che in fondo preferiscono rimanere in casa, seduti su di un divano, a guardare in televisione i talk-show oppure che preferiscono andare a qualche concerto o a vedere l’ultimo film uscito nelle sale cinematografiche, piuttosto che scendere in piazza o comunque iniziare a muovere un primo passo all’insegna di quelli che sono i valori portanti della vita e che renderebbero sicuramente la società attuale più giusta e civile.
Ho notato, dunque, l’indifferenza sui VERI problemi che affliggono la nostra società da parte di alcuni (troppi) cittadini, ma ancor di più da parte delle Istituzioni.
Le Istituzioni sì, proprio quelle che più di ogni altro dovrebbero mettere ordine nella società e far sì che la società stessa viva in una condizione di benessere sociale e culturale.
Spesso mi è capitato, parlando con amici e/o semplici conoscenti, di imbattermi in domande/affermazioni a me rivolte da quest’ ultimi del tipo: <<Ma chi te lo fa fare? Pensa a divertirti!>> oppure <<Non hai paura?Lascia perdere quello che fai tanto non riuscirai mai a cambiare questa società>> e così via.
Quando mi trovavo di fronte a situazioni del genere, tendevo, inizialmente, a fare finta di non sentire, o comunque cercavo di evitare di rispondere alle domande/affermazioni cambiando argomento. Oggi no, oggi rispondo quando mi pongono di fronte questo tipo di domande che se faccio quel che faccio è perché sono convinta che possiamo vivere in una società migliore, perché adempio semplicemente il mio DOVERE di cittadina, preoccupandomi di quelle che sono le problematiche del mio territorio, perché io non so e non posso dimenticare ciò che uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno fatto per me e per l’intera collettività, perché voglio e sono fortemente convinta che ci possa essere, se solo lo volessimo tutti, in questo mondo: giustizia, libertà, legalità e democrazia.
Oggi rispondo che non ho paura di denunciare i fatti illeciti alle autorità competenti o andare nei quartieri più difficili a parlare di legalità perché credo che non si debba mai avere paura di fare la cosa giusta.
Rispondo che per me partecipare a conferenze, manifestazioni e altri eventi, sia non solo divertente, perché ho la possibilità di conoscere sempre gente nuova con cui fare amicizia, ma anche, e soprattutto, una cosa educativa perché grazie ai racconti di esperienze da parte dei magistrati, giornalisti, parenti delle vittime cadute per mano della mafia eccetera, ho imparato a indignarmi e a ricercare la verità sempre e comunque. Ho imparato da loro anche a saper ascoltare, a non arrendermi alle piccole come alle grandi difficoltà, a lottare per quello in cui credo e tanto altro ancora.
Tornando al discorso delle Istituzioni come ho già detto dal palco in via D’Amelio a Palermo il giorno 19 luglio scorso non mi aspetto che quest’ultime mi guidino in questa lotta, in questo cammino, mi aspetto piuttosto che mi accompagnino. Vorrei che le mie idee, come quelle di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le persone che ho citato in precedenza, divenissero anche le loro; vorrei camminare insieme con loro, in parallelo, verso un’unica direzione, un’unica via, quella all’insegna della legalità, della giustizia, dell’uguaglianza, della libertà, della VERITA’. Ho bisogno, insomma, anche del loro appoggio, del loro aiuto cosa che in questo momento non vedo, ma che spero di vedere al più presto.
Vorrei aggiungere un’ultima considerazione prima di chiudere questo mio pensiero.
Non smetterò mai di credere in una società migliore, libera dalle mafie e dalle prepotenze di alcuni. Non smetterò mai di sperare che un giorno le persone riusciranno a comprendere che per vivere in una società migliore è necessario che ognuno faccia il proprio dovere e che è necessario che quest’ultime imparino a non commettere in futuro gli errori del passato.
Credo, dunque, che un mondo, un’Italia, una società migliore e giusta sia possibile perché infondo “impossibile” è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo.

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