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Home Rubriche Lettera di Manuela del 22 Giugno 2008
Lettera di Manuela del 22 Giugno 2008 PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Salvatore Borsellino   
Lunedì 23 Giugno 2008 09:31
Caro Salvatore,
ho appena letto l'articolo scritto dal Procuratore Gian Carlo Caselli pubblicato sul sito, in merito al libro di Saverio Lodato "Trent'anni di mafia", di cui io sto quasi ultimando la lettura.

La settimana scorsa, ho avuto il piacere di assistere ad una conferenza dello stesso Procuratore, il quale affiancato dall'irriducibile Travaglio, mi ha tenuta incollata per ben tre ore, ad una delle centinaia di sedie dell'Auditorium della Facoltà di Giurisprudenza di Siena, affollata da giovani studenti universitari e non solo da questi.
 
Il suo intervento è stato a tratti appassionante, anche se disvelatore di brutture del sistema socio-politico del nostro Paese, che sono sotto gli occhi di tutti ormai da tempo.
Quando sento parlare persone come Caselli o lo stesso Travaglio, si riaffaccia in me, però, la speranza che, per noi italiani, non tutto sia irrimediabilmente perduto.
Se al mondo esistono ancora persone così, forse ancora qualcosa di buono, nel nostro Paese, possiamo fare.
Il punto è che dobbiamo volerlo tutti, ma proprio tutti, questo cambiamento, delle coscienze soprattutto!
 
Non possiamo permettere che sia sempre l'indifferenza ad avere la meglio...non possiamo solo occuparci del bel giardino di casa nostra, disinteressandoci di quello del vicino che, mentre noi siamo occupati a potare la nostra aiuola, invece va a fuoco. Dobbiamo capire che quell'incendio non è circoscritto, non è solo un danno personale.
L'illegalità, la corruzione, la giustizia a due marce che è debole con i forti e forte con i deboli, non possono esserlo.
E' un danno per tutti!!!
Siamo tutti coinvolti! Dobbiamo TUTTI sentirci chiamati in causa se un governo vara leggi che oltrepassano i limiti dell'incostituzionalità, se un giudice, nell'adempimento del suo dovere, viene "lui sì" fatto oggetto di persecuzione, viene trasferito, annientato professionalmente.
Io mi devo indignare se sento che un Paese "democratico" come il nostro, sta introducendo normative che metteranno il bavaglio, anzi coleranno quintali di cemento, sulle nefandezze delle centinaia di criminali, che resteranno a piede libero per le strade ed in Parlamento!
Il problema è, che a fronte della mia indignazione, restano troppe le persone che continuano a dire "..E a me che me frega....." o peggio ancora che cercano di giustificare certe sporche condotte giocando la ormai consueta ed ipocrita carta del giustizialismo.
Ma qui il punto è un altro, ed è quello che non possiamo disinteressarci. Non possiamo più farlo!!!
Non possiamo sempre girare lo sguardo dall'altra parte per poi indossare gli occhiali da vista solo quando la cosa ci tocca personalmente.
Troppo comodo!
Dobbiamo essere tutti fautori e partecipi, non soltanto limitarci ad assistere da lontano.

A tal proposito, voglio invitarti a leggere un discorso di Piero Calamandrei, giornalista e giurista fiorentino, citato durante la conferenza di sabato scorso proprio da Caselli, a conclusione del suo intervento.

Molti italiani che pensano che l'attuale governo stia facendo dell'interesse del Paese il suo fine ultimo, dovrebbero leggersi questo discorso e capire....
 

Piero Calamandrei 1889-1956

Discorso agli studenti milanesi 1955)

"La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani, l’indifferentismo.
«La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava.
E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica!
È così bello, è così comodo! E' vero?
La libertà c’è, si vive in regime di libertà. Ci sono altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono...
Il mondo è così bello,vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo.
Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione
"

 
Posso solo dirti che dopo le parole di Caselli e di Travaglio di sabato scorso, ho subito realizzato che, da anni, nel nostro paese, molti italiani si comportano come lo sciocco contadino Beppe e poche, ma grazie a Dio ancora esistenti, come l'amico che cercava di risvegliarlo da quel suo torpore morale.
 

Ti abbraccio

Manuela

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