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Un saluto da Francesco Siciliano PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Francesco Siciliano   
Venerdì 22 Febbraio 2008 10:44

Ricevo una lettera di saluto dall'avv. Francesco Siciliano.
Non lo conosco di persona ma so che è amico di Emiliano Morrone e ne è anche il suo legale.
Emiliano è autore insieme a Saverio Alessio di un libro pubblicato di recente e già alla seconda edizione "La società sparente" che è un paradigma dei mali della sua Calabria e di tutto il nostro disgraziato paese, un libro che tutti dovremmo leggere  per renderci conto dell'abisso in cui stiamo sprofondando.
lo ho incontrato a Catanzaro dove ero accorso perchè sentivo che li si stava combattendo la battaglia di Fort Alamo per la difesa dell'indipendenza della Magistratura dagli attacchi del potere politico.
Potere che in quel momento stava aggredendo, come continua a fare con spudorata pervicacia e con la complicità del ventre molle della Magistratura e di un CSM ormai manovrato dallo smemorato di Avellino, un Giudice coraggioso come Luigi De Magistris
Lo ho incontrato lo stesso giorno in cui ho conosciuto altri compagni di battaglia come Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti e da quel giorno ci siamo legati da una amicizia che, anche se e' nutrita solo da qualche telefonata e dalle sporadiche occasioni che ci consentono di incontrarci quando ci troviamo nello stesso posto a lottare insieme per la difesa della Giustizia, non e' per questo meno profonda.
E' per questo che se Francesco Siciliano e amico di Emiliano Morrone lo sento allora anche come mio amico, tanto più se, leggendo la sua bellissima lettera, scopro che è amico, e lo è nella maniera più alta, anche di Paolo Borsellino .... e di Giovanni,di Nino,di Giorgio, di Rosario e di tanti, tanti altri che saranno nostri amici per sempre.
 

Un saluto
Ognuno percorre la propria vita insieme alle persone più care che sono per definizione i propri genitori, i propri fratelli, gli amici, gli amori poi il dono più grande: i figli.
Ognuno di noi, allo stesso modo, soprattutto nell’adolescenza, fatta di necessità di affermazione della propria personalità quando necessariamente ci si deve distinguere delle figure più care per esistere, ha anche altre amici cari, figure carismatiche i miti politici i cantanti gli artisti.
Gli artisti, questi amici fedeli che non ti tradiscono diventano affetti reali, compagni di viaggio.
Per chi come me, decide poi di studiare giurisprudenza, di capirne pian piano il senso, anche in età non proprio adolescenziale, si affiancano altri miti come i grandi della dottrina, i professori inarrivabili.
E’ raro che in età adulta si pensi, senza un contatto diretto e personale, di avere altri amici cari, persone per le quali provi affetto sincero.
La tua indole, tuttavia, ti porta ad avere degli argomenti a cui sei particolarmente sensibile e ti accorgi che più di ogni altra cosa soffri la sopraffazione: quella dell’uomo sull’uomo, dei poteri sugli uomini, della mafia sugli uomini, della corruzione con le sue lobbies sugli uomini.
Ti intenerisci nel vedere uomini tenuti nella condizione di non riuscire a discernere, uomini che, spinti, dal bisogno finiscono per perpetuare la sopraffazione dei gruppi di potere sull’uomo.
Ti accorgi allora, in età adulta, di avere un amico vero, qualcuno che, capace di discernere, non vuole piegarsi, non vuole girare la testa dall’altra parte, non vuole approfittare del proprio ruolo per vivere bene da piccolo borghese.
Anzi scopri che con lucida consapevolezza mette in gioco i suoi privilegi, i suoi amori, la sua esistenza, per combattere la sopraffazione, per consentire ai propri amori ma anche a molti visi sconosciuti di recuperare spazi di libertà per il proprio futuro: in quel momento sai di avere un nuovo amico, il tuo nuovo amico Paolo, un amico a cui vuoi bene, a cui vorresti mostrare il tuo affetto, la tua gratitudine. Io ho pianto per il mio amico Paolo in un pomeriggio caldo di un estate del 1992, ho pianto per il mio amico nonostante stessi guidando una macchina ad almeno 500 chilometri di distanza, ho pianto per il mio amico.
Nei giorni a  venire, però, ho capito che Paolo restava un mio amico che forse era realmente morto per i suoi affetti più cari perché loro non avevano più il rapporto reale che avevano sempre avuto,mentre per me Paolo era vivo; lo rivedevo in Tv come prima, non ne sentivo sminuito il suo messaggio, nel mio sentimento di affetto non era cambiato nulla: avevo pianto perché lui era morto sentivo però che il “mio” amico era vivo perché il mio affetto non era mutato. Io ho molti amici Paolo, Giovanni, Nino, Giorgio, Rosario tanti tanti altri ………………….la mia amicizia non è morta.

Francesco Siciliano

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antoniettaacierno   |2008-02-23 20:46:49
sono felice per l'apertura di questo sito,per la presentazione bella di
Salvatore Borsellino e per lo slendido art. da lei scritto;ho sempre ammirato
Paolo e Giovanni,ebbi un grande dolore per la loro morte e ancora oggi quando
vedo in Tv programmi che parlano di loro provo una grande rabbia,ma soprattutto
grande ammirazione per il coraggio specie di Paolo che sapeva che stava per
morire ed ha continuato il suo lavoro:Sono stata varie volte in Sicilia,adoro il
trapanese,le Egadi,Scopello per il mare bellissimo,ogni volta che percorro la
strada verso Trapani,vedo la stele,l'aeroporto con i loro nomi e mi viene da
piangere;la bellezza di quei luoghi mi fa venire in mente la frase di
Paolo"in questa nostra terra bella e disgraziata".Spero di tornare
ancora e andare in via D'Amelio.

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