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Il sogno di Paolo e Salvatore Borsellino PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Elisabetta F.   
Sabato 26 Novembre 2011 16:24
Buongiorno, sig. Borsellino.

Mi chiamo Elisabetta e sono una dei numerosi studenti che questa mattina erano presenti al teatro Astra dove Lei ha portato la Sua testimonianza. Alla fine dell'assemblea sono venuta a stringerLe la mano e a ringraziarLa, e ho sentito mentre aspettavo che comunicava ad un ragazzo quella che suppongo sia la Sua e-mail, a cui invio questa lettera.
Io ho sempre desiderato diventare un avvocato penalista o un magistrato (anche se conosco soltanto a grandi linee la differenza tra le due professioni) e negli ultimi tempi, per prepararmi a un incontro tanto importante in questa assemblea di istituto, mi sono informata sulla vita di Giovanni Falcone ma soprattutto di Paolo Borsellino. Già negli anni scorsi, durante vari incontri a tema mafia cui ho partecipato, mi ero interessata al fenomeno ma in quest'occasione la cosa mi ha toccato molto di più, forse perchè la figura di Paolo mi ha sempre affascinato e la partecipazione del fratello di questo uomo straordinario mi ha spinta ad informarmi maggiormente.

Le Sue parole mi hanno veramente toccato il cuore (e vorrei farLe i miei complimenti e porgerLe i miei ringraziamenti più sinceri); ho cominciato a sentire - sin dal momento in cui ho cominciato ad informarmi, ma dopo l'intervento Suo e del Dott. Guidotto ancora di più - questo problema non più come lontanto, estraneo, appartenente soltanto al Sud Italia, ma anche nostro, del Nord, e quindi anche mio. Un problema che non posso aspettarmi di sconfiggere affidandomi all'azione di un indefinito "qualcun altro", ma agendo io stessa, e non per - come ha ricordato Lei oggi - vivere io stessa in un mondo migliore, ma per darne la possibilità ai miei figli e ai figli dei miei figli, e alla loro generazione. Ho iniziato quindi ad accarezzare l'idea di intraprendere un percorso che mi porti a lottare contro la mafia, in particolare quella qui al Nord, quando sarò adulta. Certo, ho soltanto sedici anni, e le incognite sono tante, come le possibilità che io un giorno cambi idea; ma è un'idea perfettamente coerente con il mio carattere, con le mie capacità e con il mio sogno di sempre: lavorare in ambito giudiziario, utilizzare il diritto spesso ingiusto e corrotto per portare più giustizia alla gente.

In me è radicata l'idea greca - in fondo frequento un Liceo Classico - dell'immortalità intesa come il ricordo dei vivi; e io voglio essere immortale in questo senso, voglio fare qualcosa che cambi il mondo, grazie a cui le generazioni future possano vivere in un mondo migliore, più giusto, e ricordarmi in modo positivo (c'è forse anche un po' di egoismo in questo, lo ammetto). E' quindi per questo che affermo di voler lavorare nella lotta alla mafia, pur non essendone sicura al cento per cento: non è infatti l'idea di morire in modo violento, massacrata dai componenti della criminalità organizzata, a spaventarmi, quanto il pensiero di rinunciare alla mia vita, ai miei affetti presenti e futuri, per questa causa; rinunciare ad una vecchiaia serena, ad una vita tranquilla tanto per me quanto per la mia futura famiglia. Credo che siano questi i motivi che dissuadono la maggior parte delle persone, che le inducono a scegliere l'omertà e l'ignoranza, invece di lottare. D'altronde, ho pensato, Paolo è stato importante proprio perchè ha sacrificato se stesso, e anche la sua famiglia, per questa giustissima causa; inoltre, già troppe persone cedono a questi desideri (forse egoistici, ma pur sempre umani) e quindi la mafia vince, sempre. C'è bisogno di persone che si sacrifichino, che sopportino ogni genere di difficoltà e che si rassegnino a non conoscere la vecchiaia, se vogliamo che un giorno tutti, e sottolineo tutti, possano conoscerla; servono persone come Suo fratello Paolo e il suo amico Giovanni (e tutti coloro che hanno dedicato la vita alla lotta alla mafia e che spesso l'hanno perduta proprio per questa causa, ma che spesso vengono messi un pò in angolo) per vincere questa guerra; e io sarei onorata di far parte di queste persone. Non perda mai la speranza, quindi, perchè i giovani, come diceva Paolo, hanno un'attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che Suo fratello diceva di aver mantenuto fino ai quarant'anni. Avremo più forza, per reagire, per vincere.

Per concludere, vorrei comunicarle una mia impressione, ma La prego di non giudicarmi un'arrogante per questo. Vede, quando Lei parlava di Suo fratello mi sembrava distrutto dal dolore, e forse anche dal senso di colpa. Lei ha scelto di andarsene da Palermo per regalare ai suoi cari una vita migliore; e, mi creda, è perfettamente comprensibile. Ci vuole una forza particolare, come quella che possedeva Paolo Borsellino, per trovare il coraggio di restare, di affrontare tutte quelle difficoltà e anche, come diceva stamane, di essere ottimista pur sapendo di stare per morire; e non esserne dotati non è una colpa. A quanto ho compreso (mi perdoni se sbaglio) l'ultima conversazione che ha avuto con Suo fratello è avvenuta al telefono, qualche giorno prima di quel 19 luglio, e in quell'occasione Paolo L'ha "rimproverata" di essersene andato, di essere scappato. La prego di perdonarmi se quanto sto scrivendo Le sembrerà "psicologia spicciola", ma a mio parere, anche se forse ha sbagliato ad andarsene (ma questo giudizio spetta soltanto a Lei, io non mi permetterei mai), ha già pagato abbastanza; e sono certa che Paolo sarebbe assolutamente fiero di Lei, che parla della mafia ai ragazzi e si impegna in questa lotta che, prima, era di Suo fratello. Anche se quando vi siete lasciati L'ha forse incolpata, ora Lei sta contribuendo a realizzare il sogno di Paolo, e soprattutto sta sensibilizzando i giovani, tra le cui mani si troverà l'Italia fra non molto, e sotto la cui responsabilità sarà anche questa battaglia. Mi creda, il Suo contributo è indispensabile per proseguire ciò che Paolo, insieme a Giovanni e a tutti gli altri uomini straordinari, è riuscito a fare. Per quel che può valere, La sosterrò sempre. E se un giorno dovessi, come ho in mente, diventare un magistrato impegnato nella lotta alla mafia, sarà certamente per merito di Paolo e di quelli come lui, ma in gran parte sarà per merito Suo. La ringrazio ancora per il tempo che ha dedicato a tutti questa mattina, e anche per quello che ha dedicato a me leggendo questa e-mail. Ora per merito Suo c'è qualcun altro che partecipa a questa lotta. Grazie.


Elisabetta F.




 

"La mafia dalla Sicilia al Veneto": Salvatore Borsellino e Vincenzo Guidotto il 25 a Schio

«La mafia è qui, nel Nordest, come in tutti i luoghi dove circola denaro. E qui è ancora più pericolosa perché non avete gli strumenti per individuarla, non ne avete la consapevolezza». Sono pesanti come macigni le parole di Salvatore Borsellino, il fratello del giudice palermitano massacrato con la scorta in via D'Amelio (nella foto Guidotto e Borsellino).

Per una giornata, Schio potrà scoprire il fenomeno mafioso, dai suoi aspetti più tradizionali fino alle infiltrazioni più raffinate, grazie alla presenza del fondatore del movimento delle Agende Rosse e del dott. Vincenzo Guidotto, presidente dell'Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso, già consulente della commissione Parlamentare antimafia e uno dei maggiori studiosi del fenomeno.

Alle ore 8.30 presso il Liceo G.Zanella inizia la giornata con la visione del film "Io ricordo" prodotto dalla Fondazione Progetto Legalità in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia (www.progettolegalita.it), per proseguire con la testimoniamza filmata di Rita Borsellino in Via D'Amelio (registrata lo scorso novembre dagli studenti del Liceo Zanella in occasione del viaggio a Palermo).

Concludono la mattinata il Dott. Guidotto (mafia problema nazionale) e il Dott. Borsellino (riflessioni e testimonianza) con la moderazione dei rappresentanti d'Istituto.

Evento riservato agli studenti.
 
Alle ore 20.30 Salvatore Borsellino e Vincenzo Guidotto terranno un incontro pubblico ad entrata libera dal titolo:
MAFIA: DALLA SICILIA AL VENETO

«La mafia – sosteneva Giovanni Falcone – è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione ed avrà quindi una fine».

Questa conferenza è nata con la speranza di far conoscere ai partecipanti l'evoluzione della mafia negli ultimi anni, per riuscire a distinguere le forme mafiose presenti nel nostro territorio.

Solo distinguendola dalle attività legali possiamo combatterla, e più persone mettono il loro impegno più si avvicina la fine di questo cancro della nostra Italia!

 
Presso la sala "Bruco" del Circolo Operaio di Magrè
Via Cristoforo 69 Schio (VI)
email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
web: ilbrucomagre.wordpress.com

(Fonte: vicenzapiu.com, 18 novembre 2011)








 


 

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