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Il sacrificio di Borsellino PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Lettera 45   
Venerdì 03 Febbraio 2012 13:26

Sinico: «Non volle protezione per non mettere a rischio la famiglia».

Paolo BorsellinoGrazie alla deposizione del colonnello Umberto Sinico al processo Mori, il profilo storico di Paolo Borsellino è destinato ad assumere connotati sempre più eroici, non solo per essere stato esempio e vittima della lotta alla mafia in Italia ma anche per il coraggio avuto nell'esercitare il proprio dovere, coraggio che si fa evidente a ogni nuova fase delle indagini sulla sua morte.
È emerso infatti che il magistrato fosse a conoscenza dell'organizzazione dell'attentato che lo ha poi ucciso ma non abbia fatto nulla per proteggersi, allo scopo di salvare la propria famiglia da ritorsioni.
Dopo la riapertura delle indagini sull'eccidio da parte della procura di Caltanissetta, in particolare in merito alla ricerca dalla famosa agenda rossa del magistrato ucciso nel luglio 1992, è toccato al colonnello Umberto Sinico lanciare una nuova luce sulla morte di Borsellino.
Sinico ha infatti sostenuto che Borsellino fosse consapevole del pericolo che stava correndo ma che scelse il sacrificio personale per salvare la propria famiglia.
BORSELLINO SAPEVA DELL'ATTENTATO DA GIUGNO 1992. Sinico ha deposto come teste della difesa al processo Mori e ha raccontato che alla fine del giugno 1992 i carabinieri avevano informato Borsellino del pericolo concreto di un attentato contro la sua persona.
L'informazione sarebbe provenuta dalle carceri, in particolare da Girolamo D'Anna, il quale era in confidenza con il maresciallo Antonino Lombardo (morto suicida nel 1995 ndr).
Nel corso della propria testimonianza Sinico ha raccontato l'episodio in cui i carabinieri sono venuti a consocenza della reale consistenza di possibilità di un attentato a Borsellino: «A sentire D'Anna, nel carcere di Fossombrone, andammo io, Lombardo e il comandante Giovanni Baudo ma Lombardo fu il solo a parlare con D'Anna che disse dell'esplosivo e dell'idea di attentato».
IL MAGISTRATO: «DEVO TUTELARE LA MIA FAMIGLIA». Sinico ha ripercorso i drammatici momenti in cui i tre si sono poi recati da Borsellino, avvisandolo della reale minaccia di morte, fino alla coraggiosa risposta dello stesso magistrato: «Lo so, lo so: devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia».
Le affermazioni di Sinico hanno così escluso sia che ci fossero contrasti tra Borsellino e la sezione Anticrimine dei carabinieri di Palermo, sia le tesi secondo cui i carabinieri avessero nascosto al magistrato che fosse arrivato l'esplosivo per compiere l'attentato ai suoi danni.
E ricordando le coraggiose parole di Borsellino, Sinico ha anche riportato la propria reazione stupita: «Procuratore allora cambiamo mestiere». 

Venerdì, 03 Febbraio 2012

da: Lettera43.it

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