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Lettera di Alberto Caserini PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Alberto Caserini   
Mercoledì 23 Luglio 2008 09:38
Caro Salvatore, Buongiorno.

Io purtroppo non ci riesco, è più forte di me, la rabbia, la voglia di vendicare, le lacrime rivedendo le immagini delle stragi più dure da digerire per le persone oneste e "impegnate" della mia generazione.
Ho 31 anni, ai tempi 15, e sono cresciuto, per mia volontà prima di tutto, nel rispetto di istituzioni che sapevo essere e considero le piu importanti per la mia e altrui sicurezza, le forze dell'ordine, e quando 15 anni fa assassinarono suo fratello io provai rabbia e disperazione, la volontà di andarmene è sempre stata viva in me, perchè uno stato che non fa nulla per porre giustizia a questi martiri non può essere chiamato stato.
Io purtroppo non riesco a considerare vivo Paolo, Giovanni, le scorte, non riesco a lavarmi la cosicenza di fronte ad un simile scempio, semplicemente dicendo che sono vivi e si sentono.
No, lei meglio di chiunque altro, assieme alla famiglia di Paolo, sa e può ben esternare quanto la mancanza di suo fratello sia profonda e pesante, quanto sarebbe molto meglio che Paolo, Giovanni, e tutti gli altri fossero ancora tra noi.
Ci hanno lasciato un'eredità meravigliosa, ci hanno lasciato lacrime, piango al solo pensiero di loro due che, rinchiusi nel carcere dell'asinara, completano le loro requisitorie e le memorie del maxi processo, rinchiusi al posto dei malavitosi che stanno tentando di assicurare alla giustizia, rinchiusi mentre rinunciano al bene massimo che proprio loro stanno  compiendo, quel bene che porterebbe prima di chiunque altro le loro famiglie a poterne godere, ossia una società pulita e onesta.
Loro hanno rinunciato a godersi tutto questo, e l'hanno fatto proprio perchè ne potessero godere tutti gli altri, accettando di rinunciare loro stessi a tutto quanto, alla loro libertà, ai loro momenti di intimità con le proprie famiglie, ai loro momenti di tranquillità, di divertimento, di passione, di riposo.
Quante volte suo Fratello, avrebbe avuto magari voglia di confidarsi e confrontarsi con Lei, Salvatore, e non l'ha potuto fare?
Quante volte ha dovuto affrontare questioni gigantesche senza poter godere del supporto morale di qualcuno che glie ne poteva dare, per non compromettere l'altrui sicurezza?
Le sicuramente ne avrà sofferto per questo, cosi come prima di lei la famiglia di Paolo.
Ora io provo tristezza e RABBIA, vorrei che Paolo e Giovanni e gli uomini e donne della scorta fossero qui a difenderci, ad essere da esempio per coloro i quali hanno preferito dimenticarsi di loro senza provare un minimo di gratitudine e di amore per quello che hanno dato e rappresentato, coloro i quali non provano sentimento alcuno per chi ha perso un padre, un marito, un fratello.
Io non ci credo piu che la gente se ne ricordi e li senta vicini, se fossero tra noi non si avrebbe uno sdoganamento quotidiano di valori morali ed etici alla base di ogni convivenza civile, non si noterebbe una massiccia levata di spalle come a dire "eh hanno toccato quelli sbagliati".
Questo è quello che ormai buona parte della nostra gente crede e pensa.
Il quotidiano, il normale, il semplice, ad oggi, è intriso di compromessi e corruzione, e diventano normali e moralmente accettabili una serie di atteggiamenti e comportamenti, azioni e parole, che di civile e civico non hanno nulla.
Gli esempi di questi ultimi mesi, una intera casta politico-affaristica che non restituisce ai suoi elettori quanto dovrebbe, bensì ne espropria ogni valore, non ne tiene conto, e continua imperterrita sulla strada della menzogna e dell'affare privato e personale dei pochi che ne fanno parte, attacca e colpisce anche fisicamente chi tenta di riportare giustizia laddove non ve ne sia, e io non riesco a mentire a me stesso e alla mia famiglia, ai miei figli, dicendogli che un giorno tutto si sistemerà.
Non si sistemerà nulla se non lo vorremo con tutte le nostre forze, non migliorerà nulla se i detrattori del potere, auspicano loro stessi di poter esercitare lo stesso potere che tentano di combattere, non si uscirà mai dal circolo vizioso in cui siamo caduti se non si accetta di avere sbagliato e di sbagliare noi prima di chiunque altro.
Io proprio non ce la faccio a crescere i miei figli nell'illusione che due martiri bastino perchè il loro futuro sia roseo, gli insegnerò il perchè quanto accaduto sia sbagliato, gli insegnerò che il valore piu profondo espresso da Borsellino, Falcone, Chinnici, Cassarà, De Magistris, Caponnetto, e tutte le persone che purtroppo sono morte per poter esprimere questi valori, e quelle che fortunatamente sono ancora tra noi ad ESPRIMERLI, sarà la loro unica possibilità di vita serena e inoppugnabile, di LIBERTA'.
Gli mostrerò che non è quello che VEDONO la cosa importante, ma quello che faranno, e soprattutto COME lo faranno.
Tuo nipote Manfredi, è l'emblema di quello che vorrei insegnare ai miei figli, ha visto il savrificio di suo Padre per lo stato, e per questo stato che in cambio non ha dato nulla, sta ripercorrendo la stessa strada che suo padre gli indicò.
Vorrei solo che lo stato tornasse ad essere figurativo di tutta la gente, quella onesta, incontrovertibile, che non accetta il compromesso del male minore.
Io pretendo giustizia, ma non posso fare nulla per averla, se non piccole cose, se non continuare a pretenderne, se non insegnare a pretenderla, questo è l'insegnamento che ognuno di noi potrebbe dare, per cambiare veramente le cose.
Io chiedo giustizia a uno stato che non sta più nemmeno dando l'illusione di poterla dare, anzi, si fa detrattore di quanto accaduto a uomini che per lo stato hanno dato le loro intere esistenze, e stanno dando oggi le loro morti.
Ho bisogno di non arrendermi, Salvatore, come avrai potuto leggere sono pessimista, ma confido in un'inversione di tendenza non appena la nebbia scomparirà.

Ti prego di apporre un fiore da parte mia e di tutta la mia famiglia laddove ritieni opportuno farlo, per Paolo, per tutta la sua famiglia, alla quale gradirei arrivasse questa mia lettera di sfogo e dolore.

Considera questa lettera pubblica, e torno a pregarti di girarla alla tua famiglia e a quella di Paolo, a quella di Giovanni, e di tutte quelle persone che omesse, potrebbero essere in qualche modo state vicine a tutti loro.

Grazie di tutto, a Voi.
Una stretta di mano, e un abbraccio

Alberto Caserini

Comments:

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salvatore   |2008-07-23 12:02:05
Caro Alberto

condivido pienamente tutto quanto scrivi e, dato che me ne
avevi dato previamente l'autorizzazione, ho pubblicato la tua lettera sul nostro
sito. La farò avere anche a Manfredi che potrà pensare a farla avere a tutta
la sua famiglia e a quella di Giovanni Falcone.
Io torno ora da Palermo e così
ho avuto l'occasione di mettere un fiore, come mi avevi chiesto, nel posto dove
era stata posto il carico di tritolo, anzi di Semtex, lo preciso perché è
l'esplosivo adoperato dai servizi, che uccise Paolo e i ragazzi della sua
scorta.
Non fare mai spegnere la RABBIA che hai dentro, e fai di tutto per
comunicarla agli altri. E che sia una rabbia che serva a distruggere quelle
fondamenta impastate col sangue sulle quali si fonda questa ultima repubblica,
ma per poterla poi rifondare su basi diverse, quelle della nostra Costituzione
che oggi viene ad ogni momento vilipesa e tradita.

A presto

Salvatore
AlbeCaserini   |2008-08-20 12:18:15
Invito la dottoressa Agnese Pozzi a leggersi questa mia lettera.

Sappia che il
sentimento che si prova è cosa reale, molto piu reale di quanto siano tutte le
chiacchere che colpiscono quotidianamente l'opinione pubblica.
Shiloh  - Noi e i quaquaraquà   |2008-07-23 18:56:21
Caro Alberto.

Anche noi che scriviamo facciamo fatica a considerare ancora
vivi Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti i ragazzi della scorta (ma non
solo "i ragazzi della scorta", insieme a Giovanni è morta la moglie ed
è rimasto segnato a vita l'autista, l'unico sopravvissuto a quella strage,
Giuseppe Costanza che dice: "adesso non lavoro più, sono in pensione, dal
'92 per dieci anni ho lavorato ancora, andavo in ufficio per mettere una firma,
nessuna mansione mi era stata data da svolgere, lo stato non è stato vigile su
chi ha subito una strage simile e ha avuto la disgrazia di sopravvivere".
Dovremmo nominarlo più spesso).

Ma è talmente tanta la carica vitale che
riuscivasno e riescono a trasmettere queste persone, che davvero le loro idee,
il loro modo di concepire e servire lo Stato non può lasciare
indifferenti.

Non se si è dotati di una coscienza degna di questo
nome.

Del resto anche tu ti sei ritrovato a scrivere a Salvatore, certo,
esprimendo rabbia e sconforto, ma la rabbia serve per reagire, per non
"tirare a campare" cercando di fare finta di niente.
Credo che in
questo, nella chiamata alle coscienze civili, stia l'eredità di questi due
grandi Uomini.

Quando una persona muore cosa diciamo?
Se ha figli diciamo
che la vediamo vivere nei loro occhi, nel loro sangue.
Noi, molto modestamente
e nel nostro piccolo, siamo gli occhi di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone,
noi siamo il loro sangue, noi portiamo avanti le loro idee e le
diffondiamo.

Noi urliamo le loro ragioni, che sono anche le ragioni di
persone come De Magistris e Forleo, ancora vivi ma UMILIATI da dei quaquaraquà
che si autodefiniscono "uomini di stato e di legge".

Noi non staremo
zitti, lo dobbiamo a chi ha dato la vita per noi.

Noi non ci arrenderemo
MAI.

Luciana
harlock   |2008-07-23 23:21:17
Noi non staremo
zitti, lo dobbiamo a chi ha dato la vita per noi.
Secondo
me, lo dobbiamo prima di tutto a noi stessi: per non farci troppo
schifo guardandoci nello specchio la mattina.
Roberto
Shiloh   |2008-07-24 00:00:20
Mah, il non farci troppo schifo è una questione privata, tra noi e lo specchio,
che del resto può sempre mettere in atto forme di protesta estreme: può
rompersi al nostro passaggio, appannarsi, cadere dalla cornice.

Invece chi è
morto per noi ha un credito immenso che dobbiamo sentirci obbligati a
pagare.

Secondo me.

Luciana
laura56   |2008-07-24 09:29:28
Io sono una di quelle persone a cui il giudice Borsellino ha aiutato a trovare
serenità, pace, lucidità e a conservare fiducia in quelle Istituzioni
disegnate dai Padri Costituenti, criticando allo stesso tempo anche duramente
coloro che le hanno occupate e le occupano indegnamente. Il giudice Borsellino,
come Falcone e sua moglie, come le loro scorte, come le vittime di tutte le
stragi e i testimoni uccisi per il loro impegno per la verità e la giustizia
vivono nella Costituzione del 1948. Basta sfogliare quelle pagine, rileggere ad
esempio l'articolo 1 o 3 della Costituzione per sentirli vivi, per sapere che in
quelle parole tutte quelle vittime vivranno in eterno.
Io sento il dovere di
non essere piena di rabbia(il pericolo c'è ogni giorno), io sento il dovere di
essere lucida e vigile, sento il dovere per tutto quello che il giudice
Borsellino ci e mi ha lasciato in eredità di spendere la mia vita per quelle
Istituzioni disegnate dai padri Costituenti e per la difesa della Costituzione
del 1948 dove sullo sfondo quando la apro rivedo i sorrisi luminosi del giudice
Borsellino e di Falcone che mi riempono di energia per continuare ad impegnarmi
e che mi danno grande serenità nei momenti difficili o nei giorni neri. Laura
Luana   |2008-07-24 10:07:50
Ciao Alberto, capisco come ti senti.
Un pò tutti ci sentiamo così. Abbiamo
una rabbia sempre viva e una sete di giustizia che tarda ad arrivare.
Quando si
ripete che il Giudice Borsellino e il Giudice Falcone sono ancora vivi, è
perchè le loro idee camminano attraverso le persone come noi che non
dimentichiamo il loro sacrificio.
Cerchiamo di far rimanere in vita tutti
questi grandi Uomini, perchè solo così si può combattere l'indifferenza.

Devono far paura anche da morti!
AlbeCaserini   |2008-07-24 19:10:25
Sono d'accordo con tutti voi, ma temo che ricordarsene non cambi molto le
faccende.
Bisogna compiere atti concreti, parlare con la gente, quanta fatica
serve, bisogna ricordarsi quanta sofferenza hanno passato le persone vicine alle
vittime, immedesimarsi appena un po, e sentire le reazioni emotive, le tensioni
emotive che genera tutto questo.

Solo quella spinta decisa e irrazionale può
portare in superficie il sentimento che si deve trasformare in razionale, e
darci forza e coraggio per andare avanti.

Che i colpevoli paghino, tutti,
nessuno escluso.

Non ci restituiranni le vittime, ma gli potrà essere resa
giustizia come meritano.

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