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Giovani giudici su internet: 'L’Anm non difende Palermo' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Ferruccio Sansa   
Mercoledì 15 Agosto 2012 14:48
Sui blog delle correnti della magistratura la rivolta della base contro il sindacato delle toghe

Diario del disagio della magistratura. Della spaccatura che ogni giorno sembra approfondirsi tra i magistrati e il loro sindacato, l’Anm. Ma soprattutto diario delle giovani toghe che si sentono sempre più estranee alle parole, ai modi, insomma a un modo di intendere la professione che pare sempre più “politico”. Per capire il travaglio che scuote la magistratura il luogo migliore è virtuale: sono i blog delle correnti. In questi torridi giorni d’agosto qui approdano centinaia di messaggi. I termini giuridici si diradano per lasciare spazio a toni appassionati. Una bufera che rimescola le correnti: colpisce vedere anche messaggi cauti tra i più barricadieri di Md (Magistratura democratica, più vicina alla sinistra), mentre da Mi (Magistratura indipendente, supermoderata e in passato indulgente con Berlusconi, presieduta da Cosimo Ferri, figlio dell’ex ministro socialdemocratico Enrico) c’è chi si
spinge a sostenere le toghe “rosse” di Palermo.   

LE PRIME voci si erano alzate per Roberto Scarpinato, poi per Nino Di Matteo e Francesco Messineo. Nelle ultime ore si sono aggiunti sempre più numerosi i colleghi che difendono Patrizia Todisco, gip di Taranto, e con lei l’indipendenza della magistratura e i valori della Costituzione. Normale, si dirà, i magistrati difendono i loro colleghi. E invece no, perché, tanto per cominciare, in tanti puntano il dito contro l’Anm. Basta leggere i blog, accanto alle firme agli appelli ecco messaggi dai toni che non lasciano dubbi: “I colleghi hanno dovuto sopperire all’inerzia dell’Anm provvedendo a una sottoscrizione...”, scrive un giovane magistrato. E un suo collega: “Ancor più preoccupante è la sensazione di solitudine che la nostra Anm ci trasmette attraverso un insensato silenzio che rende ancor più marcata la distanza tra l’Associazione e la sua base”. Già, “nostra”, scrivono i giovani magistrati. Ma subito c’è chi aggiunge: “Sarebbe il caso di far sentire la voce della base”.   

Critiche non occasionali, ogni giorno più numerose, che riecheggiano le parole di Andrea Reale, giovane magistrato della corrente dissidente “Proposta B”: “L’Anm avrebbe dovuto essere risoluta davanti agli insulti che alcuni politici hanno rivolto ai pm di Palermo definendoli eversivi e pazzi. E avrebbe dovuto meglio difenderli dato che stavano esercitando la loro, obbligatoria, funzione inquirente”. Insomma, l’Anm avrebbe parlato con ritardo, secondo molti iscritti; quella cautela è parsa diplomatica, anzi “politica”. Un aggettivo che di questi tempi non ha un’accezione positiva.
Ma la
spaccatura sembra anche generazionale. Grandi nomi della magistratura sono scesi in campo (da Gianfranco Amendola ad Armando Spataro) per esprimere solidarietà al gip Todisco, ma hanno evitato attacchi all’Anm. Le nuove leve invece puntano anche sul sindacato. Fino a oggi intoccabile. Mettono chiaramente in discussione la gestione di Rodolfo Sabelli.   

DIVERSI anche i toni, appassionati, quasi irruenti quelli dei giovani. C’è chi sposta il tiro anche verso il Csm: “Colpisce che i provvedimenti disciplinari interessino chi indaga ed esprime opinioni, mentre tanta indulgenza pare essere stata usata nei confronti dei colleghi con frequentazioni scomode in ambienti P3 e P4”. Giovani, ma non solo. Basta scorrere i nomi dei magistrati che si schierano al fianco di Patrizia Todisco: manuela.f, lucilla
.t, mimma.m, lia.s, maria.m, or-nella.g, lucia.m, maria elena.g.. Insomma, tante donne magistrato. Sempre più numerose nelle aule, oggi in prima fila per difendere il ruolo professionale. Come se avvertissero che su Patrizia si scarica un supplemento di arroganza proprio perché è una donna. Esprimono solidarietà, chi con brevi quasi telegrafiche parole, chi motivando su aspetti di diritto e di fatto. Alcune hanno toni sanguigni, appassionati. Carla L. scrive: “Come donna magistrato sono profondamente indignata. Zitella? Rossa? Sono espressioni becere che si qualificano da sole, ma ci offendono tutti”. A scorrere le mail si ha la sensazione di un’aria nuova, di una partecipazione cordiale e un po’ tesa, ma fiduciosa. L’Anm pare rimasta indietro, non essersi accorta di questa armata pacifica e decisa che le cammina a fianco. E all’interno, finora.


Ferruccio Sansa (Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2012)






Antonino Caponnetto, Consigliere Istruttore a Palermo tra il 1983 ed il 1987

'Ho letto giorni fa, ho ascoltato alla televisione - in questo momento i miei ricordi non sono precisi - un'affermazione di Antonino Caponnetto secondo cui Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione di Caponnetto.... Oggi, ripercorrendo queste vicende della sua vita professionale, ci accorgiamo come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988, ... quando... il Consiglio superiore della magistratura con motivazioni risibili gli preferì il consigliere Antonino Meli'.
(Paolo Borsellino, 25 giugno 1992)




















 

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