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Ha paura. Ha svelato intrigo a S.Giovanni in Fiore e il vescovo vuole querelarlo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Pietro Bellantoni   
Domenica 09 Settembre 2012 10:40

Emiliano Morrone ha ricevuto una diffida dal legale di monsignor Leonardo Bonanno, titolare della Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, che non vuole essere citato negli articoli  sulla gestione allegra dell’Abbazia florense e sulle opere sacre di proprietà della parrocchia trafugate e vendute. Altre rivelazioni del giornalista riguardano un’opera pia trasformata in residenza sanitaria privata a spese della Regione

OSSIGENO – Cosenza, 6 settembre 2012 - «Ho paura perché stanno cercando di screditarmi e di mettermi contro la gente. Non ci vuole niente ad aizzare persone che non hanno niente da perdere», confessa a Ossigeno Emiliano Morrone, 36 anni, direttore della testata on line L’infiltrato. Il vescovo di San Marco Argentano-Scalea, Leonardo Bonanno, vuole querelarlo perché non ha accolto l’intimazione a rimuovere dal sito web alcuni particolari sul ruolo che avrebbe avuto nello scandalo che scuote la Diocesi per la sparizione da un’abbazia di beni  del valore di oltre due milioni di euro. Per questa vicenda un ex parroco è già stato condannato per truffa e appropriazione indebita, ma l’inchiesta giudiziaria prosegue. Sono coinvolti aministratori comunali, curia vescovile e prelati senza scrupoli e una società privata che ha rilevato l’ospizio di San Giovanni in Fiore trasformandolo in una residenza sanitaria per anziani accreditata dalla Regione sulla base di una documentazione falsata che Morrone ha consegnato alla Procura.

Immaginate un giornalista attento, scrupoloso, che non ha paura di raccontare i fatti e di approfondirli con puntiglio, anche quelli che riguardano i poteri forti, come la Chiesa e i suoi rappresentanti istituzionali. Immaginate ancora un intrigo ecclesiastico-politico-economico all’ombra di un’abbazia del 1200 e la misteriosa sparizione di svariati milioni di euro orchestrata da un pastore di anime. È questo il torbido scenario dentro il quale Morrone si è trovato a operare.

E’ San Giovanni in Fiore, la cittadina calabrese in provincia di Cosenza, il teatro di una vicenda oscura in cui, accanto al matrimonio perverso tra clero e mondo degli affari, compare anche un’organizzazione criminale che trafuga e rivende opere d’arte sacre. In questo caso sembra che sia avvenuto con con l’avallo della Curia. E non basta. Al centro dello scandalo c’è anche un ex ospizio, un’opera di carità per l’assistenza agli anziani, che sarebbe stata trasferita  illegittimamente nelle mani di imprenditori privati ben introdotti nelle stanze del potere locale.

L’inchiesta. Quella raccontata da Morrone, giornalista 36enne e storico della filosofia, è una matassa complicatissima, i cui fili sembrano essere mossi dalla controversa figura di don Franco Spadafora, ex parroco dell’Abbazia florense, condannato nel 2012 per truffa e appropriazione indebita. Ma l’intrigo ha anche un altro protagonista: Leonardo Bonanno, il vescovo della Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, che di recente ha annunciato l’intenzione di ricorrere alle vie legali contro Morrone. Che, nel raccontare la vicenda relativa all’Abbazia, ha portato avanti un racconto meticoloso, ricco di riscontri e documentazioni. Un impegno professionale che però adesso rischia di isolarlo e di mettere a repentaglio la sua stessa incolumità.

La vicenda. Le pressioni ai danni di Emiliano Morrone nascono in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta dal titolo corrosivo: “Il prete omosessuale e la potenza paramassonica: spariti due milioni di euro in silenzio”. Lo scoop giornalistico prende le mosse dalla denuncia dell’attuale abate di San Giovanni in Fiore, Germano Anastasio. È lui, successore di padre Santo Canonico e dello stesso Franco Spadafora, a segnalare alcune gravi anomalie relative alla passata gestione economica e amministrativa dell’Abbazia florense. Al centro della successiva indagine, oltre alle opere sacre trafugate per un valore di due milioni di euro, c’è la vendita abusiva di loculi e terreni di proprietà della parrocchia.

L’attenzione degli inquirenti si concentra proprio su don Franco Spadafora, che decide di patteggiare (gli altri indagati sono attualmente sotto processo a Cosenza) e dichiara che i proventi della vendita abusiva delle opere sono andati alla casa di riposo “San Vincenzo de’ Paoli”, che lui stesso ha ceduto per debiti a dei privati, con l’avallo della Curia arcivescovile di Cosenza. «Nella scrittura privata c’è la firma dell’allora vicario, Leonardo Bonanno», scrive sul sito web Morrone. Che aggiunge: «I locali dell’ospizio, per anni comodati alla Chiesa, sono del Comune di San Giovanni in Fiore. Lo confermano la memoria storica, un inventario municipale, le conclusioni di una commissione paritetica e i carabinieri».

I nuovi titolari dell’opera di carità – che godeva dal 1946 della rendita di alcuni terreni agricoli donati dal filantropo Antonio Oliverio – trasformano l’ospizio in residenza sanitaria convenzionata con la Regione Calabria. Il Comune allora, prosegue Morrone, «fa causa per la restituzione degli immobili, visto che lì non c’è più l’opera di carità ma un’impresa». Un’altra stranezza consiste nel fatto che la nuova società ha lo stesso nome della precedente opera di carità, “San Vincenzo de’ Paoli srl”, appunto. Ancor più strano è l’atteggiamento del Comune, che nel 2007 esprime parere favorevole all’accreditamento della residenza convenzionata e successivamente fa causa sia alla Curia sia alla società privata.

«Nell’esprimere parere favorevole il dirigente dell’ufficio legale Attività produttive del Comune, Gaetano Pignanelli, scrive che la società esercita la sua attività dal ’46. Non è così. L’atto costitutivo include infatti la stessa data della scrittura privata: 23 maggio 2006. Il documento riporta dunque dati falsi, senza ombra di dubbio», spiega ancora Morrone.

Tutto però rimane nel silenzio più assoluto fino a quando L’infiltrato non si occupa della vicenda. Morrone e i suoi collaboratori hanno difeso più volte l’Abbazia florense. Come nel 2010, quando organizzano una manifestazione pubblica (tra i partecipanti anche Vittorio Sgarbi, Dario Fo e Marcello Veneziani) per sollecitare la rimozione di alcune impalcature che facevano da sgradito contorno all’antico monumento di San Giovanni in Fiore, sequestrato nel 2009 dalla Procura di Cosenza che aveva ravvisato gravi irregolarità nelle procedure di restauro dell’Abbazia.

Il ruolo del vescovo Bonanno. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta de L’infiltrato, il legale di monsignor Leonardo Bonanno, all’epoca dei fatti vicario del vescovo di Cosenza Salvatore Nunnari, chiede a Morrone di rimuovere ogni riferimento al suo assistito. Nel suo servizio, il direttore del sito web aveva rivelato che Bonanno, oltre a firmare l’accordo privato per la vendita illegittima dell’ospizio, è sotto processo per violazione del segreto d’ufficio. Secondo la Procura infatti, durante l’indagine relativa alle vendite irregolari, Bonanno avrebbe rivelato a don Franco Spadafora di essere sotto inchiesta.

La minaccia di querela. Morrone riporta per intero le comunicazioni dell’avvocato di monsignor Bonanno. «Ricordando una precedente diffida, l’avvocato, Nunzio Raimondi, scrive: “La intimazione formulata in data 19.07.2012 è stata disposta da S.E. Mons. Bonanno, allo scopo di suscitare un utile (per Lei) ravvedimento ed una riparazione in forma specifica. Ella, con il telegramma che si riscontra, non ha inteso adeguarsi ed anzi ha perfino insistito nella condotta dal Presule ritenuta illecita addirittura invitando lo stesso ad una replica su codesto Suo sito web”». Il giornalista aveva infatti invitato il presule a una replica doverosa, «per il diretto interessato e per una migliore comprensione dei lettori». Ma Bonanno ha preferito minacciare querele, piuttosto che definire meglio il suo ruolo in questa intricatissima vicenda.

Morrone non si è però limitato al suo già complicato ruolo di giornalista d’inchiesta. È andato oltre. Una volta scovato il documento che attesta il parere illegittimo del Comune a favore dell’accreditamento della nuova residenza sanitaria, il direttore de L’infiltrato lo ha consegnato alla Procura di Cosenza e alla Corte dei conti, affinché facciano luce su un intrigo che «riguarda i soldi e i beni dei cittadini». «Ora, però, succede che si strumentalizzano le mie uscite pubbliche al fine di screditarmi, per mettere false voci in giro, come quella che afferma che L’infiltrato vuole creare problemi ai lavoratori della casa di riposo», racconta ancora Morrone. Che, oltre a dover probabilmente rispondere di un’accusa per diffamazione, confessa di aver paura di quello che potrebbe succedergli, «perché non ci vuole niente ad aizzarmi contro persone che non hanno niente da perdere».

Ancor più grave il fatto che le istituzioni locali si siano mosse solo dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Morrone. Un modo per rovesciare i ruoli precostituiti, in una dinamica perversa in cui i giornalisti, più che raccontarle, sono costretti a segnalare illegalità da altri colpevolmente taciute.


Pietro Bellantoni per www.ossigenoinformazione.it
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Il vescovo non risponde a Infiltrato.it : la replica sarà la querela e l’azione per danni - www.infiltrato.it





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