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Ingroia: “Il Paese è pronto per la verità sule stragi” PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da AntimafiaDuemila   
Giovedì 04 Ottobre 2012 18:04
ingroia-antonio-web12Il procuratore aggiunto di Palermo si rivolge ai giovani al Festival della Legalità organizzato da Livesicilia

di AMDuemila - 4 ottobre 2012
Il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia è intervenuto questa mattina al Festival della Legalità che si sta tenendo a Palermo, nella location di Villa Filippina, ed è organizzato da LiveSicilia. Il pm, intervistato da Riccardo Lo Verso di fronte ad una platea di circa 1200 ragazzi delle scuole superiori e medie, ha parlato della mafia, dei legami tra politica e criminalità e organizzata, della trattativa e del lavoro che andrà a svolgere in Guatemala.

Tante tematiche trattate per cercare di spiegare alle nuove generazioni a che punto è oggi la lotta alla mafia e in quale direzione si sta andando per sconfiggerla.
““La mafia oggi è sempre uguale a se stessa, ma nel contempo è diversa dagli ultimi decenni – ha commentato Ingroia – La mafia ha accompagnato, nel senso peggiore del termine, la storia della nostra città e della nostra Regione e conoscere la storia è importante. Da sempre la mafia, fatta di sangue, violenza e schiavitù ha ucciso il futuro di troppe generazioni. Così hanno introdotto un sistema di morte e di potere soffocando nel sangue tutte quelle persone che si sono ribellate, compiendo il proprio dovere ed affermando la propria libertà. Poi ci sono le immagini positive della nostra storia”. Così Ingroia ha fornito una lunga serie di esempi di uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita, da Placido Rizzotto e Peppino Impastato, passando per Libero Grassi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sindacalisti, magistrati, giornalisti, uomini semplici che hanno cercato di cambiare un meccanismo che ancora oggi sopprime un Paese. 

“Da quel momento iniziarono i primi patti della mafia con la politica che hanno strangolato la democrazia nella nostra Isola – ha proseguito il magistrato - non è un caso che alcuni politici arrivati ai vertici, compresi alcuni presidenti della Regione, si siano trovati sotto processo. Uno – e mi riferisco a Salvatore Cuffaro – è ancora in carcere. Un'azione importante che si aggiunge a quella della società civile, oggi più pronta a denunciare il pizzo o gli estorsori. Così si è avviato un processo inverso di recupero dell'orgoglio siciliano con la nostra Regione vista non più come la patria della mafia ma dell'antimafia". “Questo – ha aggiunto – è stato possibile grazie ad una nuova consapevolezza che è diversa da quella di venti anni fa. Un tempo le manifestazioni antimafia c'erano solo dopo i lutti, oggi no, si è più consapevoli del fenomeno e questo è beneaugurante”.
Ingroia ha poi parlato del salto di qualità compiuto da Cosa nostra: “Oggi ha adottato un sistema diverso: meno stragi, meno omicidi, cerca di dare l'impressione di essere sul viale del tramonto per far calare l'attenzione. Al posto dei mafiosi sanguinari ci sono colletti bianchi, professionisti, ingegneri, medici. Questa borghesia mafiosa prima faceva affari con Cosa nostra o le prestava consulenza, oggi invece è entrata dentro l'organizzazione”. “Spesso – ha detto Ingroia - si preferisce non vedere. Con il sistema di corruzione così diffuso in tutto il Pese è stato introdotto un nuovo modo per convivere con la mafia basto sulla convenienza. La battaglia in questo modo diventa più difficile perché si tratta di sconfiggere la corruzione che con la mafia è una faccia della stessa medaglia. Speriamo che il Parlamento nazionale riesca, approvando subito la legge anticorruzione, dove la politica siciliana ha fallito”.
Il pm palermitano si è quindi rivolto direttamente ai giovani: “Quando vedo voi penso che il sacrificio di Falcone e Borsellino non è stato vano. C'è bisogno di una politica che voglia fare piazza pulita. Ma la politica non è da sola affidabile, non potete aspettarvi che da sola possa fare questo passo in avanti. Così dai giovani, dalla parte migliore del Paese, deve venire una spinta per il ricambio della classe dirigente. Di una classe dirigente responsabile della presenza della mafia nelle istituzioni. La politica ha preferito chiudere gli occhi ed entrare in contatto con i sistemi criminali, con le cricche e con le cosche. Questo è un interesse vostro. Il futuro è nelle vostre mani e dipende dalla vostra capacità di incidere nella realtà”.

L'incarico in Guatemala
Stuzzicato dalle domande di Lo Verso, Ingroia si è poi soffermato sulla scelta di andare a lavorare un anno in Guatemala, accettando la proposta dell'Onu: “Noi dobbiamo ragionare non in maniera locale della mafia, ma in maniera mondiale. Esistono criminalità organizzate ancora più violente della mafia siciliana e ho deciso di accettare perché le Nazioni Unite vedono nell'antimafia italiana un modello da esportare. L'Onu vuole imparare da me, da noi, come si combatte la mafia. Noi non l'abbiamo sconfitta, perché è ancora dentro la politica, dentro l'economia, ma adesso è meno forte di vent'anni fa. Oggi non c'è una Cupola mafiosa”. Poi ha aggiunto: “In alcuni momenti storici e personali bisogna sapere quando chiudere un capitolo, in modo non definitivo. Sono venti anni consecutivi che sono a Palermo ed ho concluso le indagini più importanti. Per me non c'è un senso di sconfitta né di vittoria. Vado in Guatemala per portare la nostra esperienza. Paolo Borsellino nel 1986 o nel 1987 decise di lasciare il pool per andare a Marsala: fu un'esperienza diversa ma interessante. Inoltre viste le vicende degli ultimi mesi e le polemiche incentrate sulla mia persona, credo che allontanandomi il mio ufficio potrebbe trarne beneficio. Quando io non ci sarò più, chi attacca strumentalmente le indagini dovrà gettare la maschera e mollare al presa. Quel che è certo è che non vado in vacanza, avrò una vita ancora più blindata, ma mi farà sentire meglio cambiare aria. Mi servirà per tornare ritemprato, meno stanco”. E al tempo stesso ha assicurato “Non farò mancare però la mia voce e la mia presenza in Italia, continuerò a scrivere, magari anche più liberamente”.
E' un tema importante quello della libertà di esprimere la propria opinione. Come ha detto il giornalista Lo Verso, forse non è un male se tanti giovani lo conoscono grazie alla presenza continua in televisione. Ingroia ha risposto ancora una volta rivendicando “il diritto di esprimere opinioni” e dando un consiglio anche ai propri colleghi, “la sovraesposizione mediatica del dottore Ingroia non è colpa di Antonio Ingroia, la causa è forse da ricercare negli altri magistrati che non espongono la loro posizione. A loro dico di esporsi di più”.

La Trattativa
Il procuratore aggiunto, su domanda di Lo Verso, ha quindi cercato di spiegare nel modo più semplice possibile la trattativa Stato-mafia ripercorrendo i vari passaggi trascorsi dalla morte di Lima fino al 1994. “Salvo Lima, è riconosciuto, era il simbolo del patto mafia-politica. Improvvisamente, qualche mese dopo la sentenza della Cassazione sul maxi-processo, i mafiosi si ribellano nei confronti della politica. Questo omicidio semina subito il panico, soprattutto da parte dei politici che temono di essere le vittime successive. A questo punto qualcuno, secondo l'impostazione dell'accusa, da parte della politica che si sente nel mirino della mafia cerca di strumentalizzare i poteri che ha da uomo delle istituzioni e cerca di stipulare una tregua con la mafia. L'accordo in parte funziona e in parte no. Vengono uccisi Falcone e Borsellino, vengono realizzate altre stragi mentre sullo sfondo resta qualcuno che tratta . Vengono allentati i 41 bis ad alcuni mafiosi nonostante il parere contrario della Procura di Palermo per un colloquio che arriva fino al 1994 quando viene stabilito un nuovo accordo di tipo politico. Nel processo che inizierà il 29 ottobre ci sono dei mafiosi, accusati di aver minacciato lo Stato perché accogliesse le richieste di Cosa nostra, e uomini dello Stato, sia degli apparati investigativi che della politica, che hanno agevolato la mafia a fare arrivare il papello a destinazione”.
“Ovviamente accetteremo le decisioni del giudice, ma noi abbiamo ritenuto di dover acquisire delle informazioni su quello che è successo – continua Ingroia – Ai giovani dico di non fidarsi delle ricostruzioni distorte delle inchieste sulla Trattativa. Sarà un processo foriero di tensioni: guardate ai fatti, non alle versioni delle parti in causa. E lo stesso chiedo ai giornalisti. Una verità storico-politica sui rapporti fra Stato e mafia si prepara ad essere consegnata agli italiani  La storia delle stragi e della Trattativa che è stata sullo sfondo della nascita della Seconda Repubblica finalmente sta appassionando il Paese. Una parte del Paese non vuole la verità sulle stragi, e mi stupirei del contrario: non la voleva vent'anni fa, non la vuole adesso”.  
La lectio magistralis si è conclusa con le domande degli studenti alcune più personali sulla propria stanchezza (“A volte sì, lo ammetto. La vita blindata ha dei costi. Quest'anno ho fatto 5-6 giorni di ferie”) e sull'emozione che si prova ad interrogare il killer di un proprio amico (“Al di là dell'emozione in quel momento non si può prescindere dal proprio ruolo di magistrato”), altre più tecniche. In particolare Ingroia ha risposto sul perché non siano state divulgate le intercettazioni tra Napolitano e Mancino e sul conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica. In merito Ingroi ha detto che "e' una legittima decisione del Capo dello Stato per cercare di ristabilire un punto controverso tra i costituzionalisti. Da tempo era stato chiesto al Parlamento di intervenire, ma come al solito l'inerzia della politica ha determinato un intervento di supplenza della magistratura, in questo caso di quella costituzionale. Le intercettazioni su Napolitano non sono state pubblicate perché nonostante tutte le maldicenze sulla Procura di Palermo abbiamo imposto un tale segreto al contenuto di queste intercettazioni, anche se un settimanale ha scritto falsamente di avere il contenuto di queste telefonate”.
 


da: AntimafiaDuemila.com

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