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Processo al PM. Di Matteo ribatte e non lascia l'ANM PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza   
Venerdì 12 Ottobre 2012 21:54
IERI ASSEMBLEA DEI MAGISTRATI DI PALERMO CHE HANNO CRITICATO LA SUA PARTECIPAZIONE ALLA FESTA DE IL FATTO E LE SUE PAROLE SUI VERTICI NAZIONALI

La “resa dei conti’”, alla fine, non c’è stata, e neppure la richiesta di dimissioni evocata nei giorni scorsi da un documento dei Verdi che accusava il pm Nino Di Matteo di “scarsa rappresentatività”, forse per spingerlo a lasciare la carica di presidente dell’Anm di Palermo. 
Ma è pur vero che, con l’imminente uscita di scena di Antonio Ingroia (prossimo a partire per il Guatemala), le critiche sulla “sovraesposizione mediatica” provenienti da pezzi della magistratura palermitana, specie dalle correnti di sinistra, sembrano ora concentrarsi tutte sull’altro titolare “anziano’” dell’inchiesta sulla trattativa, che sta per approdare all’udienza preliminare del 29 ottobre.
  
NEL CORSO di una lunga e infuocata riunione dei magistrati del distretto di Palermo, convocata ieri pomeriggio dal gruppo di Area (Verdi più Md), Di Matteo è stato infatti il bersaglio di un tiro incrociato di accuse: “politicizzazione degli interventi”, “ricerca del consenso”, ma più di tutte, quella di aver provocato una “discrasia inaccettabile” tra l’Anm di Palermo e il presidente nazionale Rodolfo Sabelli. All’origine della contesa, la partecipazione del pm (al fianco di Ingroia) alla festa del Fatto quotidiano, il 9 settembre scorso in Versiliana. In quell’occasione, Di Matteo aveva denunciato il “silenzio assordante” dei vertici Anm sugli attacchi ricevuti dalla sua procura nel conflitto
con il Quirinale. Rintuzzato, il giorno dopo, da un durissimo Sabelli che aveva obiettato: “Non capisco come si possa parlare di mancato sostegno”. Sabelli aveva poi rinfacciato ai due pm presenti sul palco della festa la mancata reazione alle critiche del pubblico in direzione del Colle: “In questi casi – aveva detto – un magistrato deve allontanarsi, per non mostrarsi sensibile al consenso della piazza”. Più o meno gli stessi rimproveri ripetuti ieri, in molti interventi dell’assemblea, con l’aggravante contestata a Di Matteo di aver “spaccato” l’unità dell’Anm. Risultato? “Un pizzico di amarezza – ammette in serata il diretto interessato – ma sono soddisfatto di aver difeso il mio diritto di esprimere, quanto meno a titolo personale, la mia opinione, anche se questa è in contrasto con i vertici del sindacato”.
Il pubblico confronto che poteva finire per isolare Di Matteo, o costringerlo in una posizione minoritaria proprio alla vigilia dell’udienza preliminare del processo sulla trattativa, ha finito invece per rafforzarlo, considerati anche i numerosi interventi in sua difesa: per esempio quelli dei giovani Giuliano Castiglia e Andrea Reale, entrambi di Proposta B., che hanno preso la parola per quella che è stata definita una “difesa a spada tratta” della libertà di opinione rivendicata dal pm. Convocata da Leo Agueci e Lia Sava, i segretari distrettuali di Verdi e Md, la riunione di ieri era la prosecuzione delle assemblee delle singole correnti che si sono svolte a Palermo all’inizio di ottobre. Quella di Md si era conclusa con la lettura di un documento (che alla fine non è stato votato), da parte di Gaetano Paci, che accusava Ingroia per le troppe interviste e per la scarsa circolazione delle notizie in procura. Quella dei Verdi (oltre ad Agueci, e ai più noti Roberta Buzzolani e Beppe Fici, all’ultima riunione c’era anche Maurizio De Lucia, della Dna) aveva partorito invece la bozza del documento sulla “crisi di rappresentatività” di Di Matteo, proposto anche ai colleghi di Md per una firma congiunta. Firma, però, rifiutata.   
IL DIBATTITO, durato quattro ore, ha avuto il merito di portare alla luce i malumori sotterranei che da mesi covano all’interno degli uffici, alimentati anche dal “fuoco amico” delle aree più sensibili ai temi dell’antimafia. Anche se critiche così radicali, provenienti specialmente dai Verdi, appaiono una novità, al punto che qualcuno ipotizza l’esistenza di un suggeritore che “da fuori distretto” stia tentando di creare una saldatura tra le correnti di sinistra per indebolire i pm della trattativa, nel count-down verso la verifica processuale.


Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2012)








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stefanosales   |2012-10-16 00:24:04
Esprimo la mia solidarietà e la mia stima al dott. Nino Di Matteo e al dott.
Antonio Ingroia.
Non si tratta di ricerca di consenso, ma di partecipazione
vedi
la famosa canzone di Giorgio Gaber
LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE.
Dobbiamo
essere dalla loro parte ringraziandoli per il loro impegno e determinazione per
arrivare alla verità e alla giustizia.

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