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Trattativa, minacciato Tartaglia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Lo Bianco   
Giovedì 25 Ottobre 2012 18:25
Strane “interferenze” sul cellulare, sms vuoti e una chiamata anonima per fargli sapere che è tenuto sotto controllo, proprio mentre era assieme al collega Nino Di Matteo: minacce neanche tanto velate per il pm della Procura di Palermo Roberto Tartaglia, 30 anni, new entry nell’inchiesta sulla trattativa mafia-Stato ormai prossima all’udienza preliminare. Per lui l’avvocato generale Ignazio De Francisci proporrà al comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica misure di protezione che vanno dalla “vigilanza dinamica radiocollegata” all’auto blindata e alla tutela. Sale la tensione attorno al processo che vede boss mafiosi e uomini delle istituzioni seduti sullo stesso banco degli imputati nel giorno in cui agli atti, entrano i verbali di Rosario Cattafi, ritenuto trait d’union tra mafia e servizi segreti, sui suoi rapporti con il vicecapo del Dap Francesco Di Maggio; quelli di Roberto Tempesta, il maresciallo dei carabinieri in contatto con il boss suicida Nino Gioè per quella che è stata definita la prima trattativa tra Stato e mafia e un interrogatorio di Luciano Violante su un carteggio con Nicola Mancino. E proprio quest’ultimo ieri ha tentato di spiazzare tutti, chiedendo la trasmissione degli atti che lo riguardano al Tribunale dei ministri. Mancino non vuole essere processato dai magistrati e chiede di essere giudicato dall’organismo costituzionalmente previsto per i reati ministeriali visto che, sostengono i suoi legali, al tempo della trattativa ricopriva la carica di ministro dell’Interno. Difficilmente la sua richiesta sarà accolta dal gup visto che Mancino risponde di falsa testimonianza commessa, secondo l’accusa, in un periodo molto più recente (lo scorso anno), in cui era un comune cittadino.
E rispondendo ieri alla Camera all’interrogazione di Antonio Di Pietro il Guardasigilli Paola Severino ha detto che la decisione sulla costituzione di parte civile del governo nel processo palermitano sarà adottata dal Consiglio dei ministri (che “sta valutando con la massima attenzione l'approfondimento del tema”), “in tempo utile, nonostante i faldoni del processo siano formati da 120 volumi. Ma in tempo utile arriverà la decisione”. Hanno già deciso di costituirsi, invece, le Agende Rosse di Salvatore Borsellino, Rifondazione comunista, il centro Pio La Torre, i comuni di Palermo e Firenze, l’associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili e i familiari dell’on. Salvo Lima, assassinato dalla mafia il 12 marzo 1992.


Giuseppe Lo Bianco (Il Fatto Quotidiano, 25 ottobre 2012)






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