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Civitavecchia, il Csm silura il giudice PDF Stampa E-mail
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Scritto da Ferruccio Sansa   
Martedì 06 Novembre 2012 23:29
TRASFERITO IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE ALMERIGHI, EX “PRETORE D’ASSALTO”

Il presidente del Tribunale di Civitavecchia trasferito. La sua conferma – che nel 90 per cento dei casi è automatica – negata. Mentre gli ispettori del ministero della Giustizia arrivano nella cittadina laziale. Ma lui, il presidente non ci sta, e presenta un ricorso al Tar. Respinto. La parola allora passa al Consiglio di Stato che oggi dirà l’ultima parola sulla carriera di
Mario Almerighi.   
STA ACCADENDO tutto nel silenzio. Almerighi, però, non è uno di quei magistrati i cui nomi compaiono nei fascicoli P3 o P4. No. Anzi, vanta un curriculum di tutto rispetto: era, tanto per dire, uno dei Pretori d’assalto che negli anni Settanta tra i primi si occuparono della corruzione nello scandalo dei Petroli. 
E invece eccolo, oggi, ad attendere l’appello del Consiglio di Stato contro la decisione del Csm. Ma che cosa ha fatto Almerighi per “meritarsi” un provvedimento così duro e
piuttosto anomalo? Difficile saperlo. Qualcuno aveva maliziosamente suggerito che lo stop del Csm fosse stato dettato da “incompatibilità ambientale”, perché sembra che nel Tribunale di Civitavecchia tiri proprio una brutta aria, soprattutto nel delicatissimo settore delle esecuzioni immobiliari dove girano tanti soldi. Un ufficio che Almerighi ha messo sottosopra. Ma la voce è stata smentita ufficialmente: “Ci siamo limitati a non confermarlo nel suo ruolo di dirigente dal momento che non ne ricorrevano i presupposti di legge, indipendentemente da vicende relative all’ufficio esecuzioni di quel tribunale e quindi non per incompatibilità ambientale”, dichiarano da piazza Indipendenza. Pare che gli addebiti siano anche formali. Sarebbe stato imputato al presidente di non aver comunicato via mail (ma solo via fax) i provvedimenti organizzativi dell’ufficio.   
Nei corridoi del Tribunale di Civitavecchia – ma gli echi si sentono fino a Roma – c’è chi, però, ricorda altri capitoli scomodi del passato professionale di Almerighi. Come quando si occupò di uno dei gialli più oscuri degli ultimi anni: la morte di Samuele Donatoni, agente dei Nocs morto durante uno scontro a fuoco tra forze dell’ordine e sequestratori di Giuseppe Soffiantini. Ucciso dai rapitori, così si chiuse subito il caso. Ma proprio Almerighi lo riaprì, fino ad arrivare a esiti sorprendenti: “Ci sono due sentenze definitive che raccontano verità opposte”, ha raccontato Almerighi. Per la morte di Donatoni, tra i rapitori di Soffiantini c’è chi è stato condannato all’ergastolo e chi è stato assolto. Ma dall'ultimo processo emergono dettagli inediti: prove perdute e altre comparse dopo mesi, pistole sparite, prove che il cadavere è stato spostato. Soprattutto una perizia con una nuova pista, poi ignorata: a sparare sarebbe stata una calibro 9 parabellum, come quella degli stessi Nocs. Una storia che Almerighi sente profondamente e racconta in un libro: Mistero di Stato.   
DI SICURO, come ha ricordato il sito di informazione Civonline, inchieste che non hanno procurato amici ad Almerighi. Ma anche a Civitavecchia il suo passaggio ha portato un mezzo terremoto. Niente a che fare con le pagine ancora oscure della storia della Repubblica, eppure una storia molto italiana. Tutto nasce da quattro denunce presentate proprio ad Almerighi.
Un gruppo di avvocati punta il dito sul ricco business delle esecuzioni immobiliari nel Tribunale: secondo il racconto degli avvocati, gli incarichi di custodi o delegati sarebbero stati affidati sempre a pochissimi professionisti, sempre gli stessi, senza rispettare la turnazione prevista. Almerighi prova a mettere ordine, prende provvedimenti. E si crea nemici. Una cosa è certa: dopo quasi quarant’anni da magistrato, Almerighi attende la decisione del Consiglio di Stato che deciderà il suo ricorso (bocciato, appunto, in primo grado dal Tar) contro il provvedimento del Csm. Che è l’organo di autogoverno della categoria in cui ha prestato servizio per tutta la vita: Almerighi vuole portare fino in fondo il suo lavoro a Civitavecchia.

Ferruccio Sansa (Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2012)




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