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Video-conferenza integrale-Ingroia e Lodato Università di Pavia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Luca Casarotti   
Domenica 11 Novembre 2012 12:43
VIDEO-CONFERENZA INTEGRALE dell'incontro svoltosi all'Università di Pavia, 3/11/2012

E' stata una casualità, ma le circostanze hanno fatto sì che fosse la Lombardia degli Zambetti e dei comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, la Pavia dei Pino Neri e dei Chiriaco (e, si parva, ma non tanto, licet, della cittadinanza onoraria negata a Saviano perché "fa politica") ad ospitare l'ultimo incontro pubblico di Antonio Ingroia, prima del saluto alla sua Palermo di ieri mattina e prima della sua partenza per il Guatemala. Ad intervistarlo, Saverio Lodato. Ad organizzare l'incontro, nell'aula del '400 dell'Università, il sindacato studentesco Coordinamento per il diritto allo studio e l'Osservatorio antimafie Pavia, che a Saverio Lodato tributano un ringraziamento speciale, per aver fortemente voluto la realizzazione dell'iniziativa proprio a Pavia.
Pavia, al centro dell'operazione Infinito di due anni fa, ma prima di tutto città del Professor Vittorio Grevi, che più volte ha voluto ospitare sia il magistrato sia il giornalista nelle innumerevoli iniziative che non si stancava di organizzare. Ed è nel nome di Vittorio Grevi, uno dei padri dell'attuale codice di procedura penale, scomparso il 4 dicembre di due anni fa, che si apre l'incontro. Ingroia e Lodato lo ricordano con affetto, ne richiamano la lezione democratica e garantista, l'impegno civile.

Non ci sono i tempi ristretti di un'intervista televisiva, così il discorso del PM palermitano può farsi ampio, precisare concetti e affermazioni, spaziare a largo raggio sui temi più spinosi.
"Al pool di Palermo -a quello attuale, come a tutti quelli precedenti- non hanno perdonato l'autonomia e l'indipendenza", dice Ingroia. Ma autonomia ed indipendenza da ogni altro potere sono proprio le garanzie che la costituzione riconosce alla magistratura, dunque esse dovrebbero essere quantomeno tutelate, non represse in nome di (supposti) più alti interessi.
"Sento di dover fornire un contributo nella discussione sui rapporti tra i poteri dello Stato, che non potrei dare, continuando ad esercitare la funzione di Pubblico ministero", prosegue il Procuratore. Ingroia sa bene che la stampa aguzzerà le orecchie, viste le notizie (o presunte tali) che lo vogliono candidato a palazzo Chigi. Per questo soppesa attentamente ogni parola. Quando arriva l'inevitabile domanda sull'argomento, però, è inequivocabile:"A me non hanno chiesto niente".

 Per il suo pool, il magistrato rivendica il merito di aver spinto le proprie indagini sino alle colonne d'ercole della ragion di Stato.
"A proposito di ragion di stato" -chiede Lodato- "la stupisce aver trovato Giorgio Napolitano a guardia di quelle colonne d'Ercole?".
Ingroia ride:"è una domanda suggestiva, nelle aule di tribunale non sarebbe ammessa". Ma subito dopo:"Vorrei soffermarmi piuttosto sulla lettera del consigliere giuridico della Presidenza della Repubblica Loris D'Ambrosio, nella quale diceva, a proposito della trattativa Stato-mafia, che gli sarebbe piaciuto tornare ad esercitare le sue vecchie funzioni di Pubblico ministero". E aggiunge:"certi colleghi di Saverio Lodato si ostinano a definire presunta una trattativa che sicuramente c'è stata".

Altro tema urgente, le elezioni siciliane della scorsa settimana. "Cosa nostra si è comportata, non a caso, in modo molto simile a quanto accadde nel '92", spiega Ingroia. "anche vent'anni fa si versava in una situazione di estrema debolezza e scarsa credibilità della politica. Non c'era allora e non c'è oggi un cavallo vincente su cui puntare. Nel '92 si era alla fine di un'epoca, così anche ora. E' evidente che Cosa nostra vuole dare un segnale, con l'astensione dei Boss".
Il PM insiste sulla singolarità della situazione italiana, nella quale, ad un certo punto, fu il ceto dirigente ad avviare un processo di autodepurazione, mentre rimane tutt'ora assente una partecipazione popolare e collettiva alle vicende del Paese. Senza questo scatto, la democrazia non può dirsi compiuta.

Poi le questioni più tecniche:"occorre una riforma dell'articolo 416-ter del codice penale, che renda punibile il voto di scambio non solo in conseguenza di dazione o promessa di danaro, ma anche di altra utilità. Così la fattispecie di reato sarebbe realmente efficacie, mentre ora ha un'applicazione più che sporadica". Il Procuratore specifica di non conoscere così a fondo la recente indagine della DDA di Milano (che coinvolge l'ex Assessore alla casa della regione Lombardia Domenico Zambetti proprio in un caso di voto di scambio), dunque non si esprime nel merito dei fatti.

Perché il Guatemala, allora?
"Perché occorre prendere atto della dimensione ormai globalizzata della criminalità organizzata in genere e mafiosa in particolare", spiega sempre Ingroia, rispondendo alla domanda sottesa a tutto questo ultimo incontro. "Le mafie -perché occorre parlare di mafie sempre al plurale- travalicano i confini nazionali. Per questo vado in Guatemala, conscio delle difficoltà, ma anche della necessità della commissione di cui farò parte".

Lodato conclude la sua intervista-dialogo dicendo che le istituzioni italiane rimpiangeranno Antonio Ingroia, mentre il pubblico applaude a lungo. La sensazione non era quella di un giornalista che intervistava un magistrato, ma di due persone appassionate ed enormemente competenti che, ciascuna dall'angolo visuale della propria professione, si scambiavano opinioni, completando l'uno ciò che l'altro non diceva.

Molta la stampa presente, moltissimo il pubblico: due aule dell'università colme di persone. Tante anche le domande: sulla candidatura a premier, sulle inchieste in Lombardia, sui prossimi mesi in Guatemala. Delle risposte s'è dato conto.
Non resta che dire ancora:"Arrivederci Procuratore. E buon lavoro".


di Luca Casarotti - 5 novembre 2012, in AMDuemila







 

 

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