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Processo Mori, in aula la deposizione del dichiarante Rosario Cattafi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Adnkronos e Agi   
Lunedì 03 Dicembre 2012 21:37
3 dicembre 2012, Palermo. E' ripreso questa mattina davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Palermo il processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano nell'ottobre del '95.

Oggi la Corte presieduta da Mario Fontana ascolterà la deposizione di Rosario Pio Cattafi che, come chiesto dal pm Antonino Di Matteo all'inizio dell'udienza, verrà sentito come teste assistito. Se fosse stato ascoltato come imputato di reato connesso si sarebbe potuto avvalere della facolta' di non rispondere, cosi' come ha annunciato poco prima il suo legale in aula. Cattafi, al 41 bis all'Aquila per associazione mafiosa, sta ripercorrendo le tappe delle sue vicende giudiziarie. Dopo l'arresto nell'84 in Svizzera fu riarrestato nuovamente nel 1993 per la vicenda dell'autoparco a Milano. Citato dall'accusa dovrà raccontare ai pm i suoi rapporti con Francesco Di Maggio, ex vicecapo del Dap sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. Al processo assiste anche il Presidente della Commissione antimafia europea, Sonia Alfano.


 

Mafia: Cattafi, Di Maggio mi chiese di fare da tramite per fare fermare stragi

3 dicembre 2012, Palermo.
"Tra il maggio e il giugno del 1993 incontrai Francesco Di Maggio in un bar di Messina. Mi fece chiamare dai Carabinieri nell'abitazione di mia madre a Messina. Il dottor Di Maggio era gia' seduto al bar che mi aspettava. Dopo i convenevoli di rito, mi disse che mi doveva parlare di Salvatore Cuscuna' (ritenuto vicino al boss Santapaola ndr). Mi disse che lavorava da poco al Dap e che aveva intenzione di contattare Nitto Santapaola perche' da sue informazioni precedenti era quello piu' 'malleabile' per vedere di frenare l'attacco della mafia. Penso' che l'unica possibilita' fosse quella di Cuscuna'. Cosi' mi chiese di contattarlo. Nel tentativo di convincermi disse anche che ogni cittadino aveva il dovere di autare lo Stato, dopo le stragi mafiose del '92. Io gli dissi che mi sarei informato. Mi chiese di contattare l'avvocato di Cuscuna' promettendogli "qualunque cosa", tutti i benefici possibili per il suo cliente, pur di riuscire a parlare con Santapaola per riuscire a trovare nuove strade per disinnescare la violenza di Cosa nostra. Mi parlo' anche di dissociazione ma cosi'... ". Lo ha detto Rosario Pio Cattafi, deponendo all'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano.

Cattafi, a differenza dei verbali di interrogatorio del settembre scorso, oggi al bunker dell'Ucciardone non usa mai la parola "trattativa". In quell'occasione, come si legge nei verbali, Cattafi disse ai pm: "Di Maggio mi disse: 'Abbiamo deciso che dobbiamo prendere la cosa in mano e dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo portare avanti una trattativa'. Di Maggio disse: 'Dobbiamo bloccarli questi porci' (…) egli si riferiva al fatto che voleva disinnescare e bloccare le stragi. Sempre in quel frangente, Di Maggio mi disse che bisognava mandare un messaggio a Santapaola e che 'bisognava smetterla con questo casino' e che in cambio c'era la disponibilita' da 'parte nostra', ossia da parte delle istituzioni, a concedere benefici". Oggi al processo Mori ha usato invece parole diverse, parlando solo di una richiesta avanzata da Di Maggio nel '93 che gli avrebbe detto di volere incontrare Salvatore Cuscuna' "per disinnnescare questo periodo orrendo, per bloccare tutta questa situazione diventata invivibile".
"Conobbi Francesco Di Maggio in occasione del mio arresto avvenuto nel 1984 in Svizzera, poi lo rividi nel 1987 quando lo andai a trovare alla Procura di Milano per denunciare il mio ex socio. Successivamente, tra l'89 e il '90 vennero a trovarmi a casa a Milano dei Carabinieri che mi dissero che il dottor Di Maggio mi aspettava nella caserma dei Carabinieri di via Moscova. In quell'ooccasione mi disse che era da poco a capo dell'Alto Commissariato antimafia e dato che facevo l'imprenditore mi chiese se sapessi qualcosa s false fatturazioni o riciclaggio . Non lo rividi fino al 1993", ha detto ancora Cattafi.

"Durante quell'incontro al bar messinese Francesco Di Maggio ricevette una telefonata e dopo pochi minuti arrivarono alcuni carabinieri del Ros, forse quattro o cinque, alcuni erano in divisa e altri in borghese - racconta ancora Rosario Pio Cattafi durante la sua deposizione al bunker del carcere Ucciardone - uno di quegli ufficiali veniva chiamato dal dottor Di Maggio 'Comandante'. Secondo Di maggio mi sarei dovuto rivolgere proprio al Comandante se avessi avuto bisogno di parlare con lui". Il colloquio tra l'ex vicecapo del Dap Francesco Di Maggio, lo stesso Cattafi e gli ufficiali del Ros, secondo quanto dice ancora il dichiarante rispondendo alle domande del pm Antonino Di Matteo, sarebbe duranta "circa trenta minuti. Alcuni degli ufficiali avevano fretta perche' dovevano prendere l'aereo. Poi io sono tornato a Taormina dove vivevo in una villa in affitto".

"Gli ufficiali del Ros mi vennero presentati nominativamente - dice ancora Cattafi - ma dopo tanto tempo non e' facile ricordare". Nonostante la sollecitazione alla memoria del pm Di Matteo sui nomi degli ufficiali del Ros, Cattafi replica: "Signor pubblico ministero, non sono un collaboratore di giustizia ma testimone di un fatto avvenuto. In ogni caso non posso fare nomi cosi' accusando qualcuno ingiustamente, come sono ingiustamente accusato io. Ci sono dei momenti nei quali ho l'impressione che sia un nome rispetto a un altro. Poi, dopo una settimana, ho un dubbio. Siccome si tratta di indicare una persona, bisogna avere la certezza prima di indicare il nome di qualcuno". "Mi trovo in una situazione di alterazione - dice ancora Cattafi - tutto questo non mi mette nelle condizioni di essere sereno. Siccome ho un bricolo di coscienza non mi sento di accusare qualcuno o di riconoscere qualcuno tanto per...".
Alla domanda se i Ros fossero consapevoli dell'intenzione di Di Maggio di contattare Santapaola per promettergli benefici, Cattafi risponde: "No". Secondo l'accusa, sia l'imputato del processo Mario Mori che Francesco Di Maggio, morto da diversi anni, sarebbero stati tra i protagonisti della cosiddetta trattativa tra lo Stato e la mafia.

Adnkronos




Mafia: Cattafi, Di Maggio cercò contatto boss per fermare stragi


3 dicembre 2012
, Palermo. "Francesco Di Maggio, il Pm che aveva indagato su di me a Milano, chiedendo poi l'archiviazione, nel maggio del '93 mi volle incontrare al bar Doddis di Messina. Voleva che io prendessi contatto con l'avvocato di un mafioso, Salvatore Cuscunà, detto Turi Buatta, promettendogli qualunque cosa per mettere Di Maggio in contatto con il boss di Catania Nitto Santapaola per fermare le stragi". Lo ha detto l'avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Rosario Pio Cattafi, nella sua deposizione oggi a Palermo al processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento aggravato in relazione alla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano negli anni '90. Secondo Cattafi, in quel loro incontro Di Maggio, che all'epoca era il vice capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e che e' frattanto deceduto, "parlo' di una riunione con i carabinieri da cui erano usciti 'operativi'". Di Maggio gli avrebbe detto, secondo quanto Cattafi ha ricostruito in aula: "Abbiamo deciso di prendere in mano la cosa. A me mi hanno messo al ministero proprio per questo. Gli diamo i benefici che vogliono ma basta che la smettano di rompere i coglioni". Cattafi ha puntualizzato: "Non ricordo se uso' il termine trattativa, ma il senso era questo".

AGI

 


Maf
ia: Cattafi, non sono un collaboratore ma un testimone giustizia


3 dicembre 2012, Palermo. "Non amo il termine collaboratore di giustizia, io sono un testimone di giustizia. Anche perché non ho avuto nulla in cambio. Ho solo raccontato un fatto di cui sono stato testimone". Lo ha detto Rosario Pio Cattafi, deponendo oggi all'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu. Cattafi pochi mesi fa racconto' ai magistrati, prima di Messina e poi di Palermo, di avere avuto nel '93 un incontro con l'allora vicecapo del Dap, Francesco Di Maggio, che gli avrebbe chiesto di fare da tramite con il legale del Salvatore Cuscuna', uomo del boss Nitto Santapaola, per fermare le stragi mafiose.

Adnkronos




Mafia: processo Mori, pm chiede deposizione del magistrato Olindo Canali


3 dicembre 2012, Palermo. La deposizione del magistrato Olindo Canali e di due ufficiali della Dia è stata chiesta oggi dai pm Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia alla fine della deposizione fiume del dichiarante Rosario Pio Cattafi nell'ambito del processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravata a Cosa nostra per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. La deposizione di Canali è stata chiesta per parlare dei "suoi rapporti con Cattafi - come dice lo stesso Di Matteo - ma anche per collocare il periodo della designazione di Francesco Di Maggio a vicecapo del Dap", mentre quella dei due ufficiali della Direzione investigativa antimafia per riferire su una serie di circostanze su cui "oggi ha riferito Cattafi" nel corso della sua lunga deposizione all'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo.

Adnkronos



















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