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Trattativa, Salvatore Borsellino: Napolitano ha messo un macigno sulla strada che porta alla verità PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudio Forleo   
Domenica 16 Dicembre 2012 22:40
"Tutto è iniziato qui quattro anni fa quando decisi di rompere il silenzio. Oggi è una bellissima giornata". Con la voce rotta dall'emozione per avere vicino moglie e figlia, Salvatore Borsellino ha aperto la manifestazione di piazza Farnese a Roma, organizzata dal Popolo delle Agende Rosse in sostegno della Procura di Palermo che indaga sulla trattativa fra Stato e mafia, in polemica con la sentenza (ribattezzata "In-consulta") della Corte Costituzionale sul conflitto d'attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato assieme a cinque uomini della scorta quel terribile 19 luglio 1992, gira l'Italia da quasi quattro anni per raccontare e cercare di scuotere le coscienze di chi non si pone domande su quanto accaduto nel nostro Paese tra il 1992 e il 1994.

Tutto iniziò proprio a piazza Farnese, durante una manifestazione organizzata dall'Associazione Familiari Vittime della Mafia guidata da Sonia Alfano, oggi presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Europeo. Una manifestazione che ha visto partecipare tra gli altri Moni Ovadia, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Vauro, Sabina Guzzanti, Aldo Busi. Manuel Agnelli degli Afterhours ha emozionato i presenti leggendo un passo dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino, simbolo e al tempo stesso probabile movente della strage di via d'Amelio.

"Siamo qui incazzati. Dal Capo dello Stato ci saremmo aspettati che venisse spianata la strada verso la verità. Invece, con il conflitto d'attribuzione, è arrivato un vero e proprio macigno. Ci hanno detto che queste intercettazioni non sono penalmente rilevanti. Ma già in altre occasioni il Presidente venne intercettato indirettamente, ma allora non sollevò alcuna obiezione. Perchè questa ansia? Perchè questo panico? Forse queste intercettazioni contengono giudizi sui magistrati di Palermo, o sui parenti delle vittime che si agitano in cerca della verità. Se non renderà pubbliche quelle intercettazioni rimarrà il sospetto in noi che, anche se penalmente irrilevanti, quelle conversazioni possano portare delle ombre su quello che dovrebbe essere il Presidente di tutti gli italiani".

"Si è stabilito che Napolitano è intoccabile, inascoltabile e incriticabile - spiega Marco Travaglio, vice-direttore del Fatto Quotidiano - Oggi abbiamo il privilegio di sapere certe cose, c'è un pò di gente che sa. Sappiamo come sono andate le cose. Nessuno ci potrà più dire: nessuno ha fatto niente. Nessuno potrà venirci a dire il 23 maggio e il 19 luglio di ogni anno che vuole tutta la verità. Perchè non è vero. Chi ha lavorato contro la verità non lo può più dire".

Claudio Forleo (International Business Time, 15 dicembre 2012)








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