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Agende Rosse in piazza a Roma PDF Stampa E-mail
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Scritto da Stefania Carboni   
Domenica 16 Dicembre 2012 23:24

Il popolo delle agende rosse torna a Piazza Farnese in sostegno dei magistrati di Palermo e alla ricerca della verità nell'indagine sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra. Imposimato: "Le parti devono conoscere i contenuti prima che le intercettazioni siano distrutte"

La teneva con sé, nella borsa, sul sedile posteriore dell’auto. Quella che Travaglio ha più volte chiamato la “scatola nera della Seconda Repubblica”. Un piccolo tassello di colore rosso, che Salvatore Borsellino cerca disperatamente da vent’anni. Quando suo fratello Paolo è saltato in aria in via D’Amelio. Ucciso dalla mafia e forse dallo Stato. E’ così che oggi a Piazza Farnese è ritornato il popolo delle agende rosse, per chiedere chiarezza, per non mollare, davanti alla scelta della Corte Costituzionale di bruciare le telefonate tra Nicola Mancino e il presidente della Repubblica.


MANCINO
– La “presunta” trattativa stato-mafia è fatta di piccoli grandi buchi, di brusche accelerazioni e di improvvisi limiti. Come la richiesta (accolta) da Napolitano sul conflitto con la Procura di Palermo. La Procura  sicula non può valutare la rilevanza delle intercettazioni né può omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271 del codice di procedura penale. Mancino, l’uomo che “dimentica” di aver visto il magistrato quel primo luglio. Un incontro, con l’allora ministro dell’Interno, che ha sconvolto Borsellino. Forse perché il magistrato sull’uscio della stanza, ha incrocriato l’agente Bruno Contrada, la stessa persona nominata dal pentito Mutolo nei suoi ultimi interrogatori alla ricerca della trattativa stato-mafia. ”Mancino nega l’evidenza – afferma Salvatore Borsellino - Adesso grazie a Dio non potrà tacere perché dovrà rispondere a precise domande. E’ stato incriminato per falsa testimonianza  e dovrà affrontare un tribunale come un normale cittadino”.
 

IN TANTI - C’è chi viene da Parma, chi dalla Campania. Presenti sul palco diversi ospiti, da Travaglio a Sabina Guzzanti. Da Marco Lillo, a Vauro e Sonia Alfano. Tanti i videomessaggi lasciati da personalità come Fiorella Mannoia, per un evento organizzato in una sola settimana. “Abbiamo evitato di invitare magistrati, proprio perché vogliamo evitare che succeda quello che è successo a Roberto Scarpinato” ricorda Salvatore. Per lui fu aperto un procedimento disciplinare poi archiviato. Perché l’ex pubblico ministero del processo Andreotti durante la commemorazione del giudice Paolo Borsellino, definì “imbarazzante” partecipare alle cerimonie ufficiali per le stragi di Capaci e via D’Amelio per la presenza “talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità”, di “personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione dei valori di giustizia e di legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere”.

PARERI – “Ci stiamo avvicinando alla verità” parla Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. “La legge prevede che prima della distruzione le intercettazioni devono essere comunicate alle parti. Secondo me le agende rosse hanno diritto di venire a conoscenza delle intercettazioni”. “La legge è uguale per tutti” afferma Marco Lillo, giornalista del Fatto Quotidiano. “Oggi è una cosa che accade su una cosa “minima”, ma potrebbe accadere su cose più importanti.  Se voleva  difendere il principio di diritto, poteva scegliere un altro strumento. Esiste nella costituzione ed è il messaggio alle Camere. Poteva dire ‘Cari deputati e senatori esiste una interpretazione sbagliata della norma, fatta nel passato in diversi ministeri’.  Quello che preoccupa è il conformismo di professori di diritto costituzionale, leader di partito, su un punto che era invece fino al giorno prima non contrastato”. Polemica su un caso che diventa una eccezione. Se si sono volute far conoscere quelle con Bertolaso in molti si chiedono perché a questo giro il Quirinale ha invocato la Corte Costituzionale: “L’indagine ci ha aiutato a ricostruire la trama. La magistratura ha aiutato. Non è che la trattativa non c’è stata se il processo finisce in assoluzione” racconta Marco Travaglio “Basta leggere le telefonate depositate. I fatti sono una indecenza anche se il giudice decide che non costituiscono reato. Infatti li conosciamo, già adesso prima che inizi un processo”. Le persone si fermano davanti alla bacheca con affisse le intercettazioni tra D’Ambrosio e Mancino. Leggono, resistono sotto la pioggia. Davanti al palco si rimane fermi, braccia in alto, tra le mani l’agenda. Con una fine ancora da scrivere.


Stefania Carboni (www.giornalettismo.com, 15 dicembre 2012)



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