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'La cattura di Riina uno specchietto per le allodole' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudio Reale   
Martedì 15 Gennaio 2013 16:17
arresto riina, caselli, corleone, covo, mafia, palermo, teresi, Cronaca
Il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, a Corleone per il Festival della legalità, ricostruisce quel 15 gennaio di vent'anni fa e i misteri che circondarono l'arresto del 'Capo dei capi'.

CORLEONE (PALERMO) -
"Quando due forze come mafia e Stato si trovano sullo stesso territorio possono fare due cose: combattersi o cercare un punto d'equilibrio. In Sicilia sono successe entrambe le cose: l'arresto di Totò Riina è stato uno specchietto per le allodole che ha sancito il ritrovato equilibrio". Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, uno dei magistrati che il 15 gennaio di vent'anni fa erano in servizio alla Procura di Palermo, ricostruendo quel giorno durante il dibattito conclusivo del "Festival della legalità in tour" che ha ricordato a Corleone il ventennale, lancia un grave atto d'accusa: "Ho creduto solo per poche ore alla coincidenza di date fra l'arrivo di Gian Carlo Caselli in Procura e l'arresto di Riina - ha spiegato Teresi, rispondendo alle domande dell'inviato de 'La Repubblica' Franco Viviano -. Era successo già il giorno della morte di Peppino Impastato e del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro: coincidenza o abile strategia mediatica per coprire un'altra notizia?".

Teresi ha poi ricostruito il giallo sulla mancata perquisizione del covo di via Bernini. "Quel pomeriggio - ha ricordato - in Procura fu convocata una riunione ai massimi livelli e l'ordine di perquisire il covo fu revocato su richiesta dei carabinieri, che dissero di voler sorprendere i fiancheggiatori di Riina. Ho controllato personalmente i nastri delle telecamere di videosorveglianza della zona: i controlli si erano interrotti alle 14, prima della riunione". Un cortocircuito, un inspiegabile buco nero intorno alla cattura unito a un “depistaggio” dei giornalisti: “Per giorni non si disse quale fosse davvero il covo, poi fu organizzato un grande evento al 'fondo Gelsomino' con elicotteri, uomini che si calavano dall'alto e quant'altro. Dissero: 'È quello il covo'. Ma il giocattolo si ruppe ben presto in mano a Mori”.

Le indagini sulla mancata perquisizione, però, non arrivarono subito
. “E quando furono aperte – ha osservato Viviano – lo stesso Ingroia chiese l'archiviazione. Il processo arrivò poi con l'imputazione coatta. La Procura non aprì le indagini nonostante la moglie e i figli di Riina fossero tornati a Corleone, segno che la casa di via Bernini era stata abbandonata”. “Sono stati commessi molti errori – ha ammesso Teresi -. Per Mori, però, non era possibile ipotizzare il favoreggiamento a Cosa nostra, perché non era sicuramente questo il suo obiettivo. C'era un altro fine che non conosco. Io considero la mancata perquisizione il primo passaggio del rapporto fra mafia e Stato. Il successivo, attualmente oggetto di un processo, è la mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso”.

C'è tempo, però, per parlare anche della discesa in campo dei magistrati.
In particolare di Antonio Ingroia: “Il 19 luglio – ha osservato Teresi – Salvatore Borsellino ha chiesto a me, Ingroia e Roberto Scarpinato di ricordare pubblicamente Paolo Borsellino. In quell'occasione Ingroia ha detto: 'Sul '92 siamo entrati nella stanza della verità. È una stanza buia e accendere la luce non è più compito solo della magistratura'. A quel punto Ingroia poteva fare due cose: continuare a fare indagini ordinarie oppure, coerentemente, entrare in quella stanza e cercare l'interruttore per accendere la luce”.

Accendere la luce, ovvero trovare il punto d'incontro di quel grumo che Teresi chiama “Statomafia”.
Un percorso da fare con le inchieste, ma anche con la cultura: “I giovani – ha chiuso Teresi – devono recidere questo filo”. Parole che fanno il paio con l'annuncio fatto dal sindaco di Corleone, Lea Savona: “Voglio che le associazioni giovanili, cattoliche, di volontariato e di cooperazione sociale celebrino questo giorno con noi. A loro, ai giovani, chiedo di venire a Corleone per portare insieme, tutti insieme, la bandiera di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Da oggi il 15 gennaio sarà celebrato ogni anno come la nostra Festa della Liberazione”.

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