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Il caso Scarpinato archiviato dal CSM, il testo approvato dal Plenum PDF Stampa E-mail
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Scritto da AA. VV.   
Domenica 20 Gennaio 2013 11:32
20 gennaio 2013. Il 7 novembre 2012 il Plenum del Csm ha votato a favore dell'archiviazione della pratica relativa alle dichiarazioni del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, in occasione dell'anniversario di via D'Amelio. Quel giorno Scarpinato aveva letto una lettera a Paolo Borsellino. “Caro Paolo – si leggeva nel testo - stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti  riservati alle  autorità,  anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e  di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole - emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà”. Parole ineccepibili, prive di alcun cenno offensivo o infamante, nella piena libertà di espressione che rientra in una democrazia compiuta. Ma non in Italia, dove, su decisione del Comitato di presidenza del Csm (su richiesta del laico del Pdl Nicolò Zanon), a seguito di quelle dichiarazioni, si era proceduto ad inviare gli atti riguardo la nomina del nuovo procuratore generale di Palermo al pg della Cassazione Gianfranco Ciani. In questo modo si metteva a rischio la domanda di trasferimento di Roberto Scarpinato da Caltanissetta al capoluogo siciliano, così da minare la sua nomina a procuratore generale di Palermo. A sostegno di Scarpinato era stata redatta una lettera-appello firmata da 530 magistrati, da diversi familiari di vittime di mafia (tra cui Agnese, Salvatore e Rita Borsellino) e numerosi esponenti della società civile; anche l'Anm aveva criticato l'apertura della pratica nei confronti del pg nisseno. La lettera-appello era stata infine inviata al CSM.

Redazione AntimafiaDuemila

Riportiamo di seguito il testo integrale della delibera votata il 7/11/2012 dal Plenum del Csm con l'indicazione di tutte le appartenze dei singoli membri d CSM.



La Prima Commissione, con i voti favorevoli dei Consiglieri Giostra, Borraccetti, Vigorito, Di Rosa, Sciacca e con il voto contrario del Consigliere Zanon, propone l'adozione della seguente delibera:
“In data 26 luglio 2012 il Comitato di Presidenza ha autorizzato, su richiesta del Consigliere Nicolò Zanon, l'apertura di una pratica relativa alle dichiarazioni rese il 19 luglio 2012 dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta in occasione della cerimonia pubblica per i 20 anni dalla strage ove morirono il dott. Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.
Acquisito il testo della trascrizione dell'intervento commemorativo, la Prima Commissione, a maggioranza dei suoi membri, ha ritenuto non sussistente alcuno spazio per interventi di propria competenza.
Si riporta di seguito il testo del discorso del dott. Scarpinato:


Caro Paolo,

oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D’Amelio.
Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.
E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi.
Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.
Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese.
Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.
Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti: “Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni”.
E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: “No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”. E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.
Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l’artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.
Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire “ Lo Stato siamo noi”. Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.
Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.
Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato”.
Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d’amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.
Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.
Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: “La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po’ come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato”.
Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.
E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D’Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito.
Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.
Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa.
Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.
E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire.
Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri.
Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.
Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.
Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.
E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell’Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.
Per questo dicesti a tua moglie Agnese: “Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.
Pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.
Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.
Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.
E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.



1. Il discorso del Procuratore Scarpinato costituisce espressione della libertà di manifestazione del proprio pensiero. Va ribadito che i magistrati, come gli altri cittadini hanno diritto di manifestare liberamente in pubblico il proprio pensiero, che peraltro essi devono esercitare in modo da non collidere con i principi costituzionali di indipendenza e imparzialità, cioè con i valori essenziali che caratterizzano lo status degli appartenenti all'ordine giudiziario. In questo senso va richiamato quanto affermato dal Presidente della Repubblica il 27 aprile 2010 ai magistrati in tirocinio - per cui la manifestazione del pensiero deve sempre caratterizzarsi da un responsabile atteggiamento individuale che impone di non cedere ai protagonismi e alle esposizioni mediatiche (così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel saluto agli uditori giudiziari del 12 maggio 2008). Occorre “fare attenzione a non cedere ad “esposizioni mediatiche” o sentirsi investiti di missioni improprie esorbitanti oppure ancora ad indulgere in atteggiamenti impropriamente protagonistici o personalistici che possono offuscare e mettere in discussione la imparzialità dei singoli magistrati, dell'ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale” (così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel saluto ai magistrati in tirocinio del 27 aprile 2010).
Ciò premesso, occorre allora valutare se nella condotta posta in essere dal dott. Scarpinato sia rinvenibile il “fumus” di una situazione disciplinarmente rilevante (con conseguente archiviazione e contestuale trasmissione degli atti agli organi competenti ) ovvero - in caso di risposta negativa - sia configurabile una condotta “incolpevole” ma rilevante ai fini della apertura della procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale o funzionale ex art. 2 L.G.
Nessuna delle due ipotesi pacificamente ricorre con riferimento alla vicenda che qui occupa.

2. Il ricordo delle idee, dell'abnegazione e del coraggio del dott. Paolo Borsellino, con il richiamo delle precise parole pronunciate in manifestazioni pubbliche, unitamente al proclamato impegno a proseguire il percorso iniziato da lui, da Giovanni Falcone e dagli altri magistrati che hanno perseguito efficacemente la criminalità organizzata, costituiscono un modo per ricordare a tutti che la tutela della convivenza civile e del sistema democratico richiede che tutte le Istituzioni contrastino nei fatti i fenomeni criminali più diffusi e più pericolosi, che si sono rivelati connessi con il tessuto sociale ed economico del paese.
E' un impegno che il sacrificio di tanti servitori dello Stato ha reso indefettibile e che, come ha affermato il dott. Scarpinato nel suo discorso, è servito a ridare credibilità alle Istituzioni e alla stessa Magistratura.
L'appello al recupero di credibilità da parte delle Istituzioni, da raggiungere anche attraverso la ferma azione dello Stato contro ogni compromesso con ambienti criminali può considerarsi l’esplicitazione di un comune sentire, che diviene tanto più efficace nella sua valenza diffusiva, in quanto proveniente da un magistrato intensamente impegnato in una quotidiana azione di contrasto alla criminalità organizzata.
Queste affermazioni, da tutti condivise, non sono in contrasto con l'indipendenza e l'imparzialità del dott. Scarpinato nell'esercizio delle funzioni di Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta.
Il Capo della Stato nell'intervento alla cerimonia “Per non dimenticare” nell'ambito della giornata per la legalità, tenutasi a Palermo all'Aula bunker il 23 maggio 2009, ha ricordato che “il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è dedicato … all'altro versante fondamentale della lotta contro la mafia: quello della mobilitazione collettiva, del costante dispiegamento delle migliori energie della società civile, allo scopo di trasmettere e diffondere la memoria storica delle drammatiche e tragiche vicende vissute dall'Italia negli scorsi decenni, di alimentare la cultura della legalità, di affermare l'imperativo del resistere e reagire alle intimidazioni della mafia”.
E' pur vero che le delicate attribuzioni del Procuratore Generale richiedono senso della misura e una particolare cura nelle esternazioni pubbliche in dipendenza del ruolo istituzionale ricoperto, ma la testimonianza, resa nella forma di una lettera ideale indirizzata a Paolo Borsellino, seppur caratterizzata da toni emotivi e fortemente evocativi comprensibili per il contesto commemorativo in cui sono stati usati, non incide sulle funzioni giudiziarie esercitate dal dott. Scarpinato, appannandone imparzialità e indipendenza.
Queste considerazioni inducono a disporre l'archiviazione della pratica, non essendovi provvedimenti del Consiglio da assumere.

Tanto premesso, il Consiglio delibera l'archiviazione della pratica.”

(CSM, seduta del 7.11.2012)




 

Composizione CSM

Primo Presidente: Ernesto Lupo
Procuratore Generale presso la Cassazione: Gianfranco Ciani

Componenti “laici” (eletti dal Parlamento)
Ettore Adalberto Albertoni (Lega)
Guido Calvi (PD)
Annibale Marini (PDL)
Filiberto Palumbo (PDL)
Glauco Giostra (PD)
Nicolò Zanon (PDL)
Bartolomeo Romano (PDL)

Componenti “togati” (eletti dai magistrati)
Vittorio Borraccetti MD (Magistratura Democratica)
Tommaso Virga MI (Magistratura Indipendente)
Paolo Enrico Carfì (Movimento per la Giustizia)
Francesco Cassano (MD)
Francesco Vigorito (MD)
Paolo Corder “indipendente”
Paolo Auriemma UNICOST (Unità per la Costituzione)
Giuseppina Casella (UNICOST)
Giovanna Di Rosa (UNICOST)
Roberto Rossi (Movimento)
Alberto Liguori (UNICOST)
Angelantonio Racanelli (MI)
Alessandro Pepe (MI)
Mariano Sciacca (UNICOST)
Aniello Nappi (Movimento)
Riccardo Fuzio (UNICOST)


Il Plenum del CSM ha approvato la proposta di archiviazione avanzata dalla Prima Commissione nei confronti della pratica aperta a carico del dott. Scarpinato (Pratica 383/RR/2012 “Procedim. c/ Proc. Gen: SCARPINATO Roberto”) con i seguenti voti:
 
  •  18 favorevoli
  •  6 astenuti: Zanon, Marini, Palumbo, Romano, Albertoni e Ciani
  •  nessun voto contrario all’archiviazione




Riportiamo di seguito la trascrizione integrale della seduta svoltasi presso il CSM il giorno 7 novembre 2012:

 

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

SEDUTA PUBBLICA DEL GIORNO 07/11/2012
- antimeridiana -
PRATICA NUMERO 383/RR/2012 -

Procedimento nei confronti del Dott. ROBERTO SCARPINATO

_________________________________________________________
 

Presidente: Delibera Scarpinato. Consigliere Sciacca.

 
Consigliere Vigorito: Sono io il relatore, però.
 

Presidente: Ah, chiedo scusa, sì, Vigorito e Sciacca, entrambi.

 
Consigliere Vigorito: Siamo io e... entrambi.
 

Presidente: Chi parla?

 
Consigliere Vigorito: Inizio io, poi...
 

Presidente: Ah, va bene. Consigliere Vigorito, prego.

 

Consigliere Vigorito: Allora, la pratica relativa al discorso pronunciato dal Procuratore Scarpinato in occasione della rievocazione della Strage di Via D'Amelio di quest'anno è un discorso… è una pratica che è stata aperta per valutare se il comportamento, il discorso del Procuratore Scarpinato era tale da avere una rilevanza ai fini delle competenze consiliari ed, eventualmente, per la segnalazione al titolare dell'azione disciplinare, una pratica di Prima Commissionare, richiesta... la cui apertura è stata richiesta dal Consigliere Zanon.

La Commissione ha discusso in modo approfondito la questione ed è arrivata alla conclusione che non c'è alcuna... alcuno spazio, di alcun genere, per un intervento del Consiglio in questo... in questo settore. La conclusione è stata raggiunta con il voto contrario, appunto, del Consigliere Zanon.

Il ragionamento che ha fatto, in maniera estremamente semplice, la Commissione, che è riportato poi nel testo della delibera, è quello di ritenere che, pacificamente, i Magistrati hanno il diritto ad esprimere, a manifestare il proprio pensiero; che, nella manifestazione del proprio pensiero, bisogna comunque tenere un atteggiamento responsabile, rifuggire dalle esposizioni mediatiche. Sotto questo punto di vista, si è ritenuto opportuno citare le opinioni espresse e vari interventi del Presidente della Repubblica su questo punto. Ma la Commissione ha soprattutto ritenuto che, nell'intervento, del discorso del Procuratore Scarpinato, non ci fosse alcun elemento che potesse essere contestato sotto nessun profilo.

Si è detto che il ricordo di Borsellino, ma anche il ricordo di Falcone, degli altri Magistrati ammazzati dalla Mafia, era un discorso che... era un ricordo che inevitabilmente passava attraverso un richiamo alle connessioni che ci sono... che ci sono state nel nostro Paese tra criminalità organizzata e Istituzioni; e che questo ricordo e queste... e questo richiamo fosse in qualche misura indispensabile e lo fosse soprattutto da parte di un Magistrato che, a questo tipo di indagine, aveva dedicato una buona parte della sua carriera. Quindi, un richiamo ideale, un richiamo ideale che il Dottor Scarpinato aveva il diritto di svolgere.

Il testo della delibera, sostanzialmente, ripropone questo tipo di ragionamento, esclude che ci sia qualsiasi tipo di rilevanza, sia ai sensi dell'articolo 2, sia ai sensi... sia rilevanza disciplinare per un'eventuale segnalazione agli organi dell'azione disciplinare dell'intervento del Dottor Scarpinato.

Voglio aggiungere soltanto due parole, perché questa vicenda, complessivamente, fa sì che ritorni, per l'ennesima volta, la nostra attenzione su quello che è il nodo dei rapporti tra società, Istituzioni e criminalità organizzata nel nostro Paese. Ormai non fa più parte della cronaca, del dibattito quotidiano, fa parte della storia d'Italia la considerazione che, in questi decenni, anzi, forse di più, da moltissimo tempo, i rapporti tra criminalità organizzata e Istituzioni sono rapporti forti. E proprio l'incapacità di rompere il rapporto tra Istituzioni, tra alcuni settori delle Istituzioni e la criminalità organizzata è stato un formidabile volano per lo sviluppo di questi fenomeni criminali. Direi che è addirittura banale affermare questo, cioè, ce lo racconta la storia d'Italia di questi decenni, ce lo racconta addirittura la letteratura del cinema. Questi episodi fanno parte della storia e, quindi, sorprende non poco che si meni scandalo per un'affermazione che credo tutti debbano ribadire e riaffermare.

Ma, la rivendicazione di quello che la Magistratura siciliana ha fatto in questi anni nella lotta alla criminalità organizzata è una rivendicazione che credo debba essere di tutti, non soltanto di uno o di qualcuno e nemmeno soltanto dei Magistrati siciliani. Se si sono realizzati degli obiettivi importanti, lo si è dovuto al sacrificio personale di coloro che hanno perso la vita e anche di coloro che hanno dedicato la vita a questo.

Io credo che il discorso di Scarpinato avesse letteralmente questo senso, avesse il senso di ricordare a tutti che bisogna essere sempre... non abbassare mai l'attenzione rispetto a questo fenomeno, a questi fenomeni; che non bisogna guardare in faccia nessuno nel perseguire le indebite connessioni tra criminalità organizzata e Istituzioni; che sia giusto rivendicare quello che è stato fatto in questi anni; che sia giusto, proprio per rispetto alle persone che si stanno ricordando, spiegare che questo tipo di battaglia contro la criminalità organizzata, questo modo di guardare alla criminalità organizzata e di combatterla senza guardare in faccia nessuno andrà avanti, deve andare avanti: è la scommessa che la nostra società, il nostro Paese, la politica, la Magistratura, devono continuare a portare avanti.

Il discorso di Scarpinato, con i toni tipici di una rievocazione così dura, così cruda, di una Strage che è stato uno dei momenti, forse uno dei tanti momenti delle tante pagine scure del nostro Paese, diceva questo. Io, francamente, credo che sia giusto, per la Magistratura tutta e anche per questo Consiglio, riconoscere la giustezza di questo ragionamento.

 

Presidente: Grazie. Consigliere Sciacca.

 
Consigliere Sciacca: Grazie, Presidente.

La delibera che oggi trattiamo non è certo una delibera routinaria, sia per le questioni affrontate sia per la notorietà del collega Scarpinato e per l'impegno contro la Mafia che questi ha profuso in questi anni in Sicilia.

In Prima Commissione, discutendo della pratica di oggi e, in Quarta Commissione, a proposito della pratica sull'inseribilità della delibera di archiviazione del fascicolo personale del Dottor Ingroia, ho rilevato come mi sarebbe piaciuto che argomenti così delicati, quali quelli che involgono, da una parte, il diritto alla libera manifestazione del pensiero dei Magistrati e, dall'altra, la questione di quali siano gli atti e comportamenti extra funzionali significativi ai fini della valutazione di professionalità dei Magistrati, che questi argomenti fossero sottoposti all'attenzione del CSM e del dibattito pubblico in circostanze più serene, scevre dai rituali oramai consueti a contrapposizioni ideologiche.

Ho auspicato, insomma, che di temi così sensibili e delicati, anche per la posizione della Magistratura italiana nel dibattito culturale e democratico del nostro Paese, se ne potesse parlare indipendentemente dal nome di richiamo e dal riferimento a colleghi che sono ormai personaggi pubblici, spesso all'onore delle cronache giornalistiche e televisive. Ma, tant'è, di questo me ne devo fare una ragione.

Affrontare con mente lucida argomenti così delicati impone quindi che si prescinda dal nome di grido e che si ponga attenzione alle indicazioni che il Consiglio offre, non al collega Scarpinato e Ingroia, ma a tutti i Magistrati italiani.

Inutile dire quanto la delibera di oggi abbia poi per me un significato tutto particolare e sensibile, da siciliano che ha vissuto in diretta gli omicidi eccellenti di Mafia e riconosce quale fondamentale ruolo abbiano avuto le testimonianze portate sino all'estremo sacrificio della propria vita dei Magistrati e delle Forze dell'Ordine impegnati nel quotidiano contrasto alla Mafia e alla criminalità organizzata.

Proprio nella pratica quotidiana del lavoro sino all'ultimo giorno prestato da Paolo Borsellino nel periodo intercorrente fra la Strage di Capaci e quella di Via D'Amelio, nella sua testimonianza di strenuo servitore dello Stato, senza paure e senza speranze, ritrovo le più profonde ragioni della mia scelta professionale e della scelta professionale di tantissimi Magistrati, siciliani e non.

E, con questo stato d'animo, oggi sottoponiamo al Plenum questa delibera, consapevoli dei doveri e dei diritti che incombono su ogni Magistrato italiano e che di tali diritti e doveri il custode geloso e attento deve continuare ad essere il CSM.

Il Presidente Napolitano ha invitato, nel corso della Prima Assemblea Plenaria di questa consiliatura, a mantenere la testa fredda. Il significato di tale invito si ricollega intimamente alla lezione di Beria D’Argentine sulla necessità che il Magistrato sappia conservare la testa fredda nei momenti caldi della società e della politica; che non vuol dire rimanere silenti; ma solo, come ripetutamente ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, ricordare che Politica e Giustizia non possono e non devono percepirsi come mondi ostili, guidati dal reciproco sospetto; che deve prevalere in tutti il senso della misura, del rispetto e, infine, delle comuni responsabilità istituzionali.

E' ormai stato dimostrato nelle aule di giustizia che una parte della classe dirigente siciliana è stata collusa; ovvero, nella migliore delle ipotesi, ha assecondato la deriva criminale delle organizzazioni mafiose, ricavandone indebite quanto intollerabili rendite di posizione, a scapito dello sviluppo socioeconomico della mia Regione. E su queste acquisizioni processuali e storiche, è bene che mai il silenzio cada. Il nostro dovere è che, su ciò che è stato, si continui a parlare e a riflettere, perché sappiamo tutti che è storia tragica, sempre incombente, destinata a ripetersi e ad auto perpetuarsi. Sulle vecchie e le nuove collusioni, il confronto e la denuncia pubblica deve continuare come dovere morale di tutti. Si tratta di coltivare, in altri termini, pervicacemente, il vizio della memoria di fronte a chi non ricorda, oppure opera affinché altri dimentichino.

Con la delibera di oggi, credo che il Consiglio, ancora una volta, trovi un doveroso, difficile, ma fondamentale equilibrio tra l'esigenza che i Magistrati possano liberamente intervenire nel pubblico dibattito, senza venire meno ai doveri di verità storica, di equilibrata esposizione delle proprie opinioni e di illustrazione pacata delle loro considerazioni; esigenze, queste, che si impongono, come sottolinea la delibera, all'attenzione dei Magistrati, tanto più in modo severo e stringente, quanto più sia delicato il ruolo istituzionale ricoperto dal singolo Magistrato. In tal modo e solo in questo modo, si può colmare la distanza che intercorre tra le Istituzioni e la società civile, nonché rafforzare il rapporto di fiducia dei cittadini nella Magistratura e, dunque, nel corretto funzionamento del controllo di legalità che ad essa è demandato.

Il richiamo del Presidente della Repubblica alla circostanza che deve prevalere in tutti il senso della misura e del rispetto della comune responsabilità istituzionale, credo sia un viatico lungo il quale ciascun Magistrato, con toni moderati, ma mai proni, può e deve intervenire sui dibattiti di pubblico interesse. Partecipazione al dibattito sociale attraverso il quale si può contribuire ad arricchire, di giorno in giorno, la cultura democratica del Paese e può quindi crescere una consapevole coscienza di contrasto alla Mafia e di sostegno al controllo di legalità sulle pratiche devianti e colluse che hanno troppo spesso caratterizzato la vita delle Istituzioni pubbliche, tanto più in terra siciliana.

In tal senso e con tale accortezza, tutti i Magistrati hanno il compito doveroso di non deflettere dinnanzi all'applicazione rigorosa della legge e possono rivendicare il diritto/dovere di perseguire ogni forma di illegalità senza timore riverenziale di alcuno.

Rosario Livatino, il 7 Aprile del 1984, parlando del settimo canone del Codice di Condotta adottato dagli Stati Uniti per la disciplina professionale dell'Ordine Giudiziario e Forense, che testualmente sancisce il dovere del Giudice di sottrarsi all'attività politica inadatta al suo ruolo, aggiungeva che "in tal modo, non si vuole né si può mai pensare di sopprimere nell'uomo Giudice la possibilità di formarsi una propria coscienza politica, di avere un proprio convincimento su quelli che sono i temi fondamentali della nostra convivenza sociale. Nessuno può difatti contestare al Giudice il diritto di ispirarsi, nella valutazione dei fatti e nell'interpretazione di norme giuridiche, a determinati modelli, che possono anche coincidere con quelli professati da gruppi o associazioni politiche".

Oggi, con questa delibera, credo possiamo rendere un po' vivo quanto Rosario ci diceva prima di essere trucidato dalla Mafia.

Grazie, Presidente.

 

Presidente: Consigliere Zanon.

 

Consigliere Zanon: Innanzitutto, le tragiche vicende di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dell'estate '92 hanno segnato e impressionato la mia vita di cittadino e di osservatore delle cose pubbliche come quella di ogni altra persona. Questo non dovrebbe essere in questione; ma, purtroppo, lo è stato, anche se non per molte persone, per qualcuno, visto il linciaggio che sul Web e su qualche quotidiano mi è stato in qualche occasione riservato per aver chiesto e ottenuto, peraltro, dall'Ufficio di Presidenza l'apertura di questa pratica.

Spero che questa occasione pubblica possa servire almeno a chiarire che qui non è affatto in questione, come purtroppo è stato detto perfino in Commissione, però, l'appoggio ai Magistrati impegnati nelle inchieste sulla Mafia e sulla criminalità organizzata. E' in questione altro, come cercherò di dire, e dico comunque con chiarezza che non basta, a mio sommesso parere, mettersi sulle spalle dei giganti o all'ombra degli eroi morti per poter dire qualunque cosa e godere di una sorta di salvacondotto.

La Commissione ha prodotto una proposta di archiviazione che ha qualche ambiguità e, per questo, io mi asterrò, modificando pure in melius il voto contrario originariamente dato, per le ragioni che, appunto, spiegherò. Però, in origine, vi era una proposta del Consigliere Vigorito che risolveva la questione in una sorta di trionfo sulle parole del Dottor Scarpinato. Era una proposta dalla quale era assente qualunque riferimento alle parole del Capo dello Stato che il Consigliere Sciacca ha ricordato, quelle parole che richiamano i Magistrati alla misura e alla discrezione, a non sentirsi investiti di improprie missioni salvifiche. Vi era assente qualunque riferimento al ruolo direttivo apicale rivestito dal Dottor Scarpinato, ruolo che, ovviamente, accentua i doveri di misura e di controllo.

Altri colleghi della Commissione non hanno ritenuto di sottoscrivere una tale proposta e, allora, pur di non incrinare, per ragioni estetico mediatiche, una sorta di unità togata per l'archiviazione, il collega Vigorito ha rinunciato alla propria proposta. Non saprei dire quanto in ciò abbiano contato ragioni meramente tattiche, ma più nobili ragioni di senso di responsabilità o forse anche la consapevolezza lucida della debolezza della sua prospettiva originaria.

Comunque, mettiamo in fila i dati.

Abbiamo un Procuratore Generale presso la Corte d'Appello che, in un'occasione pubblica, non ho difficoltà a riconoscerlo, certo, un'occasione pubblica connotata da un forte contesto emotivo, perché è la commemorazione di un Magistrato barbaramente ucciso insieme agli uomini della sua corta, ma, comunque, in un'occasione pubblica, esprime, si esprime con toni di inusitata animosità nei confronti di non meglio identificati esponenti della classe politica e delle Istituzioni, invitandoli a non essere ipocritamente presenti alle commemorazioni pubbliche dei Magistrati uccisi dalla Mafia. A mio sommesso parere, i toni travalicano la comprensibile emozione e si assiste al caso di una delle massime Autorità del potere giudiziario del Distretto di Caltanissetta, che in quel distretto rappresenta il potere giudiziario, che finisce per accusare le altre Istituzioni presenti a Palermo di combutta col nemico mafioso. "Voi emanate il puzzo del compromesso morale", dice loro, il Dottor Scarpinato, "Il fresco profumo della libertà è altrove".

Ora, quello di Procuratore Generale presso la Corte d'Appello è ufficio direttivo; e occupare uffici direttivi richiede equilibrio e misura, anche in occasioni come questa. Tra l'altro, Caltanissetta è competente ex articolo 11 per le inchieste su Palermo e io immagino, ignoro, ma immagino che Caltanissetta abbia avuto, abbia, avrà inchieste che riguardano la zona grigia, la famosa trattativa e così via. Non mi permetto alcun giudizio, perché non compete ai componenti del CSM, nemmeno retrospettivo su tali inchieste, ma dico che, insomma, ci vorrebbe un poco più di prudenza e di continenza. Quella che in Commissione, colleghi, avete definito eufemisticamente "loquela" è qualcosa di più: è un linguaggio che non solo va oltre i normali criteri dell'equilibrio e della misura, ma oltrepassa, a mio sommesso parere anche i toni della comprensibile indignazione morale.

Colleghi togati di Magistratura Democratica, permettetemi di rivolgermi direttamente a voi, avete di recente avviato un meritorio dibattito sui limiti che il Magistrato incontra nell'esprimersi pubblicamente sulle inchieste che conduce; e state scoprendo, mi permetto di dire forse con un poco di ritardo rispetto alla Giurisprudenza Costituzionale, che, per ragioni costituzionali, appunto, i confini della libera manifestazione del pensiero e della partecipazione del Magistrato al dibattito pubblico sono più ristretti di quelli che valgono per il comune cittadino. Meglio tardi che mai e comunque il dibattito è aperto e sofferto. Ma, nel caso del Dottor Scarpinato, che, certo, ha le sue peculiarità, sembrate tornare indietro e rimangiarvi tutto con grande disinvoltura. E però, il problema c'è anche qui.

Leggiamole alcune frasi del Dottor Scarpinato. C'è la richiesta di consenso rispetto alle inchieste rivolta all'opinione pubblica o, meglio, alle piazze, che di recente proprio voi e giustamente avete messo in discussione come inopportuna. Ci sono i toni quasi di predicatore, da vendicatore del male, da portare di moralità in un modo disprezzabile, popolato da miserandi Don Rodrigo, da personalità istituzionali che appaiono l'incarnazione del male.

"Abbiamo processato gli intoccabili (ed è vero), Presidenti del Consiglio, Ministri, Parlamentari nazionali e regionali, Presidente della Regione Siciliana, vertici dei Servizi Segreti e della Polizia, alti Magistrati, Avvocati di grido dalle parcelle d'ore, personaggi di vertice dell'economia, della finanza e molti altri". E, alla fine, ed è la cosa che a me ha colpito più, la promessa solenne: "Quelli che ancora non abbiamo trovato tremino. Nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura, le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo, sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni, alla porta dei loro lussuosi palazzi, busserà lo Stato e sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà alla Nazione". Si parva licet componere magnis, echeggiano accenti alla Robespierre, ma il terrore giacobino per me non è un modello culturale e comunque Robespierre fu ghigliottinato da qualcuno che si sentiva più puro di lui.

E, comunque, rispetto a questo atteggiamento, non cedo alla tentazione, faccio fatica, ma non cedo alla tentazione di fare pensosi ragionamenti e di dire che, quando si ragiona, per esempio, dell'eventualità di provvedere alla separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici Ministeri, è spesso tutto un coro di "No, il P.M. è come il Giudice, è organo di giustizia, partecipa della medesima tensione alla cultura della giurisdizione. Il P.M. all'italiana è la prima vera garanzia dell'imputato, dell'indagato". Non cedo alla tentazione di provocarvi un po' su questo, ma vi chiedo: un P.M., anzi, un Procuratore Generale che parla così, partecipa della cultura delle garanzie?

Colleghi, io credo che il Pubblico Ministero parli soprattutto con le sue inchieste e, benché voi lo ripetiate come uno stanco mantra, il P.M. non è un cittadino come gli altri, perché il Codice gli attribuisce enormi poteri che coinvolgono vita e libertà dei cittadini. Usi quei poteri, faccia le inchieste, chieda il rinvio a giudizio, se lo ottiene, sostenga l'accusa a dibattimento e si batta in giudizio per avere ragione. Ci sono Procure e Procuratori che parlano tanto e forse troppo, ma ci sono anche quelle, per fortuna, che si concedono, semmai, una doverosa conferenza stampa informativa solo all'esito di provvedimenti giudiziari coronati dal successo e io non ho dubbi dal preferire queste seconde.

Ho rinunciato, colleghi, a fare una proposta alternativa, non perché la sorte di questa proposta sarebbe stata segnata numericamente visto lo schieramento compatto, ho rinunciato perché non mi interessa, checché se ne pensi e se ne scriva, coltivare pratiche contra personam e non mi interessa nuocere ad alcuno. Mi interessa invece affermare forte e chiaro un principio, che ripeto qui con le parole del Capo dello Stato, che la proposta alla fine uscita dalla Commissione ha almeno il merito di citare: i Magistrati non si sentano investiti di improprie ed esorbitanti missioni. Certo, la proposta cita queste parole e dice anche molte altre cose condivisibili, sto concludendo, solo che non è concludente lei, perché, per usare una metafora giurisdizionale, indica la norma parametro, cioè, le parole del Capo dello Stato che, ovviamente, sono indicative di un preciso orizzonte di professionalità e di deontologia nel porgersi pubblico del Magistrato. Ricorda poi la norma oggetto, se vogliamo, cioè, le parole del Dottor Scarpinato, ma poi non ne trae le conclusioni, cioè, non dice che quelle parole e quel tono sono oltre le righe. La norma oggetto non è conforme alla norma parametro.

Per questo, mi asterrò. Però il passaggio dal voto contrario in Commissione e all'astensione qui è dovuto al fatto che giudico un progresso la circostanza che nella proposta almeno luccichi un barlume dell'esigenza di immagine di imparzialità e di decoro della Magistratura, accanto alla sacrosanta, ribadisco, rivendicazione dell'impegno della Magistratura nelle inchieste contro la Mafia.

Grazie.
 

Presidente: Grazie a lei.

Consigliere Pepe.

 

Consigliere Pepe: In primo luogo, credo che bisogna fare una correzione di un errore materiale. Pagina 104, in alto, quando si fa riferimento al discorso del Presidente della Repubblica, si fa riferimento al discorso del 27 Aprile 2010, poi si aprono le virgolette e si fa riferimento al 12 Maggio 2008. Comunque, questo è un mero errore materiale.

Io voterò a favore della delibera, anche in coerenza con quanto fatto in relazione alla delibera Ingroia e nella proposta Calvi-Zanon, che votai convintamente, proprio perché, nella delibera Ingroia e anche in questa delibera, si fa riferimento al monito del Capo dello Stato più volte ripreso secondo cui i Magistrati, ovvero la vita del Magistrato, anche in rispetto all'opinione pubblica, si deve improntare sempre a canoni particolare di riservatezza.

Siccome credo che questo sia il punto centrale della proposta che oggi viene fatta dalla Commissione, voterò in questa unica prospettiva.

Anche in relazione al caso Ingroia, affermai chiaramente che il Magistrato che si occupa di indagini politiche e costantemente fa interventi nelle materie di interesse, diciamo, coinvolgendo l'opinione pubblica e facendo affermazioni di carattere politico, così come nel caso del Dottor Ingroia e così come vedo nel caso del Dottor Scarpinato, non risponda al modello di Magistrato a cui io mi sono sempre ispirato e a cui il Consiglio Superiore dovrebbe ispirare tutte le proprie delibere.

Però, io non voglio fare un discorso di carattere, diciamo, sul merito, ma in particolare sul metodo. Ho, diciamo, ascoltato con particolare attenzione le parole pronunciate dal Procuratore Scarpinato che sono state richiamate dal Consigliere Zanon. Sennonché, di queste parole, nel testo della delibera, non se ne fa alcun cenno. Allora, chiedo, ora, a questo punto, chiedo anche al Presidente della Commissione se questo sia un metodo che è un metodo che è stato deciso dalla Prima Commissione oggi, perché io ricordo, un anno fa, un anno e mezzo fa, in pratiche di Prima Commissione che riguardavano... pratiche che erano tecnicamente di inammissibilità, perché riguardavano Magistrati rispetto ai quali la pratica ex articolo 2 non poteva essere, diciamo, nemmeno iniziata, che le delibere si concludevano con un'archiviazione dopo una proposta di delibera in cui venivano richiamate, diciamo, testualmente le intercettazioni telefoniche riguardanti il Magistrato con una valutazione negativa. Dopo questo testo, diciamo, della proposta, diciamo, di carattere negativo, si concludeva con, diciamo, una delibera di inammissibilità perché la procedura ex articolo 2 non poteva proprio partire.

Allora, se un anno fa abbiamo, diciamo, riportato nel testo di una delibera le intercettazioni telefoniche, cioè, la materia del contendere rispetto a questione che non poteva nemmeno essere affrontata perché, per ragioni tecniche, non era possibile la procedura ex articolo 2; mi chiedo se in questa ipotesi, ché questo è un discorso che riguarda questa pratica, ma riguarda anche la pratica precedente, se in questa ipotesi non sarebbe, per ragioni di merito, più opportuno, proprio per il Plenum, ma anche per l'opinione pubblica, inserire nel testo della delibera, prima del decisum, la materia del contendere, l'oggetto in contestazione. Perché io, le parole del Procuratore Scarpinato, le ho lette più volte, le ricordavo, ma non ci sono nel testo della delibera. Allora facciamo una delibera riguardante che cosa? Qualcosa che non conosciamo.

E questo è un discorso che riguarda anche la delibera precedente, forse sarebbe stato opportuno. Lo chiedo proprio come ragione di metodo, se da oggi in poi faremo così, va bene, ma non abbiamo fatto così gli anni passati. Anche nella pratica precedente forse sarebbe stato opportuno inserire la intercettazione telefonica, non per noi che la conosciamo, ma forse perché il dibattito pubblico, ché in questo momento è un dibattito pubblico e ha anche valenza particolare politica visto anche il contenuto degli interventi che ho ascoltato in precedenza; forse sarebbe più opportuno per tutti e per l'opinione pubblica conoscere qual è effettivamente la materia del contendere.

Grazie.
 

Presidente: Consigliere Rossi.

 

Consigliere Rossi: Intervengo e, non se ne dispiaccia, però in maniera molto polemica con il Consigliere Zanon, perché mi sembra che qui c'è una grande ipocrisia. Perché le stesse accuse che oggi vengono date nei confronti del Dottor Scarpinato erano le identiche accuse che venivano fatte quando intervenivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Spero di non emozionarmi, perché sappiamo tutti quello che per ciascuno è e qui ci sono persone che hanno avuto rapporti di amicizia molto stretti con loro e qualcuno di mera conoscenza, però ora leggerò alcuni brani di Paolo Borsellino che sono di una durezza, per i quali l'intervento di oggi, diciamo, di Scarpinato è una ridicola punzecchiatura.

Allora, o diciamo che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sbagliavano oppure, se ne richiamiamo la memoria, la richiamiamo integralmente, perché loro invocavano il diritto di parlare all'opinione pubblica di fronte a cose che dovrebbero indignare i cittadini e, personalmente, continuo a indignarmi. E, per favore, non parliamo di pacatezza, come si può essere pacati quando la lotta alla criminalità organizzata, con il concorso di uomini dello Stato che, ahimé, continuano a essere difesi, penso a Contrada: ancora oggi giornali appartenenti all'area del Centro Destra continuano a difendere Contrada: uomo condannato con sentenza passata in giudicato per aver tradito uomini dello Stato che sono stati uccisi. Durante quel periodo, tutti quelli che hanno indagato sulla Cupola sono stati uccisi: tutti! e noi, oggi, per una punzecchiatura, stiamo a parlare.

Allora, leggiamo cosa diceva Borsellino all'epoca, perché altrimenti qui c'è solo una grande ipocrisia. Be', ricordo il discorso che lui fece il trigesimo della morte di Giovanni Falcone, che, dico la verità, è copiato per molte parti nell'intervento del Dottor Scarpinato. E diceva: "Il potere politico trova incredibilmente il coraggio di ammettere i suoi sbagli e cerca di correggerli, almeno in parte, restituendo ai Magistrati gli strumenti loro tolti con stupidi pretese accademiche… pretesti accademici". Non leggo tutto perché, ripeto, temo di perdere emotivamente il controllo. E, dico ancora, quando fu intervistato Paolo Borsellino da Rai News, che, con sentenze civili passate in giudicato, fu tagliata quella intervista, sentenze civili che invito ad andare a leggere, dove Paolo Borsellino parlava di Mangano, è inutile che ci diciamo chi è, e diceva con chiarezza che Mangano era un trafficante di droga e che di queste cose ne parlava con Marcello Dell’Utri. Allora, o diciamo, se volete, ve la leggo, ma credo che sia nota a tutti, o diciamo che anche Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non erano Magistrati idonei a offrire un modello per i Magistrati; oppure cerchiamo di essere coerenti. Anzi, forse quello che è il limite di questi interventi è che ormai c'è talmente timore di far conoscere all'opinione pubblica fatti e situazioni che la Magistratura fa emergere, che ormai diventano interventi un po' edulcorati, forse si può dire anche un po' retorici. Mentre il coraggio, che avevano Falcone e Borsellino, era di legare e connettere a fatti processuali precisi e gravi questa connessione tra potere politico, poteri forti, chiamiamoli come vogliamo, ma, tanto, sono persone, uomini, che hanno venduto le Istituzioni alla criminalità organizzata.

Allora, penso che, proprio per onorare Falcone e Borsellino, invito tutti a votare questo testo.

 

Presidente: Consigliere Racanelli.

 
Consigliere Racanelli: Grazie, Presidente.

Anch'io devo dire che, comunque, forse per la mia, diciamo così, un po' maggior pacatezza in questo momento rispetto al Consigliere Rossi, io starei attento a fare paragoni, nel senso che, secondo me, è antipatico sempre fare paragoni. Facciamo paragoni tra gente, tra colleghi che sono stati barbaramente uccisi e colleghi che sono in attività, è sempre antipatico questo paragonare, insomma, e, dico la verità, anche perché probabilmente non credo ci siano attualmente Magistrati all'altezza di Falcone e Borsellino sul territorio italiano.

Ma, detto questo, quindi, diciamo così, ecco, non facciamo paragoni tra cose che non sono paragonabili, devo dire che io voterò convintamente a favore della delibera, però volevo fare una premessa. Volevo, ancora una volta, rinnovare la mia solidarietà al Consigliere Zanon, perché ritengo che il Consigliere Zanon abbia legittimamente esercitato un suo diritto nel momento in cui ha ritenuto di voler chiedere e poi ha ottenuto l'apertura di questa pratica, e non è consentito a nessuno, nemmeno all'interno della Magistratura, mettere in discussione questo diritto di ciascun Consigliere che appartiene al Consiglio Superiore della Magistratura. Da questo punto di vista, la massima solidarietà al Consigliere Zanon, anche di fronte ad attacchi che sono venuti da Magistrati che hanno dileggiato ed esposto, in un certo senso, anche al pubblico ludibrio, attraverso una serie di interventi su Mailing List, su alcuni siti Web, in alcuni siti, praticamente, l'intervento del Consigliere Zanon. Il Consigliere Zanon ha esercitato un diritto, che si può condividere o meno, poi il merito delle sue considerazioni, ma, su questo, dobbiamo essere chiari anche nei confronti dei nostri colleghi.

Per quanto riguarda invece il merito della vicenda; anche qui, io faccio mia l'osservazione di metodo che ha fatto il Consigliere Pepe e, quindi, chiedo al Presidente della Prima Commissione: siamo in presenza di un nuovo orientamento della Prima Commissione, per cui, quando si discutono pratiche che riguardano certi Magistrati, non vengono citate né le intercettazioni telefoniche né l'oggetto dei loro interventi? Io prendo atto di questo orientamento, però spero che sia orientamento che venga seguito per tutti, perché, nei precedenti anni di consiliatura, non è stato fatto così, sono state citate intercettazioni telefoniche, sono state citate dichiarazioni testimoniali di persone informate sui fatti. C'è stata tutta una serie di citazioni che, invece, in queste due pratiche, stamattina, non ho visto. Io non dico quale sia migliore o no, l'importante è che sia una rotta che sia sempre uguale per tutti, perché qui dobbiamo evitare, ancora una volta, di fare delle considerazioni differenti a seconda delle pratiche.

Quindi, da questo punto di vista, secondo me, chiederei praticamente se c'è, appunto, un nuovo tipo di impostazione della Prima Commissione, ne prendiamo atto e non ci sono problemi; però che valga per tutti.

Io dico, nel merito, io ritengo pienamente che l'intervento del Procuratore Scarpinato, si può discutere sull'opportunità, inopportunità, ma sono scelte rimesse, secondo me, alla coscienza individuale di ciascun Magistrato, e che rientri sicuramente nel suo diritto di libertà di manifestazione del pensiero esposto in quella sede. Poi, ognuno ha il suo carattere, lo espone in un certo modo o in un altro modo, diciamo così, e, quindi, da questo punto di vista, io non vedo quale sia appunto poi la materia di intervento del CSM. E' un problema di opportunità, diciamo, affidato alla coscienza individuale di ciascun Magistrato. Ma, anche qui, dobbiamo essere chiari, la libertà di manifestazione del pensiero appartiene a tutti i Magistrati, non soltanto a certi Magistrati che godono di possibilità, diciamo così, di visibilità mediatica particolare. Tutti devono avere questa libertà di manifestazione di pensiero e allora io mi preoccupo quando invece sento, anche, diciamo così, durante discussioni che si fanno su altre pratiche, anche in varie Commissione, eccetera, che in alcuni casi, invece, la libertà di manifestazione del pensiero viene vista come sintomo di carenza di equilibrio nei confronti di certi Magistrati e non di altri. Questo non va bene perché, se la libertà di manifestazione del pensiero, anche attraverso interventi duri, perché sicuramente l'intervento del Procuratore Generale Scarpinato è un intervento duro nel suo contenuto. Su questo io non discuto, appunto, diciamo, se sia opportuno, inopportuno, è un intervento sicuramente che affronta toni duri, è giustamente ritenuto e viene ricondotto alla libertà di manifestazione del pensiero; non capisco perché, nei confronti di altri Magistrati, si tenti di affermare in Commissione che interventi altrettanto duri fatti con altrettanta visibilità mediatica sono sintomo di mancanza di equilibrio e che, quindi, possono portare a valutazioni negative di professionalità. Questo, assolutamente, non si può permettere, non può essere, diciamo così, giustificato all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Quindi, da questo punto di vista, invito sempre ad avere una certa coerenza e a garantire a tutti i Magistrati la libertà di manifestazione del pensiero.

Per questi motivi, diciamo così, poiché si tratta, secondo me, di interventi che rientrano nella libertà di manifestazione del pensiero e che si tratta di valutazioni di opportunità, non credo che il Consiglio possa esprimere censure in alcuno modo e, quindi, voterò convintamente a favore della delibera.

 

Presidente: Consigliere Giostra.

 

Consigliere Giostra: Anche per sdrammatizzare un attimo, vorrei permettermi una piccola rievocazione dei miei anni molto andati. Sentendo il Consigliere Zanon censurare la condotta del Dottor Scarpinato, che sarebbe andato oltre i criteri della misura, l’ho sentito dire espressioni, locuzioni tipo “inusitata animosità”, “vendicatore del male”, “un Robespierre dei tempi nostri”; in Commissione aveva detto “Pubblico Ministero da Stato etico”… Mi ha ricordato una mia coinquilina che sentivamo spesso urlare nei confronti del figlio: “Te l’ho detto un milione di volte di non dire esagerazioni”. Ecco, io credo che questi toni vadano moderati, almeno qui, noi ci dobbiamo consentire, nel momento in cui andiamo a censurare le modalità espressive, di essere un pochettino più aderenti alla realtà. Si può dire che erano toni emotivamente piuttosto segnati, si può dire che qualcuno di noi, forse, non avrebbe fatto ricorso… Ma Robespierre, Stato etico, di fronte ad un Magistrato che dice: “La verità, lo Stato - non la popolazione -  la verità e il diritto, vi raggiungerà”, io credo che siano, questi toni, sì, davvero eccessivi.

Però, anch’io ci tenevo a riportare la discussione in un clima di serenità almeno in questo senso. A me ha ripugnato, e, in questo, riprendo le osservazioni dell’amico Racanelli, quella equazione che, purtroppo, è circolata quando l’amico Zanon ha aperto, ha fatto richiesta di apertura di pratica, per cui… quella sorta di riflesso pavloviano, per cui chi critica colui che combatte la Mafia, evidentemente, se non sta dall’altra parte, certo non sta con lui o non condivide la battaglia. Ecco io, da questo punto di vista, sincera e incondizionata solidarietà e sono infamie che non ci dovremmo consentire.

Nello stesso tempo, volevo dire che quella pratica non l’avrei mai aperta, Perché qui il problema non è di schierarsi, ci mancherebbe altro, neppure attraversa l’ombra del pensiero di un sospetto che possa avere a che fare con scelte di campo, ci mancherebbe. La verità è che, quando si parla di fatti di Mafia, le parole vanno, le parole e le azioni, a mio modo di vedere, vanno soppesate con una cautela doppia, tripla rispetto a quello che si fa normalmente; per evitare che parole che sono state espresse in buona fede, possano essere utilizzate in mala fede da chi in buona fede non è. E, allora, anche qui, si parva licet: 1987, Gennaio, quella famosa data del 10 Gennaio, titolo Corriere della Sera “I professionisti dell’Anti Mafia”. Nel contenuto, Sciascia diceva cose, sì, abbastanza ferme, critiche, ma, in sostanza, censurava la retorica dell’Anti Mafia, censurava… censurava Borsellino, la decisione del CSM che aveva nominato Borsellino Procuratore di Marsala, dicendo: “Fa premio - si legge in motivazione - le sue esperienze di Procuratore Anti Mafia, rispetto a un Magistrato concorrente che aveva una maggiore anzianità di lui.” Ora, si può dire che Sciascia, che forse è il letterato che più ha puntato i suoi riflettori - e che riflettori! - sulla Mafia siciliana, possa essere anche lontanamente sospettato di aver in quel modo voluto indebolire l’azione contro la Mafia? Eppure, nell’ultimo discorso pubblico di Borsellino, Borsellino dice: “Falcone ha iniziato a morire da quando è apparso l’articolo di Sciascia”. Caponnetto diceva: “Il pool si è cominciato a disgregare quando qualcuno ha potuto cavalcare quelle parole”. Ricordo che Borsellino, quando si disgregò il pool, fece affermazioni molto forti, molto decise contro questa iniziativa anche del CSM e fu messo sotto procedimento disciplinare per la sua affermazione; tanto è vero che poi Falcone se ne andò dal pool o chiese di andarsene per sottrarre l’amico a queste censure. Dico questo perché ancora oggi la moglie di Borsellino, rispetto a Sciascia, dice: “Ma Sciascia sicuramente  era animato da ottime intenzioni. Io non ho nulla da addebitare”…Che, però, sono parole che, in questi contesti, poi finisco per essere usate in maniera veramente pericolosissima.

Allora, dico tutto questo perché? Perché, fino a quando stiamo lì e si dice: “Ma perché, sono incriticabili questi? Solo perché poi conducono un’azione coraggiosa, determinata, spesso efficace, contro un nemico piuttosto pericoloso, allora non si può dire che talvolta sbagliano?”. No, io non sostengo questo, dico qui, però, c’è un Procuratore impegnato in prima linea, che ricorda amici scomparsi nella comune battaglia, usa termini enfatici, coloriti, immaginifici, tutto quello che volete, per dire che, però, raccoglie quel testimone, quella battaglia che deve essere portata avanti, aprire una pratica o distinguere o fare le bucce riprendendo le singole parole, le singole locuzioni, dicendo… Secondo me, ferma la buona fede e ferma l’esigenza di carattere generale di chi lo fa, tanto è vero che poi Nicolò è il primo che dice: “Io neppure voto contro, perché non è la persona che mi interessa, ma è il principio”; però, in questi casi, io mi asterrei sempre da un intervento che possa offrire il destro ad altri per dire: “Ah, allora vedi che anche tra i suoi c’è qualcuno che distingue, che critica, che sottolinea, che censura?”. Da questo punto di vista, secondo me, non doveva essere aperta. E’ aperta e deve essere archiviata senza alcuna esitazione.

 
Presidente: Consigliere Romano.
 

Consigliere Romano: La vicenda è particolarmente delicata per chi, come me, essendo palermitano, quelle parole le ha… quei discorsi di Falcone e di Borsellino li ha sentiti, vissuti in diretta e, diciamo, in alcune occasioni, ha potuto anche direttamente, loro in vita, manifestare la solidarietà a quei Magistrati.

Quindi, se noi dovessimo parlare sull’onda dell’emotività, dovremmo dire che qualsiasi cosa si dica richiamando quei grandi Magistrati abbia un’aurea di intoccabilità. E devo dire che questa tecnica è una tecnica pericolosa. Se io richiamo Falcone o Borsellino, posso dire qualsiasi cosa ed essere inattaccabile perché l’ho fatto in nome e per conto di quei grandi Magistrati, che però non possono più direttamente parlare con le loro parole. E, allora, che ciascuno parli per se stesso, forse sarebbe anche un poco più dignitoso e rispettoso delle singole individualità.

E certi paragoni che ciascuno dei relatori fa paragonandosi a quelle figure sono un po’ figure di ridicola auto comparazione, che mi lasciano pensare di essere in presenza di  nani rispetto a dei giganti. Sarebbe bene che ciascuno parlasse con le proprie parole e che motivasse con le proprie idee. Questa è la ragione per la quale la proposta di delibera che io ho letto mi è sembrata, per opposte ragioni, paradossale. Qui parla il Presidente della Repubblica, in generale, in astratto, anche se talvolta con riferimenti che ci potremmo ricordare tutti. Non c’è nessuna traccia, nessun riferimento alla lettera del Dottor Scarpinato. Strano… Ma perché non c’è? Perché era pericoloso citare quelle frasi? Era inopportuno? Se noi giudichiamo quelle frasi, quelle frasi le avremmo dovute trovare, dove sono? Si parla con la voce del Presidente della Repubblica per nulla dire sulla questione specifica. E, allora, io, per la verità, ho letto quella lettera del Dottor Scarpinato, anche perché, non ho difficoltà a dirlo, stimo e apprezzo il Dottore Scarpinato, pur nella spesso assoluta diversità di opinioni che abbiamo. In pubblici dibattiti in cui ci siamo confrontati ho sempre… mi sono sempre complimentato con lui per la profondità, per la brillantezza e per la letterarietà dei suoi interventi, pur manifestandogli il mio dissenso, quasi sempre, su tutto ciò che lui diceva. Se quella lettera è una lettera scritta sull’onda della emotività, non ho difficoltà a dire che, sotto molti profili, l’avrei potuta scrivere anche io, l’avrebbe potuta scrivere qualsiasi cittadino, perché l’emotività ci spinge ad andare oltre ciò che noi razionalmente pensiamo. La emotività ci porta ad andare, come si dice, sopra le righe… Eh, ma questa è la ragione per la quale molti, oggi, hanno scritto ciò che dovevano dire, mentre io non ho voluto scrivere nulla, per tentare di razionalizzare le emozioni che pure ho. Se scrivo un intervento, forse devo pesare le parole, devo essere più preciso, devo limarle, soprattutto se mi parametro a quei grandi, a quei giganti.

Io non posso non ricordare in questa sede che Giovanni Falcone  oggi… e anche Paolo Borsellino, ma soprattutto Giovanni Falcone, furono lasciati soli, ma in gran parte proprio dai loro colleghi che oggi li portano in palmo di mano. Furono, in modo durissimo, accusati, anche da esponenti politici oggi nuovamente in auge. Ricordo con dolore la persecuzione che Falcone ebbe quando, di fronte ad accuse secondo lui giuridicamente non fondate, decise di procedere per calunnia nei confronti di un determinato soggetto. Fu accusato di avere messo nei cassetti le prove, fu costretto a difendersi qui, davanti al CSM, per le sue condotte. Probabilmente, nessuno si ricorda più di queste cose, perché tutti incensiamo e, ricordando di parlare in nome e per conto di chi non può più parlare, cerchiamo di parametrarci facendo finta di essere all’altezza di chi ha parlato. Quelli erano fatti. Bisogna che il Magistrato, ovviamente, distingua i fatti dalle opinioni, distingua bene, sapendo che l’unica verità che un Magistrato può perseguire è la verità giudiziaria. Il Magistrato non deve scrivere la storia, deve scrivere, semmai, la verità processuale, non sempre le due cose coincidono.

Io non so che idea avessero Falcone e Borsellino di una serie di uomini politici: posso immaginarlo; ma ciò che conta è ciò che hanno fatto dal punto di vista giudiziario. Allora, quello che più mi ha preoccupato nella lettera… tra l’altro, ribadisco, toccante, emozionante, in gran parte condivisibile, del Dottore Scarpinato, è quella parte nella quale egli indica, genericamente, ma fumosamente, ma, allo stesso tempo, in un modo quasi minaccioso la presenza di taluni soggetti in quei luoghi; soggetti che lì non sarebbero dovuti stare. Ora, se questo è un giudizio fondato su notizie di indagini non lo sappiamo, se è un giudizio così ipotetico e probabilistico. Certo, fra molte persone presenti, statisticamente è plausibile pensare che qualcuno non meritasse di essere lì; ma, se noi richiamiamo quei Magistrati, dobbiamo richiamare persone che parlavano per fatti e non per ipotesi, che si fermavano quando i fatti non erano corrispondenti alle prove che loro avevano in mano. E’ questo che noi dobbiamo pesare. E allora, certo, se devo giudicare sull’onda della emotività, siccome la lettera richiamava quell’uomo duro, non simpatico, talvolta diretto in modo esagerato che era Paolo Borsellino, quell’uomo che, secondo me, è stato veramente un grande eroe, perché sapeva con certezza che sarebbe morto, diversamente da Giovanni Falcone che, forse, immaginava di non doverlo più essere. Eh, su quell’onda dell’emotività, chi può mai avere dei dubbi? Ma noi, qui, non siamo a giudicare sulla vita e sulla morte di Paolo Borsellino, stiamo giudicando una lettera scritta parecchi anni dopo, in cui dobbiamo ravvisare se vi sono tecnicamente degli elementi. Ecco, è questo il passaggio che mi fa pensare. Ho terminato. Ci può essere in ciò che è avvenuto il fumus di una situazione disciplinarmente rilevante? Ci può essere l’idea di procedere con un trasferimento per incompatibilità? Ecco, io lo devo dire, questo mi sembra forse troppo e, tuttavia, rileggendo le uniche parole che ci sono, cioè, quelle del Presidente della Repubblica, forse mi sarei aspettato che ci fosse un invito a moderare le parole, soprattutto nell’unica parte rilevante per un Magistrato. Cioè, quando si fanno delle accuse, le accuse non possono essere generiche, devono essere nominativamente indicate. Attenzione, è molto differente quando un Pubblico Ministero, si parla di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone come i Giudici… Pubblici Ministeri! Stiamo attenti alle parole anche noi, che dovremmo avere un minimo di competenza tecnica, tale da avere superato l’esame di procedura penale e, purtroppo, così non avviene. Stiamo molto attenti nel distinguere fra ciò che loro riferivano su azioni proprie e elaborazioni generiche. E, allora, in questo, forse, ci sarebbe dovuta essere una maggiore continenza, una maggiore prudenza. Per questa ragione e anche per l’incomprensibilità della delibera, io mi asterrò.

 
Presidente: Consigliere Nappi.
 
Consigliere Nappi: Grazie, Presidente.

Voterò a favore di questa proposta di delibera e intervengo solo perché avverto il dovere di chiarire la mia personale posizione rispetto ai due esempi, ai due casi che sono stati evocati come simili dai Consiglieri Pepe e Racanelli; l’uno è il caso Ingroia e l’altro è un caso di cui ci occuperemo presto, nella discussione del quale ci siamo ieri divisi in Quarta Commissione.

Qui io credo che, come nel caso Ingroia e come nel caso di cui abbiamo discusso ieri, il diritto di manifestazione del pensiero dei Magistrati non c’entra proprio nulla. Perché qui non è in discussione il diritto di manifestazione del pensiero del Magistrato, ma è in discussione la correttezza deontologica dei comportamenti dei Magistrati.

Nel caso del Dottor Ingroia, io ritenni che il contesto nel quale il Dottor Ingroia aveva manifestato il suo pensiero, che, ribadisco, io condividevo, condivido, il contesto era tale da pregiudicarne l’immagine di imparzialità. Per il Dottor Scarpinato, il contesto e il pensiero da lui manifestato non sono tali da mettere in discussione l’immagine della sua imparzialità. Io condivido le conclusioni della delibera, laddove si dice che, benché da un Magistrato che riveste un ruolo importante come quello del Procuratore Generale ci si attende prudenza espositiva, benché si riconosca questo, si dice che le parole del Dottor Scarpinato non hanno avuto incidenza, non sono tali da incidere sul suo lavoro giudiziario. E io condivido questo, anche se c’è nel discorso, nella lettera, c’è un riferimento a vicende oggetto di procedimenti che sono in corso nel Distretto di Caltanissetta; ma si tratta di un riferimento abbastanza generico e fuggevole, tale da non poter legittimare l’affermazione che questa presa di posizione del Dottor Scarpinato possa incidere sulla sua immagine di imparzialità. E troverei offensivo per il Dottor Scarpinato accostare questo suo intervento al caso di chi va in televisione e dichiara di essere vittima di complotti orditi da Magistrati per bloccarne le investigazioni. Lo troverei offensivo per il Dottor Scarpinato. Quindi, poiché io tengo alla coerenza della mia linea istituzionale, per me qui non c’è alcun possibile paragone con il caso del Dottor Ingroia, che espresse il suo pensiero nel contesto di un congresso di partito e prendendo partito, e il caso di una collega che va in televisione a denunciare di essere vittima di un complotto ordito anche da Istituzioni, in particolare anche da Magistrati, ai suoi danni. Quindi, sono due cose, sono due esempi che non hanno nulla a che fare con il caso del Dottor Scarpinato. Qui si pone, si può porre solo un problema di stile, un problema di stile di un capo dell’ufficio, sul quale io posso anche dissentire, ribadendo che quello che ha detto il Dottor Scarpinato è solo la rappresentazione della storia di questo Paese. La Mafia è un potere anche politico, perché ci sono connivenze politiche e istituzionali. Sarebbe una normale criminalità organizzata, come c’è in molti Paesi, anche europei, che però non è in grado di esercitare un’influenza politica, sarebbe una normale criminalità organizzata se non ci fossero connivenze istituzionali o politiche. Quindi, quello che ha detto il Dottor Scarpinato rappresenta in modo un po’ immaginifico e impressionistico una realtà sulla quale credo che nessuno possa fare obiezioni.

Quindi, qui è solo una questione di stile, E in questa sede, noi non siamo chiamati a fare valutazioni di stile sul comportamento del Dottor Scarpinato. Per cui, io, ribadendo la differenza con i casi Ingroia e con il caso al quale alludeva il Consigliere Racanelli e di cui presto ci occuperemo, io credo che non ci siano paragoni che tengano e che qui si giustifichi una semplice archiviazione, senza alcuna divagazione.

 

Presidente: Consigliere Albertoni.

 

Consigliere Albertoni: Io mi compiaccio, Presidente, colleghi, perché questo tipo di discussione e di esame di una questione, che non è burocratica e non è di routine, trova l’attenzione e una partecipazione che trovo ricca di spunti, che servono a illuminare meglio il nostro lavoro. Con uno stile di brevità, però, che mi sono sempre imposto, voglio sottolineare alcuni aspetti che mi sembrano particolarmente importanti.

Anzitutto, il giusto richiamo che ha fatto il Consigliere Giostra alla pacatezza. Noi dobbiamo affrontare con molto distacco e con molta pacatezza, perché questa non è sede dove possiamo fare comizi o infuocate perorazioni, anche appassionate. Io credo che, come diceva Saint Simon …(incomprensibile), però in ogni luogo e in ogni ambiente che sia pertinente per questo. Quindi, mi sembra importante questo richiamo e che sia importante soprattutto quando si discutono dei temi come quelli che sono stati affrontati da tutti i colleghi che mi hanno preceduto.

Il secondo punto, e io do la mia piena solidarietà al collega Zanon, per quanto riguarda l’approccio a qualsiasi argomento. Qui noi non possiamo avere tabù. Noi dobbiamo esercitare fino in fondo lo spirito critico, perché è lo spirito critico, come abbiamo richiamato, per esempio, nelle linee programmatiche per la scuola che, secondo un insegnamento di Norberto Bobbio, ha un valore altissimo soprattutto per coloro che sono chiamati ad operare, non tanto e non solo in un ambito di legalità, ma soprattutto in un ambito di giustizia: è concetto più ampio. Io ritengo che, se un Consigliere, si chiami Zanon, si chiami Albertoni, si chiami un altro… che fa parte di questo consesso, ritiene che, nella sua libertà e nella sua professionalità, nella sua sensibilità - che deve essere anche civile e politica, di opinione pubblica, di riflesso di quello che noi facciamo nell’opinione pubblica - ritiene di dover aprire, chiedere l’apertura di una pratica, ha il pieno diritto di farlo e non è assolutamente lecito censurare un atto che è un atto legittimo.

Terza cosa. Io esprimo la mia piena solidarietà, l’ho testimoniato votando contro la delibera che prevedeva l’autorizzazione al Dottor Ingroia di andare in Guatemala. Ritengo che la Magistratura siciliana abbia svolto e svolga un ruolo fondamentale a presidio della democrazia e della libertà in questo Paese e, quindi, ritenevo e ritengo che fosse un errore aderire a una richiesta, sia pure autorevolissima dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, per cui un Magistrato, che è un Magistrato chiave di una importante inchiesta, importantissima inchiesta, piena di ombre e piena di problemi, andasse a fare cose - peraltro assolutamente rispettabili - in un altro continente.

Quindi, chiarito questo, arrivo rapidissimamente a una considerazione, ritengo che questa delibera, così come è stata presentata, non abbia un contenuto preciso. Io devo sapere su che cosa devo votare. Quindi, le voci critiche che si sono sollevate da più parti dicendo: “Mancano riferimenti”, io le faccio mie e dico che: mentre, sul piano dell’orientamento… , e il mio orientamento, tenuto conto di tutto questo, sarebbe di astenermi - ma, se non fosse modificata la delibera, io voterò contro; perché non ritengo che sia concepibile che, in una sede come questa, si voti una disparità. Se io guardo la precedente delibera che ho votato, quella che riguarda i rapporti tra il Senatore Mancino e il Dottor Rossi, c’è un’ampia documentazione che precisa l’oggetto; qui non c’è e quindi, chiedo l’integrazione nelle forme e nei modi in cui poi il Consiglio riterrà. Se questo non avvenisse, voterò contro. Contro la delibera, voglio precisare, non contro i codicilli e le glosse che sono state aggiunge appiccicate a questa delibera, perché, come diceva il Santo Monaco di Todi, non far oscura glossa ove chiaro è l’intento. L’intento è molto chiaro e, quindi, la delibera deve essere altrettanto chiara.

 
Presidente: Va bene. Il Primo Presidente.
 

Primo Presidente (Consigliere Lupo): Debbo dire che anche io sono nettamente contrario a che una delibera non indichi l’oggetto che viene preso in esame. Credo che sia un episodio, questo, da non confermare in altri casi, perché lo trovo estremamente negativo. La chiarezza di ciò che si sta a deliberare, superando ipocrisie o veli, è un valore per me fondamentale.

Ho sentito dal Consigliere Zanon, non ho letto - nessuno m’ha passato l’intervento completo del Procuratore Generale di Caltanissetta - ho sentito però passaggi ampi da parte del Consigliere Zanon e, sulla base di questi, io dirò quello che ho qui annotato.

Sono d’accordo sull’archiviazione, perché l’occasionalità del fatto e le circostanze del tutto particolari in cui l’intervento è stato pronunziato escludono l’incidenza di questo fatto sulle funzioni giudiziarie. Cioè, mi trovo d’accordo con l’ultimo passaggio della motivazione di questa delibera in cui si fa leva proprio su questa considerazione, che mi pare assorbente e che quindi giustifica il mio voto favorevole alla delibera.

Debbo però, e non avrei parlato, potrei fermarmi qui… debbo però dire qualche cosa su una certa sensazione di insoddisfazione che provo sulla motivazione nella sua globalità di questa delibera. Io credo che questa motivazione abbia un punto elusivo ed un punto mancante, fermo restando il mio giudizio, ripeto, che si è formato sulla base di quello che ho sentito, delle frasi riportate dal Consigliere Zanon. Il punto elusivo è quello che attiene al passaggio, per me molto importante, varie volte ripetuto dal Presidente della Repubblica, che anch’io ho ripreso in miei discorsi inaugurali, che le condotte dei Magistrati, lo stile dei Magistrati, la manifestazione del pensiero, diciamo, tutto, tutta la condotta del Magistrato nell’esercizio delle funzioni e fuori dall’esercizio delle funzioni non offuschi e metta in discussione l’imparzialità dei singoli Magistrati. Imparzialità che è un valore in sé come sostanza, ma che è anche un aspetto non meno importante di apparenza. Questo, a maggior ragione, va detto per dei capi degli uffici, per un Procuratore Generale, che è, appunto, nel territorio, nel Distretto, come sappiamo, la massima Autorità, insieme al Presidente di Corte d’Appello. E’ vero che è un P.M., ma è anche vera la considerazione che noi rivendichiamo questa appartenenza del P.M. alla Magistratura e, come diceva il Consigliere Zanon, questo non può non avere delle conseguenze anche sul piano dell’etica del Magistrato, che, appunto, con questo termine accomuna il P.M. e il Giudice. In altri ordinamenti in cui il P.M. non è un Magistrato, si può anche legittimare un qualche cosa di meno rigoroso che si richieda al Pubblico Ministero.

Ora, quindi, qui il discorso di fondo è: ma questo valore dell’apparenza di imparzialità è stato rispettato o meno? Ecco, io, qui, mi aspetterei un qualche cosa di più preciso, di più netto e mi sembra, invece, la delibera, dicevo, un po’ elusiva. Si afferma questo valore, ma non si esamina la fattispecie concreta in rapporto a questo valore; cioè, la sussunzione del caso concreto nella norma astratta qui manca, sostanzialmente, per dirla in termini con cui noi ci capiamo con più facilità.

Secondo motivo di insoddisfazione, rispetto alla motivazione, che, ripeto, però, non incide sulla mia adesione e sul dispositivo di archiviazione e, quindi, voterò a favore, dicevo, però, ho bisogno di dire queste cose, è un concetto che ebbi modo di esprimere quando ricordai, purtroppo per me molto dolorosamente, Loris D’Ambrosio nei funerali che si ebbero qui a Roma, su incarico del Presidente della Repubblica che mi incaricò di ricordare Loris D’Ambrosio. Cosa che feci con molta emozione e dissi però un concetto che aveva un valore nel quale credo molto. Io credo che l’epoca attuale si caratterizzi per un fatto estremamente negativo, che concerne un po’… che  tocca tutto il settore della giustizia. C’è un clima generalizzato, ecco, non parlo dei Magistrati, parlo di clima generalizzato di opinione pubblica di sospetto imperante verso tutto e verso tutti; ed è grave soprattutto quando il clima di sospetto generalizzato si indirizza contro le Istituzioni; perché questo porta a una sfiducia della collettività, del comune cittadino verso le Istituzioni e, quindi, è un primo segno di una crisi della democrazia. La crisi della democrazia ha bisogno di fiducia, di affidamento, di credere nelle Istituzioni. Io ho trovato, in qualcuno di questi passaggi che ha letto il Consigliere Zanon, questo clima di sospetto indiscriminato nei confronti di non si capisce chi. “Qui fra i presenti c’è gente che non dovrebbe stare”… Eh, ma chi sono, a chi, chi… ma a chi ci riferiamo? Cioè, io credo che, quando si sospetta così in modo indiscriminato e generico, non si faccia un’opera di educazione della collettività. E in questo trovo, e lo dico al Consigliere Rossi, una differenza fondamentale rispetto agli atteggiamenti di Borsellino. Proprio quello che ho sentito riportato di Borsellino, ma Borsellino parlava di nomi precisi, di fatti specifici, ma è tutto diverso allora il discorso, non è un sospetto generalizzato e indiscriminato, che è negativo per la democrazia, ma è qualcosa in cui si dicono dei fatti, delle persone, nei limiti in cui si possono dire, ovviamente, quando uno parla e con il rispetto dei limiti di legge. Però, mi sembrano condotte nettamente diverse, se non opposte. Una cosa è parlare indiscriminatamente di quello che così… di corruzione in generale; un’altra cosa, invece, è indirizzare il proprio rilievo, il proprio coraggio, anche, di posizione, perché occorre che si abbia coraggio, per l’amor del cielo. Mi fa piacere anche il voto positivo, perché non vorrei accomunarmi alla polemica di stampa che si è aperta su questo episodio, che mi trova nettamente dissenziente… Ecco, quello cioè di prendere posizione in modo coraggioso, sì, però in modo che non sia diseducativo per la collettività e per lo spirito di democrazia e di fiducia nelle Istituzioni, che deve esserci: deve esserci, anche in una regione come la Sicilia in cui si sono avute connivenze tra politica e Mafia, che nessuno discute, ma che occorre bene individuare e non possono, così, essere… in cui si accomunano tutti, in cui tutti poi vengono messi in pericolo con una sfiducia generalizzata che, a mio avviso, è molto, molto negativa. Lo dissi per Loris D’Ambrosio, ritengo essere un concetto che può operare in qualche passaggio, proprio mi è venuto in mente questo tipo di valore che per me è importante, in qualche passaggio che ho sentito dal Consigliere Zanon. Però, ripeto e torno al concetto iniziale, mi sembra estremamente negativo che si parli in una delibera e si valuti un qualcosa che nella delibera non è neanche parzialmente indicato e, su questo, esprimo il mio nettissimo dissenso.

 
Presidente: Consigliere Corder.
 
Consigliere Corder: Grazie, Presidente.

Io credo che vada ringraziato il Consigliere Zanon, perché, ancora una volta, ha consentito un ulteriore, un nuovo dibattito, questa volta, ahi lui, non solo qui dentro, ma anche all’esterno, un dibattito intorno alla difficile ricerca del punto di equilibrio tra la libertà di pensiero e il dovere di pacatezza e di continenza imposta a tutti coloro che svolgono pubbliche funzioni, ma che è imposto soprattutto ai Magistrati. Perché, occorrere rendersene conto, i Magistrati hanno un fardello in più rispetto a tutti gli altri, a tutti coloro che svolgono funzioni pubbliche, un fardello in più, che è il fardello della apparenza, dell’immagine. Ciò che conta non è solo una questione di sostanza, ma, per i Magistrati, è anche una questione di apparenza.

Quindi, non mi pongo neppure sotto un profilo, sul piano di legittimità, della legittima richiesta di apertura di una pratica, ma io dico, vado oltre, dico che è stata una richiesta utile; utile perché ha consentito, di nuovo, un dibattito come questo, come questo odierno e come quello che si è sviluppato fuori di qui.

Dico subito che io tento e cerco di pormi, almeno personalmente, per quanto mi riguarda, in linea di coerenza con quanto è stato scritto e deliberato nella pratica e nella delibera Ingroia. La delibera Ingroia ha alcuni punti di contatto con questa delibera, anche lì si poneva la questione e la ricerca di questo punto di equilibrio. E’ un punto di equilibrio che va costantemente ricercato, non si devono perdere occasioni per una ricerca approfondita di questo punto di equilibrio, che è un punto di equilibrio fondamentale, come ha detto giustamente il Primo Presidente, per la credibilità delle Istituzioni. E questa ricerca, quindi, va fatta a qualsiasi costo, senza che vi siano persone intoccabili; quindi in qualsiasi caso si ponga la questione del difficile equilibrio tra libertà di pensiero e dovere di continenza del pubblico ufficiale o del Magistrato in particolare.

E, allora, io, tentando di rimanere nel solco di quella decisione che mi ha visto favorevole: la delibera Ingroia e prendendo atto di ciò che ha detto in apertura il Consigliere Zanon, ovverosia che questa delibera è frutto di passaggi sofferti e di ricerche di punti di condivisione; credo che ci sia una differenza sostanziale e, se si legge chiaramente la delibera Ingroia, lo si vede in maniera molto chiara e trasparente. Quella delibera aveva detto in sostanza che i toni usati dal collega erano toni eccessivi, che andavano oltre il limite della continenza, ma vi era un quid pluris che consentiva una sorta, diciamo, uso un termine atecnico in questo senso, ma tanto per capirci: una sorta di sanzione, era il luogo in cui quelle cose sono state dette e il luogo era un congresso di partito politico. Lì era evidente, palese il vulnus a quello fardello che hanno i Magistrati, cioè, la questione della apparenza che va al di là della sostanza dei loro comportamenti. Allora, in quel caso, quel luogo era il luogo che connotava quei toni eccessivi, tanto da farli divenire toni eccessivi, fra virgolette, “sanzionabili”.

In questo caso, i toni restano eccessivi, ce lo ha detto bene il Primo Presidente. Sono eccessivi non tanto e non solo nella foga o nei termini usati, ma nella loro genericità e la genericità crea sospetto. Il sospetto travolge tutti, anche coloro che creano il sospetto: prima o dopo. Quindi, questa eccessività è una eccessività che andrebbe in qualche modo indicata. Ciononostante, vi è una netta differenza rispetto alla delibera Ingroia, perché qui il luogo è completamente diverso, non è un luogo che connota quelle dichiarazioni e quei toni eccessivi sotto il profilo dell’apparenza e dell’immagine d’imparzialità. Questa è la distinzione fondamentale di quel solco e di quella ricerca che abbiamo iniziato con un dibattito approfondito con la delibera sul collega Ingroia. Questo è l’elemento di differenza, qui il luogo è un luogo di commemorazione, non è un luogo di esercizio della attività politica. Il luogo di commemorazione, di per sé, ontologicamente, richiama, impone, consente, consente anche toni che facciano richiamo a sentimenti, emozioni, e i sentimenti e le emozioni chiedono enfasi. E’ qualcosa di naturale chiedere enfasi. Allora, è evidente che, sotto questo profilo, la delibera oggi approvata ha un suo sviluppo che è, per certi versi e forse anche il Consigliere Zanon finendo per non votare contro se ne rende conto, è una sorta di continuazione rispetto a quel percorso iniziato con la delibera Ingroia, perché qui il luogo è completamente diverso. Resta il fatto che è una delibera monca, perché non porta a dirette conseguenze, almeno una stigmatizzazione dell’eccessività dei toni; ma il luogo, diciamo così, è salvifico da questo punto di vista. Così come è una delibera che andrebbe - per cui io chiedo anche un ritorno in Commissione – debba assolutamente essere, avere come contenuto le frasi riportate e affermate dal collega Scarpinato. E’ come… Qui so che non è una sentenza, ma è come una sentenza che discutesse dell’interpretazione di un contratto senza il testo del contratto. E’ come se discutessimo, in una sentenza penale, di diffamazione e non fosse riportata la frase diffamatoria.

Quindi, è un’operazione che chiedo fortemente al Plenum, un’operazione di trasparenza. Noi tutti Consiglieri sappiamo che cosa ha detto Scarpinato, c’è nel fascicolo, basterebbe andarselo a vedere, ma è una delibera pubblica e l’opinione pubblica ha diritto di sapere di che cosa abbiamo discusso.

Quindi, questa è una richiesta formale, eventualmente, di ritorno in Commissione, perché occorre… o di emendamenti, assolutamente, non c’è nessun problema sotto il profilo formale, ma va assolutamente detto.

Per questo motivo, io, ovviamente, voterò a favore, in continuità e con le precisazioni che ho fatto, in continuità con la delibera Ingroia.

 

Presidente: Ha chiesto di intervenire il Consigliere Marini sul rientro in Commissione.

 

Consigliere Marini: Io mi ricollego all’ultima parte dell’intervento del collega Corder e alla prima parte dell’intervento del Primo Presidente, che io condivido, diciamo, al novantanove per cento.

Questa… E vorrei chiedere al Consigliere Nappi, che è sempre così puntuale, di fronte a una delibera di questo genere, l’unico dubbio è se è una delibera nulla o inesistente. Ecco, questo, questo, io, poi una volta chiarito questo, poi dormo bene questa notte.

Ora, mi sembra a me che la delibera non sia nulla, invalida, ma sia inesistente. Qui si parla delle frasi, si riportano, del Capo dello Stato, sulle quali mi pare possiamo essere tutti d’accordo, no? Poi, si parla, e chiedo scusa anche su questo, di un discorso che ha pronunciato il Dottor Scarpinato, che io ignoro quale sia, ma dico lo ignoro non polemicamente, perché lo ignoro proprio. Ora, non riesco, diciamo, a non ravvisare una certa contraddizione in quanto hanno detto il Collega Pepe e Rancanelli quando hanno detto: “Non si riporta niente, ma io voto a favore”. Questa è… Non so se avete letto, ma penso senz’altro che avete letto  “Il processo” di Kafka, questa mi sembra una vicenda simile. Ora, io quindi…non è che qui un problema di ritorno in Commissione; è un problema di sistemare una delibera che, allo stato, oltre che illegittima, è inesistente. Io, questa, la vorrei far vedere come esempio di come non si devono fare le delibere. Collega Giostra, lei è stato così bravo, ho sentito continenza, la cosa dei toni, eccetera, è riferito al Capo dello Stato questo discorso o al Dottor Scarpinato? Il Dottor Scarpinato non si capisce quello che ha detto.

Quindi, chiederei, Presidente, no, ma questo è un problema di tutela anche dei Consiglieri, no, che devono essere informati del contenuto: che questa delibera ritorni necessariamente in Commissione per avere un contenuto accettabile, diciamo, dal punto di vista perlomeno formale. Poi, ognuno farà le sue valutazioni e valuterà se quello che ha detto il Dottor Scarpinato o meno sia possibile di consenso, di assenso o di astensione o meno critica. Tutto qua.

 

Presidente: Grazie. Allora, chiedo scusa, Consigliere Vigorito, forse è opportuno che il relatore, credo anche a nome dell’altro correlatore, faccia una precisazione, come dire, sul modus procedendi, che, probabilmente, così, serve anche a evitare che si continui a discutere intorno a una questione che probabilmente è superata.

 

Consigliere Vigorito: Francamente, non credo che sia la prima volta che una delibera viene fatta in questo modo. Comunque, per evitare discussioni di questo genere e patologie negoziali e provvedimentali di ogni tipo, la proposta dei relatori è di inserire, a pagina 103, in coda, dopo le parole “per interventi di propria competenza.”, punto, si riporta di seguito il testo del discorso del Dottor Scarpinato. Dopodiché verrà riportato integralmente il testo del discorso che verrà nel frattempo distribuito, mentre la discussione continua a tutti i Consiglieri.

 
(Scambi di battute fra più Consiglieri fuori microfono).
 
Presidente: Va bene. Ovviamente, per chi non l’ha letto.
 

Consigliere Vigorito: Il fascicolo è fuori, per la verità, perché si tratta di un testo universalmente noto.

 

Presidente: Va bene. Va bene. Va be’, mi pare una precisazione che viene incontro a molti interventi che l’avevano sollecitata e che quindi mi auguro anche eviti che ci si debba continuare a ritornar sopra e a discuterne.

Consigliere Di Rosa.
 

Consigliere Di Rosa: Sì, grazie, Presidente. Ho io il fascicolo, l’ho qua e avrei detto delle cose superate di fatto dall’emendamento per quello che riguarda la strutturazione del testo della delibera. Quindi, ne faccio a meno. Ne faccio a meno, anche se il testo del discorso del Dottor Scarpinato non è nemmeno allegato alla richiesta di apertura della pratica, è stato acquisito dalla Commissione nel passaggio istruttorio, diciamo così, perché erano riportate agenzie di stampa…

 

Presidente: Va be’, Consigliere Di Rosa, però, abbiamo detto, non parliamo di quello che è superato.

 
Consigliere Di Rosa: Certo, sì, sì, sì.
 
Presidente: L’abbiamo integrato.
 
Consigliere Di Rosa: Sì, sì, sì, esatto.
Venendo al merito, volevo solo accentuare due passaggi.

E’ stato detto tantissimo sulla manifestazione del pensiero. Credo che bisogna compiere anche un passaggio di natura tecnica sulla sussistenza dei presupposti per l’applicazione della normativa invocata a sostegno della apertura della pratica, che richiede una verifica della mancanza dei presupposti di indipendenza e imparzialità a seguito delle dichiarazioni in capo al Magistrato. Questo deve fare il Consiglio. Il Consiglio non deve fare dichiarazioni di massima, non deve fare… Può fare quello che vuole, il Consiglio, ma, diciamo, l’argomento concreto, l’argomento tecnico su cui la delibera si interroga è questo: la verifica della assenza della indipendenza e della imparzialità a seguito di queste dichiarazioni.

Sotto questo profilo, ho segnato, e appunto per questo ho preso il fascicolo, la delibera riporta correttamente, a mio avviso, i passaggi dello stesso Dottor Borsellino, virgolettati, sui quali il Dottor Scarpinato ha reso le sue dichiarazioni. Sono passaggi riguardanti, lo vedrete leggendo il testo delle dichiarazioni del Dottor Scarpinato, che così comincio ad illustrare, sono passaggi riguardanti dichiarazioni rese dal Dottor Borsellino di questo genere: “Lo Stato non si presenta con la faccia pulita. Che cosa si è fatto per dare allo Stato un’immagine credibile? La vera soluzione sta nell’invocare e lavorare affinché lo Stato diventi più credibile. Io non mi sento protetto dallo Stato. La vita è stata un atto di amore verso la città e la terra che ha generato”. Si fa riferimento a dichiarazioni dei Sostituti della Procura di Marsala, che hanno detto il giorno 4 Luglio 1992: “La morte di Giovanni e Francesca è stata per tutti noi la morte dello Stato in Sicilia”. Queste sono le dichiarazioni sulla cui base (adesso verranno messe a disposizione di tutti)  sulla cui base si articola il testo commemorativo, che ha una strutturazione evocativa e di suggestione, io direi anche teatrale, se mi permettete questa espressione; perché il contesto, e ciò giustifica e specifica anche l’articolazione del voto che viene fatta, è un contesto di tipo, appunto, altamente drammatico e altamente commosso, emotivamente commosso. Questo giustifica, a mio avviso, la genericità delle affermazioni di cui si doleva il Presidente Lupo ed è questo che interrompe quella… e non crea, diciamo così, quel messaggio di sfiducia e di disvalore che si potrebbe ricavare probabilmente non leggendo il contesto e non partendo dal dato normativo, che è perdita di indipendenza e di imparzialità, non altro, partendo dal dato tecnico, dicevo, e pervenendo alla situazione, all’occasione nella quale il testo è stato reso.

Vorrei infine evidenziare, perché mi ha un po’ stupito, se devo essere sincera, una serie di considerazioni, di criticità, diciamo così, a una delibera che a me pare, invece, molto completa proprio per quello che dice. Mi sembra, ecco, importante sottolineare la parte finale della delibera, che fa riferimento alle “delicate attribuzioni del Procuratore Generale, che richiedono senso della misura e particolare cura nell’esternazioni pubblica in dipendenza del ruolo istituzionale coperto”. Ciò, a mio avviso, ha assorbito la gran parte degli interventi che sono stati resi in questa sede. Quindi vi sono… bisognerebbe forse leggere nell’interezza tutta la delibera per averne contezza completa.

E si specifica poi che “La testimonianza resa nella forma di una lettera ideale indirizzata a Paolo Borsellino - quindi, una testimonianza che non è una proclamazione di intenti, né alla Nazione né alle Istituzioni presenti - pur caratterizzata da toni emotivi e fortemente evocativi, comprensibili per il contesto commemorativo – e, quindi, si contestualizza la vicenda e la situazione nella quale questa testimonianza è stata resa - non incide sulle funzioni giudiziarie”.

Io credo che la lettura di questa delibera nella sua complessità, nella sua interezza e tenendo presente l’obiettivo principale, laddove non si voglia dire altro. Vedete, perché qua il problema è se noi vogliamo dire altro: cioè se noi vogliamo usare una situazione per dire altro.

Detto questo, se noi facciamo, appunto, questo tipo di costruzione, secondo me, riusciamo ad arrivare, come io arrivo convintamene, a un voto favorevole alla proposta di delibera.

Sotto il profilo dello stile argomentativo della delibera, devo dirvi, infine, che mi pare assolutamente in linea con tutte quelle che sono state fatte. Quindi, voterò ovviamente nel senso dell’emendamento proposto, ma solo, diciamo così, pro bono pacis, non già perché ne sono convinta, basta studiare il fascicolo prima e così si conosce il contenuto delle dichiarazioni.

 
Presidente: Va bene.
Consigliere Vigorito sull’ordine dei lavori.
 

Consigliere Vigorito: Volevo avvertire tutti i Consiglieri che è stato presentato l’emendamento integrativo. Credo che sia giusto, anche per consentire a tutti di avere una percezione complessiva del senso della delibera, chiedere che la prosecuzione del dibattito, insomma, sia fissata nel pomeriggio, quindi ci sia un rinvio del dibattito per il Plenum pomeridiano, anche perché, insomma, sono anche relatore di un’altra pratica, che verrà sicuramente rinviata, che è quella, diciamo, pubblica in cui il collega Lamorgese deve essere interessato, che non si farà per un problema procedimentale.

 
Presidente: Va bene. Grazie, mi pare una proposta saggia.
Consigliere Romano.
 

Consigliere Romano: Volevo soltanto chiedere un chiarimento, perché non ne sappiamo il contenuto, se l’emendamento ribilancia complessivamente la proposta o si limita ad aggiungere il testo della lettera di Scarpinato alla identica formulazione che, a questo punto, rimarrebbe ulteriormente asfittica.

 
Consigliere Vigorito: E’ solo un inserimento.
 
Presidente: No, è la seconda ipotesi.
 

Consigliere Vigorito: Esatto. E’ solo un inserimento del discorso.

 
Presidente: E’ la seconda ipotesi. Allora, scusate…
 
Consigliere Virga: Sull’ordine dei lavori.
 
Presidente: Sì, Consigliere…
 

Consigliere Virga: Siccome anch’io proponevo un emendamento, dico, se posso intervenire ora, ma il mio intervento durerà non più di qualche minuto e indicherò poi la ragione, così si può riflettere anche su questo aspetto.

 

Presidente: Sì, però, se, oltre a riflettere, lei ce lo scrivesse, lo distribuiremmo.

 

Consigliere Virga: E’ talmente breve, che son tre parole nella parte…

 

Presidente: Va be’, allora, però, si limiti ad illustrare l’emendamento, perché poi così rinviamo al pomeriggio, considerando chiuse le iscrizioni a parlare allo stato.

 

Consigliere Virga: Allora, Presidente, lo dico soltanto così: a pagina 105, al quint’ultimo rigo, dopo la parola “non incide”, inserire: “anche per il suo carattere occasionale”.

 

Presidente: Consigliere Vigorito e Sciacca avete visto?... In cui sono stati usati “non incide”… l’ha trovato?

 
Consigliere Virga: “anche per il carattere occasionale”.
 
(Intervento fuori microfono di un Consigliere).
 

Presidente: “Contesto commemorativo” comincia la riga.

 
Consigliere Virga:  “non incide”…
 

Presidente: “non incide anche per il suo carattere occasionale”.

Va be’, i relatori rifletteranno anche su questa proposta.
 

Consigliere Virga: Lo posso anche illustrare o lo illustrerò all’inizio?

 
Presidente: Nel pomeriggio.
 
Consigliere Virga: Va bene.
 

Presidente: Va bene. Allora, la seduta è rinviata alle 16.30. Si intendono chiuse le iscrizioni a parlare su questo argomento.

 
(Intervento di un Consigliere fuori microfono).
 
Presidente: Sì, sì, sì, comprese le repliche.
 
La seduta del Plenum viene aggiornata alle ore 16.30.
 
Riprende la seduta del Plenum.
 

Presidente: La seduta è aperta. Chiedo scusa, ma il sovrapporsi dei lavori del Comitato di Presidenza e con anche relative audizioni hanno ritardato, ahimè, il nostro inizio di Plenum.

Allora, torniamo e chiudiamo. Consigliere Sciacca, sull’ordine dei lavori?

 
Omissis…
 

Riprendiamo e finiamo, per cortesia, il nostro dibattito sul caso Scarpinato. Toccava intervenire al Consigliere Virga, ne ha facoltà.

 
Consigliere Virga: Sì, grazie, Presidente.
Io non volevo intervenire in questa pratica e spiego pure le ragioni.
 
Presidente: Può sempre rinunciare.
 

Consigliere Virga: No, stavolta, no, no, no. Diciamo che sono stato tirato, a un certo punto, e dirò anche perché.

Non intendevo intervenire non perché, in tutte le questioni che riguardano la Mafia, bisogna fare attenzione, bisogna misurare le parole, come si è detto stamattina. Le parole vanno dette, ma, soprattutto, vanno dette però con chiarezza e con forza quando si toccano questi argomenti e il silenzio e la confusione è ciò che vuole la Mafia. Quindi, è giusto che noi si parli di questo argomento, ma si deve parlare con assoluta chiarezza.

Vorrei fare una rivendicazione per quanto riguarda il Consiglio, perché il Consiglio è stato sempre vicino ai colleghi che si sono impegnati in questi delicatissimi processi di criminalità organizzata, anzi, se qualcosa devo dire è che proprio non tutti sono intervenuti allorché vi sono stati degli attacchi. I provvedimenti vanno criticati, anche i Magistrati, ma vanno i criticati dopo la lettura delle motivazioni, perché questo è ciò che richiede l’esercizio responsabile delle proprie funzioni.

Ora, dicevo, non volevo intervenire sostanzialmente per due ragioni. La prima, per me la più forte, è per, non lo nascondo, il coinvolgimento emotivo che queste vicende mi provocano, per avere vissuto di persona - insieme ad altri colleghi che provengono da quelle zone - di persona delle tristissime vicende, Tristissime sotto tanti profili, tristissime per tutto ciò che è stato preceduto, per come si sono svolte, ma anche tristissime per il dopo di queste vicende. Ho visto con grande, veramente, tristezza, avversari diventare amici, improvvisamente. Ho visto tante cose che ritengo è meglio non ricordare in questa sede.

Non volevo intervenire anche per una sostanziale condivisione. Una sostanziale condivisione non tanto per il metodo – e qua vorrei un attimo richiamare quanto ha detto la collega Di Rosa stamattina che dice: “Sì, ma il provvedimento, l’intervento era presente nel fascicolo, chiunque voleva se lo poteva leggere”… Sì, questo è perfettamente vero, solo che però noi non facciamo delle delibere autoreferenziali, non è che servono a noi le delibere, le delibere servono all’esterno, servono ai cittadini. Devono essere portate a conoscenza le cose di cui noi discutiamo e non penso che possiamo pretendere che anche altri, persone estranee al Consiglio, vadano a leggere il contenuto della documentazione che abbiamo.

E una condivisione sicuramente per le conclusioni di merito. Le conclusioni di merito, laddove si pone l’accento alla necessità di fare riferimento a un senso di misura, alla particolare cura nelle esternazioni pubbliche. Sono passaggi che condivido e condivido integralmente, però avvertivo, e ne ho fatto oggetto dell’emendamento che ho proposto, avvertivo la necessità di integrare questa motivazione e integrare questa motivazione con riferimento al carattere episodico od occasionale della vicenda, che credo che sia un passaggio motivazionale rilevante anche perché è quel passaggio motivazionale che noi abbiamo utilizzato in un recente caso, richiamato pure stamattina, che riguardava il collega Dottor Ingroia, dove l’archiviazione si fondava soprattutto sul carattere occasionale. Ora, io condivido questa impostazione, la condivido pienamente, sulla occasionalità. Ora, io credo che proprio nella vicenda che ha riguardato il Dottor Scarpinato, proprio in questo caso, forse a differenza di altri, l’occasionalità c’è proprio. Quindi, spiegare anche questo passaggio nella nostra motivazione credo che sia utile.

Poi, vi sono due questioni che mi hanno indotto, diciamo, sentendo i colleghi, mi hanno indotto a prendere la parola, perché ho avuto l’impressione che, nel dibattito di oggi, si sia leggermente spostato il tiro rispetto a quello che è l’oggetto della questione che ci è stata sottoposta. Ho sentito dire qualche collega che stimo tantissimo: “Ah, io non avrei aperto la pratica”, oppure, addirittura: “Non bisognava aprire la pratica”. Eh, no, io, su questo punto, non assolutamente d’accordo. Noi, la pratica, la dovevamo aprire, non tanto, l’ho già detto in altra occasione, perché è un diritto dei Consiglieri aprire la pratica, non tanto perché vi erano ragioni di opportunità, ma perché vi erano ragioni di necessità di aprire questa pratica. Perché queste ragioni di necessità? Perché organi di stampa avevano fatto oggetto di numerosi interventi sulle pagine dei giornali per questa iniziativa del Dottore Scarpinato. E apro e chiudo soltanto una piccola parentesi, queste ragioni di necessità c’erano anche per l’altra pratica che abbiamo esitato stamattina. L’apertura di una pratica non significa cercare di colpire qualcuno. L’apertura di una pratica può significare e deve significare, anzi, fare chiarezza all’interno dei nostri uffici di ciò che sono dei pilastri, degli elementi fondamentali dell’attività del Magistrato.

Oggi, si è parlato della pratica che ha riguardato il Dottor Rossi non certamente per colpire il Dottor Rossi, ma quelle intercettazioni erano finite sugli organi di stampa. Tutti noi, io per primo conosco il Dottor Rossi, conosco la sua integrità morale, conosco la professionalità del Dottor Rossi, però credo che sia stato opportuno aprire quella pratica, perché si è dato pubblicamente atto di quelli che sono stati i vari passaggi, nei quali, senza alcuna, diciamo, iniziativa particolare del Dottor Rossi, però, purtroppo, è rimasto coinvolto in questa pratica. Se tutto fosse rimasto fra le righe di qualche articolo di giornale o fra qualche spiffero o voce all’interno degli uffici giudiziari, io credo che non avremmo fatto un buon servizio all’Amministrazione. L’avere chiarito tutti quanti i passaggi e l’avere chiarito che nulla, nessun tipo, nessuna forma di coinvolgimento responsabile o anche senza colpa del Dottor Rossi in quella pratica ci sia stata, credo che sia stato utile per la giurisdizione e sia stato utile anche per il Dottor Rossi.

Perché, mi chiedo, ma non spetta al Consiglio, a un certo punto, fissare dei paletti? I Magistrati a chi devono rivolgersi per avere risposta sui comportamenti, sui singoli comportamenti? Non possono che rivolgersi al loro organo di governo autonomo, perché, se non è il Consiglio Superiore, ma chi deve dare un elemento di chiarezza?

E la riprova della necessità di questo elemento di chiarezza è proprio data dal nostro dibattito, perché, diciamo, questa pratica credo che abbia indotto ciascuno, cioè, ciascun Consigliere a dire la sua sulla questione.

E’ stata lungamente discussa in Commissione, è stata probabilmente oggetto di mediazioni, però devo dire che su queste cose non si deve mediare, si deve essere chiari e netti, di fronte ai Magistrati, di fronte ai cittadini e di fronte agli organi di stampa, perché noi dobbiamo contribuire, abbiamo il compito di contribuire alla correttezza dell’informazione, quindi la chiarezza è sempre opportuna, necessaria, direi.

Quindi, non mi sembra giusto quasi mettere sotto processo chi esercita le proprie prerogative istituzionali, al quale, come ha già detto il Consigliere Corder, anzi, gli dovremmo essere grati per avere consentito questo pubblico dibattito.

Nel merito. Nel merito, voglio fare soltanto alcune piccole annotazioni.

Io non sono tanto d’accordo su quegli interventi che mirano a giustificare il comportamento del…

 

(Il Presidente richiama il Consigliere Virga affinché concluda il suo intervento).

 

Consigliere Virga: Ho finito proprio, Presidente. Mirano a giustificare il comportamento…

 

Presidente: No, quello che mi preoccupava era il cenno al merito.

 

Consigliere Virga: No, no… che mirano a giustificare il comportamento del Dottor Scarpinato con il richiamo a Falcone e a Borsellino. Sono stanco di questi continui richiami, di questo tirare le giacche. Ricordiamo i nostri eroi per ciò che hanno fatto, per i risultati conseguiti, per le innovazioni che hanno introdotto, per le loro professionalità, che noi abbiamo il dovere di far conoscere ai giovani. Ricordiamoli per il sacrificio che hanno chiesto a se stessi e ai loro cari, ma non li ricordiamo per ciò che non hanno mai fatto e non si può evocare l’ultimo pubblico discorso di Paolo alla Biblioteca Comunale di Casa Professa. E’ vero, Borsellino accompagnava al rigore il forte senso delle Istituzioni e non ha mai fatto distinzione tra Mafia e Stato nel momento in cui essi cooperavano per fini comuni; ma, quando ciò ha fatto, lo ha fatto da Magistrato, lo ha fatto sulla base di prove, non con generiche pubbliche affermazioni di sapore più mediatico che giudiziario.

E non sono neppure d’accordo, lo devo dire, con il Consigliere Corder quando giustifica questo intervento con riferimento al particolare contesto. Sono contesti totalmente diversi rispetto a quello dell’ultimo discorso di Paolo Borsellino: lì eravamo a un mese dopo la Strage di Capaci, Paolo Borsellino parlava sapendo di essere la vittima designata, oggi la vicenda che ci riguarda è avvenuta venti anni dopo, quando, con tutta l’emotività possibile e immaginabile, non è sicuramente quel contesto che purtroppo si è vissuto nel 1992.

E, allora, riportiamo tutto alla realtà dei fatti e, riportando tutto alla realtà dei fatti, qua mi pare che non ci sia nulla, non c’entri il libero di esercizio del pensiero dei Magistrati, che credo che nessuno abbia messo in discussione. C’entra l’obbligo della continenza e c’entra perché ce lo dice il Capo dello Stato, è stato richiamato da diversi Consiglieri, è stato richiamato nella stessa delibera.

 
Presidente: Consigliere Virga, la prego, concluda.
 

Consigliere Virga: C’entra il riferimento alla posizione apicale - ho veramente chiuso - alla posizione apicale del Dottor Scarpinato, che impone una maggiore attenzione.

E, allora, detto questo, d’accordo per l’archiviazione. Sì sulle motivazioni laddove hanno fatto riferimento al richiamo al senso di misura, alla particolare cura delle esternazioni pubbliche. Sì anche alla occasionalità di questo intervento, perché, obiettivamente, oltre questo, non ci sono stati altri interventi del Dottore Scarpinato. E, per questo, insisto perché si tenga conto da parte del Plenum dell’emendamento che ho proposto e anticipo, ma l’avrei detto soltanto in sede di dichiarazioni di voto, che condivido la delibera di archiviazione, la condivido di più se integrata ulteriormente nella motivazione.

Grazie e chiedo scusa per…
 
Presidente: Grazie a lei.
Consigliere Carfì.
 

Consigliere Carfì: Allora, io credo che i discorsi come quello di cui parliamo, cioè, del discorso fatto dal Dottor Scarpinato, a Palermo, nella occasione che sappiamo, andrebbero sempre letti, ancor prima del Plenum, mi permetto di dire, nella loro interezza, perché, estrapolare come è stato fatto nel corso del dibattito una frase o l’altra dal contesto, rischia ovviamente di essere fuorviante. Come sempre è fuorviante, come quando, ad esempio, su questo o quel giornale, troviamo pubblicato solamente un passaggio, ad esempio, di una sentenza, senza tutto il resto che magari gli sta intorno e che inquadra una determinata frase, un determinato passaggio in un certo modo, anziché, appunto, in un altro.

Ora, questa è mia personale opinione, ma, se leggiamo integralmente l’intervento del Dottor Scarpinato, che, appunto, avevo letto nella sua interezza prima che venisse allegato all’odierna proposta, io credo che non si possa certamente concludere, come ho sentito spesso dire oggi, che il Dottor Scarpinato abbia lanciato generici sospetti, così, a cascata. Ma, al contrario, secondo me, il Dottor Scarpinato ha rappresentato, con parole certo emotivamente coinvolgenti, come è giusto che sia in una circostanza del genere, dei fatti storicamente inoppugnabili. Fatti storicamente inoppugnabili perché fanno parte, purtroppo, questi fatti, lo ha già sottolineato qualche altro collega prima intervenuto, poi lo sappiamo tutti, del patrimonio storico, ma purtroppo anche dell’attualità del nostro Paese.

E, allora, leggo io qualche passaggio dell’intervento del Dottor Scarpinato, ovviamente raccomandando l’integrale lettura del suo intervento, per esempio, il primo: “Un Paese nel quale lo Stato non era considerato credibile, non era considerato credibile e rispettabile perché, agli occhi dei cittadini, si presentava con i volti impresentabili di Deputati, Senatori, Ministri, eccetera, eccetera, che con la mafia aveva scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune”. Questo non credo proprio che sia un sospetto, è un fatto storicamente tanto inoppugnabile, comprovato da innumerevoli sentenze, oggetto di saggi, libri, film, che non varrebbe neppure la pena ovviamente di commentare.

E, quando si afferma ancora nell’intervento del Dottor Scarpinato che, per tenerci nascosta la verità, cioè, sulla morte di Falcone e Borsellino, è stato fatto di tutto e di più, e si cita la sparizione della famosa agenda rossa, la comparsa di falsi collaboratori, lo sappiamo tutti, è stato detto qualcosa di inopportuno? - questa è una domanda che faccio - qualcosa che va al di là del limite dell’opportunità?... O non piuttosto, semplicemente, sono stati ricordati fatti storicamente inoppugnabili? Io non so chi possa contestare quello che è stato detto appunto in questa circostanza.

E, ancora, la frase iniziale, che è quella che sicuramente avrà maggiormente colpito dell’intervento del Dottor Scarpinato. E’ una frase certamente forte, però invito a considerare che c’è un avverbio in questa frase, che non sempre è stato letto, un avverbio che, forse, sapientemente è stato usato, me ne rendo conto, è stato sapientemente usato da chi, evidentemente, sa parlare, ma è un avverbio che non può non essere letto, perché la frase dice testualmente: “Stringe il cuore vedere talora, tra le prime file, anche personaggi la cui condotta di vita”, eccetera, eccetera. “Talora”, non “ora”, “in questo momento, davanti a me”, “talora”. Poi ognuno lo interpreta ovviamente come vuole, ma “talora”, è un avverbio che decontestualizza, lo si voglia o no, ed è un’espressione certo dura, ma è vera, perché la consapevolezza delle commistioni Mafia-Istituzioni nel nostro Paese è orami, per fortuna, e per fortuna lo è, questa consapevolezza, un fatto, anche questo, storicamente inoppugnabile, credo.

E, infine, mi avvio rapidamente a concludere, la frase finale, anche questa citata. Ora io mi chiedo se è inopportuno affermare e riaffermare la dignità e la forza dello Stato? Perché questo si fa nella frase finale, affermare la dignità e la forza dello Stato, e Stato è usato con la “Esse” maiuscola nella trascrizione dell’intervento del Dottor Scarpinato, come è giusto che sia. “…Stato – si dice in questa frase – che non si fermerà fino a quando verità e giustizia non saranno raggiunte”. Io non credo che questa frase sia inopportuna. Non lo è ancora, ma io spererei, ad esempio, che l’auspicio del Dottor Scarpinato in questa frase conclusiva e di tanti altri servitori dello Stato, non solo Magistrati, tanti altri servitori dello Stato, riuscisse a diventare anch’esso, questo auspicio, un giorno, un fatto storicamente inoppugnabile come tutti gli altri.

E, allora, concludendo, è pacifico, dal mio punto di vista, che nessun provvedimento, ma credo che questo lo si dica tutti. Tutti. Quindi, alle volte, si ha la sensazione che non si comprende bene di cosa si sta parlando fino in fondo, questa è una mia, ancora, qua, del tutto personale impressione - E’ pacifico che  nessun provvedimento di competenza della Prima Commissione ricorra in questo caso, essendosi in presenza di una legittima manifestazione del pensiero. L’hanno detto tutti, per me è anche un’alta manifestazione del pensiero e, forse, è questa la differenza con qualche altro intervento.

Ed è per questo, pur rispettandolo, ovviamente, che non comprendo il fondamento, diciamo così, delle astensioni o dei voti contrari che sono stati preannunciati, perché non riesco a comprendere e a individuare il superamento del peraltro assai vago concetto di opportunità, che è un concetto estremamente vago. Ci sono provvedimenti di competenza della Prima Commissione da prendere? No. E’ una libera manifestazione del pensiero? Sì. Ci sono profili di inopportunità specificatamente indicati? Dal mio punto di vista, no. Mi riesce difficile comprendere addirittura preannunciati voti contrari.

A dire il vero, personalmente, e qui chiudo veramente, penso che sia una fortuna per il nostro Paese che vi siano stati e vi siano tuttora uomini dello Stato, anche qui ribadisco, non solo Magistrati, che ancora conservano questo senso delle Istituzioni e questa vera tensione morale che non ha nulla a che vedere con i facili moralismi spesso appunto imperanti.

Per questo, convintamene, voterò la proposta di piena archiviazione.

Una parola sola sull’emendamento proposto dal Consigliere Virga. Secondo me, se verrà accolto, rende contraddittoria la motivazione. Perché la motivazione, per così com’è impostata, ci dice che il discorso del Dottor Scarpinato va archiviato, cioè, che la questione va archiviata perché la testimonianza, resa nella forma di una lettera ideale indirizzata a Paolo Borsellino, seppur caratterizzata da toni, qui non si dice inopportuni, sia chiaro, da toni emotivi… - Eh, ci mancherebbe altro, era una commemorazione di un certo tipo, livello, io non sono siciliano, ma credo che lo comprendiamo tutti, anche se il mio cognome lo è. - Toni emotivi e fortemente evocativi, comprensibili per il contesto commemorativo in cui sono stati usati. Se noi inseriamo, per cui, vi si dice, “tutto questo non incide sulle funzioni giudiziarie essenziali”. Eh, quindi è un’archiviazione piena, non perché il comportamento è occasionale. Se noi inseriamo il comportamento occasionale, dobbiamo dire allora che questo discorso, tutto questo intervento era altamente inopportuno! Altamente inopportuno; ma, siccome è occasionale, archiviamo e, allora, bisogna rifare tutte la motivazione.

 

Presidente: Consigliere Cassano, ultimo intervento.

 

Consigliere Cassano: Sarò brevissimo, specie dopo l’intervento del Consigliere Carfì che condivido integralmente. Credo che sia stata opportuna l’acquisizione del discorso di Scarpinato sotto tanti punti di vista, tra l’altro rende interessante il nostro documento, che altrimenti sarebbe stato, come dire, piatto e non avrebbe lasciato trasparire nulla della bella discussione di oggi. Discussione che credo abbia visto tutti quanti d’accordo su un passaggio, tranne qualche differenza di accento. Si tratta di un caso di libertà di manifestazione del pensiero ed è, questo, un diritto che compete a tutti e del quale i Magistrati non possono essere privati. Questa considerazione fa sì, a mio avviso, che l’emendamento proposto dal collega Virga sia fuorviante, perché fa sì, in qualche modo, che la legittimità dell’intervento di Scarpinato si riconosca e si riconduca al carattere di occasionalità delle cose dette e, quindi, delle circostanze di tempo e di luogo in cui esse sono state profferite; mentre esse trovano fondamento proprio nella libertà di espressione del pensiero. Ma, si dice e si è detto, qui conta anche molto il modo, oltre alle cose che si sono dette, e il modo è di quelli che, ad esempio, possono appannare l’immagine di imparzialità del Magistrato o avrebbero potuto appannare l’immagine di imparzialità del Dottor Scarpinato.

E’ un dubbio che io credo abbia fugato bene il Professor Romano, quando ha richiamato alcune delle caratteristiche del collega Scarpinato, lo ha ricordato come uomo acuto, brillante, colto, se non ricordo male, e ha aggiunto che “ama la letterarietà dell’intervento”, ha usato questa espressione, me la sono segnata, e l’utilizzo di una particolare forma letteraria quando scrive talvolta. Molti di noi hanno dimenticato che questa è una forma retorica particolare, quella utilizzata in questa circostanza, è la forma di una lettera scritta al defunto, a chi non c’è più, e questo giustifica di suo, è una forma antica, letteraria, che giustifica di suo anche, come dire, certe espressioni un po’ cariche e le rende, a mio avviso, tollerabili. E, poi, non vanno decontestualizzate, diceva bene il Consigliere Carfì, perché altrimenti… Io vorrei leggere anche altri passi: “Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande e ci ha insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti, a obbedienza gerarchica. Ci ha detto chiaramente che, se tu restavi al tuo posto, dopo la Strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore” e più tardi preciserà che era amore verso la sua terra, la Sicilia così devastata.

E, allora, il contenuto, se non la forma, a mio avviso, è superabile, il contenuto è incontestabile storicamente perché, se c’è qualcosa che caratterizza la Mafia rispetto ad altre associazioni criminali, è la stretta commistione che, a partire dalle sue origini, essa ha avuto sempre con il potere dominante e la politica in particolare. Così è stato storicamente a far data perlomeno da quando abbiamo avuto la Mafia urbanizzata, ma è stato così durante il Fascismo, il Prefetto Mori si è dovuto fermare a un certo punto, così è stato poi, oltre, nell’Italia Repubblicana. Ahimè, non si dice nulla di nuovo quando si richiama, come dire, in forma emotivamente forte il puzzo del compromesso morale, si dice una verità storica, sia pure in modo forte.

Che altro aggiungere da ultimo?

E’ vero, tra i vizi di questo periodo, il Presidente, il Primo Presidente richiamava il rischio che si getti il sospetto generalizzato su tutto e su tutti. E’ uno dei tanti rischi di questo periodo; io però dico che un altro dei rischi di questo Paese è l’incapacità di indignarsi. L’abbiamo persa, ormai siamo abituati ad accettare qualsiasi cosa, come un prodotto ineluttabile del destino, della storia o del nostro essere italiani. Ecco, avere Magistrati capaci di indignarsi ancora rispetto al fenomeno della Mafia mi sembra che sia cosa importante.

 

Presidente:Consigliere Racanelli, in replica.

 

Consigliere Racanelli: Poiché, spesso, in questo Plenum mi sono trovato in disaccordo con le opinioni espresse dal Presidente Lupo, volevo invece oggi testimoniare la mia assoluta condivisione, riga per riga, di quello che il Presidente Lupo ci ha detto nella fase degli interventi in questa discussione e spero che anche i relatori diano una risposta ad alcuni dei dubbi motivazionali sollevati dal Presidente Lupo.

Poi, volevo anche dire brevemente, prendo atto anche, diciamo, sì, probabilmente, sarà sfuggita al Consigliere Giostra la richiesta che avevamo fatto io e il Consigliere Pepe. Comunque, diciamo così, prendo atto che, evidentemente, nel momento in cui con l’emendamento si è deciso di mettere, diciamo così, questo intervento, vuol dire che per il futuro si seguirà la linea da noi suggerita di indicare sempre, quando si discutono queste pratiche, l’oggetto della pratica e, quindi, intercettazioni telefoniche laddove ce ne siano o, eventualmente, interventi pubblici fatti dai Magistrati.

Vorrei soltanto concludere dicendo praticamente che io, per fortuna, diciamo, sono stupito in senso positivo del fatto che oggi nessuno si sia sognato di chiedere trasmissione degli atti alla Quarta Commissione, perché è ora di finirla di vedere il terminale della Quarta Commissione come tutte queste pratiche, perché, io ripeto quello che ho già detto, qui è un problema di opportunità e inopportunità che è affidato alla coscienza del singolo Magistrato, non è materia di intervento del Consiglio Superiore della Magistratura.

 
Presidente: Consigliere Rossi, in replica.
 

Consigliere Rossi: Sì, io volevo chiarire prima di tutto un aspetto, probabilmente, nella foga dell’intervento, è parso poco chiaro. In particolare, io sono contento, diciamo, perché è stata aperta la pratica da parte del Consigliere Zanon e lo cito oggi, sono, diciamo, retorico e vado oltre, con una frase di Obama dell’ultimo discorso, che ha detto che “I nostri contrasti sono il segno della nostra democrazia”!

 
Risate.
 

Che “I nostri contrasti sono il segno della nostra democrazia”. Però dico, al contrario, che proprio per questo, secondo me…

 

Presidente: Zanon, a questo punto, dovrà rispondere che pregherà Dio per lei.

 
Consigliere Zanon: Io non sono mormone.
 
Presidente: Torniamo con i piedi per terra.
 

Consigliere Rossi: Però, proprio per questo, è importante, secondo me, che, in questo gioco democratico, si possa permettere ai Magistrati di poter parlare liberamente. E il mio richiamo, anche qui, se vogliamo, un po’ retorico e forse troppo emotivo, ai discorsi di Borsellino in particolare era perché loro invocavano con forza il diritto, e non solo in quei discorsi, ma in tantissimi altri discorsi, il diritto dei Magistrati e in particolare dei Magistrati che lavoravano, che lavorano con la criminalità organizzata di poter dire pubblicamente, nelle scuole, alla società civile, il contributo che si può dare alla società civile, da parte dei Magistrati, di pensiero, che può essere condivisibile o non condivisibile. Per carità, non è che noi possiamo dire, oggi, tutti che il discorso di Scarpinato deve piacere a tutti, però è questo il sale della democrazia, il sale della possibilità di avere contrasti anche con il pensiero dei Magistrati.

 
Presidente: Consigliere Giostra, in replica.
 
Consigliere Giostra: Grazie, Presidente.

Innanzitutto, voglio soddisfare una curiosità del Consigliere Racanelli, come Presidente della Prima Commissione, ho recepito, ho preso nota e condiviso le indicazioni, le sollecitazioni critiche di quanti hanno notato, come dire, la mancanza di indicazione dell’oggetto nella nostra pratica e, quindi, d’ora in poi, ci si atterrà a questa preziosa indicazione. Abbiamo fatto di più, abbiamo allegato tutto, adesso, forse, persino eccessivamente, sovrabbondando.

Poi, un amico che stimo tantissimo, un collega che stimo moltissimo, mi ha rinfacciato di aver rinfacciato l’apertura della pratica. No, io trovo che l’apertura della pratica sia stata una iniziativa inopportuna, inopportuna perché poi così si motiva la necessità: “La stampa ne aveva parlato”; ma o quelle dichiarazioni sono censurabili ed era apparso un libro che le conteneva mesi prima. Io non credo che noi dobbiamo inseguire la grancassa mediatica, il silenzio del CSM è già una risposta, se si ritiene, come secondo me si deve ritenere, che quel discorso non avesse alcuna rilevanza ai nostri fini.

Questa è la mia posizione, ma io mi sono limitato a dire che non avrei chiesto l’apertura della pratica e che lo trovavo inopportuno. Mettere sotto processo il collega, be’, richiamiamo le continenze espressive, forse sarebbe il caso di moderare un po’, come dire, le qualificazioni della condotta altrui. Ho un dissenso, lo esprimo, non sarà condiviso…

Per quanto riguarda invece le cose che ho sentito in ordine all’oggetto di questa pratica, è, come diceva anche Cassano adesso, e come aveva detto prima Carfì, ma come molti hanno detto, un problema di forma e di contenuto. Ora, sulla forma è stato molto detto, ci sono espressioni marcatamente emotive, ma perfettamente giustificabili e in linea con il contesto. Piuttosto ci dovremmo chiedere, in questo, come in altri casi, se queste prese di posizione di Magistrati impegnati in prima linea non risultino particolarmente assordanti, non rimbombino tanto a confronto del silenzio che hanno intorno. Perché ditemi quale forza politica, quale opinion leader ci ricordi quotidianamente l’esistenza di questo male endemico che sta strangolando questo Paese. Non possiamo lamentarci se c’è una …. (incomprensibile) del dibattito culturale, se gli altri tacciono.

Quanto al contenuto, volevo soffermarmi anch’io sull’avverbio “talora”, ma l’ha fatto l’amico Carfì e, quindi, non si riferiva ai presenti, che sarebbe stata una cosa un po’ inquietante e sgradevole, diceva: “A volte mi si stringe il cuore”

 

(Il Presidente richiama il Consigliere Giostra affinché egli termini il suo intervento).

 
Consigliere Giostra: Già devo finire? Sì?
 
Presidente: No, ha già finito. Ha tre minuti.
 
Consigliere Giostra: Tre minuti ho, ancora?
 

Presidente: No, li aveva e li ha consumati, siamo già al quarto.

 
Consigliere Giostra: Me ne dà uno?
 
Presidente: Prego.
 
Consigliere Giostra: Grazie. Anche questo.

Però, si dice, sì, certo, ribadisce cose che non possono che essere ritenute vere, però le ribadisce con genericità, i grandi del passato non lo avrebbero fatto, avrebbero fatto nomi e cognomi.

Io volevo leggere quattro… tre… due righe dal libro di Scarpinato, dice: “Sono emerse dalle nostre indagini tutta una serie di rapporti fra esponenti politici e organizzazioni mafiosa, che nella requisitoria del maxi processo vennero chiamate “contiguità”, cioè, delle situazioni di vicinanza e di comunanza di interessi che però non rendevano automaticamente il politico responsabile del delitto di associazione mafiosa, perché non basta fare la stessa strada per essere una staffetta. Questo non ci ha consentito, dal punto di vista giudiziario, di formulare imputazione su politici, però stiamo attenti… oggi l’equivoco su cui spesso si gioca è questo, si dice: <>, eh, no!”, eccetera, eccetera. Però, queste non sono frasi di Scarpinato, queste sono frasi di Borsellino. Questo lo dico perché noi… sono d’accordo con Romano quando dice: “Non è che tutto quello che… adesso è oro colato, li abbiamo contrastati in vita in mille modi, adesso tutto quello che dicono è scolpito nel marmo”, tutto è discutibile, però non si può dire: “Loro facevano i nomi e qui non sono fatti i nomi”, anzi…

 

Presidente: Va be’, Consigliere Giostra, concluda, per favore.

 

Consigliere Giostra: Una battuta finale sull’emendamento Virga, così mi pronuncio. Io sono contrario, mi permetto di dire, ovviamente, perché, non essendo per me stata necessaria l’apertura della pratica, non è che è l’occasionalità. Ripetesse cento volte quelle circostanze, lo stesso discorso, per me, l’esito di questa pratica dovrebbe essere lo stesso.

 
Presidente: Consigliere Vigorito, in replica.
 

Consigliere Vigorito: Se dovessi replicare a tutto quello che si è detto in questo Plenum, credo che dovremmo ricominciare daccapo e, quindi, tralascio, tralascio espressioni “nani sulle spalle dei giganti”, “i toni di un’inusitata animosità”, “accenti alla Robespierre”, “richieste di consenso alla piazza” e quant’altro.

 

Presidente: Non usi l’artifizio retorico del tralasciare per citare.

 

Consigliere Vigorito: Faccio soltanto riferimento a quello che si è detto negli ultimi interventi.

Io credo che bisogna avere il coraggio delle proprie idee. Il coraggio delle proprie idee significa dire che le cose che ha detto Scarpinato sono condivisibili o non condivisibili; non credo che ci siano altre strade. Le cose che ha detto Scarpinato sono quelle che tutti sappiamo, quelle che fanno parte della storia d’Italia, quelle di cui ci siamo occupati come cittadini negli ultimi vent’anni. Quello ha detto, su questo si è deciso, si è stabilito di aprire una pratica, su quello abbiamo discusso.

Si diceva: “Non si è motivato sull’imparzialità”, ma come si faceva a motivare sull’imparzialità? In quale passaggio dell’intervento di Scarpinato ha mostrato una violazione, ha mostrato di essere parziale? Parziale rispetto a cosa?

Si è detto: “Ha mostrato scarsa fiducia nelle Istituzioni”, ma la fiducia nelle Istituzioni, direi, va meritata dalle Istituzioni e noi sappiamo che non sempre le Istituzioni la meritano. E guardate che non è un problema che riguarda la Sicilia, qualche settimana fa ci sono stati degli arresti a Milano, degli arresti a Milano per connessioni tra personaggi politici e malavita organizzata; è un problema che riguarda tutta l’Italia. Io credo che, rispetto a questo problema, bisogna prendere posizione, bisogna soltanto prendere posizione.

Un’ultima considerazione. Sento parlare qui di diritto dei Magistrati ad esprimere il proprio pensiero: è un diritto fondamentale, non tutti, non tutti, in questi decenni, l’hanno sostenuto. Sento parlare di garanzia, sento parlare di garanzie, sento parlare di garanzie da parte anche di chi, nella propria tradizione storica, non ha mai tanto fatto riferimento alle garanzie. Le garanzie, nel processo, in Italia, ci sono perché anche i Magistrati italiani hanno voluto le garanzie, si sono battuti per decenni. Il nuovo processo, il processo degli anni Ottanta nasce da una rivendicazione che è della cultura giuridica, ma che è anche della Magistratura. Insomma, uno strano Paese il nostro, dove le garanzie, i diritti costituzionali vengono rinfacciati a chi, da sempre, da sempre, nella sua storia, c’ha la Costituzione, i diritti costituzionali e le garanzie nel proprio DNA.

 
Presidente: Bene.

Consigliere Vigorito, per cortesia, sugli emendamenti, credo anche d’intesa col Consigliere Sciacca, pagina 104, - uno, due, tre, quattro, cinque, sei - settima riga, togliamo “il 27 Aprile 2010 ai Magistrati (voci sovrapposte) (inc.)”.

 
Consigliere Vigorito: Era un refuso.
 
Presidente: Va bene.
Sull’emendamento Virga?
 
Consigliere Vigorito: Contrario.
 
Presidente: Parere contrario.
Consigliere Virga, lei insiste perché lo si voti?
 
(Il Consigliere Virga risponde fuori microfono).
 
Presidente: Bene.

Allora, poi lei ha distribuito il suo emendamento che, ovviamente, consideriamo fatto proprio…

 
Consigliere Vigorito: In condizioni un po’…
 

Presidente: Sì, come dire, con una forma un po’ precaria, ma comprensibile, che inserisce il testo del discorso di Scarpinato. E non c’è altro, no? Quindi, così integrata sulla proposta dei relatori, la votiamo.

Chi è favorevole?
 
(Interruzione fuori microfono).
 
Presidente: Chiedo scusa, prego, Procuratore Generale.
 

Procuratore Generale (Consigliere Ciani): No, vorrei spiegare le ragioni per le quali mi asterrò dal pronunciarmi su questa delibera. Sono dovute unicamente al fatto che, presso il mio ufficio, pende un procedimento pre-disciplinare avente ad oggetto proprio questa lettera del Dottor Scarpinato. Quindi, ritengo inopportuno pronunciarmi in questa sede.

 
Consigliere Albertoni: Presidente…
 
Presidente: No, Consigliere Albertoni…
 

Consigliere Albertoni: Un attimo, volevo annunciare solo…

 

Presidente: Sì, ma non si può fare la dichiarazione di voto avendo fatto l’intervento, cioè, può fare la dichiarazione di voto solo chi non ha fatto l’intervento e, poi, comunque, le iscrizioni a parlare erano state chiuse stamattina, come d’intesa tra tutti i presenti.

 
Allora, la votiamo.
 
Chi è favorevole?
Chi è contrario?
Chi si astiene?

Astenuti il Procuratore Generale, Albertoni, Romano, Zanon, Palumbo, Marini.

E’ approvata.
 








 
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