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Intervista a Salvatore Borsellino PDF Stampa E-mail
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Scritto da Massimo D'Andrea   
Martedì 29 Gennaio 2013 10:48
Ho il piacere e l'onore di parlare con Salvatore Borsellino e prima di chiedergli di Ingroia, il movimento ed altro, vorrei ripassare con lei la storia. Le faccio una domanda che la fara' arrabbiare come fa arrabbiare noi, che cosa è la ragion di Stato ?

La ragion di Stato non è sicuramente sacrificare la vita di un giudice per far si che uno Stato tratti con l'anti stato. Mio fratello è stato eliminato perche' altrimenti quella scellerata trattativa non sarebbe mai potuta andare avanti. La ragion di Stato non è sicuramente sacrificare Paolo Borsellino, perche' la mafia è un nemico dello Stato, un nemico con il quale non si tratta e con il quale non si viene a patti. Invece purtroppo in Italia accade sempre il contrario. Quella trattativa che ha ucciso mio fratello non è che l'ultimo episodio di una trattativa che nel nostro paese va avanti interrottamente dalla Portella della ginestra in poi. La nostra Repubblica, fondata sul lavoro, ha questo peccato originale che se non viene lavato, non potra' esistere come quanto afferma nella Costituzione. La prima e la seconda e la terza Repubblica, ma senza lavare questo peccato originale, il nostro paese non potra' mai essere un paese libero.

Vogliamo spiegare una volta per tutte perche' sono differenti gli attentati di Falcone e successivamente di suo fratello Borsellino ?


Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, erano stati condannati a morire, erano stati condannati in una riunione della cupola mafiosa avvenuta piu' di un anno prima della strage di Capaci. Giovanni Falcone è stato ucciso dalla mafia per impedirgli di fare il Procuratore dell'Antimafia, lo Stato italiano in quel caso avrebbe cominciato seriamente a combatterli. L'assassinio di mio fratello è diverso, certo sarebbe avvenuto, sarebbe avvenuto ma non a cinquantasette giorni di distanza dall'assassinio di Giovanni Falcone. Non conveniva neanche alla mafia ad ucciderlo cosi' presto perche' avrebbe suscitato la reazione dell'opinione pubblica e la reazione dello Stato. Quando ci sono due stragi cosi' vicine l'una dall'altra, in qualche modo lo Stato reagisce. Le reazioni contro la criminalita' organizzata sono sempre avvenute a seguito di stragi, il nostro Stato non ha mai combattuto in modo autonomo la criminalita' organizzata. La lotta alla criminalita' è avvenuta sempre da singole istituzioni, come la magistratura o da singole persone. Eliminando queste singole persone, come Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, la mafia ha sempre rallentato la reazione dello Stato. Uccidere Paolo a soli cinquatasette giorni di distanza non conveniva, ripeto, neanche alla mafia come alcuni componenti della cupola mafiosa dissero a Riina, ma Toto' rispose che bisognava farlo perche' c'era qualcuno che aspettava. Il motivo piano piano è venuto fuori, pezzi dello Stato avevano cominciato ad avviare una trattativa con la mafia che con Paolo in vita non si poteva fare, perche' Paolo non avrebbe mai permesso che lo Stato poteva fare accordi con gli assassini di Falcone che lui considerava come un fratello. Per portare avanti la trattativa con la mafia Paolo doveva essere eliminato ed è quello che è successo.

Vogliamo dire che la trattativa non fu avviata per le stragi che Riina aveva messo in campo ma perche' venne fuori una lista di altri dieci politici che dovevano essere uccisi e si diffuse la paura tra gli stessi che immediatamente cominciarono a muoversi per trattare con la mafia, mentre forse lo Stato le stragi poteva sopportarle ?

Lima fu il primo di quella lista e impedirono cosi' ad Andreotti di diventare capo dello Stato. Andreotti stava per diventare Presidente della Repubblica e l'assassino di Lima lo blocco'. Poi c'erano altri politici che dovevano essere uccisi dopo Lima e lo sapevano. Uno di questi era Mannino, che oggi infatti siede sul banco degli imputati per aver chiamato i suoi amici e i Carabinieri del Ros ad avviare una trattativa con la mafia. Infatti oggi Mannino è vivo e Paolo Borsellino è stato ucciso. Spero che in questo processo, dove per la prima volta lo Stato, processa un'altro pezzo di Stato, quello che Sciascia diceva che non sarebbe mai potuto accadere, lo Stato processi se stesso. Questo è quello che accade per la prima volta nel nostro paese nel processo avviato dalla Procura di Palermo. Speriamo che non ci siano ostacoli, perche' in questo processo non c'e' solo Mannino, c'e' anche Mancino processato per falsa testimonianza, ci sono degli Ufficiali del Ros che in quella trattativa hanno partecipato. Ma bisogna considerare che non erano solo queste persone a conoscere la trattativa, ritengo che ci sono centinaia di persone in Italia che sapevano di quella trattativa e che in merito hanno mantenuto uno scellerato silenzio lungo venti anni. Perche' queste persone hanno cominciato a parlare soltanto quando il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, oggi collaboratore di giustizia, ha cominciato a parlare. Soltanto adesso cominciano a riaffiorare i ricordi. Escluso Mancino che continua a negare, Martelli ricorda, Liliana Ferraro ricorda, Violante ricorda, Conso ricorda, quante sono le persone che non hanno ancora parlato che fanno finta di non ricordare ? Ritengo che solo una congiura poteva far calare il silenzio per venti lunghi anni e grazie ai depistaggi che sono stati messi in opera nel primo processo di via D'Amelio. L'opinione pubblica, a venti anni di distanza, avverte un senso di fastidio quando sente parlare di trattativa. Forse ci sono tante persone anche nell'opinione pubblica che intendono dimenticare, che non vogliono sapere, per evitare una colpa pesante da portare sulla coscienza di tutti gli italiani.

Piu' che dimenticare, intendono ancora depistare ?


Parlo dell'opinione pubblica, ricordate quando l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, disse delle parole che per me sono terribili, disse che c'erano delle procure in Italia che vogliono spendere i soldi degli italiani per indagare su vecchie storie. Ha avuto cioe' il coraggio di parlare della strage di via D'Amelio e della strage di Capaci, come delle vecchie storie, quel sangue non si è ancora asciugato e non si potra' asciugare fino a che non ci sara' verita' su quelle stragi e su quelle stragi giustizia.

Diciamo che nel processo c'e' una traccia che parte da Dell'Utri che arriva a Gianni Letta fino a Berlusconi e quindi queste parole dell'ex Presidente del Consiglio si possono capire.

Bisogna ricordare che non ci fu solo una trattativa, la prima fu avviata dai vecchi ministri democristiani che secondo la mafia non avevano rispettato i patti e quindi dovevano essere eliminati. Pero' la mafia del potere ha bisogno e quindi una volta chiusa quella trattativa e bloccato quella lista di persone che dovevano essere uccisi la mafia ha bisogno del potere e di fare accordi con lo Stato. Di conseguenza avvenne un'altra trattativa con quelli che la mafia aveva individuato come i prossimi referenti del potere, cioe' il partito che avrebbe preso il controllo e il potere in Italia , cioe' FORZA ITALIA. Berlusconi una volta indicando Marcello Dell'Utri disse che senza di lui FORZA ITALIA non esisterebbe. Sono un ingegnere, non sono un magistrato e non sono un giornalista e quindi ragiono secondo la logica e visto che senza Dell'Utri Forza Italia non esisterebbe e visto che Dell'Utri è stato condannato in secondo grado a nove anni per concorso esterno e associazione mafiosa traggo le conclusioni che senza la mafia Forza Italia non sarebbe esistita.

Lei ha creato un gruppo L'AGENDA ROSSA. Di recente abbiamo visto una immagine in internet che abbiamo pubblicato anche sul nostro sito, in cui si vede immediatamente dopo l'attentato a Borsellino, un uomo delle forze dell'ordine girare intorno alla macchina con la borsa di suo fratello che conteneva quell'agenda. Lo stesso ha detto che si è rivolto ad Ayala per consegnargli quella borsa e che Ayala gli disse che non era di sua competenza prenderla in consegna. All'interno di quell'agenda che era nella borsa c'erano scritti gli appuntamenti con Mancino, che oggi Mancino ignobilmente non ricorda e anzi smentisce di aver mai incontrato Borsellino.

Il movimento AGENDA ROSSA non l'ho fondato io, e' stato fondato dai giovani che sono venuti ai miei incontri e sono animati dalla mia stessa rabbia e voglia di verita' e giustizia. Quell'agenda rossa rappresenta ed è un simbolo della giustizia mancata, negata, una specie di pietra tombale sulla verita'. In quelle fotografie non c'e' un uomo che gironzola è un uomo che si allontana dalla macchina di Paolo con una borsa in mano. Ci sono non solo delle fotografie ma anche delle riprese effettuate dalle telecamere che si sono salvate dall'esplosione, che mostrano quell'uomo che si allontana dirigendosi verso via dell'Autonomia Siciliana, la quale taglia via D'Amelio.

La borsa era stata prelevata dal sedile posteriore della macchina di Paolo e dopo venne riposta sempre sullo stesso sedile, forse sperando che un ritorno di fiamma la distruggesse facendo cadere l'oblio su quella borsa che Paolo portava sempre con se. Sicuramente in quella borsa c'era l'agenda perche' lo ha testimoniato la moglie di Paolo.

Quel giorno fu visto riporre l'agenda nella borsa prima di uscire, perche' doveva andare dalla mia mamma la quale doveva essere accompagnata dal cardiologo. Quell'agenda non conteneva sicuramente soltanto appuntamenti ma ben altro, perche' quell'agenda era quella che Paolo depositava sul tavolo durante gli interrogatori di collaboratori di giustizia del calibro di Gaspare Mutolo, l'ultimo interrogato che gli parlo' di Contrada, del Giudice Signorino il quale si suicido' quando gli furono contestate le accuse fatte da Mutolo.

Quindi quell'agenda conteneva delle cose terribili e sicuramente conteneva la trattativa che Paolo aveva scoperto. Non bastava uccidere Paolo, non serviva a niente uccidere Paolo, bisognava uccidere Paolo e far sparire quell'agenda ed è quello che avvenuto. In via D'amelio c'era qualcuno pronto, appena scoppiata la macchina di Paolo a prelevare quella borsa. Ci sono testimonianze sia di Arcangioli, l'ufficiale che ha prelevato la borsa e sia di Ayala, il quale abitando a trecento metri da via D'Amelio fu uno dei primi arrivare sul posto. Stranamente queste testimonianze di Arcangioli e Ayala sono estremamente confuse, sono contraddittorie tra di loro e sono contraddittorie nelle versioni che l'uno e l'altro hanno rilasciato alle autorita' giudiziaria.

In merito all'agenda non c'e' mai stata la fase dibattimentale in un processo, si è arrivati ad una udienza preliminare nella quale il Gup, il magistrato che la presiedeva ha assolto Arcangioli dall'accusa di furto dell'agenda. Mi chiedo da ingegnere, se Agnese e Lucia hanno testimoniato che Paolo mise l'agenda in quella borsa, come puo' essere che la sentenza dice che l'agenda poteva non essere nella borsa, come è possibile, per rendere possibile una ipotesi del genere dovevano incriminare Agnese e Lucia per falsa testimonianza. Oppure devono essere riaperte le indagini su quell'agenda e si deve ed è indispensabile che si arrivi ad una fase dibattimentale del processo, nel quale l'opinione pubblica come succede per altri processi come quello di Cogne e tanti altri con cui ci hanno riempito occhi ed orecchie, sia presente e osservi sulla storia della sparizione dell'agenda.

Si deve raccogliere anche la deposizione di Ayala, perche' allo stesso ho rivolto delle domande su questioni che non mi convincevano. Ho rivolto pubblicamente delle domande ad Ayala chiedendogli come mai e perche', visto che in quel tempo non era piu' un magistrato, visto che era stato eletto nel partito Repubblicano in parlamento, come mai si avvicino' alla macchina, come mai fece forzare lo sportello posteriore dal suo agente che si chiamava Farinella e come mai prese quella borsa e come mai successivamente dice di non aver nessun titolo per avere quella borsa in mano e allora cerco' altre persone a cui consegnarla. E come mai non identifico' la persona a cui la consegno' , per un magistrato sarebbe stata la minor precauzione da prendere nei confronti di quello che dice sarebbe stato un suo amico e che in quel momento era il magistrato piu' a rischio del paese.

Ayala non si accerta a chi consegna la borsa, se un Carabiniere se era uno dei servizi segreti, tanto da non ricordare se era uno in divisa o meno. Queste sono le domande che vorrei fare ad Ayala, il quale alla mia lettera pubblica non ha mai risposto. Quando dei ragazzi dell'AGENDA ROSSA sono andati con un microfono, all'uscita di una sua presentazione di un suo libro, a chiedergli perche' non rispondeva alle domande di Salvatore Borsellino, ha risposto dicendo che Salvatore Borsellino è una persona con dei problemi mentali.

Quando questi ragazzi gli dicono che stanno parlando di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo lui risponde testualmente che non ha fratelli e che anche Abele aveva un fratello, capisce cosa significa questo ? Ayala mi ha dato del Caino. Non lo avevo mai fatto non avevo mai querelato nessuno, ma Ayala l'ho querelato penalmente e attendo di essere chiamato davanti al magistrato perche' mi dovra' rendere conto non del fatto che mi ha chiamato Caino, ma deve rispondere a quelle domande alle quali ancora oggi non mi ha risposto. Non che io pensi che lui possa essere in qualche modo implicato, ma perche' non mi risponde alle domande, perche' reagisce dandomi del malato mentale e chiamandomi Caino ?

Per questo l'ho querelato non civilmente, non mi interessano i risarcimenti, come non ho voluto risarcimento o indennizzo da parte dello Stato, come si puo' risarcire od altro della perdita di un fratello. E se usufruisco di un indennizzo devono indennizzare tutti gli italiani perche' tutti gli italiani sono stati derubati dalla perdita di un magistrato come Paolo Borsellino.

E soprattutto ci hanno rubato la liberta'. Perche' dopo il 92 in Italia ha regnato un partito che non ci ha raccontato nulla di vero. Pero' lei si è dato anche delle risposte, perche' lei da persona intelligente quale è, ha detto che subito dopo l'attentato a Paolo, intorno a quella macchina c'era troppa gente, i quali potevano esserci soltanto se sapevano dell'attentato.

Purtroppo come in tutte le stragi di stato del nostro paese, alle stesse seguono inevitabilmente i depistaggi. E' una caratteristica di tutti i processi per strage, come per la strage di Piazza della Loggia che dopo 38 anni sono stati tutti assolti, vuol dire che in quella strage non e' deceduto nessuno, perche' se non ci sono assassini non ci possono essere cadaveri. E proprio per questi depistaggi dopo venti anni, verra' riaperto il processo a Caltanissetta, processo in cui a Palermo mi sono costituito parte civile. Ma a 20 anni di distanza i ricordi si sbiadiscono, a 20 anni di distanza alcuni dei protagonisti di quella terribile stagione sono deceduti, non ci sono piu' ecco a cosa servono i depistaggi. Paolo Borsellino ucciso non solo dalla mafia ma ucciso anche dallo Stato che lui ha scelto di servire fino all'ultimo.

Arriviamo ai giorni nostri, perche' non intendo farla stancare oltre.

Per gridare la mia voglia di verita' e di giustizia, non mi stanchero' di farlo fino all'ultimo giorno della mia vita.

L'ammiriamo tutti per questo. Uno che si è battuto tanto per la verita' è Ingroia. Ha fatto bene o ha fatto male a scendere in politica in un partito, dove, fondandolo, ha salvato la situazione complessa di Di Pietro e dove le nomine e tante altre questioni vanno in secondo piano. Ingroia intende entrare in politica per portare avanti altra battaglia che è la sua stessa battaglia. Ha fatto bene o ha fatto male ?

E' sicuramente la mia stessa battaglia. La lotta per la verita' e la giustizia e' la mia stessa battaglia. Sono rimasto perplesso quando Atonio Ingroia ha detto di lasciare la sua toga per fare quello che ritengo sia un giusto progetto, inizialmente ho avuto perplessita' ma poi l'ho sostenuto. Ingroia afferma che come magistrati, sono arrivati all'anticamera della verita' e in questa anticamera si comincia a vedere cosa è accaduto nel nostro paese. Ma una volta arrivati in questa anticamera, c'e' qualcuno, ed è la politica, che ti spenge le luci e fermano tutto proprio nel punto in cui si stava per arrivare alla verita' e purtroppo da magistrati difficilmente si riuscira' a fare altro. Giovanni Falcone quando non poteva piu' lavorare alla procura di Palermo perche' gli venivano affidati processi diversi da quelli ai quali era abituato, ando' a lavorare al Ministero della Giustizia a Roma. Ingroia ha detto che bisogna entrare in politica proprio per impedire che quella luce venga spenta e per fare il passo che manca per arrivare alla verita', questo è il suo progetto ed è un progetto che condivido e continuero' a condividere. Purtroppo le modalita', per la caduta rapida del governo, il progetto di Ingroia ha dovuto prendere una strada affrettata e di conseguenza per portare avanti questo progetto si è appoggiato a partiti come IDV e Rifondazione e il partito dei Comunisti Italiani, partiti che stavano per uscire dal Parlamento perche' da soli non riuscivano a raggiungere la quota necessaria per entrarci.

Dubito che IDV da solo, dopo le ultime vicende, sarebbe riuscito a raggiungere il quattro per cento. Poi, malgrado il suo progetto, sono scaturite le vecchie logiche dei partiti, e credo che quelle liste presentate non rispecchiano il progetto originale di Ingroia. Noto vecchi meccanismi politici, vedo si una persona della societa' civile messa in lista subito dopo Ingroia, ma in tanti collegi stesse persone e stessi politici per assicurargli un posto sicuro.

Ad esempio in Calabria non è stato messo in lista un solo calabrese e cosi' via. Io stesso avevo segnalato alcuni della societa' civile che volevano affrontare questo nuovo campo di battaglia insieme ad Ingroia e purtroppo di questi giovani nelle liste non ci sono, neanche uno. Ingroia che è animato dalle migliori intenzioni è stato preso nei meccanismi di queste trattative , dalla necessita' di raggiungere rapidamente l'accordo per poi prendere le firme delle liste. Credo che sia stato anche ricattato da questi partiti che avevano la struttura necessaria per poter raccogliere le firme, cosa che Igroia da poco tornato dal Guatemala non poteva organizzare.

Ho detto e ripeto di credere nel progetto Ingroia, anche se questo primo passo del progetto si è svolto nella maniera peggiore che si poteva svolgere perche' ricorda i tanti vecchi meccanismi della politica. Ribadisco che sostengo Ingroia sperando che il progetto migliori rispetto a quanto creato inizialmente, altrimenti non lo portera' da nessuna parte. Gli auguro di riuscirci perche' nel progetto Ingroia ci credo e attraverso il quale veramente si potrebbe arrivare finalmente alla verita' perche' la politica vorra' la verita', altrimenti alla verita' non ci arriveremo mai nel nostro paese. Non vorrei che il sistema per salvare se stesso lo stritoli, anche per questo ho rinnovato il mio sostegno ad Ingroia.

Come si schierera' la Sicilia nelle prossime elezioni ?

Spero che la Sicilia compia quell'azione di coraggio che ha fatto nell'ultima elezione regionale lasciando spazio ai giovani che cambieranno il nostro parlamento siciliano. Non mi interessa per quale partito vota il popolo siciliano, l'importante è che voti contro la mafia, contro la criminalita' organizzata, voti per la pulizia e per il fresco profumo della liberta'. Anche se la mia è una illusione, perche' grazie all'ipocrisia dei partiti e dei segretari dei partiti, che volevano riformare la legge elettorale e che non lo hanno fatto, i siciliani e gli italiani non potranno scegliere le persone da mandare in Parlamento, non potremo far altro che votare qualcuno che hanno scelto per noi. Come puo' esserci una democrazia rappresentativa se non possiamo scegliere i nostri rappresentanti. C'e' qualche partito come il PD che almeno ha fatto le primarie e quindi ha fatto decidere ai cittadini le persone da mettere in lista. Ci trattano come analfabeti i quali vengono chiamati a mettere una croce sui loro candidati ci sara' democrazia quando non saremo piu' considerati degli analfabeti.

Lei ha parlato adesso del PD ma non le sembra che il PD ha dato una risposta politica ad Ingroia, candidando Grasso ?


Ho vissuto male questa candidatura del PD. Perche' il progetto di Ingroia non si limita ad andare al Parlamento, per portare avanti il suo progetto deve influire nel governo, cioe' ricoprire la carica di Ministro della Giustizia. Candidare Grasso il giorno prima che Ingroia confermasse la sua candidatura a leader della coalizione con la richiesta al PD di lavorare insieme, è un fatto che dimostra come il PD intende bloccare Ingroia e questo mi ha fatto male.

Quindi per la verita' ci sara' da lottare ancora tanto.


Noi siamo qui' per questo.

Grazie.



Massimo D'Andrea (
www.namir.it)



clicca qui' per ascoltare l'intervista – o leggi la trascrizione













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