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Trattativa Stato-mafia, domani la decisione del GUP sui rinvii a giudizio PDF Stampa E-mail
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Scritto da ANSA   
Mercoledì 06 Marzo 2013 20:29
di ANSA - 6 febbraio 2013
PALERMO, 6 MAR - Si conclude domani l'udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia. Dieci gli imputati: ex ufficiali dell'Arma, capimafia, politici e Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. Per tutti la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Sulle loro sorti decidera' il gup Piergiorgio Morosini che entrera' in camera di consiglio, al palazzo di giustizia, in mattinata. Il verdetto e' atteso per il pomeriggio. Per gli ex militari del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, per l'ex senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e per i capimafia Toto' Riina, Antonino Cina', Leoluca Bagarella e per il pentito Giovanni Brusca l'accusa e' violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato. Di concorso in associazione mafiosa e calunnia all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e' imputato Massimo Ciancimino che, nel procedimento, veste anche i panni di teste dell'accusa. Di falsa testimonianza, invece, e' accusato l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino. Inizialmente sul banco degli imputati c'erano anche il boss Bernardo Provenzano - la sua posizione e' stata stralciata per motivi di salute - e l'ex ministro Calogero Mannino che ha scelto l'abbreviato. A entrambi i pm contestano la violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato. L'accusa in aula sara' rappresentata dai pm Nino Di Matteo, che dall'inizio ha seguito l'inchiesta sulla trattativa, Roberto Tartaglia, Lia Sava e Francesco Del Bene.
All'udienza si sono costituiti parti civili la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Giunta regionale siciliana, Rifondazione Comunista, il Comune di Palermo, il Centro Pio La Torre, l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, i familiari dell'ex eurodeputato Salvo Lima, ucciso dalla mafia nel '92, il movimento Agende Rosse rappresentato da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato da Cosa nostra, il sindacato di polizia Coisp e l'associazione vittime della mafia. Secondo l'accusa, dopo il delitto Lima, l'atto con cui Cosa nostra avrebbe dichiarato guerra allo Stato, e sulla base di un allarme attentati a esponenti delle istituzioni giunto fino all'allora ministro dell'Interno Vincenzo Scotti, Mannino, temendo per la propria incolumita' avrebbe spinto i carabinieri del Ros, guidati da Subranni, ad avviare un dialogo con Cosa nostra. La trattativa cominciata dunque prima degli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino e proseguita fino al 1994, avrebbe avuto nel tempo diversi protagonisti mafiosi e politici. I carabinieri avrebbero cercato in Riina prima, poi in Provenzano al quale avrebbe garantito impunita' per anni, i loro interlocutori. A fare da intermediari tra le istituzioni e le cosche sarebbero stati l'ex sindaco mafioso, primo contatto del Ros, poi Marcello Dell'Utri. In cambio della fine delle stragi lo Stato avrebbe offerto una linea piu' soft sul 41 bis - nel 1993 non vennero prorogati e furono fatti scadere oltre 300 provvedimenti di carcere duro - e la sostituzione dalla guida del ministero dell'Interno e del Dap di personaggi considerati intransigenti nella lotta a Cosa nostra.

ANSA

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