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Intervento di Giovanna Maggiani Chelli - Firenze, 16 marzo 2013 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Lunedì 18 Marzo 2013 20:18
di Giovanna Maggiani Chelli - 18 marzo 2013

Non è il momento di lunghi discorsi per noi, oggi siamo qui ad ascoltare Don Ciotti e a ringraziare per aver organizzato a Firenze il ricordo di tutte le vittime di mafia in occasione del 20 anniversario della strage di via dei Georgofili.

La strage di via dei Georgofili è una strage terroristica eversiva, e per tale reato tutti i capi di cosa nostra sono stati condannati in Cassazione e per questo ringraziamo ancora oggi il Giudice Gabriele Chelazzi.

Il 27 Maggio del 1993 all'1.04 di venti anni fa, Cosa nostra ha organizzato a livello esecutivo una strage di tipo cileno nel pieno centro storico di Firenze.

Sotto la Torre de' pulci, ha fatto esplodere 277 chili di tritolo con composti militari. Perché?

Per il suo tornaconto, certo. Ma anche per quello di uomini dello Stato, probabilmente impauriti per la propria vita dopo aver ricevuto minacce per aver "tradito" rigorosamente tra virgolette per ora, i desiderata della mafia. Uomini delle istituzione che devono aver comunque pensato bene di trattare con cosa nostra per capire come fare a fermare le stragi.

In quel contesto, questi uomini delle istituzioni hanno lasciato che la mafia alzasse il tiro, uccidendo uomini, donne e bambine innocenti. Questa è stata la posta che cosa nostra ha messo sul piatto della trattativa per sistemare le "cose sue", come l'eliminazione del 41 bis e l'impossibilità per i boss di avere contatti con l'esterno. Oppure come l'ottenimento della "dissociazione" per i mafiosi così come fu per i brigatisti. La possibilità di alzare la manina e dire: io mi dissocio. Senza dare nulla in cambio, senza consegnare beni, senza accusarsi di delitti commessi, senza consegnare armi, senza fare nomi di mafiosi concorrenti nei crimini. Questa è la dissociazione.

Ma questi sono argomenti da processo penale, come quello di Palermo sulla trattativa Stato mafia nel quale noi il 27 Maggio ci costituiremo parte civile.

L'argomento che oggi ci preme rendere noto, dopo i doverosi ringraziamenti, è che noi facciamo parte di una associazione di familiari di vittime del terrorismo eversivo mafioso che da 20 anni porta avanti una battaglia di giustizia fatta di verità sui fatti del 1993 e di battaglie legali per gli aiuti alle vittime sopravvissute alla strage e in difficoltà. Battaglie che a parole sembrano molto sentite da tutti. Nei fatti, poi, non è così: infatti, giustizia penale completa non l'abbiamo ancora avuta, e giustizia civile completa è tutta in salita. Non ci bastano più quindi frasi di circostanza del tipo "non si può dimenticare". Questa, un attimo dopo essere stata pronunciata, è la frase più sterile che esista. Tutti si dimenticano. Almeno fino alla prossima manifestazione, quando la stessa frase verrà ripetuta ancora, e ancora, e ancora.

Noi abbiamo perso i nostri figli, i nostri figli sono morti oppure li piangiamo come persone a cui è stata rovinata per sempre la vita. Ma qui nessuno è fesso. Siamo stanchi di carriere politiche costruite sulla pelle dei nostri morti e dei nostri invalidi. Ognuno cerchi di accaparrarsi o conservarsi, grande o piccolo che sia lo scranno, per le proprie capacità e solo per esse.

Non per lacrime di coccodrillo versate a fatica per i morti di via dei Georgofili. Vi lascio con una domanda: dove eravate in questi 20 anni, dove eravate?.


Giovanna Maggiani Chelli

Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili










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