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Ass. Georgofili: 'Bernardo Provenzano resti in carcere' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giovanna Maggiani Chelli   
Venerdì 29 Marzo 2013 12:49
di Giovanna Maggiani Chelli - 29 marzo 2013

E’ Pasqua siamo tutti più buoni, ed ecco puntuale l’ennesima richiesta da parte di Provenzano di allontanamento dal carcere e dal 41 bis, perché molto malato e quindi sarebbe inumano farlo rimanere in carcere.
E allora noi rammentiamo che un attimo prima delle stragi del 1993 si incontrarono a Palermo il mafioso Nino Gioè e Paolo Bellini uomo legato ai servizi segreti  deviati, Gioè consegnò a Bellini un elenco di nomi, erano vecchissimi capi mafia vicini alla morte che chiedevano di andare in ospedale e lasciare il carcere, malgrado nei loro cuori non ci fosse un’ombra di pentimento di voglia di collaborare con la giustizia.
Quando Bellini consegnò quell’elenco di nomi a uomini dello Stato collusi con la mafia che potevano favorire i boss la risposta fu no, non era possibile.
Da qui la famosa frase di Gioè: cosa direbbero se gli buttassimo giù la Torre di Pisa?
Non fu la Torre di Pisa a cadere ma la Torre di via dei Georgofili e con la torre caddero i nostri figli sotto il tritolo del ricatto subito dallo Stato; così come sono caduti il Padiglione di arte moderna a Milano, San Giovanni Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma provocando altri morti e altri feriti.
Resti dove stà Provenzano, e ringrazi Iddio, perché questo Paese di “senso di umanità, diritto alla salute, diritto alla permanenza in vita” per il capo di “cosa nostra” ne ha elargito anche troppo.
Sicuramente è stato dato a Provenzano di più di quello che è stato dato alle nostre vittime sia in fatto di umanità, sia in diritto alla salute e assolutamente di più in diritto alla permanenza in vita.
Sono passati 20 anni dal giorno in cui Provenzano ha mandato a Firenze i suoi “ragazzi” a ucciderci scientemente i figli, il criminale è in carcere da soli 7 anni, ci stiamo domandando in quale Paese viviamo dove il senso di giustizia si misura attraverso un garantismo sfrenato in base alle esigenze del reo mafioso e stragista e non delle sue vittime, consentendo ai legali dei boss di mafia di presentare richieste che malgrado la vigilia di Pasqua non suscitano in noi di certo pietà.


Giovanna Maggiani Chelli

Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
 

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