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Il pg Franco Cassata lascia la magistratura: fine ingloriosa da basso impero PDF Stampa E-mail
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Scritto da Lorenzo Baldo   
Sabato 30 Marzo 2013 11:58
di Lorenzo Baldo - 28 marzo 2013

Dopo 48 anni il procuratore generale di Messina Franco Cassata abbandona la sua nomina ministeriale. L’ex potentissimo magistrato originario di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) esce quindi di scena dopo essere stato condannato per diffamazione dal giudice di pace di Reggio Calabria, Lucia Spinella, per il suo falso dossier su Adolfo Parmaliana (docente universitario e segretario dei DS di Terme Vigliatore, suicidatosi dopo aver lasciato una lettera in cui denunciava gravi responsabilità di politici e magistrati nella provincia di Messina). Una fine decisamente ingloriosa per un giudice dal lungo curriculum: nominato magistrato nel 1971, nel 1980 diviene consigliere d’appello, e poi nel 1986 consigliere di Cassazione. Nel corso della sua carriera Cassata regge la Procura generale di Messina in qualità di membro anziano nel 1999, tra il 2004 e 2005 e anche nel 2008. Tante le battaglie condotte negli anni da Sonia Alfano e dall’avvocato Fabio Repici per chiedere al Csm la rimozione dello stesso Cassata dal suo incarico. Appelli e interpellanze che si sono sempre scontrati contro un muro di gomma eretto da un corporativismo restio a fare pulizia al proprio interno. Per comprendere più approfonditamente la figura inquietante di Franco Cassata basta riprendere l’interrogazione parlamentare del 4 giugno 2008 del senatore Giuseppe Lumia indirizzata al ministro della giustizia. A futura memoria.

 

Preludio
«Premesso che, per quanto consta all’interrogante: il giorno 21 maggio 2008 il quotidiano messinese “Gazzetta del Sud” ha dato notizia che il giorno prima la competente commissione del Consiglio superiore della Magistratura, con voto unanime, aveva proposto il dr. Antonio Franco Cassata per ricoprire l’incarico, che sarà lasciato scoperto a breve per il pensionamento del dottor Ennio D’ Amico, di Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina; su tale nomina il Ministro della giustizia è ora chiamato ad esprimere il proprio concerto; il dottor Antonio Franco Cassata è ininterrottamente in servizio alla Procura generale di Messina, con funzioni di sostituto, dal 1989, ma non è solo la permanenza pressoché vitalizia, con l’assunzione della guida dell’ufficio, di quel magistrato alla Procura generale di Messina, di guisa che ne apparirebbe quasi “proprietario”, a suscitare insopprimibili perplessità sulla proposta avanzata; del dottor Antonio Franco Cassata il Consiglio superiore della magistratura ebbe ad occuparsi in un procedimento avviato a carico di quel magistrato ai sensi dell’articolo 2 del regio decreto-legge 31 maggio 1946, n. 511, definito dal plenum del Consiglio, con voto a maggioranza, con l’archiviazione su conforme proposta della Prima commissione; nell’ambito di tale procedimento, tuttavia, erano emerse sul conto del dottor Antonio Franco Cassata circostanze che, pur ritenute allora inidonee al trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, non possono che destare apprensione».


Franco Cassata e Giuseppe Gullotti

«Il boss incontrastato della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti, al momento in cui si rese responsabile, quale mandante (come riconosciuto con sentenza passata in giudicato), dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) l’8 gennaio 1993, era socio e frequentatore del circolo culturale “Corda fratres”, del quale il dottor Cassata, già presidente, era per sua stessa ammissione il principale animatore; dello stesso circolo “Corda fratres”, insieme a numerosi esponenti della massoneria barcellonese, era socio il noto Rosario Cattafi, già indagato dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta nell’indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D’Amelio e, soprattutto, destinatario nel 2000 della misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli dal Tribunale di Messina, con provvedimento definitivo, per i suoi accertati legami con boss del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda, Giuseppe Gullotti ed altri ancora; durante la latitanza di Giuseppe Gullotti, sottrattosi ad una misura cautelare emessa nel procedimento relativo all’omicidio Alfano, il dottor Cassata nel settembre 1994 era stato avvistato da due carabinieri mentre conversava in strada con Venera Rugolo, figlia del vecchio boss barcellonese Francesco Rugolo e soprattutto moglie di Giuseppe Gullotti. Nei giorni successivi il dottor Cassata, presso il proprio ufficio, aveva esercitato pressioni nei confronti di uno dei due carabinieri che avevano redatto al riguardo apposita relazione di servizio, perché la relazione di servizio venisse soppressa, lamentandosi del comportamento dei militari. Innanzi al Consiglio superiore della magistratura il dottor Cassata ammise l’incontro con la moglie di Gullotti, adducendone l’occasionalità e giustificando di essersi fermato con la donna per fare una carezza al neonato, figlio del boss Gullotti e della signora, che si trovava nella carrozzina. Sennonché, dall’audizione dei due militari che avevano redatto la relazione di servizio, sentiti sia dal Consiglio superiore della magistratura sia dall’autorità giudiziaria, era emerso che il dottor Cassata e la moglie di Gullotti colloquiavano da soli e che non era presente alcuna carrozzina né, tanto meno, alcun infante».


Relazioni pericolose

«Nel 1974 il dottor Cassata era stato protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Giuseppe Chiofalo. Tale circostanza, allora segnalata al Consiglio superiore della magistratura da un esposto del senatore barcellonese Carmelo Santalco, è stata confermata dallo stesso Chiofalo nel corso della deposizione da lui resa il 20 febbraio 2004 innanzi al Tribunale di Catania, prima sezione penale, nel processo a carico, fra gli altri, di alcuni magistrati messinesi (i dottori Giovanni Lembo e Marcello Mondello) e del boss messinese Luigi Sparacio; il dottor Antonio Franco Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario; il dottor Cassata nel 1998 aveva esercitato pressioni nei confronti di un magistrato allora in servizio al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, il dottor Daniele Cappuccio, affinché questi rinviasse la trattazione dell’udienza preliminare di un processo a carico, fra gli altri, del consigliere comunale Giuseppe Cannata, al fine di consentire l’elezione dello stesso Cannata a vicepresidente del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto prima dell’eventuale rinvio a giudizio dello stesso per gravi reati».


Sparacio, Lembo e Cassata

«Il dottor Cassata nel 1997 intervenne anche, come risultò dall’ intercettazione di una conversazione che coinvolgeva personalmente il magistrato, in una vicenda giudiziaria che riguardava un carabiniere che al tempo gli faceva da autista. Il dottor Cassata cercò di frenare le iniziative dell’ufficiale dei carabinieri che conduceva le indagini ed interloquì anche con un complice del proprio autista, al quale prospettò la necessità di intimidire la denunciante, proposito poi effettivamente praticato dal suo interlocutore, che venne processato, e patteggiò la pena, per il reato di minaccia nei confronti della denunciante di quella vicenda; il 21 maggio 2002 il dottor Cassata produsse al Consiglio superiore della magistratura un articolo della “Gazzetta del Sud” di quel giorno dal titolo: “Gullotti voleva la morte del Procuratore Generale Cassata”, riportante le dichiarazioni spontanee rese il giorno prima al Tribunale di Catania da Luigi Sparacio, che aveva affermato che il dottor Cassata era inavvicinabile e per questo Gullotti nel 1990 lo voleva uccidere. Sennonché, nel prosieguo dello stesso processo, Luigi Sparacio, sottoponendosi ad esame, riferì che tutte le dichiarazioni spontanee precedentemente rese erano false e dolosamente mirate a destituire di fondamento l’impostazione accusatoria di quel processo, a carico, fra gli altri, del magistrato Giovanni Lembo, amico del dottor Cassata e dallo stesso dottor Cassata assistito in sede disciplinare innanzi al Consiglio superiore della magistratura (queste le testuali parole di Sparacio, nel corso dell’esame reso all’udienza del 5 novembre 2004: “se ho fatto quelle dichiarazioni è per mandare dei messaggi”); come detto, il Consiglio superiore della magistratura nel 2003 archiviò il procedimento ex articolo 2 del regio decreto-legge 3.1 maggio 1946, n. 511, a carico del dottor Cassata, rinvenendo in quelle condotte soltanto “un atteggiamento ‘interventista’ del dott. Cassata in situazioni nelle quali le regole deontologiche avrebbero dovuto consigliargli di astenersi mantenendo un contegno consono alla funzione professionale svolta che impone riserbo e rispetto delle altrui sfere di competenza e libera determinazione”. Occorre rilevare, peraltro, che il Consiglio superiore della magistratura non ebbe contezza dei riscontri, sopra succintamente indicati, emersi solo successivamente alle proprie determinazioni (viaggio a Milano in compagnia del mafioso Pino Chiofalo; false dichiarazioni di Luigi Sparacio circa un inesistente proposito del boss Gullotti di attentare alla vita del dottor Cassata)».


Un Csm che non vede, non sente, non parla

«E’ da ritenere che anche in occasione della recente deliberazione della commissione del Consiglio superiore della magistratura, che ha proposto il dottor Cassata come Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina, tale organo non abbia avuto contezza di nuove emergenze riguardanti il dottor Cassata stesso; in particolare, l’interrogante deve ritenere che il Consiglio superiore della magistratura non ha avuto alcuna contezza di un’ allarmante vicenda riportata, ormai molti mesi orsono, sul numero 6/2007 del periodico “Micromega”. Su tale rivista, nel corpo di un articolo intitolato “Dialogo tra una cittadina informata e un ministro al di sopra di ogni sospetto”, imperniato su un “dialogo” tra Sonia Alfano (figlia del giornalista ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993) e il Ministro della giustizia pro tempore Clemente Mastella, si leggeva: “Vorrei ad esempio segnalare il caso di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Qualche anno fa un giovane sostituto procuratore, De Feis, in servizio proprio a Barcellona ha condotto insieme ai carabinieri un’indagine grazie alla quale sono state scoperte le intime frequentazioni tra il pubblico ministero di Barcellona, Olindo Canali, e il dottor Salvatore Rugolo, cognato del capomafia - attualmente in carcere - Giuseppe Gullotti. Nel corso dell’indagine, mentre emergeva sempre più nitido un quadro di allarmante contiguità tra apparati investigativi e personaggi legati alla criminalità, il pubblico ministero e i carabinieri ricevettero delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, affinché le indagini venissero stoppate. Dopo due anni di quell’indagine non si sa più nulla, nonostante sia ancora argomento quotidiano di discussione sia al Palazzo di giustizia, sia nella città.
Una cosa è certa: il titolare dell’indagine, De Feis, non è più a Barcellona, così come è stato trasferito il capitano dei carabinieri Cristaldi, mentre sono ancora al loro posto sia il sostituto procuratore generale Franco Cassata sia Rocco Sisci e Olindo Canali”. Quanto sopra riportato dalla rivista “Micromega” non è mai stato, fino ad oggi, smentito da alcuno degli interessati».


Epilogo

«E’ da ritenere, sempre a giudizio dell’interrogante, che il Consiglio superiore della magistratura non ha avuto contezza dell’informativa o delle informative che su tali indagini sono state redatte dalla Compagnia dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, né ha provveduto all’audizione del dottor Andrea De Feis, già pubblico ministero a Barcellona Pozzo di Gotto, e del capitano Domenico Cristaldi, già comandante della Compagnia dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, circa i contenuti e gli sviluppi di quell’indagine, che prendeva spunto dall’ispezione prefettizia che aveva portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Terme Vigliatore (Messina), si chiede di sapere: se, prima di esprimere il proprio concerto alla proposta di nomina del dottor Antonio Franco Cassata come Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina non intenda verificare, entro il proprio specifico ambito di competenza, se il Consiglio superiore della magistratura, nell’effettuare tale proposta, abbia avuto contezza delle eventuali risultanze a carico del dottor Cassata emerse nell’indagine condotta nel 2005 dalla Compagnia dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto allora comandata dal dottor Domenico Cristaldi su delega dell’ allora sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto dottor Andrea De Feis; se, una volta verificata la veridicità di quanto riportato in premessa, non ritenga doverosa l’adozione di attività ispettiva di propria competenza presso gli uffici giudiziari suddetti, al fine di poter assumere le eventuali necessarie determinazioni in materia disciplinare».


Lorenzo Baldo (Antimafiaduemila)



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