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La lotta alla mafia? In teatro e in tv PDF Stampa E-mail
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Scritto da Umbero Lucentini   
Lunedì 22 Aprile 2013 17:12
di Umberto Lucentini - 22 aprile 2013

C'è don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, che parla di mafia ed antimafia ad "Amici", il programma di Maria De Filippi dove centinaia di giovani vanno a scuola di danza e sperano di sfondare nel mondo dello spettacolo. C'è la "Staffetta per la verità" in cui comici come Ficarra e Picone (su "Striscia la notizia") o l'attore Antonio Grosso che al teatro Erba di Torino porta in scena la morte di don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana, chiedono solidarietà per i pm antimafia di Palermo e Caltanissetta che "vanno difesi in vita e non commemorati da morti".

E poi ci sono le Agende Rosse che con i tradizionali sit-in davanti ai palazzi di giustizia di Palermo e di Milano chiedono che il sostituto procuratore Nino Di Matteo, titolare dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia non venga lasciato solo dopo le ultime, terribili minacce di morte. E' sempre più trasversale l'azione della società civile che in tema di antimafia prova lo scatto per raccogliere nuovi consensi in un momento delicato per la vita del Paese: in tanti ricordano come nel '92 le stragi di Capaci e di via D'Amelio avvennero grazie anche a un vuoto istituzionale che ricorda tanto quello dei giorni che stiamo vivendo. Ed ecco quindi che, utilizzando internet, Facebook e la rete in senso lato, si diffonde il tam tam di chi alza la guardia attorno ai magistrati che indagano sui troppi misteri ancora aperti sugli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e poi a Milano, Roma e Firenze.

I passi degli ultimi giorni, il tentativo di "infiltrarsi" in ambienti che non sono quelli tradizionali, i soliti giri frequentati dai soliti italiani impegnati, sono sicuramente una svolta. Così, nell'emiciclo dello studio tv di "Amici", ecco le parole con cui don Luigi Ciotti entra in un mondo che magari in tema di lotta alla criminalità sa più dalle fiction che dai libri: "Ragazzi, non chiudetevi nei vostri recinti. Tenete aperte, vi prego, le finestre del cuore e della mente: tenetele sempre spalancate" dice don Ciotti, sommerso dagli applausi che partono anche senza l'input delle regole della produzione tv e scandendo alcune parole chiave. "Insieme. Coraggio. I no. Trasformiamo i nostri no, no necessari: no alla mafia, no alla corruzione, no all'illegalità, no alla violenza, no alla povertà. Trasformiamo i nostri no in NOI, perché il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi. Allora, in questo senso, l'augurio che vi faccio è: innamoratevi della vita. E soprattutto dimostriamo che sul palcoscenico della vita il bello e il bene danzano e cantano insieme".

Altre platee, dalla tv ai teatri alle piazze. La "Staffetta per la verità", aperta a contributi e idee fino a martedì 23 aprile alle 23,30, coinvolge le piazze di Palermo, Cagliari, Torino, Oristano, Pesaro. Organizzata da Agende Rosse, Cittadinanza per la Magistratura e dal Centro Studi Paolo Giaccone (il medico di Palermo ucciso dalla mafia perché si rifiutò di favorire un boss con una perizia medica compiacente), la "Staffetta per la verità" è un modo per accendere i fari sui pubblici ministeri antimafia alle prese con le difficili indagini sulla stagione delle bombe.

I Tre movimenti hanno lanciato così, su Facebook, la loro iniziativa: "I Magistrati della Repubblica Italiana vanno difesi in vita, non vanno commemorati da morti. Uniamo il Paese tutto, da Nord a Sud, in un abbraccio forte, sincero, attorno a chi rischia ogni giorno la propria vita per il diritto alla verità e alla giustizia di cui tutti dovremmo essere garanti. Per questo invitiamo la società civile e i rappresentanti del mondo dello spettacolo ad unirsi a noi in questo abbraccio confermando il loro supporto ed incoraggiamento ai pm di Palermo e di Caltanissetta attualmente in grande pericolo. Invitiamo la società civile e i rappresentanti del mondo dello spettacolo ad unirsi a noi in questo abbraccio confermando il loro supporto ed incoraggiamento ai PM di Palermo e di Caltanissetta".

Così durante spettacoli, eventi televisivi e radiofonici, concerti, rassegne jazz, sono stati ritagliati alcuni spazi per lanciare questa maratona antimafia. Con il contributo dei palermitanissimi Ficarra e Picone o di Flavio Insinna, che legge le parole di Manfredi Borsellino in ricordo del padre Paolo.

Racconta Carmen Duca, del Movimento Agende Rosse di Torino: "Quando sono stata contattata da Barbara De Luca, presidente dell'associazione Cittadinanza per la Magistratura, per collaborare alla Staffetta per la verità, devo confessare che sono stata assalita da un senso di impotenza. Chi chiamo? Chi ascolterà il mio appello mandato attraverso una semplice mail, spesso "cestinata o letta sommariamente"? Io scelgo la strada dei teatri. Provo a consultare il cartellone dei teatri torinesi  e come per uno strano – ma meraviglioso – segno del destino, trovo una compagnia che porta in scena due commedie, entrambe ispirate ai temi della legalità, della giustizia e della libertà. Contatto, via Facebook, l'autore e attore protagonista delle commedie, Antonio Grosso, e gli lancio il mio appello. "Certo, come posso aiutarvi?" la sua risposta.

Antonio ci invita a vedere il suo spettacolo "Giggino passaguai" al teatro Erba, e non attende il 13 per lanciare l'appello, ma comincia addirittura dalla sera stessa. Io e Claudio, mio marito, andiamo ad assistere alla sua commedia, ispirata alla vita di don Puglisi e don Diana, che seppure con travolgenti risate invita il pubblico alla riflessione". Al termine della performance, Grosso inizia a leggere la mail di invito alla "Staffetta per la verità". "E mentre la legge" racconta Carmen Duca, "il pubblico si alza in piedi ed inizia un lungo ed accorato applauso: è l'abbraccio di Torino ai pm di Palermo e Caltanissetta".


Umberto Lucentini (
L'Espresso, 22 aprile 2013)






















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