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Il Ministro degli Interni e il bacio con il capomafia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Bongiovanni   
Martedì 07 Maggio 2013 20:35
di Giorgio Bongiovanni - 7 maggio 2013

La storia ha spesso dimostrato che quello italiano è un popolo dalla memoria corta. Quanto accaduto alle ultime elezioni con Berlusconi che, nonostante un ventennio di disastri, continua ad avere la fiducia di milioni di italiani ne è una limpida dimostrazione. Ma c'è un altro fatto che gli italiani disconoscono o non ricordano. Un episodio che riguarda da vicino il neo Ministro degli Interni, Angelino Alfano.
E' l'estate del 1996 quando, appena eletto deputato regionale con Forza Italia, l'allora delfino di Gianfranco Micciché in Sicilia viene invitato al matrimonio tra Francesco Provenzani e Gabriella Napoli, figlia del capomafia di Palma di Montechiaro Croce Napoli.
E' in quella occasione che il signor Alfano si trova a baciare non solo gli sposi, ma anche il boss agrigentino, morto nel 2001. Un fatto incontrovertibile, impresso nelle immagini di un “filmino di nozze” dalla durata di oltre un'ora che andrebbe mostrato su tutti i canali d'informazione. Tra balli, ringraziamenti e consegne delle bomboniere il neoministro spunta a metà cerimonia, immediatamente dopo il taglio della torta. Alfano bacia la sposo, la sposa e per ultimo il padre della sposa, con tanto di abbraccio. Croce Napoli, sul piano criminale, non è certo l'ultimo arrivato. Dagli investigatori veniva indicato come “capo dell'omonima cosca mafiosa facente capo a Cosa Nostra, operante in Palma di Montechiaro e nei centri limitrofi” ed è stato arrestato per associazione mafiosa, concorso in sequestro di persona e in omicidio.

Dopo aver a lungo negato di essere mai stato al matrimonio negli anni scorsi lo stesso Alfano ha ammesso l'incontro, dicendo però di essere stato invitato dallo sposo e non dalla sposa, oltre che di non conoscere affatto il padre mafioso. Ma le immagini se da una parte non dimostrano che Alfano, nel '96 risultato il primo degli eletti nella provincia di Agrigento con quasi novemila preferenze, ha ottenuto quei voti ricevendoli dalla mafia, testimoniano comunque di un contatto avvenuto con un membro di Cosa Nostra.
Non vi sono prove che il signor Alfano abbia beneficiato di ciò in qualche modo e allo stato attuale il segretario del Pdl può dirsi innocente. Ma è altrettanto lecito avere un dubbio. Del resto l'incontro tra il politico ed il capomafia non è avvenuto per le strade, dove per assurdo anche al Capo dello Stato può capitare di stringere la mano a sua insaputa a qualche “poco di buono”, ma ad un matrimonio, ovvero alla funzione religiosa più importante per i mafiosi. Davvero si può credere che i due non si conoscessero?
Se sul piano penale il fatto può essere ritenuto irrilevante sicuramente è gravissimo dal punto di vista etico-politico. Resta così inammissibile la scelta del Presidente del Consiglio Letta di nominare un politico, che ha baciato ed abbracciato un capomafia, in passato Ministro della Giustizia, ed oggi Ministro degli Interni.
Ma l'Italia, si sa, è un Paese alla rovescia dove chi è corrotto, corruttibile o è addirittura amico di mafiosi arriva fino alle stanze del potere. Mentre gli onesti ed i giusti vengono mandati al confino (Aosta), vengono perseguitati o naturalmente uccisi.
Già il giorno dopo il voto di febbraio il quadro che andava prefigurandosi era quello di un mega inciucio tra Pd e Pdl in nome di false riforme e nel vano tentativo di farci uscire da una crisi economica senza precedenti. Un accordo incosciente con nomine maleodoranti come quella del segretario del Pdl a Ministro degli Interni. A lui è stata assegnata la seconda carica più importante, dopo quella del Presidente del Consiglio, all'interno del Governo Italiano. Si troverà così a gestire un grande potere con la funzione, prevista dalla legge, di assicurare la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e il coordinamento delle forze di polizia (Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria e il Corpo Forestale dello Stato). Un coordinamento che espleterà anche nei rapporti con la Prefettura e con la Dia (Direzione Investigativa Antimafia).
Anche per questo la nomina di Alfano, alla luce di quell'incontro con il capomafia Croce, appare sempre più grave. Di questo dovranno rispondere di fronte all'opinione pubblica il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ed anche il Presidente del Senato Piero Grasso. Sarebbe toccato a quest'ultimo intervenire per evitare un'assegnazione tanto scandalosa e preoccupante. In quanto ex Procuratore Nazionale Antimafia non può non essere a conoscenza delle amicizie pericolose che il signor Alfano ha intrattenuto. Questo è quello che sarebbe accaduto in uno Stato “civile”. Ma dopo le finte riforme della giustizia, dopo il conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato nei confronti della Procura di Palermo che indaga sulla trattativa Mafia-Stato, dopo l'inserimento, da parte dei “10 saggi” scelti da Napolitano, della riforma per la regolamentazione nell'uso delle intercettazioni tra le priorità di Governo, dopo le continue delegittimazioni nei confronti della magistratura e dopo l'insediamento al governo di ministri e sottosegretari di amici, o ex amici, di mafiosi come Miccichè di Dell'Utri (“Sono suo amico” ha detto nei giorni scorsi dopo la nomina) si sente sempre più forte il peso, ed il puzzo, dello Stato-Mafia sullo Stato-Stato.


Giorgio Bongiovanni (AntimafiaDuemila)


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