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È l’Agenda Rossa o un altro depistaggio su via D’Amelio? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza   
Domenica 19 Maggio 2013 15:26

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - 19 maggio 2013

E ora, dopo un depistaggio durato vent’anni, salta fuori un fotogramma, estrapolato da un video girato dai Vigili del Fuoco subito dopo l’esplosione in via D’Amelio, dove si vede un quaderno rosso che il quotidiano Repubblica nell’edizione di ieri non esita a indicare come “l’agenda rossa di Paolo Borsellino”. L’immagine, lanciata in prima pagina come uno scoop, suscita un immediato clamore mediatico e per qualche ora le agenzie e i siti web ci cascano. Ma nel pomeriggio la Procura di Caltanissetta frena gli entusiasmi con una clamorosa smentita: “Vi sono molte ragioni – dice il procuratore Sergio Lari – per prendere quantomeno con il beneficio di inventario la notizia fornita da Repubblica”. Ancora più esplicito l’aggiunto Nico Gozzo, pm nel processo Borsellino-quater in corso a Caltanissetta: “L’ipotesi che l’agenda del giudice potesse trovarsi sul selciato di via D’Amelio non è stata mai presa in considerazione a livello processuale”. Si apprende quindi che già nel 2007 una consulenza della Polizia scientifica di Roma aveva verificato che nulla di riconducibile al diario di Borsellino fosse presente tra i reperti catalogati sul luogo della strage. “Ciò non toglie – aggiunge Lari – che verificheremo anche questa segnalazione, per scongiurare che il mistero della scomparsa dell’agenda rossa si infittisca, a discapito della verità, sottoposta proprio in questi giorni a verifica dibattimentale’’.

Ma il fotogramma non è credibile: e non lo è almeno per tre ragioni, che Lari elenca minuziosamente. La prima: “L’oggetto somigliante a una agenda, ma in realtà di minore spessore rispetto all’agenda rossa di Borsellino, raffigurato nel fotogramma, non si trova – come si afferma nell’articolo – accanto al corpo di quest’ultimo, bensì accanto alla salma dell’agente Emanuela Loi”. La seconda: “Il corpo di quest’ultima si trovava accanto a un’auto Citroën Bx, parcheggiata in via D’Amelio, a circa 20 metri distanza dal luogo in cui è stato rinvenuto il corpo di Borsellino”. La terza: “Ammesso e non concesso che l’oggetto raffigurato nel fotogramma possa essere l’agenda di Borsellino, è quasi impossibile fornire una spiegazione logicamente attendibile su come possa essere arrivata in quel luogo”.
Nessuna soluzione, insomma, al mistero dell’agenda rossa, sparita dalla borsa di Paolo Borsellino nei minuti successivi all’esplosione, in una girandola di movimenti sospetti su cui la procura nissena ha indagato a lungo con un’inchiesta conclusa nel 2009 con il proscioglimento del capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli dall’accusa di furto aggravato.
Nessuno scoop, insomma, ma piuttosto un’immagine suggestiva, immessa nel circuito informativo “con una tempistica impressionante”, come sottolinea l’avvocato Fabio Repici, parte civile per Salvatore Borsellino: “Ovvero nel momento in cui molti testimoni sono chiamati nel processo in corso a Caltanissetta, per rispondere sulle manovre attorno all’agenda: come se si volessero azzerare tutti i dubbi sulla borsa”.
Eppure il falso ritrovamento dell’agenda rossa, con tanto di foto sparata in prima pagina, ha rischiato di trascinare in un festival dell’assurdo un pezzo dell’Antimafia istituzionale: dal presidente del Senato Piero Grasso che alla vista del quaderno rosso tra le lamiere fumanti di via D’Amelio, aveva dichiarato possibilista: “Ogni passo verso la verità è da considerarsi positivo”, al Pd Luciano Violante, che aveva subito invitato gli inquirenti “a fare tutte le verifiche, perché può darsi che una ricerca più accurata sul filmato e sull’archivio faccia venire fuori altri elementi”. Non c’è cascato però Antonio Ingroia, oggi pm ad Aosta, che subito si è posto una domanda: “Siamo in presenza di un ennesimo tentativo di depistaggio, o di copertura di un elemento che andava approfondito immediatamente?”. E non c’è cascato neppure Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso, che dal primo momento ha mostrato molte perplessità sul fotogramma estratto dal video dei pompieri. “Non credo – ha detto ancor prima della smentita di Lari – che quel quaderno possa essere l’agenda di Paolo e invito tutti alla cautela”. Per poi concludere: “Mi chiedo perché questa immagine venga fuori proprio ora: potrebbe essere un tentativo di allontanare l’attenzione dalle indagini sulla borsa. La storia dei depistaggi su via D’Amelio ci dice che il rischio di inquinamento è sempre molto alto”.

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Il Fatto Quotidiano del 19/05/2013)













 




 

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