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Borsellino quater e agenda rossa: la denuncia dell’avvocato Repici PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo   
Martedì 21 Maggio 2013 23:42
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 21 maggio 2013

Caltanissetta. Partiamo dalla fine. “C'è il tentativo di intralciare e di condizionare il processo Borsellino quater”. Non ha usato mezzi termini il legale di Salvatore Borsellino, Fabio Repici, quando, quasi al termine dell’udienza, ha chiesto al presidente della Corte d'Assise del “Borsellino quater”, Antonio Balsamo, di acquisire un articolo di Repubblica pubblicato lo scorso 18 maggio nel quale si vedeva un oggetto rosso in via D’Amelio ripreso nell’immediatezza della strage. Inizialmente il quotidiano di Scalfari aveva asserito con convinzione che quella era l'agenda rossa del giudice assassinato. Fin da subito, però, erano emersi dubbi e perplessità sulla reale possibilità che quell’oggetto fosse effettivamente il prezioso diario del dott. Borsellino. Sul punto specifico Repici ha chiesto quindi di ascoltare i giornalisti Franco Viviano di Repubblica e Gianmarco Chiocci ed Enrico Tagliaferro del Giornale (per un altro articolo pubblicato sulla questione dell’agenda rossa). “C’è il tentativo di condizionare gli operatori del processo dall'esterno – ha ribadito con forza il legale del fratello di Paolo Borsellino -.

Noi abbiamo la certezza che nel video non si veda alcuna agenda rossa né tanto meno quella di Borsellino!”. Alla richiesta dell’avv. Repici si è associato il legale di parte civile del Comune di Palermo, Giovanni Farulla. Nettamente contrari: la procura di Palermo, il legale di parte civile di Rita Borsellino e di altri familiari di vittime di mafia, Francesco Crescimanno; così come il legale di Gaetano Murana (condannato all’ergastolo per la strage di via D’Amelio sulla base delle false dichiarazioni di Vincenzo Scarantino), Rosalba Di Gregorio, l’avvocato dello Stato, Salvatore Faraci e l’avvocato del boss di Cosa Nostra Salvatore Madonia, Flavio Sinatra. La Corte si è momentaneamente riservata la decisione sulla richiesta istruttoria dell’avv. Repici. Una richiesta che è giunta al termine di un esame dibattimentale che ha visto Giuseppe Ayala infastidirsi visibilmente per alcune domande poste dal legale di Salvatore Borsellino. “Non ricordo la presenza di oggetti rossi sul luogo della strage in via D'Amelio! E' anche vero che in quel momento le nostre preoccupazioni erano altre: io ero chino su quel che restava del corpo di Paolo Borsellino per cercare elementi per riconoscerne le sembianze!”. La questione della new entry nella sua scorta – in maniera del tutto irrituale - della persona di Roberto Campesi è stata ulteriormente affrontata dall’avv. Repici che ha evidenziato l’anomalia di una simile aggregazione. Del tutto confuse e contradditorie le spiegazioni a riguardo dell’ex pm del maxi processo. All’ennesima affermazione di Ayala sul fatto che molto probabilmente il caso della scomparsa dell’agenda rossa era salito agli onori della cronaca grazie alle sue stesse dichiarazioni l’avv. Repici lo ha smentito categoricamente ricordando le due interviste ad Antonino Caponnetto pubblicate sul Corriere della Sera e sulla Stampa il 25 luglio del ‘92. Era stato proprio l’ex fondatore del pool antimafia a raccontare ai due quotidiani come Agnese Borsellino gli avesse parlato della scomparsa dell’agenda rossa di suo marito. Da quel momento il mistero di quella sparizione aveva preso forma nell’immaginario collettivo. Per il resto la seconda parte dell’esame di Ayala è proseguita attraverso il medesimo copione della mattina: tanti “non ricordo” conditi da una gestualità teatrale ed atteggiamenti sfrontati, ma anche una sorta di paura mascherata da arroganza di chi vede la propria invincibilità messa in discussione. Alla fine il mistero della scomparsa dell’agenda rossa non è stato minimamente scalfito dalle dichiarazioni rese a dibattimento da Giuseppe Ayala. Tutt’altro. Allo stato restano dunque le sue affermazioni contradditorie che saranno materia di storici e di ricercatori della verità. Quella stessa verità che, al di là delle reticenze o delle falsificazioni dei tanti protagonisti di questa novella tragedia greca, riuscirà comunque ad emergere.

Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo (AntimafiaDuemila)



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