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Mafia: processo trattativa resta a Palermo, respinte eccezioni difese PDF Stampa E-mail
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Scritto da Adnkronos   
Giovedì 04 Luglio 2013 10:56
tribunale-palermo-cavallidi Adnkronos - 4 luglio 2013

Palermo. Il processo per la trattativa tra Stato e mafia resta a Palermo. Lo ha deciso il Presidente della Corte d'Assise di Palermo Alfredo Montalto, che ha cosi' respinto le eccezioni avanzate nelle scorse udienze dai difensori di quasi tutti gli imputati el processo per la trattativa.I legali avevano sollevato eccezioni di competenza territoriale, funzionale e per materia. Sono dieci gli imputati, tra cui l'ex ministro Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza e il generale Mario Mori, accusato di attentato a corpo politico dello Stato insieme con il colonnello Giuseppe Donno. Oltre all'ex senatore Marcello Dell'Utri. I difensori di Mancino, oggi assente, avevano chiesto il trasferimento del processo davanti a un Tribunale dei ministri sostenendo l'incompetenza funzionale della corte. "Si tratta di un reato ministeriale - aveva detto nelle scorse udienze l'avvocato Massimo Krogh - e va giudicato da un giudice specializzato. Una falsa testimonianza resa su fatti accaduti quando Mancino era al dicastero del Viminale rientra nella competenza del tribunale dei ministri". Krogh aveva sollecitato dunque i giudici a stralciare la posizione di Mancino da quella degli altri imputati e trasmettere gli atti alla Procura perche' li invii al tribunale dei ministri. I legali degli imputati avevano poi sollevato anche la questione di incompetenza della corte d'assise sul reato di violenza a corpo politico dello Stato e di concorso in associazione mafiosa, contestati a vario titolo agli imputati, che, a dire degli avvocati, andrebbero trattati dal tribunale. Fu il gup a individuare nella corte il giudice competente in quanto tra gli imputati c'era il boss Bernardo Provenzano che risponde dell'omicidio dell'eurodeputato Salvo Lima, reato di competenza della corte d'assise. La posizione del capomafia e' stata, pero' stralciata per le sue gravi condizioni di salute. "A questo punto e' venuta meno la ragione che incardinava davanti alla corte e non al tribunale", avevano detto i legali. Ma nella scorsa udienza, replicando ai difensori dei Nicola Mancino, il pm Roberto Tartaglia aveva spiegato: "secondo loro il reato di cui e' accusato Mancino sarebbe ministeriale. La falsa testimonianza sarebbe ministeriale perche' avrebbe come oggetto dei fatti che avrebbe conosciuto quando era ministro". E ancora: "Il pm non contesta la correttezza delle massime citate dalla difesa, ma nelle eccezioni manca il presupposto della contestualita' cronologica tra i fatti e le funzioni". Il pm Roberto Tartaglia aveva poi ribadito, continuando a parlare dell'imputato Nicola Mancino, che "manca la coincidenza tra l'esercizio della funzione di ministro e il fatto contestato. Quando Mancino ha reso falsa testimonianza non era ministro", ecco perche' il reato di falsa testimonianza, di cui e' imputato, "non e' ministeriale".

Adnkronos

da: AntimafiaDuemila.com

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