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Processo Mori-Obinu: un’assoluzione da motivare PDF Stampa E-mail
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Scritto da Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi   
Mercoledì 17 Luglio 2013 22:59
di Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi - 17 luglio 2013

Palermo.
In un’aula affollata all’inverosimile sono bastati pochi secondi per dichiarare assolti Mario Mori e Mauro Obinu dall’accusa di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per non aver catturato Provenzano nel ‘95. Da oggi scattano i 90 giorni entro i quali la corte della IV sezione penale (presidente Mario Fontana, giudici a latere Wilma Mazzara e Annalisa Tesoriere) dovrà motivare una sentenza di assoluzione quanto meno illogica. “Il fatto non costituisce reato” recita il dispositivo letto dal dott. Fontana che di seguito ha disposto la trasmissione alla procura dei verbali delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e del colonnello Michele Riccio, “per quanto di competenza”, per la valutazione di eventuali reati. “L’omessa attivazione” di tutte le indagini e “l’omessa comunicazione” alla magistratura sarebbero quindi avvenuti senza però costituire reato. Ma qual è la compatibilità con questa formula e il fatto di poter incriminare Riccio e Ciancimino? Se l’omissione l’avesse fatta ad esempio lo stesso Riccio, Mori e Obinu dovevano essere assolti “per non aver commesso il fatto”.
Se l’omissione invece non ci fosse stata allora dovevano essere assolti “perché il fatto non sussiste”. Nello specifico quindi se la condotta di omissione c’è stata - ma è mancato il dolo di favoreggiamento - perché vengono trasmessi gli atti di Riccio?  Questo è un punto fondamentale che al momento non si spiega razionalmente. Bisognerà attendere la motivazione della sentenza, e chissà che tra le righe non si leggerà che forse che il dolo è figlio di una “causa di giustificazione” legata ad una ragione di Stato. Al di là delle mere speculazioni resta l’amarezza di  un’assoluzione che inevitabilmente provocherà reazioni a catena sul processo trattativa Stato-mafia, specificatamente nei confronti di alcuni testi che con le loro dichiarazioni hanno contribuito ad alzare il velo su quella zona grigia che ha contaminato la vita democratica del  nostro Paese per interi decenni. “Rispetto la sentenza, ma non ne condivido alcun passaggio. Certamente la impugneremo”, ha dichiarato a caldo il pm Nino Di Matteo. “Siamo amareggiati – ha ribadito dal canto suo Vittorio Teresi –. Adesso si tratta di capire i punti di vista di chi, come il Tribunale, ha analizzato le carte. In tutti i processi si può vincere e si può perdere ma sono importanti le motivazioni. Bisogna vedere il ragionamento che hanno fatto i giudici per ritenere non credibili Riccio e Ciancimino, lo spiegheranno nelle motivazioni”. “Questo processo é la dimostrazione che lo Stato non processa se stesso – hanno dichiarato alcuni esponenti del movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino presenti in aula –. Speravamo che potesse accadere, ma anche stavolta non è accaduto”. In attesa di leggere le motivazioni resta la constatazione di uno Stato determinato a mettere a tacere, con ogni mezzo, tutti coloro che hanno avuto il coraggio di dire la verità. A costoro e ai valorosi magistrati che hanno istruito questo processo va tutto il ringraziamento della parte sana del nostro Paese che oggi in aula ha gridato “vergogna!”.

Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi (AntimafiaDuemila)








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