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Intervista esclusiva a Salvatore Borsellino: 'Sento mio il processo sulla trattativa' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Simone Ferrali   
Sabato 28 Settembre 2013 13:30
borsellino Sento mio il processo sulla trattativa. Vengano alla luce responsabilità dello stato

 

Al termine dell’udienza di ieri del processo sulla Trattativa Stato-MafiaYou-ng.it ha intervistato Salvatore Borsellino, fratello di Paolo e presidente delle Agende Rosse. Salvatore è stato escluso dalle parti civili negli scorsi mesi e ieri, per la prima volta, ha assistito all’udienza dalla zona adibita al pubblico.

E’ stata una giornata durissima e difficilissima per me! Per fortuna è finita e adesso posso rilassarmi un po’. Sono dispiaciuto per alcune cose successe oggi…”

Cosa è successo?
“Un insieme di cose… Per la prima volta, ho assistito da spettatore ad un processo che sento tutto mio. L’esclusione dalle parti civili è stata difficile da digerire. Speravo di rientrare indirettamente con il mio avvocato, ma così non è stato. L’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili ha scelto come sostituto processuale Antonio Ingroia, al posto del mio legale Fabio Repici. Una scelta più che legittima. Qualche settimana fa però, quando chiesi alla signora Maggiani Chelli di utilizzare Repici come sostituto (dell’avvocato Danilo Ammannato, ndr), lei mi spiegò che prima doveva informarsi sui rimborsi che l’Associazione avrebbe ottenuto dalla Regione Toscana per le trasferte a Palermo (per assistere al processo sulla Trattativa, ndr). Oggi (ieri per chi legge, ndr) invece, ho capito che c’era dietro la scelta di Ingroia, che ha preso la toga di avvocato per andare a fare il sostituto processuale dell’Associazione. Il che, da un certo punto di vista, per me è positivo. Sempre che Ingroia vada lì per fare l’avvocato e quindi per dare il suo apporto al processo. Quello che c’è di negativo però, è il fatto che io abbia incontrato la signora Maggiani Chelli davanti al portone dell’aula bunker e che lei non mi abbia detto nulla. È questo che, emotivamente, mi ha posto in una posizione particolare…non mi ha comunicato la scelta fatta, come se fosse una scelta qualsiasi. Sai Simone, io non sono uno che dice una cosa e poi si nasconde. Mi prendo sempre la responsabilità di quello che dico! Quando la vedrò, lo dirò personalmente anche alla signora Maggiani Chelli…

Per me è stato un dispiacere vedere Ingroia in aula senza sapere nulla. Tra l’altro, dall’alto non ero neanche sicuro che fosse lui. Ripeto però, che sulla presenza di Ingroia sono molto combattuto: da un lato, sono dispiaciuto perché rappresenta la mia esclusione dalle udienze; dall’altro però, sono contento che sia rientrato nel processo: finalmente potrà fare quello che faceva prima di abbandonare la Magistratura. Tra l’altro, si è presentato in aula con la stessa toga che indossava quando era un pubblico ministero (Salvatore sorride: la sua voce si riempie di emozione, di affetto, e parla di Ingroia come si parla di una persona a cui si vuole veramente bene, ndr), che da legale non gli spetterebbe neanche…la toga con i galloni d’oro, quella che potrebbe portare solo se fosse un avvocato di Cassazione…”

La presenza di Ingroia tra le parti civili però potrebbe essere utilissima. Mi spiego meglio: la sua esperienza e la sua conoscenza dei fatti, potranno dare un grande apporto a quella battaglia finalizzata alla ricerca della verità…
“Certo! Potrebbe essere una mossa importantissima, a patto che Ingroia sia lì per dare il suo apporto al processo. Il fatto però che abbia accettato anche l’incarico di Crocetta mi rende un po’ perplesso, perché le due cose non vanno nella stessa direzione. Anzi, sembra che vadano nella direzione opposta. Anch’io condivido la tua stessa speranza, anch’io mi auguro che la presenza di Ingroia possa far bene al processo. Sinceramente però, a mio avviso, le ultime scelte di Ingroia sono andate tutte in senso contrario: spero che non utilizzi il processo come trampolino di lancio per il suo progetto politico… Ecco, anche il suo progetto politico: inizialmente, una volta inghiottita l’amarezza per il fatto che abbandonasse la Magistratura, lo avevo accolto positivamente. Da quel momento in poi però, a mio avviso, è stato tutto un susseguirsi di sbagli. Sbagli che mi hanno convinto, in qualche maniera, a prenderne le distanze. Quindi, le aspettative ci sono, ma spero che non vadano deluse.”

Arriviamo all’udienza di oggi…
“Uso una parola che non mi piace: mi ha fatto ‘incazzare’ la maniera in cui le dichiarazioni spontanee di Massimo Ciancimino sono state stoppate dal presidente della Corte. Non gli è stato permesso di concludere la lettura della missiva anonima che ha ricevuto. Nella lettera c’erano altre cose che non ha potuto dire…questa sera (ieri sera per chi legge, ndr) la pubblico sulla mia pagina in versione integrale. Prima di Ciancimino, l’avvocato Milio ha fatto un’arringa: è andato completamente oltre quello che doveva dire. Milio ha addirittura parlato di altri processi, ma è stato solo blandamente bloccato dal presidente della Corte. Massimo Ciancimino invece non è stato fatto parlare. Questa è una cosa che mi ha fatto arrabbiare. Anche perché nella lettera ci sono cose terribili: minacce di un testimone, minacce alla Corte, minacce ai pubblici ministeri, minacce ai giudici…una cosa del genere, secondo me, andava immediatamente acquisita agli atti. Invece, la Corte non gliel’ha fatta nemmeno depositare…ci rendiamo conto? Neanche si trattasse di una letterina qualsiasi…”

Ha concluso la sua giornata andando a prendere un caffè proprio con Massimo Ciancimino. Che cosa le ha detto?
Mi ha ripetuto le sue motivazioni ad andare avanti, nonostante venga minacciato più di quanto si evinca dalla lettera. Motivazioni che io ritengo sincere! Si sente avversato dalla Corte, accusato da Caltanissetta…insomma questo è un testimone che, con la sua testimonianza, ha permesso il nascere del processo sulla Trattativa. Nonostante questo però, viene attaccato dalla stampa, dalla Magistratura…io mi chiedo quale sia il motivo di tutto questo accanimento nei suoi confronti. Temo che lo scopo sia il seguente: mettere in cattiva luce Ciancimino, per mettere in cattiva luce l’intero processo…delegittimando lui, si delegittima il processo nella sua interezza. A mio avviso, oggi, i pubblici ministeri sarebbero dovuti intervenire per fargli leggere la lettera, come sono intervenuti quando Milio è andato oltre quello che doveva dire… Guarda Simone, dal punto di vista emozionale, è stata una giornata molto forte, molto molto forte…”

Hai sentito cosa ha detto l’avvocato della presidenza del Consiglio? Si è opposto alla testimonianza di Napolitano perché vietata dalla Legge…
Lasciamo stare guarda… In pratica ha detto che il capo dello Stato è intoccabile. Legibus solutus… Cambiamo la Costituzione, scriviamoci che siamo una monarchia assoluta, dopodiché, nelle aule di giustizia, si potrà dire quello che ha detto l’avvocato in questione. Purtroppo però, queste cose si dicono anche quando così non è…

Torno su quello che ha detto poco fa: questo è un processo che sente tutto suo. Condivido in pieno! Lei parlava di Trattativa quando nessuno ne parlava e per questo motivo si è preso insulti e critiche. Cosa si aspetta da questo processo?
Sì, sento mio questo processo. Sono convinto che, anche senza di me, il processo si sarebbe tenuto lo stesso! Però, sono sicuro di essere servito, in qualche maniera, almeno come supporto morale, ai magistrati che hanno intrapreso questo cammino difficilissimo. Per un pm, intraprendere questo cammino, significa essere attaccato, vilipeso, avere la carriera bloccata, essere sottoposto a procedimenti disciplinari e a tutti i mezzi che vengono usati, anche dai livelli più alti delle Istituzioni, per intimidire chi in questo Paese cerca la Verità e la Giustizia, mettendo sotto accusa anche pezzi dello Stato. Per tale motivo sento mio questo processo! Cosa mi aspetto? Mi aspetto che venga fuori un po’ di verità sulla strage di via D’Amelio. Come sai, questo procedimento non riguarda la strage di via D’Amelio, ma riguarda quella Trattativa che, sicuramente, è stata la causa accelerante della condanna a morte di mio fratello Paolo. In questo momento, il procedimento per la strage di via D’Amelio si sta tenendo a Caltanissetta. Purtroppo però, la priorità di Caltanissetta non è quella di trovare gli autori e i motivi del depistaggio, che ha riguardato i primi processi Borsellino. Al Borsellino quater sono parte civile, per cui mi batterò affinché si indaghi anche sugli ideatori del depistaggio. Vorrei sapere se addirittura la Corte, e sto parlando di Tinebra e compagni, sia stata partecipe, visti gli elementi che stanno venendo alla luce. Mi interessa molto meno conoscere il nome della famiglia mafiosa che realmente ha compiuto la strage. A Palermo invece, spero che venga alla luce la responsabilità dello Stato in questa Trattativa.”

Siamo arrivati al processo nonostante tutto (attacchi alla Procura di Palermo, conflitto di attribuzione, reticenze degli uomini delle Istituzioni, ecc. ecc.) grazie ai magistrati (pubblici ministeri e Gup) con la schiena dritta. Non teme un po’ che le continue pressioni esercitate dagli alti colli possano intimorire i collegi giudicanti? Non ha paura che in nome della “ragion di Stato”, il tutto si concluda con un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato?
Questa è la mia paura. Paura che deriva dalla sentenza del Processo Mori. Anche in quel caso, nonostante la Corte più ridotta (il Processo Mori si è tenuto davanti al Tribunale di Palermo. Il processo sulla Trattativa invece si tiene davanti alla Corte d’assise, ndr), è accaduto quello che Sciascia diceva non potesse succedere: lo Stato ha processato sé stesso. Purtroppo però, alla fine, anche se il giudizio non è definitivo, lo Stato si è assolto. Non è stata negata l’esistenza del fatto, ma è stato detto che il comportamento non costituisce reato. Così com’era successo ai tempi della mancata perquisizione del covo di Riina. La mia paura è che ciò accada anche al processo di Palermo, ossia che alla fine venga detto che la Trattativa c’è stata, ma che il fatto non costituisce reato. Questa sarebbe la cosa più terribile che potrebbe succedere…”

Anche perché, in tal caso, si giustificherebbero le trattative tra Stato e Mafia, in nome della “ragion di Stato”…
Sì, certo! Si giustificherebbero tutte le trattative che hanno accompagnato la nascita della nostra Repubblica, da Portella della Ginestra in poi…”

Restiamo sulle pressioni esercitate dagli Alti colli. Prima che Napolitano sollevasse il conflitto di attribuzione, la via di Palermo era affollatissima: molti protagonisti di quegli anni, chiedevano di essere ascoltati dalla Procura per confessare cose fino a quel momento mai raccontate. Davanti ai pm, confermavano le versioni dei mafiosi e dei figli dei mafiosi. Tutti temevano di restare con il cerino in mano. Ad un certo punto però, il capo dello Stato si muove e le bocche dei rappresentanti delle Istituzioni si richiudono. Potrebbe venirci il dubbio che lo scopo di Napolitano fosse proprio questo: chiudere le bocche…
Il presidente della Repubblica era già stato intercettato in passato, ma non aveva mosso un dito. Per questo motivo, penso che quella inutile azione (conflitto di attribuzione, ndr) del capo dello Stato abbia voluto significare una vera e propria intimidazione: da un lato, nei confronti della Procura di Palermo, perché il conflitto di attribuzione è stato sollevato in un momento particolare, per cercare di mettere un ostacolo sul cammino della verità. Verità che veniva faticosamente ricercata dalla Procura; dall’altro lato, è stata un’intimidazione nei confronti di chi avesse voluto, in qualche maniera, parlare di questa Trattativa. Purtroppo, l’improvvida mossa del presidente della Repubblica e la fretta con cui si è arrivati alla distruzione delle intercettazioni, hanno costituito un macigno messo sulla strada della Giustizia ed un grave vulnus sulla credibilità del capo dello Stato. A questo punto, chiunque può dire che quelle intercettazioni contengano qualsiasi cosa: Mancino, per esempio, potrebbe addirittura ricattare il presidente della Repubblica. Il cittadino potrebbe pensare che dietro la fretta di distruggere queste intercettazioni, si nasconda un motivo che avrebbe potuto ledere fortemente il prestigio del capo dello Stato. Purtroppo però, la lesione del prestigio è conseguente alla distruzione delle intercettazioni…”



Simone Ferrali




 

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