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Trattativa Stato-Mafia: via al dibattimento. Pm: 'Napolitano venga a deporre' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Simone Ferrali e Martina Cagliari   
Sabato 28 Settembre 2013 14:19
trattativa

 

Gli avvocati dei rappresentanti delle Istituzioni e il legale della presidenza del Consiglio si oppongono: “Testimonianza di Napolitano vietata per legge”


Superate le questioni preliminari affrontate nello scorso luglio, è ripartito questa mattina, presso l’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, il processo “Bagarella +9” (Trattativa Stato-Mafia).
La giornata palermitana è iniziata con un colpo di scena: l’avvocato dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Danilo Ammannato, ha annunciato la nomina del nuovo sostituto processuale: ad assistere l’Associazione sarà l’ex procuratore aggiunto di Palermo, titolare dell’inchiesta sulla Trattativa fino allo scorso ottobre, Antonio Ingroia.
L’udienza si è aperta con la richiesta di ammissione delle prove e l’esposizione della lista di testi che costituiscono la linea accusatoria della Procura. Il primo a prendere la parola è stato il pm Roberto Tartaglia.

Il giovane sostituto procuratore ha iniziato il suo intervento, ricordando che “la strategia stragista della stagione ’92-’93 trova la sua ragione nella maturata consapevolezza del fallimento dei precedenti rapporti, intrattenuti dall’organizzazione mafiosa, con esponenti politici di rilievo”. “Con l’ideazione di questa strategia – ha proseguito Tartaglia – i vertici di cosa nostra si determinarono, tra il ’91 e il ’92, tre obiettivi: quello di neutralizzare definitivamente i cosiddetti nemici storici dell’organizzazione, in particolare i magistrati che si erano maggiormente esposti nell’azione antimafia di quella stagione, e soprattutto che erano simbolo del Maxiprocesso; il secondo obiettivo era quello di punire tutti coloro che, sul versante politico, non avevano garantito i risultati auspicati dall’organizzazione, tra i quali proprio quello di un esito favorevole del Maxiprocesso; ultimo scopo era quello di creare una sorta di soggezione, volta ad ottenere, da un lato, l’ammorbidimento delle politiche antimafia, e, dall’altro, l’instaurazione di rapporti nuovi e più efficaci con altri esponenti politici”.

Fra le tante cose omesse in questa sede per dovere di sintesi, dobbiamo evidenziare la richiesta di Tartaglia di ammettere agli atti del processo anche la sentenza di assoluzione di Carmelo Scalone. Come ha spiegato il sostituto procuratore, non è tanto importante l’imputazione di Scalone (che, appunto, è stato assolto), quanto ciò che si evince dalla sentenza, ossia la ricostruzione temporale del periodo ’91-’92 e il ruolo giocato dalla Falange armata in quegli anni. La Falange infatti firmava le stragi eseguite e pianificate dalla mafia siciliana.

Concluso l’intervento di Tartaglia, la parola è passata al pm Nino Di Matteo. In questa seconda parte, l’intento del pm è stato quello di dimostrare come il dialogo tra i vertici di Cosa Nostra e le istituzioni statali proseguì anche dopo le stragi di Capaci, di via D’Amelio e dopo l’arresto di Vito Ciancimino e di Salvatore Riina.

Le istituzioni, in questa nuova fase, intimorite e minacciate attraverso missive ricattatorie, intrapresero un ulteriore dialogo occulto con i capi mafiosi, dando segnali chiari e precisi di distensione.

Non è un caso, quindi, se proprio in questa fase, l’allora ministro della Giustizia Martelli fu sostituito da Giovanni Conso e se Nicolò Amato, ritenuto troppo duro e politicamente inaffidabile, fu sostituito nella direzione del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) dal duo Caprotti-Di Maggio (quest’ultimo, uomo vicino al generale Mori e a diversi esponenti dei servizi di sicurezza). I 343 decreti di 41 bis, dei quali se ne discusse a lungo la proroga o meno, non vennero prorogati.

Il pm ha accompagnato il dettagliato resoconto dei fatti con le prove specifiche di cui ha poi richiesto l’acquisizione agli atti: sentenze, conversazioni, intercettazioni e lettere importanti, tra le quali spicca quella inviata dal consigliere D’Ambrosio al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella quale l’ormai defunto consulente esprimeva il timore di essere stato usato “come l’ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo di indicibili accordi”, facendo riferimento a fatti accaduti tra l’89 e il ’93.
Il pm ha richiesto, per questo motivo, di ascoltare di fronte alla Corte d’Assise lo stesso Napolitano, ritenendo importante ai fini processuali la sua testimonianza.

Di Matteo, ha infine concluso il suo intervento, ripercorrendo brevemente la fase di trattativa che seguì il segnale di distensione: nel ’94, alla cessazione del governo Ciampi, cosa nostra avviò i rapporti con Berlusconi, grazie al tramite di Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano, perpetuando la minaccia di nuove stragi al nuovo governo del Cavaliere.

All’intervento di Nino Di Matteo, è seguito quello del collega Francesco Del Bene:
“Il pubblico ministero dimostrerà la falsità delle dichiarazioni di Nicola Mancino, rese davanti al Tribunale di Palermo al processo a carico di Mario Mori”.
Del Bene afferma che “l’avvicendamento Mancino-Scotti non è avvenuto per incompatibilità ministro-Parlamentare Dc, ma per un ammorbidimento della linea antimafia. […] L’avvicendamento si era reso necessario perché il ministro Scotti aveva dato prova di una strategia rigorosa nel momento in cui aveva assunto l’incarico. Tanto è vero che, in perfetta sinergia con l’allora ministro della Giustizia, On. Martelli, era stato emanato il decreto legge dell’8 giugno 1992, che prevedeva l’inasprimento del regime detentivo di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario. In particolar modo poi, Scotti si era distinto per le proposte di scioglimento di Comuni per infiltrazioni mafiose. […] Questo avvicendamento costituiva un mutamento della politica del governo a seguito delle pressioni e delle minacce subite, proprio perché doveva avviare la stagione di distensione”. La tesi dell’avvicendamento per incompatibilità ministro-Parlamentare Dc non sta in piedi, anche perché “in quel governo presieduto dall’On. Giuliano Amato, il ministro Scotti comunque ne fa parte. Viene indicato come ministro degli Esteri”.

Riferendosi alle telefonate tra Mancino e il Quirinale, ed alle manovre che ne sono seguite, “il pm vuole provare l’attivismo del cittadino Mancino, per aver intrapreso più i canali istituzionali, al fine di incidere e condizionare le indagini della Procura di Palermo”. L’attivismo dell’ex ministro dell’Interno sfocia nel tentativo, mediante l’iniziativa del dott. D’Ambrosio, consigliere giuridico del presidente della Repubblica, di sollecitare i poteri di intervento della Direzione nazionale antimafia al fine di un maggiore coordinamento delle indagini condotte dalla Procura di Palermo e da quella di Caltanissetta, sino a prospettare la possibilità dell’avocazione delle stesse”.

Dopo la Procura, le parti civili: il primo rappresentante a parlare è stato l’avvocato dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Ammannato, che ha ribadito come ci sia da parte dell’associazione una ferma “richiesta di verità e giustizia per le vittime della strage di Firenze, in cui perse la vita anche una bambina. Nella lista del pm sono elencati 33 collaboratori di giustizia. Possiamo dire che abbiamo assistito a tutte le udienze dei processi di Firenze, e abbiamo sentito ed apprezzato una trentina di questi collaboratori di giustizia (presenti anche nella lista dei pm, ndr), per la loro sincerità e la loro onestà davanti alla giustizia. Non abbiamo apprezzato invece alcune testimonianze di uomini delle Istituzioni”.
Si è poi associato, così come gran parte delle altre parti civili, alle precedenti richieste dei pm.

A partire dall’intervento dell’avvocato della presidenza del Consiglio e della Regione Sicilia gli avvocati hanno cominciato a stringersi intorno a Napolitano, dissociandosi dalla richiesta dei pm di ascoltarlo in aula di fronte la Corte d’Assise.

Gli avvocati si sono giustificati affermando che una testimonianza di questo genere è vietata per legge: divieto correlato, secondo loro, alle attività informali coperte da riservatezza e rilevanza costituzionale, al rispetto delle garanzie connesse alle prerogative del presidente.

L’udienza si è conclusa con le dichiarazioni spontanee di Massimo Ciancimino, testimone ed imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia ai danni di Gianni De Gennaro: “Da quando ho iniziato a rispondere alle domande dei magistrati, ogniqualvolta ho dovuto rendere una deposizione rilevante, o da quando è iniziato questo processo, nei giorni immediatamente precedenti, ho subito ogni forma di attacco personale teso a minacciarmi o a screditarmi”. Ciancimino prosegue leggendo una missiva anonima, ricevuta tre giorni prima l’inizio del processo sulla Trattativa (molto probabilmente dal signor Franco o signor Carlo): “Lei, di fatto, si è schierato con il partito dei giudici, il partito che con un piano stabilito vuole minare la già precaria stabilità del nostro Paese, con processi a Berlusconi per le stupide feste private, non percependo che senza l’aiuto della destra, consegneremmo il Paese ad una nuova tornata elettorale, riportando il caos totale. Lei si è posto nella posizione sbagliata. […] Sono noi le possiamo garantire l’impunità. Già da mesi controlliamo tutti. Il dottor Di Matteo è stato costantemente seguito dai nostri uomini. Lo stesso per lei e per la sua famiglia. Per il giudice Morosini e per il pm Gozzo. […] Oggi il presidente Napolitano rappresenta una garanzia di stabilità già fortemente compromessa. Questo processo imbarazza tutti. Deve essere fermato. Dica di aver fatto un patto con la Procura. […] Vedrete che brutta figura farete al Processo Mori: il presidente Fontana è un giudice serio che riesce ancora a scindere ragion di Stato dalla semplice criminalità organizzata, saprà come demolire tutta la sua già poca credibilità, ribaltando tutto l’impianto accusatorio. Si tiri fuori da questo gioco”.

La prossima udienza è fissata per Giovedì 10 ottobre 2013.


di Simone Ferrali  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
e Martina Cagliari  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

da: You-ng.it









 

 

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