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Strage via D'Amelio, Genchi: 'Esaminato solo un mese tabulati Borsellino' PDF Stampa E-mail
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Scritto da AGI   
Giovedì 03 Ottobre 2013 20:40
di AGI - 3 ottobre 2013

(AGI) - Caltanissetta, 3 ott. - Dopo la strage di via D'Amelio, vennero analizzati solo i tabulati telefonici dell'ultimo mese di vita di Paolo Borsellino e limitatamente al traffico in uscita. Lo ha detto il consulenti informativo Gioacchino Genchi, che ha deposto oggi per oltre sette ore davanti alla Corte di assise di Caltanissetta al processo "Borsellino quater" che si svolge nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta. "Mi consegnarono solo i tabulati risalenti all'ultimo mese antecedente la strage di via d'Amelio e me ne lamentai con La Barbera", capo della Squadra mobile di Palermo, ha detto il teste. In uscita c'erano delle chiamate all'allora procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna e al procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra, e qualcuna verso la madre. I tabulati all'epoca non censivano le telefonate provenienti dai numeri fissi. A distanza di anni, dall'analisi di quei tabulati, la Procura di Caltanissetta, non trovandoli piu' agli atti dell'inchiesta, ha nuovamente chiesto e ottenuto da Genchi la consegna di quegli stessi tabulati. Il superconsulente informatico - durante la sua deposizione - ha anche parlato della presenza, sin dal 90, di telefonini clonati in possesso di uomini di Cosa nostra del trapanese.
"Trovai - ha dichiarato Genchi - un'utenza telefonica clonata, appartenente ad una signora napoletana ignara di tutto che in prossimita' del 19 luglio chiama una serie di villini che si trovano lungo il percorso che l'auto di Borsellino aveva percorso quella domenica". Genchi, chiamato nel periodo delle stragi a ricoprire in Sicilia anche il ruolo di dirigente della sezione telecomunicazioni della polizia di Stato, ha anche parlato dell'incarico che ricevette la sera della strage di via D'Amelio, di provvedere al trasferimento di 150 detenuti dall'Ucciardone di Palermo al carcere di Pianosa. Gioacchino Genchi, ha concluso la sua lunga deposizione davanti la Corte d'Assise di Caltanissetta, sostenendo che "Arnaldo La Barbera credeva nella carriera. Non era un disonesto. Alla fine del 1993 ha fatto un patto con il diavolo", ha detto il teste. Il processo riprendera' il 10 ottobre, alle 9,30 nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta.

(AGI)



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