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La mafia torno stragista: La ‘Juve’ di Riina è un PM PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza   
Venerdì 11 Ottobre 2013 21:30
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - 11 ottobre 2013

Quella “Juve” che in un colloquio il boss Totò Riina definisce “una bomba”, secondo le analisi degli 007 antimafia è il pm Francesco Del Bene, sfegatato tifoso juventino, oggetto delle oscure metafore del boss che dalla sua cella continua a mandare inquietanti messaggi ai suoi familiari. È questa l’analisi che ha fatto scattare l’ennesimo allarme attorno al pm con il conseguente potenziamento delle misure di sicurezza nei suoi confronti, proprio in coincidenza con la riapertura – dopo la pausa estiva – del processo sul dialogo sotterraneo tra lo Stato e la mafia, ripreso ieri nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo. Si attendeva la decisione della corte sull’ammissibilità dei testi, compreso il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il presidente del Senato Piero Grasso, ma i giudici decideranno nella prossima udienza, giovedi 17 ottobre, anche sulla richiesta dell’avvocato Luca Cianferoni, difensore di Riina, che ha sollecitato la corte ad acquisire il “papello”: “Così – ha detto – si capirà che non l’ha scritto Riina”. “Piuttosto che sentire i commenti della polizia penitenziaria su Riina tifoso della Juve o del Milan – ha aggiunto Cianferoni – chiedo l’acquisizione del verbale in cui il mio assistito dice chiaro e tondo che la trattativa l’hanno fatta sulla sua pelle, visto che il ministro dell’Interno annunciava la sua cattura con alcuni giorni d’anticipo”.

NEL PROCESSO Borsellino in corso a Caltanissetta, invece, Salvatore Candura, il ladro d’auto che ha raccontato per primo di avere rubato la 126 utilizzata per la strage su ordine di Vincenzo Scarantino, dando origine al clamoroso depistaggio, ha riferito di essere stato indotto a dire il falso dagli agenti guidati da Arnaldo La Barbera, che lo avrebbero “massacrato di legnate” per fargli confessare un reato che lui giura di non aver mai commesso. “Mi hanno fracassato di botte, presidente, non potete immaginarlo”, ha detto Candura raccontando il giorno dell’arresto, “presenti Ricciardi, Salvatore La Barbera e 3-4 agenti, mi hanno pure sbattuto la testa sul tavolo. Poco dopo rientrò Arnaldo La Barbera. Io non avevo nemmeno la forza per piangere e lui mi disse: ‘Ne va della tua vita, ti faccio dare l’ergastolo, io sarò la tua ossessione. Devi dirmi che hai rubato tu l’auto e dirmi a chi l’hai portata’”. Da allora ha sostenuto la versione falsa fino alla completa ritrattazione nel 2008: “Sfido chiunque – ha detto – a resistere a quelle pressioni. Io del furto non ho mai saputo nulla”. Oltre al capo della Mobile, Candura ha chiamato in causa anche i funzionari Vincenzo Ricciardi, Salvatore La Barbera e Mario Bo, dicendosi sicuro che fossero consapevoli della versione costruita a tavolino. “A Mantova, Ricciardi e La Barbera mi avevano fatto un cazziatone: guai a te se sbagli, e mi facevano ripassare quello che dovevo dire. Se durante l’interrogatorio io andavo nel pallone, intervenivano”. Ma se delle legnate ricevute Candura non dice nulla per cinque interrogatori e le tira fuori soltanto nel 2010, diversi altri punti hanno suscitato la perplessità del pm Stefano Luciani, che lo ha sottoposto a una raffica di domande: “Perché, se c’era un accordo con La Barbera, lei cercò di convincere Valenti ad autoaccusarsi del furto?” . “Dicevo sempre a La Barbera: se questa versione cade, io sono rovinato’’. E ancora: “Perché quando venne fermato una prima volta dai carabinieri, per un sospetto furto, il giorno prima dell’arresto, disse: ‘Non li ho ammazzati io?’ A chi si riferiva?”. “Con me c’era un latitante, un certo Filangeri, che si vantava di avere ammazzato numerose persone: non so se era vero, ma non volevo essere coinvolto pure io”. “E come mai ha detto di aver visto Mario Bo negli uffici della Mobile nel settembre del ’92, in occasione del suo arresto, quando risulta che il dottor Bo venne assegnato a Palermo solo nell’agosto del ’93?”. “Lui c’era, dottor Luciani – è la risposta di Candura – mi creda”. Il processo riprende stamane con altri testi, il controinterrogatorio di Candura da parte della difesa è fissato il 22 ottobre.

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Il Fatto Quotidiano, 11 ottobre 2013)






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