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Rassegna Stampa - 2008
Scritto da Marco Travaglio   
Martedì 14 Ottobre 2008 17:02
Marco Travaglio

Le leggi su misura sono come le ciliegie: l’una tira l’altra. Ragion di più per firmare subito, in massa, il referendum contro la porcata Alfano, per fermare l’effetto valanga. In sei mesi, il governo Berlusconi ne ha lanciate sei. Cioè - scomputando il periodo feriale - più di una al mese.

La prima è la Salva-Rete4, per ora accantonata (tanto il Consiglio di Stato, per decidere su Europa7, si riunisce solo a dicembre). La seconda, la blocca-processi, è passata al Senato, ma non alla Camera perché nel frattempo è arrivata la terza, la porcata Alfano, che si limita a bloccare solo i processi a Berlusconi (i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera non ne hanno, ma si sono gentilmente prestati a far numero). La quarta è la legge anti-intercettazioni, già approvata dal Consiglio dei ministri e ora al vaglio del Parlamento, dove Al Tappone e il fido Ghedini vorrebbero peggiorarla un altro po’. Il premier vorrebbe includere, tra i reati per cui sarà vietato intercettare, anche la corruzione, un po’ la specialità della casa. Il suo onorevole avvocato preferirebbe abolirle tout court, per sostituirle con le intercettazioni preventive: quelle che oggi possono fare le forze di polizia con l’autorizzazione di un pm (non del giudice, come previsto per quelle giudiziarie), ma solo per mafia e terrorismo. Ora verrebbero allargate a tutti i reati. In ogni caso non hanno valore probatorio al processo: finite le indagini, vengono cestinate. Per questo piacciono: non provano nulla. La quinta è la salva-bancarottieri, tentata la scorsa settimana al Senato in forma di emendamento al decreto Alitalia, e non grazie all’opposizione, che al solito dormiva, ma grazie a due giornaliste di Report, Giovanna Boursier e Milena Gabanelli. Alla fine Tremonti, con agile balzo, è riuscito addirittura a passare per nemico di quella legge, che aveva il parere favorevole del governo di cui lui fa parte (chissà mai chi l’aveva autorizzata). La sesta, la legge Carnevale, l’ha svelata Liana Milella su Repubblica, grazie a due rari esemplari di oppositori che si oppongono: D’Ambrosio e Casson. Antefatto: il giudice “ammazzasentenze” se n’era andato in pensione anticipata nel 2001, quando la Corte d’appello di Palermo lo condannò a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2002 la Cassazione dichiarò inutilizzabili le accuse che gli muovevano alcuni suoi colleghi della Cassazione sulle pressioni dentro e fuori la camera di consiglio per convincerli ad annullare altre condanne di mafia. Sparite le prove, la condanna fu annullata per sempre. Poteva il Paese fare a meno di una così preclara figura, nota per aver definito - in alcune telefonate intercettate dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio - Falcone e Borsellino «i dioscuri» e descritti come due incapaci con «un livello di professionalità prossimo allo zero», per aver chiamato Falcone «quel cretino» e «faccia da caciocavallo», e per aver aggiunto «io i morti li rispetto, ma certi morti no»? No che non poteva. Così una maggioranza trasversale varò nel 2004 una legge ad Carnevalem che gli rimetteva la toga addosso per consentirgli di recuperare il tempo perduto, cioè di rientrare in Cassazione a 75 anni (quando gli altri giudici vanno in pensione) e di restarci fino a 83. Nel 2007 il centrosinistra stabilì che, oltre i 75 anni, i giudici ripescati non potessero più dirigere uffici. Ora la seconda legge ad Carnevalem cancella il divieto, previo ok del cosiddetto ministro della Giustizia Alfano. Così nel 2010, quando andrà in pensione il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, il candidato più anziano dunque più titolato a succedergli sarà proprio l’ottantenne Carnevale: tra due anni il primo magistrato d’Italia sarà, per un triennio, il nemico giurato di Falcone e Borsellino. Così tutti i condannati in appello avranno il loro santo in Paradiso. Il tutto grazie ad Al Tappone e Angelino Jolie, che dicono ogni due per tre di ispirarsi a Falcone e Borsellino. E grazie a una maggioranza che tre anni fa varò la legge anti-Caselli per impedire all’ex procuratore di Palermo di concorrere alla Procura nazionale antimafia, in quanto aveva compiuto 66 anni, dunque era troppo vecchio. Anzi, aveva il grave torto di essere ancora vivo.
 
 in L'Unità, 14 ottobre 2008
 

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Dcampo  - ma è possibile?   |2008-10-15 14:14:47
AM come è possibile, inoltre il consenso del governo sale......
sono
stufo....
http://dariocampolo.blogspot.com/
Luana   |2008-10-16 10:10:42
Stato vergognati!!!!!!

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