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Trattativa Stato-mafia. Gli strani controlli ai testi chiave PDF Stampa E-mail
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Scritto da ArticoloTre   
Giovedì 31 Ottobre 2013 16:15
ciancimino-massimo-bigdi R.C. - 31 ottobre 2013

La notizia ha fatto scalpore ed è rimbalzata sulle   sulle principali agenzie di informazione: il prossimo il 14 aprile si farà un nuovo processo per Massimo Ciancimino (foto).

L'accusa è quella di violazione degli obblighi connessi all'applicazione nei suoi confronti delle misure di prevenzione. La citazione diretta a giudizio (davanti al giudice monocratico della quinta sezione) è stata firmata dal pm di Palermo Dario Scaletta.

 Il magistrato ha accusato Ciancimino jr di non aver rispettato gli obblighi connessi al suo status di sorvegliato speciale che gli impongono di rimanere a casa in determinati orari.

Secondo quanto riportato dai media gli agenti del commissariato Politeama, incaricati di verificare che Ciancimino rispettasse le regole, la notte del 27 febbraio scorso non lo avrebbero trovato nella sua dimora nell’arco di tempo di una cinquantina di minuti. In difesa dello stesso Ciancimino è stato evidenziato che gli orari dei controlli riportati negli articoli di stampa sono errati in quanto nell'avviso di chiusura indagine era scritto: “non rispondeva al secondo controllo in casa delle ore 23.58 del 27.02.2013 controllato rispondeva al successivo delle 00.08”.

Di fatto il tempo intercorso tra il primo controllo e il secondo sarebbe quindi di 10 minuti. E la ragione di questa mancata risposta del figlio di Don Vito alla prima chiamata starebbe proprio nei farmaci per dormire che lo stesso prende da diverso tempo.

In soli 9 mesi Massimo Ciancimino ha subito oltre 870 controlli notturni (una media di 3 controlli per notte), un numero decisamente eccezionale.

 Ciancimino è teste chiave al processo sulla trattativa Stato-mafia  e  si ritrova ora nuovamente sotto accusa,  grazie alle sue prime testimonianze si è avviato l’iter che ha portato al processo nel quale vengono giudicati insieme pezzi dello Stato e uomini di Cosa Nostra.

Ma lo zelo dello Stato non si ferma qua, un altro teste chiave del processo sulla trattativa Stato-mafia, esattamente sette giorni prima della sua deposizione in aula, ha ricevuto un’ordinanza di revoca della detenzione domiciliare da parte del Tribunale di sorveglianza.

Si tratta di Francesco Onorato, ex boss di Cosa Nostra con diciotto anni di carcere alle spalle, cui è seguita una preziosa fase di collaborazione con la magistratura.

Un provvedimento ad orologeria, Il collaborante doveva deporre al processo sulla trattativa il 7 novembre prossimo. I fatti risalgono all’agosto scorso, Onorato fruiva di un permesso che gli consentiva di lasciare la propria abitazione per motivi di lavoro per un arco di otto ore al giorno. Il controllo di polizia accertò un’assenza di qualche minuto doverosamente segnalato alla procura.

Il collaboratore, testimone fondamentale, protagonista di una stagione che andava dall’omicidio di Salvo Lima a Marcello Dell’Utri, aveva anticipato l’intenzione di dichiarare una serie di circostanze inedite e significative sui contatti tra pezzi di istituzioni e Cosa Nostra. Lo hanno fermato. Prima di essere arrestato ha amaramente confidato ai familiari e al proprio legale, Roberto Avellone “Io ho chiuso, non testimonierò, visto come mi hanno trattato”.

La domanda sorge spontanea: gli altri testi chiamati a deporre al processo sulla trattativa Stato-mafia, come interpreteranno queste vicende, come un segnale preciso?

articolotre.com

da: AntimafiaDuemila.com



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