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Caso Manca, chiesta ispezione in tribunale PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tusciaweb   
Sabato 02 Novembre 2013 18:11

 

manca-attilio-web1di Tusciaweb - 2 novembre 2013


(s.m.) – Un’ispezione al tribunale di Viterbo per “accertare se gli uffici giudiziari abbiano proceduto secondo le leggi, i regolamenti e le istruzioni vigenti”.

Sono 41 senatori a richiederla al ministero della Giustizia. Il gruppo ha presentato un’interrogazione parlamentare sul caso di Attilio Manca (foto), il medico siciliano trovato morto nove anni fa nella sua casa a Viterbo.

Il gip Salvatore Fanti ha archiviato il caso, ma i dubbi su quella morte improvvisa, avvenuta in circostanze mai chiarite, non si sono placati. Accanto alla famiglia Manca, che non ha mai creduto né al suicidio, né all’omicidio colposo per overdose di eroina, si schierano, ora, i 41 senatori firmatari dell’interrogazione, promossa da Vincenzo Maurizio Santangelo del Movimento cinque stelle.

Il documento, sottoposto all’attenzione del guardasigilli Anna Maria Cancellieri, passa in rassegna gli interrogativi sollevati, negli anni, dalla famiglia Manca. 

I “buchi al polso sinistro della vittima” che, però, era mancino. “L’anomala assenza di impronte digitali sulle siringhe”. E ancora: “L’assenza nei tabulati telefonici di una telefonata effettuata dalla vittima alla madre il giorno antecedente il ritrovamento del cadavere; la discordanza tra il referto dell’autopsia, che peraltro risulterebbe effettuata dalla moglie di una persona già sentita come testimone sulla vicenda, da cui si evince che alcuni ematomi al viso di Manca sono attribuibili all’impatto del telecomando del televisore sul volto, e i rilievi fotografici effettuati dalla polizia scientifica, in base ai quali lo stesso telecomando risulta trovarsi sotto l’avambraccio sinistro”.

E poi la pista della mafia e di Bernardo Provenzano, “operato nel 2003 con sistema laparoscopico, a Marsiglia nello stesso periodo in cui Manca si trovava in Costa Azzurra”. “Risulterebbe altresì – si legge nel testo dell’interrogazione – secondo le dichiarazioni di un pentito, che Provenzano avrebbe trascorso un periodo di latitanza nell’alto Lazio, esattamente nella Tuscia, zona in cui lavorava e viveva Attilio Manca”.

Alla luce di tutti questi tasselli mancanti, i senatori chiedono “un più attento accertamento degli aspetti critici delle indagini”, “anche al fine di valutare la sussistenza di elementi potenzialmente di interesse della Direzione nazionale antimafia”.

Vogliono sapere “se si sia provveduto ad identificare ed interrogare i componenti dell’équipe sanitaria che ha eseguito l’intervento chirurgico su Bernardo Provenzano nell’ottobre 2003 nonché gli eventuali profili di incompatibilità e criticità della nomina del medico che ha effettuato l’autopsia”. L’accertamento fu eseguito dalla dottoressa Ranalletta, moglie del professor Rizzotto, primario del reparto di Urologia di Belcolle, ascoltato subito dopo il delitto.

Archiviate le posizioni dei cinque indagati, ne resta solo una al vaglio del tribunale viterbese: quella di Monica Mileti, unica donna e unica romana iscritta nel fascicolo sulla morte del medico. Ora anche l’unica ad andare a giudizio, perché il pm Renzo Petroselli ritiene sia stata lei a cedere ad Attilio Manca la dose di eroina che lo ha ucciso la notte del 12 febbraio 2004.

L’indagine è chiusa da mesi. Manca solo la data dell’udienza preliminare.

tusciaweb.eu

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