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Stato-mafia, il Corvo e le intercettazioni mancanti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudio Forleo   
Domenica 24 Novembre 2013 21:03
di Claudio Forleo - 23 novembre 2013

Raffaella Fanelli,
giornalista e autrice di Intervista a Cosa nostra, mi lascia in silenzio quando racconta questo 'particolare'. Il Corvo è l'autore dell'anonimo su cui indagava Paolo Borsellino prima di venire ucciso in via D'Amelio. Anonimo che riferisce, tra le altre cose, di un presunto incontro tra un ex ministro Dc e Totò Riina nella sacrestia di una chiesa di San Giuseppe Jato, prima dell'omicidio di Salvo Lima avvenuto il 12 marzo 1992.

Giuseppe Guttadauro, capomafia del Brancaccio, è stato liberato nel 2012 per 'buona condotta' dopo 11 anni trascorsi nel carcere di Terni. Il boss venne condannato nel procedimento delle talpe alla Dda, che ha visto finire in carcere anche l'ex Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro. Totò 'Vasa Vasa' è stato condannato per favoreggiamento a Cosa nostra: nelle motivazioni la Cassazione scrive che Cuffaro "aveva stipulato un accordo politico mafioso" con Guttadauro, il quale aveva a sua volta proposto "all'uomo politico, che accetta (e inserisce nella lista) la candidatura alle elezioni regionali" di Domenico Miceli, oggi in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Guttadauro era stato 'avvisato' della presenza di cimici nella sua abitazione dalle soffiate provenienti da alcuni militari dell'Arma dei Carabinieri e dal trio Cuffaro - Miceli - Aragona. Quest'ultimo è stato condannato ma gli sono state riconosciute le attenuanti per aver collaborato alle indagini, avendo "fornito elementi decisivi per la ricostruzione" dei fatti.

Uno dei meriti del libro scritto dalla Fanelli è puntare la luce su aspetti tutt'altro che secondari di quella che Gaspare Mutolo chiama la "pastetta" fra stato e mafia: domande senza risposta (in alcuni casi solo apparentemente) di una ragnatela in cui sono rimasti impigliati dei veri uomini dello Stato, si chiamino Falcone e Borsellino o Emanuela Loi e Vito Schifani. Durante la trattativa è scomparsa l'agenda rossa di Paolo Borsellino, mentre 'qualcuno' è intervenuto sul computer e sull'agenda portatile di Giovanni Falcone.

Perché il magistrato prendeva appunti su Gladio e sui viaggi di Emanuele Piazza a Trapani? Che ci faceva Falcone negli Stati Uniti prima di Capaci? Com'è possibile che sia uscito fuori solo dopo vent'anni che Borsellino indagava sul Corvo 2? E perché nessuno ha mai ripreso in mano quell'indagine, dopo che Brusca ne tratteggiò l'identikit già nel 1998? Dello stesso uomo parlano i già citati Aragona e Guttadauro, definito "uomo del Sisde". Chi è e che ruolo ha il personaggio di cui parla Gioacchino Genchi e che viene fuori analizzando i tabulati di Scotto, di cui nessuno ha mai chiesto niente al perito informatico, e nelle agende di Domenico Miceli?

Intervista a Cosa Nostra è un libro prezioso. Leggere le versioni di Riina e Provenzano junior, le parole pronunciate fuori dal Tribunale da pentiti come Mutolo o Annacondia, le testimonianze eccellenti di Massimo Ciancimino e Bruno Contrada o le chiavi di lettura offerte da Salvatore Borsellino, Franco La Torre, Gioacchino Genchi e Angela Manca, aiutano a inserire qualche pezzo del puzzle. Oltre le sentenze, oltre i dati oggettivi, oltre le responsabilità penali. Farsi un'idea, provare a capire, perché di verità da scrivere sui libri di storia forse non ne avremo, a meno che 'qualcuno' non decida di parlare.

Raffaella Fanelli è una freelance. Ha realizzato inchieste televisive per Chi l'ha visto? e collabora con varie testate. Nel 2011 ha pubblicato con Aliberti Al di là di ogni ragionevole dubbio, sul delitto di via Poma.

GUARDA IL VIDEO DELL'INTERVISTA A GASPARE MUTOLO

Hai intervistato pentiti, mafiosi, testimoni di giustizia, magistrati, avvocati, simboli dell'antimafia e parenti delle vittime. Qual è il personaggio che ha più spiazzato le tue aspettative?


Angelo Provenzano. Dal figlio del boss di Corleone ti aspetti un certo atteggiamento. Invece è timido, riservato, è arrossito dopo la stretta di mano. Lo incontrai la prima volta nel febbraio 2011 quando chiedeva allo Stato di curare suo padre. Era preoccupato, ma non voleva assolutamente darlo a vedere. Diceva 'se lo curano bene, altrimenti....'

Che idea ti sei fatta dell'ultimo anno di Bernardo Provenzano? Il presunto tentativo di suicidio, le cadute...

Strano che un sacchetto di plastica entri nella cella del 41bis, soprattutto nella sua cella. Strano che il tentativo sia successivo all'incontro con Sonia Alfano e Beppe Lumia: la prima volta che il boss di Corleone accetta di parlare con qualcuno. Sta di fatto che Ingroia e De Francisci lo incontrano in carcere a Parma e lui conferma il suo viaggio in Francia per l'operazione alla prostata. Nelle 34 pagine di interrogatorio che riporto nel libro dice e non dice. 'Se dovessi parlare, metterei nei guai altre persone...'. Il figlio sostiene: "mio padre è di una integrità morale quasi islamica". Io la chiamerei semplicemente omertà. Se solo Riina o Provenzano parlassero, verrebbe fuori chi ha ordinato le stragi. Assurdo pensare che delle persone così siano riuscite a mettere in ginocchio l'Italia da soli. Qualcuno li ha usati e manovrati per modificare gli equilibri politici del nostro paese.

Pochi giorni prima di via d'Amelio Borsellino rilascia una intervista in cui dimostra un incredibile polso della situazione. "Riina e Provenzano sono due pugili sul ring che mostrano i muscoli". Nico Gozzo, pm a Caltanissetta che indaga su via d'Amelio e Capaci, offre un'altra chiave di lettura. Descrive Cosa nostra in quel periodo sull'orlo della scissione e parla di Riina da una parte, il boss Aglieri dall'altra e Provenzano nel mezzo.

Sì, è quello che viene fuori nell'intervista che mi ha rilasciato assieme a Rosalba Di Gregorio, avvocato di Provenzano. Alla fine però il boss una scelta l'ha fatta... Salvo Riina nega che sia stato Provezano a tradire il padre, dice che è una infamia e che il tempo mostrerà la verità. Ad Angelo Provenzano chiedo se ha paura di vendetta. Lui risponde: 'quello di cui ho paura sono i fatti, non le illazioni'.

Nel libro affronti vari passaggi della trattativa, ad esempio quanto fatto sparire o modificato dopo Capaci dai computer e dell'agenda di Giovanni Falcone, a cui sono riusciti in parte a risalire i consulenti Gioacchino Genchi e Luciano Petrini (trovato morto nella sua abitazione nel gennaio 1996, con il cranio fracassato, ndr) : i riferimenti a Gladio, agli spostamenti di Emanuele Piazza, l'agente del Sisde che assieme a Nino Agostino avrebbe sventato l'attentato dell'Addaura, fatto sparire nove mesi dopo il 21 giugno 1989.

Probabilmente i mandanti delle stragi hanno voluto fermare la corsa al Quirinale di Giulio Andreotti. Qualcuno ha fatto di tutto per nascondere il viaggio di Falcone negli Stati Uniti, emerso analizzando le sue agende come fa Genchi. Il magistrato vede Mutolo a Spoleto, un incontro segreto. Va a sentire Buscetta. Ma nessuno dopo Capaci ne parla, nessuno lo conferma eppure lo sapevano. Anche Riina lo sa: ne viene a conoscenza e 'ferma' Falcone. Ma chi lo fa a sapere a Riina e perché? C'è la volontà di liberarsi di un personaggio scomodo, fermare la corsa di Andreotti e modificare gli equilibri politici del nostro paese. Impossibile che dietro le stragi ci siano solo Riina e Provenzano.

Viene in mente quello che disse Buscetta a Falcone prima del maxiprocesso. 'Se parlo della politica io finisco in manicomio, lei sarà ucciso'


"Chi è che fa più paura?". Me lo chiede Riina jr. durante l'intervista... A fare paura sono i politici, non i mafiosi. Dei mafiosi i pentiti parlano subito, è il nome dei politici che non tirano mai fuori.

Chi è il Corvo?

Il nome del Corvo viene fuori nelle intercettazioni in casa Guttadauro. Lo fa Salvatore Aragona, medico di Altofonte. Ho parlato con Aragona e mi ha detto che il nome di quella persona gli viene fatto da un ex ministro. Mi racconta altro. Episodi e nomi che nelle intercettazioni fatte in casa del boss di Brancaccio mancano...

Che legame c'è, se c'è, fra l'inchiesta mafia-appalti e la trattativa?

Salvatore Annacondia, detto Manomozza, mi dichiara di aver allertato i magistrati e uomini della Dia sull'intenzione di colpire i monumenti, le bombe del 1993. Perché sottovalutano un'informazione del genere? Ci sono troppe domande in sospeso per pensare che sia stata 'solo' una indagine su mafia e appalti di due magistrati bravi e testardi a scatenare tutto questo. Troppe cose che non incastrano. Perché nessuno disse che Borsellino indagava sul Corvo? Perché non venne detto che un noto generale del Ros oggi in pensione provò a fermare per due volte quella indagine? Che curriculum ha la figlia per fare la portavoce di un noto ministro?

Se diciamo che su via D'Amelio c'è stato un depistaggio di Stato siamo dei complottisti?

Il depistaggio c'è stato. Anche gli interrogatori condotti da quest'uomo che accompagnava La Barbera, di cui parla proprio Scarantino: uomo alto, distinto, occhi chiari. Chi era? Nessun membro della Commissione conosce Scarantino. Come possono credere che un 'uomo d'onore' potesse frequentare un transessuale? E' impossibile per il codice della mafia. E poi quel racconto: lui, da semplice autista, che entra durante una riunione della Commissione per 'prendere dell'acqua' e sente in quel preciso momento che Riina vuole Borsellino morto. Ma vogliamo prenderci in giro?

Una 'presenza' di cui si parla poco: Lorenzo Narracci, funzionario del Sisde e fedelissimo di Bruno Contrada


A Capaci viene ritrovato un bigliettino "Guasto numero 2  -portare assistenza settore numero 2. Gus, via In Selci numero 26, via Pacinotti" con il numero di cellulare di Narracci. Una delle automobili parcheggiate in via Fauro durante il fallito attentato a Maurizio Costanzo è di Narracci. Ed è' in barca con Contrada, proprio il 19 luglio 1992. Ma nell'intervista Contrada dice di non ricordare la telefonata partita dal suo cellulare al centro Sisde di via Roma, 100 secondi dopo l'esplosione in via d'Amelio. C'è anche Spatuzza che racconta di aver visto un 'uomo dei servizi' mentre imbottiscono la 126 con l'esplosivo, ma poi ritratta.

E Gaetano Scotto?


Ho chiesto a Genchi se ha mai ricevuto domande su quanto viene fuori dai tabulati, i contatti di Scotto con un assicuratore in rapporti con la famiglia Galatolo, il cui nome era nelle agende di Domenico Miceli. Mi ha risposto di no. Credo che bisognerebbe partire proprio da Scotto e da quelle telefonate che fa e che riceve.

Nell'intervista a Salvatore Borsellino viene fuori un possibile motivo per cui Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo, è rimasta in silenzio per 17 anni.


Probabilmente aveva paura per i suoi figli. Salvatore dice 'mia cognata non me lo ha mai detto esplicitamente ma spesso ripeteva strane frasi: "se si sapesse tutto, ma non si può parlare perché questi si vendicano anche sui bambini.... ". Le sue paure mi hanno fatto pensare a delle minacce'.

Il presidente della Repubblica deporrà al processo sulla lettera di Loris D'Ambrosio, che gli scrive 'lei sa' e fa riferimenti a 'indicibili accordi' fra il 1989 e il 1993.

Forse il consigliere avrebbe potuto dare qualche risposta, ma si muore spesso d'infarto... Cosa dirà Napolitano? In Italia non sa mai niente nessuno


Claudio Forleo (ibtimes, 23 novembre 2013)





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