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Palermo, gli studenti: 'Non ci sentiamo tutelati' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sonia Cordella   
Sabato 30 Novembre 2013 19:57
di Sonia Cordella - 29 novembre 2013

Palermo. Sui giovani andrebbe riposta, in una società degna di essere definita tale, la veglia attenzione degli adulti, delle famiglie, degli insegnanti, dei governanti, mirata a fornire indirizzi e strumenti necessari alla loro realizzazione. Il lavoro degli adulti dovrebbe incoraggiare e spianare il terreno ai ragazzi affinché questi possano esprimere al massimo le proprie potenzialità, possano far emergere e  sviluppare i propri talenti personali dei quali beneficerà la comunità intera del presente e del futuro. Questa dovrebbe essere la base sulla quale una umanità dovrebbe crescere ed evolversi per un continuo miglioramento del bene comune e della qualità della vita. Questo dovrebbe essere il principio basico sul quale costruire una società sana e felice. L'interesse andrebbe puntato quindi non sulla crescita e lo sviluppo economico, ma sulla crescita e lo sviluppo dei valori morali e della giustizia sociale.
Siamo quindi ben lontani dalla via maestra.

Il Liceo Scientifico Galileo Galilei della città di Palermo è occupato. Ragazzi dinanzi al cancello dell'Istituto sorvegliano l'entrata. Seduti accanto ad un lungo tavolo coprono le gambe con delle coperte per il freddo. Tanti altri in piedi, scherzano, ridono, fumano, giocano, parlano, camminano di qua e di là. La prima sensazione che ricevo è di infinita tristezza. Giovani allo sbaraglio. Giovani ai quali sono stati strappati tutti i diritti, finanche i più elementari.

Manfredi Cavallaro, un giovane studente della quinta liceo, ci accoglie all'entrata. E' lui, insieme ad altri ragazzi, il coraggioso organizzatore dell'incontro il cui dibattito verte su un tema scottante: "La trattativa tra la mafia e lo stato". "Sentiamo la necessità di informarci su temi culturali e di attualità come questo" esordisce Manfredi dando inizio alla riunione e passando immediatamente la parola a Irma Digrandi, rappresentante, per questo evento, del movimento "Agende Rosse" di Palermo, la quale presenta ai ragazzi il tema dell'incontro passando poi la parola al direttore di Antimafia Duemila, Giorgio Bongiovanni. Il direttore racconta agli studenti la storia della trattativa. I ragazzi domandano, vogliono sapere, capire. "Ma questa trattativa non è vecchia come la storia d'Italia?" domanda uno di loro, "quando gli americani sbarcarono in Sicilia dopo la seconda guerra mondiale, già lì non era forse nata una trattativa?". Vero, verissimo. Purtroppo. Bongiovanni racconta loro di grandi uomini come il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e i giudici Falcone e Borsellino saltati in aria per aver ostacolato quel potere che scende a patti con la mafia. Della forte reazione popolare che ha costretto lo stato ad approvare leggi richieste dai giudici assassinati e poi puntualmente bocciate. Di altri giudici onesti che hanno proseguito il cammino dei loro coraggiosi colleghi come i giudici Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia ed altri. "Dobbiamo prendere coscienza ragazzi" prosegue il direttore "di quanto sta avvenendo nel nostro paese e appoggiare questi magistrati". Bongiovanni nomina uno ad uno gli uomini del pool di Palermo e di relatori-2Caltanisetta, in questo momento sotto i riflettori di occhi seriamente malvagi, sostenendo che Riina recentemente non ha inviato una minaccia ma un  vero e proprio ordine ai suoi uomini ancora in libertà. "Ci sono alleati della mafia, persone che si annidano all'interno del nostro stato, uno di questi è decaduto oggi" - continua, riferendosi a Silvio Berlusconi - "e sono proprio questi personaggi che chiedono alla mafia di uccidere gli uomini migliori del nostro stato. Non si può scendere a patti con un'organizzazione criminale eppure il nostro stato lo ha fatto e si è macchiato di questo grave crimine" prosegue, "si è trattato di un attentato allo stato. La strage di via d'Amelio è stata una strage di stato e oggi questo processo potrebbe scoperchiare troppi coperchi ... voi siete giovani e dovete pensare al vostro futuro, dovete seguire gli eventi che accadono nella vostra città, capire chi andate a votare, ma ricordatevi che non avrete un futuro in questa città se prima non scoprite la verità perché continuerete ad avere spazzatura, miseria, quartieri abbandonati. Chi vi comanda vuole che rimaniate ignoranti e allora forse conviene fare qualche sacrificio pur di scoprire la verità ... Sosteniamo quindi i magistrati, chiediamo, protestiamo perché forse così possiamo essere d'ostacolo ai carnefici. ... Vi do un consiglio non guardate le bandiere ma gli uomini, quello che fanno, con chi vanno, guardate i loro curriculum e vedete se è pronto a dare la faccia contro la mafia". Le domande dei ragazzi manifestano tutta la loro voglia di sapere, di capire: "Ma come fa Riina a sapere quello che accade fuori?"; "Ma l'Ndrangheta comanda la mafia?"; "Provenzano è stato picchiato, cosa gli è successo?". Ogni domanda viene soddisfatta da una precisa risposta dei relatori. Ma l'assenza degli insegnanti, del preside, del vice preside mi rinnova quella sensazione di profonda tristezza che avevo percepito fin dall'inizio. I nostri giovani troppo spesso si trovano soli ad affrontare i loro problemi e a viverne altri che non dovrebbero essere i loro. Mi consola la presenza di una docente (di inglese, mi dicono i ragazzi), accompagnata dal proprio marito, entrambi interessati agli argomenti in questione, che in quel contesto mi piace osservarli come rappresentanza di quella piccolissima fetta di insegnanti che ama veramente i giovani e che lavora per il bene del loro futuro.  
"La mafia secondo me" dice un altro studente "è un atteggiamento non è un'istituzione, perché nasce da gente povera vittima di ingiustizie".
Bongiovanni riprende la parola spiegando che il fenomeno mafioso, sebbene abbia aiutato spesso la povera gente lasciata sola da uno stato che abbandona i propri cittadini, in realtà tra questa gente sceglie i suoi uomini migliori, ma solamente per mero interesse della propria organizzazione criminale e sempre al fianco del potere più forte perché il vero fine della mafia è solo il potere.
Irma Digrandi con grinta spinge quindi i ragazzi a riflettere sui tanti perché di quelle assurde stragi del '92, raccontando la agghiacciante vicenda della sparizione dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, dei criminali depistaggi sulla direzione delle indagini dietro l'ombra di tanti, troppi uomini di stato, soffermandosi poi sul gravissimo comportamento del Capo dello Stato nei confronti del processo più importante della storia d'Italia. Irma spiega ai ragazzi quanto sia importante essere promotori di legalità a partire dalle cose piccole del quotidiano come richiedere lo scontrino dopo ogni acquisto" che spesso non lo danno proprio perché spesso "quei soldi vanno a finire nelle tasche della mafia". I ragazzi ribattono: "Ma noi non siamo tutelati dallo stato! Noi non siamo tutelati da nessuno!"; "Ma perché dobbiamo rischiare noi se poi lo stato ci lascia soli?". La Digrandi risponde: "Ma noi ragazzi dobbiamo fare la nostra parte! Voi dovete fare la vostra parte" spiegando ai ragazzi che la vera occupazione si dovrebbe fare chiedendo agli insegnanti di fare scuola anche il pomeriggio per parlare di cultura, di legalità, di attualità. "Ma stiamo parlando" ribatte un altro studente "di una generazione che preferisce pensare al presente, perché non vuole guardare al futuro perché questo è troppo buio. Non vediamo il miglioramento allora ci divertiamo, e pensiamo all'oggi e basta, tanto ci campano i genitori". Una drammatica realtà in queste parole che riflette il sentimento di tanti giovani della nostra povera Italia. Ma dalle ultime sedie dell'atrio dell'istituto, una graziosa studentessa di giurisprudenza incoraggia i ragazzi: "Io ho solo pochi anni più di voi e so che a quell'età non si pensa a certe cose ma vi assicuro che dopo averlo realizzato ho dovuto correre per recuperare il tempo perduto perché ho capito che devo combattere per il mio futuro". Con tono pacato ma determinato trasmette di aver capito quanto sia importante la ricerca della verità e di quanto sia indispensabile opporsi al sistema corrotto per poter cambiare le cose e decidere di stare dalla parte della legalità. "La libertà è un diritto" prosegue "ma nel momento in cui accettiamo il compromesso perdiamo la nostra libertà. Cominciamo quindi a dire no a questi quotidiani atti illeciti". Un applauso manifesta il consenso per le sue parole ma un'altra giovane spezza nuovamente l'incantesimo della speranza: "La mafia esisterà sempre" asserisce con rabbia, raccontando poi un episodio accaduto proprio pochi giorni prima quando venne incendiato un furgone "solo perché il proprietario non aveva pagato il pizzo". "Ma se per avere quel furgone" prosegue la studentessa "che serviva per lavorare, quella povera famiglia aveva dovuto chiedere un mutuo, mi spiegate cosa deve fare un padre di famiglia per dare da mangiare ai propri figli? Cosa deve dire a quei figli?". Cosa rispondere a questi giovani che vogliono concretezza da noi adulti, coerenza, e non bei discorsi, cosa rispondere a questi giovani costretti a convivere con la paura e per i quali l'omertà è l'unica via per fare finta che tutto va bene. Tanto le cose non cambiano. "La mia generazione ha perso, ha fallito" confessa Giorgio bongiovanni-studenti-spalle-2Bongiovanni ai ragazzi ,"voi avete ragione. Avete ragione ad occupare le scuole, anzi dobbiamo ringraziarvi perché non siete dei teppisti ... La vostra è una ribellione molto più avanzata a livello spirituale interiore di quella della nostra generazione che selvaggiamente si ribellava alle istituzioni commettendo spesso anche delitti ... il fronte della gioventù, lotta continua ... Non ho da rimproverarvi niente vi devo solo chiedere scusa perché io, noi genitori in genere, abbiamo fallito in questa società che non vi ha dato alcun futuro. Vi posso solo chiedere con umiltà: accompagnatemi (e dico mi perché non so gli altri come la pensano) accompagnatemi in questa ricerca della verità, io vi posso solo promettere di dare la vita per il vostro futuro. Certo che non dovete essere viziati o capricciosi, assumetevi le vostre responsabilità ma so che quando qualcuno ammonisce qualcun altro deve essere pulito mentre la mia generazione è sporca, su che cosa vi può riprendere? Che esempio etico vi può lasciare? Possiamo solo dirvi: Ragazzi non sbagliate. Non commettete il nostro stesso errore: fregarcene del vostro futuro, invece voi organizzatevi, lottate per il futuro dei vostri figli. Io sono un genitore che si vuole riscattare, non voglio farmi le vacanze, né vedermi la partita, voglio solo trovare la verità affinché i miei figli possano dire un giorno: nostro padre non è uno che se n'è fregato, non è uno che si è corrotto. Lui si è impegnato, ha lottato per noi. Noi genitori dobbiamo avere l'umiltà di ammettere, prima di riprendervi o indicarvi un cammino, ciò che non abbiamo fatto per voi". I ragazzi annuiscono, condividono quel discorso, si predispongono ad ascoltare in una forma differente, si sentono compresi. "Essere normali in questa città significa essere degli eroi" asserisce Simone Cappellani, un altro dei quattro responsabili presenti per il movimento fondato da Salvatore Borsellino mentre Giulia Rizzuto incoraggia i ragazzi a comunicare con il movimento Agende Rosse di Palermo attraverso Facebook invitandoli alle manifestazione in difesa dei magistrati, la prossima di fronte alla prefettura il 6 dicembre per chiedere allo stato che la scorta del giudice Di Matteo possa essere dotata del dispositivo "bomb Jummer". "Siate parte attiva" esorta "Se siete vuoti, tutti vi possono manipolare perché vi manca la coscienza critica e quando andrete a votare voterete proprio chi non dovreste votare". "Alla fine lo stato siamo noi" conclude Simone "dobbiamo recuperare la nostra dimensione di comunità".


Sonia Cordella (AntimafiaDuemila)


Foto © Mariantonietta Morelli

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