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Incontro alla Provincia di Cosenza PDF Stampa E-mail
Editoriali - Editoriali
Scritto da Salvatore Borsellino   
Mercoledì 22 Ottobre 2008 13:06

Ho il dovere di aggiungere una nota in testa a questo post perchè involontariamente, per suo tramite, ho ferito una persona che non lo meritava affatto, Daniela Caprino.
La avevo conosciuta tramite questo sito e da subito mi aveva detto che voleva invitarmi a parlare nella sua Calabria e alla fine era finalmente riuscita a realizzare il suo desiderio.
Non la ho mai incontrata, la ho conosciuta tramite questa presentazione di se stessa, che, spero non me ne vorrà se riporto di seguito:

La mia sincerità e la caparbietà sono ben note e a dire la verità sono state la causa di ogni mia gioia e di ogni mia disgrazia.
Continuavo in passato a barricarmi dietro la mia puerile negazione di tutto, fino a quando lessi i libri di Jean Selim e di Alex Langer e compresi che l’intelligenza e il sapere che certe cose accadono, non bastava più, bisognava viverle. La strada era in salita e portava ad uno strapiombo ma decisi di proseguire perché volevo mantenere il mio cuore vergine, senza corazza, capace di partecipare emozionato, e di lottare quotidianamente affinché la giustizia terrena potesse ridare un giorno il giusto ossigeno ai perdenti e ai sognatori.
Questo mondo non ha nulla di eroico, non si merita eroi. Li pretende soltanto per giustificare le sue guerre.
Abito in un posto in cui c’è troppo e altrove troppo poco, Dio distribuisce i suoi doni con un criterio particolare.
Ecco perché decisi di partecipare ai viaggi didattici in Bosnia Herzegovina.
Volevo dare una mano pulita, una mano che aiuta a tirarsi su dal fango che sopprime la speranza e trascina nella scura prigione della solitudine. Detestavo l’idea di lasciare chi soffre nel tugurio di un mondo vuoto e mi rendevo conto di essere impotente per poter fermare i disastri del mondo, l’unico palliativo era, essere solidali.
Questo viaggio è stato un gradino verso un sogno, l’ho vissuto con speranza e gli ho permesso di farmi tornare cambiata perché ho visto gli effetti del vento impetuoso che aveva soffiato in passato, pazzie di terra e capricci di cielo. Ho incontrato gli uomini nella concretezza degli eventi storici. Questo viaggio ha creato un deserto nel ritmo della mia quotidianità, dove ho percepito il senso del limite dei popoli e dei singoli e ho avvertito la necessità di una convergenza reciproca. Ho capito la difficoltà di adeguarsi a una nuova vita sradicata in toto dagli affetti. Il grido d’amore e di dolore ai quali ero abituata, sono stati sostituiti da un grido che si fonde con il silenzio, nell’impossibilità di far udire la sua voce, come nella bocca spalancata di un muto. Come stavo mentre percorrevo le strade di Srebrenica in Bosnia? Come una rosa al polo nord.
Daniela
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Sono sivuro che è una ragazza pulita, come dice con orgoglio non appartiene a clan antimafia pagati (purtroppo succede anche questo) ma investe soldi suoi, pur avendone pochi, per denunciare le illegalità e il suo nome è conosciuto sul territorio per essere in prima linea sempre quando c'è da dare voce a chi non ce l'ha.
Se la ho ferita involontariamente a causa della mia paura di essere strumentalizzato da certe istituzioni, paura dovuta a mie ferite ancora aperte per episodi di questo tipo, sento il dovere di chiederle scusa.

Salvatore

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Sul sito www.lavocedifiore.org  leggo oggi , non senza inquietudine, il seguente pezzo di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, due persone per le quali ho profonda stima e che ho conosciuto a Catanzaro quando per la prima volta sono andato in Calabria a portare il mio sostegno al PM Luigi De Magistris e a lottare per l'indipendenza della Magistratura e in difesa dei Magistrati (quelli non corrotti, almeno).
Con Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio ho partecipato, a San Giovanni in Fiore alla presentazione del loro libro "La società sparente", documentata denuncia dei mali della Calabria a causa dei quali gli autori hanno subito e continuano a subire minacce e querele come succede a chiunque in Italia si opponga al malcostume, alla comunanza di interessi e alle le collusioni tra imprenditoria, classe politica e criminalità organizzata che purtroppo, in certe regioni, sono quasi la norma.

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La mia inquietudine è dovuta al fatto che in effetti proprio oggi, se sopraggiunti motivi familiari non me lo avessero impedito, avrei dovuto partecipare all'incontro cui si fa riferimento nel loro articolo, al quale ero stato invitato da una persona conosciuta tramite questo sito e sulla cui buona fede non ho alcun motivo di dubitare.
Eravamo da tempo d'accordo per un incontro da fare insieme in Calabria sulla legalità, o meglio sulla lotta all'illegalità, che solo di recente si era concretizzato tramite questo invito e che, avevo saputo solo da pochi giorni, essere stato organizzato nell'ambito della Provincia di Cosenza.
Come tutti sapete raramente, o meglio quasi mai, partecipo a incontri di carattere istituzionale, preferendo appoggiarmi a gruppi di giovani, ad associazioni, a movimenti spontanei e rifuggendo da quanto abbia a che fare con la politica, non per quello che dovrebbe essere la politica ma per quello che purtroppo oggi è la politica in Italia e non perchè non abbia rispetto delle Istituzioni ma perchè ritengo che il vero vilipendio delle Istituzioni sia il fatto che purtoppo oggi troppe persone le occupano indegnamente.
Potete dunque capire la mia inquietudine nel potere anche solo sospettare che la mia presenza  al convegno potesse essere in qualche maniera strumentalizzata.
Io non entro nel merito di quanto scritto da Emiliano e Saverio, non conosco abbastanza la situazione locale per poterlo fare, ma io sono fratello di Paolo Borsellino e Paolo, soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita , aveva ridotto praticamente a zero la sua vita sociale, a parte gli amici più fidati, proprio per il pericolo, di cui era ben conscio, di entrare in contatto con persone colluse o portatrici di interessi non limpidi. In conseguenza io, come suo fratello, ho il preciso dovere di evitare nella maniera più assoluta che il suo nome possa essere in qualsiasi maniera strumentalizzato come purtroppo nel nostro paese,nel quale l'arte di fare parlare i morti è stata sempre praticata senza ritegno, avviene sempre più spesso.
Non sono certamente in grado di affermare se ci sia effettivamente stato un tentativo di strumentalizzazione, sono però sicuro che dalla prossima occasione non saranno solo motivi indipendenti dalla mia volontà ad impedirmi di partecipare ad incontri dei quali non sarò in grado di giudicare personalmente e con sicurezza il contesto.


Martedì 21 ottobre 2008

Calabria: Provincia di Cosenza chiama Salvatore Borsellino a parlare su mafia epolitica. Al presidente Mario Oliverio lo ha suggerito il ragionier Patò ?

Campagna elettorale anticipata. Proclami ipocriti della politica, incoerente e pronta a sfruttare tutto.
 
Dal sito di Ebeteinfiore apprendiamo, senza meraviglia, che domani pomeriggio, nel Salone degli Stemmi della Provincia di Cosenza, si terrà un convegno intitolato “Per un ambiente libero da tutte le mafie”, promosso dall’assessorato all’Ambiente della stessa amministrazione.
Luigi Marrello, titolare della delega, illustrando l’appuntamento ha detto: «Salvatore Borsellino verrà a parlarci della rete di complicità attiva e dei silenzi spesso compiacenti della politica e di alcuni settori dell’informazione nei confronti della mafia e delle complicità e dei silenzi che hanno spesso avuto la meglio sulla verità e sulla giustizia». «Al centro del suo intervento - ha proseguito Marrello - saranno, dunque, due parole: legalità e informazione, una drammatica emergenza ieri come oggi».

All’incontro, parteciperà anche, ovviamente, il presidente della Provincia di Cosenza, l’onorevole Gerardo Mario Oliverio (nella foto, ndr), del Partito democratico. Oliverio è stato deputato della Repubblica per quattro legislature consecutive, assessore calabrese all’Agricoltura e sindaco di San Giovanni in Fiore (Cs). Dal 19 settembre 2001 al 23 gennaio 2006, è stato membro della Delegazione parlamentare presso l’assemblea del Consiglio d’Europa e della Delegazione parlamentare presso l’assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale. Da poco, ha confermato la sua candidatura alla presidenza della Provincia cosentina, la più estesa e popolata della Calabria. Decisiva, quindi, per gli assetti politici regionali. Le elezioni provinciali si terranno nella primavera del 2009.

Non indagato, è spesso considerato il politico più influente della sinistra cosentina; sempre eletto con percentuali bulgare, specie nell’alto Ionio.

Si dovesse valutare sulla fedina penale, non gli si potrebbe obiettare alcunché.

In Italia, la cultura dominante dello spicciolo e dell’effimero ci induce a pesare i governanti sulla sola scorta di sentenze e pendenze, in assenza delle quali ci è negato il diritto al giudizio politico, assicurato, invece, dalla Costituzione (articoli 3 e 21).

Paolo Borsellino diceva: "C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali".

Mario Oliverio, non sosteniamo affatto che abbia frequentato mafiosi, ha saputo riciclarsi: comunista di ferro contrario a Occhetto, burbero verso la Chiesa ne è astutamente diventato simpatizzante. Negli anni, ha assunto atteggiamenti progressivamente moderati. Ha cambiato look e da marxista s’è fatto governatore in blu. Oggi porta la cravatta e rilassato evoca, per l’abito firmato e il capo raso, l’asciutto sodale Marco Minniti, già viceministro degli Interni. I suoi discorsi sono pieni di termini sonanti: «modificazione», «risoluzione», «programmazione», «codificazione», «calendarizzazione», «affastellare».

Esclusivamente per questi dettagli, non sarebbe che uno degli innumerevoli camaleonti della «Casta», incoerenti nelle idee, nell’estetica, nella sostanza. Fumosi, retorici. Uno dei tanti trasformisti abili che hanno saputo vendere la propria immagine, adeguandosi alla nazione degli smemorati, incapace di rammentare identità e storie di primi ruoli e controfigure.

Mario Oliverio è, anzitutto, il responsabile politico dell’arretratezza nella Calabria settentrionale, il cui sviluppo è, a vari livelli del sistema, ostacolato da clientelismo becero e irresponsabilità istituzionale.

Una posizione del genere potrebbe apparire poco giornalistica e magari dettata da istintività o analisi di superficie. Qualcuno la leggerà di sicuro come sintesi partigiana, sulla base della prassi, ben poco logica, per cui le opinioni sono da ricondurre a schemi e volontà dei partiti.

Noi veniamo da San Giovanni in Fiore (Cosenza), lo stesso orrendo centro in cui Oliverio è nato e grazie a cui ha costruito le sue fortune politiche. Forte d’un largo consenso mutuato dallo zio, lì ripetutamente sindaco, ha saputo eliminare ogni concorrenza interna, impedendo politicamente l’alternanza, il confronto, il pluralismo. La normalità.

San Giovanni in Fiore è forse il comune più assistito d’Europa: 18 mila abitanti, quasi 1200 persone presero, diverse delle quali barando con complicità di politici, il Reddito minimo d’inserimento, misura statale di sostegno concepita nel 1997 da Livia Turco. San Giovanni in Fiore conta seicento forestali, assunti per calmare le acque in seguito a proteste incivili alimentate dalla politica, all’incendio di sale municipali, a blocchi stradali e delle nettezza urbana. Ci sono, poi, 200 lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità.

San Giovanni in Fiore ha uno spaventoso tasso di emigrazione e vi trafficano ’ndrine del crotonese e forse di Gioia Tauro. Nicola Gratteri, ci pensi lei! Conta 21 autosaloni e 10 macellerie.

Il giovane Antonio Silletta fu ucciso in zona dalla ’ndrangheta. Gennaio 2006, sequestrato, sparato, carbonizzato. La madre morì di crepacuore, la società restò muta. Non si hanno invece notizie di Pino Loria, un ragazzo del posto con precedenti per spaccio come Silletta. Sparito.

San Giovanni in Fiore, a dispetto del suo nome, è anche fenomenale per la speculazione edilizia: case a cinque piani che levano il respiro e mostruose soluzioni urbanistiche di cemento armato: uno scempio che qualcuno deve aver autorizzato. Dove stava Oliverio?

Due fedelissimi sostenitori, che all’occorrenza a Oliverio procacciano voti a San Giovanni in Fiore, suo feudo elettorale, risultano rinviati a giudizio dal Gup distrettuale di Catanzaro, Alessandro Bravin. Il fatto è del 2005, l’ipotesi è di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Nell’operazione, denominata Ciclone, figura soprattutto Guirino Iona, ritenuto pericoloso ’ndranghetista, attualmente in regime di 41 bis. Gli uomini in questione sono Domenico Ferrarelli e Giuseppe Spadafora, titolari di Ferspa, impresa edile che ha eseguito vari lavori pubblici, fra cui l’Istituto d’Arte di San Giovanni in Fiore, voluto e pagato dalla Provincia di Cosenza. Ferrarelli, in società con l’imprenditore edile Atteritano, gestisce anche una casa di riposo a San Giovanni in Fiore, un tempo opera di carità della Diocesi di Cosenza. Non è ancora chiaro come la Chiesa, che beneficiava d’un comodato del Comune, l’abbia ceduta a privati. Questi, per le notizie reperite in municipio, non pagherebbero fitto all’ente pubblico, pur svolgendo attività di lucro.

Secondo il consigliere provinciale Mimmo Marile (Pdl), Oliverio riuscì a destinare poco meno di 250 mila euro di fondi pubblici, usciti dalle casse provinciali, alla Fondazione Europa Mezzogiorno Mediterraneo, creatura dello stesso presidente. Fu uno dei suoi primi atti, appena proclamato governatore della Provincia di Cosenza. La fondazione fece appena qualche convegno e, pare, sostiene Barile, «beneficiò in seguito di cospicui finanziamenti, quando Massimo D’Alema era ministro degli Esteri».

Di là da dichiarazioni di parte opposta, che, nell’assoluta indifferenza di pezzi dell’opinione pubblica e di certa magistratura, potrebbero produrre schiocche argomentazioni difensive o costarci volgari accuse di interesse, Oliverio ha trasformato una piscina pubblica in centro sportivo polifunzionale. A San Giovanni in Fiore.

Per completare la struttura originaria, mancavano 150 milioni di vecchie lire. Ferma e abbandonata al vandalismo, dopo un servizio di Moreno Morello sulla popolare trasmissione Striscia la notizia, Oliverio ha voluto cambiarne la destinazione d’uso, per un costo complessivo di 1,6 milioni di euro. L’impresa edile LS Costruzioni di Casal di Principe (Ce), capitale sociale di 10 mila euro, s’è aggiudicata l’appalto, affidandolo a una ditta di San Giovanni in Fiore. Ne ha scritto Ilario Lombardo sul quindicinale Diario. Non si sa, poi, quando l’opera sarà consegnata, anche per causa d’un blocco dei lavori, su cui nessuno osa esprimersi. Parlare non conviene.

Oliverio sponsorizzò alle regionali del 2005 il candidato Nicola Adamo, in competizione per un posto in Consiglio regionale. Con la sua scelta, sottrasse voti ad Antonio Acri, dello stesso partito di Oliverio, della stessa città, entrato nel parlamento regionale senza l’appoggio degli allora Ds di San Giovanni in Fiore, che in massa votarono Adamo.

Nicola Adamo è indagato dalla Procura di Paola per il settore eolico calabrese e la Procura della Repubblica di Catanzaro ha per lui ipotizzato i reati di truffa, abuso d’ufficio e associazione a delinquere. La moglie di Adamo, Enza Bruno Bossio, è rinviata a giudizio in Puglia per truffa e falso ideologico. Col marito condivide le ipotesi di associazione a delinquere e truffa, scrive il sito Rete per la Calabria. La donna fu amministratore delegato di Vallecrati, la spa che opera nello smaltimento dei rifiuti nel territorio cosentino.

Nel settembre 2008, decise agitazioni di suoi dipendenti, non pagati per mesi, hanno determinato gravi problemi di servizio nella città di Cosenza, i cui rifiuti, per la storica inezia e immoralità degli amministratori regionali, sono stati riversati nella discarica di Vetrano, in agro di San Giovanni in Fiore. A riguardo, il municipio ha riferito che è al momento Rende, nella conurbazione di Cosenza, ad essere autorizzata a scaricare a Vetrano. E Cosenza, mistero buffo?

La giunta comunale di Cosenza considera cessato lo stato di emergenza che ha riguardato lo smaltimento dei rifiuti urbani. Dobbiamo crederci?

Nel sito sono state effettuate delle ispezioni dell’Arpacal, l’agenzia della Regione Calabria per la protezione dell’ambiente. Secondo il quotidiano La Gazzetta del Sud, le conclusioni dei controlli tecnici dell’Arpacal sono state recentemente trasmesse alla Procura della Repubblica di Cosenza.

Di Vetrano si servono oggi una trentina di comuni cosentini, mentre in origine la discarica era stata pensata per il solo Comune di San Giovanni in Fiore.

In una recente apparizione televisiva a Perfidia, trasmissione sull’emittente Telespazio Calabria, Gianni Maraniello, presidente dimissionario di Vallecrati in carica per comprovate competenze, ha accusato la politica di irresponsabilità, con ovvii riferimenti all’area geografica di competenza della spa. Per i rifiuti nella Calabria del nord, potrebbe scoppiare una monnezzopoli: ci sono molti aspetti amministrativi da vagliare e scelte e immobilità politiche inquietanti.

Vallecrati è stata una creatura dei big della politica cosentina, che ai vertici hanno collocato alcuni loro adepti, incapaci o forse predatori, forse professionisti della truffa, forse affaristi abituati.

I comuni che si sono riuniti per lo smaltimento dei rifiuti, di cui si fa carico l’omonimo consorzio, hanno visto aumentare le uscite e le inefficienze. Un disastro, a sentire chi ne ha seguito le traversie: pagamenti ritardati, disagi, inadempienze, merda, morte.

Esiste, poi, un’indagine dell’associazione Le Libertà, di San Giovanni in Fiore, che ha registrato un aumento dei decessi per tumore (solo per i casi seguiti negli ospedali calabresi) pari al 50%, negli ultimi 7 anni. Tumori fulminanti hanno provocato la morte di persone che vivevano nei pressi di Vetrano. Trovati morti animali, volatili, pesci. Il Gr1 della Rai ci ha realizzato un servizio, firmato da Enrica Majo.

Dove stava, nel frattempo, Mario Oliverio, che c’è sempre, quando si tratta di coordinare la propria coalizione e stabilirne le strategie elettorali?

Per mesi, è rimasto contemporaneamente alla Camera dei Deputati e alla presidenza della Provincia di Cosenza. Ogni parlamentare rappresenta la nazione, senza vincolo di mandato. Rilevando, quindi, una mancanza di specifica competenza, quasi nessuno lo chiama in causa, in proposito. Tanto chi, nel Belpaese, è strettamente competente in senso amministrativo? Benedetto lo scaricabarile.

Mario Oliverio, sindaco, assessore regionale, quattro volte deputato e ora presidente della Provincia di Cosenza, ha taciuto? Non ha visto? Non s’è accorto della necessità di salvaguardare politicamente, nel cosentino, trasparenza, legalità e giustizia? Non ha mai parlato coi ministri e cogli amministratori regionali della sua parte politica? Non ha occupato delle cariche che potevano consertirgli di esercitare una forte azione politica a tutela della comunità, smembrata, sfiduciata, disperata e rassegnata al brutto e all’assurdo?

Che opposizione ha condotto? Che indicazioni ha dato, governando, perché nella provincia di Cosenza si invertisse la rotta, rinunciando a logiche clientelari che impoveriscono il tessuto sociale e distruggono il senso dell’etica?

Che cosa ha fatto per fermare, tornando alla politica vera, quella di cui parla Hannah Arendt, scempi, speculazioni e ricatti?

Quanto Oliverio ha inciso politicamente nella lotta vera alla criminalità organizzata, nella formazione d’una coscienza critica, nella partecipazione della base al farsi della politica e all’ingegneria sociale?

Ha vigilato sulla zona grigia, arginandone l’espansione?

Ha creato, con una politica opportunistica fondata sulla conservazione del potere, una società sparente o perfettamente sottomessa, incapace di difendere i propri diritti?

Sa chi è Salvatore Borsellino e in nome di chi e di che cosa gira per l’Italia, coraggiosamente informando e stimolando quella parte sana della nazione che ha un quadro preciso della trattativa in Sicilia, delle trattative in Calabria e delle collusioni in Campania?

Sa che Salvatore Borsellino è un uomo che, passati anni dalla morte del fratello Paolo, non si commuove più e manifesta invece rabbia per i misteri di un’Italia imbavagliata dai poteri forti, ferita da troppi traditori dello Stato?

Chi sarà il prossimo? Ci risponderà mai?

Luigi Marrello fa invece il cuoco. Sembra per passione. Cucina deliziosamente al ristorante Casa Lopez. Tanto per cambiare a San Giovanni in Fiore.

Il ristorante si trova in un immobile su cui gravavano dei vincoli. Palazzo storico, ci dormirono i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, prima di essere fucilati presso il Vallone di Rovito. Secondo Antonio Nicoletti, dirigente nazionale di Legambiente, nella fattispecie ci fu una speculazione edilizia.

Il Comune, amministrato da uomini vicini a Mario Oliverio, approvò una variazione al piano regolatore generale grazie a cui, sempre per Nicoletti, i proprietari dell’edificio, alcuni dei quali del partito dei Verdi, lo stesso di Marrello, sarebbero riusciti ad avviare l’attività. Uno di loro è Luigi Andrea Loria, nominato membro d’una commissione regionale per la Cultura. Non si conoscono le ragioni. Medico, sarà forse un esperto di storia dell’architettura, di italianistica o di teologia medioevale. Gioacchino da Fiore, che lì fondò il suo ordine e la sua abbazia, non deve rivoltarsi.

Marrello, invece, ha fondato il partito dei Verdi in Calabria, di cui fa parte l’ex assessore regionale Diego Tommasi. Fra i due, per onestà intellettuale, non corre buon sangue. Ma il partito è un po’ come una religione.

Nel decreto di perquisizione del 15 giugno 2007 firmato dall’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, si legge che un teste riferisce di Tommasi: «I rapporti tra Saladino e l’attuale assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi sono assai stretti; Saladino un giorno mi ha chiesto di accompagnarlo dall’assessore all’ambiente, c’era anche Enza (Bruno Bossio, ndr) e siamo andati a pranzo insieme». De Magistris, quindi, domanda: «È successo che abbia incontrato presso gli uffici dell’assessore Tommasi la Bruno Bossio?». L’interrogato afferma che è successo due volte e aggiunge: «Tommasi ha anche affidato una gara alla Why not, quando Saladino era ancora il referente di questa società; quando ho rotto i rapporti con Saladino anche Tommasi non ha voluto più avere rapporti con Why not».

A conclusione di questa necessaria carrellata, si può dire che Mario Oliverio e il suo assessore Luigi Marrello hanno a cuore l’eredità di Paolo Borsellino e per questo invitano il fratello Salvatore a parlare, come ha sottolineato Marrello, «dei silenzi spesso compiacenti della politica e di alcuni settori dell’informazione nei confronti della mafia e delle complicità e dei silenzi che hanno spesso avuto la meglio sulla verità e sulla giustizia».


Paolo e Salvatore Borsellino hanno un’anima, una storia e un’etica chiara. Chiarissima. Splendida.


Emiliano Morrone

Francesco Saverio Alessio

Comments:

Commenti
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desiree   |2008-10-22 20:39:45
Che dire?! all'indecenza non c'è mai fine; a volte mi chiedo se queste persone
abbiano un cuore o se questo gli sia stato totalmente "divorato" dalla
sete di potere e di soldi che prevale, anzi forse mi conviene dire che c'è,
negli odierni ambienti politici del BelPaese. Nonostante il disgusto che provo
dinnanzi a certe realtà mi sembra giusto rivolgere uno sguardo di attenzione a
chi scrive, a questi due ragazzi a cui va la mia più grande ammirazione per
l'impegno e per il coraggio che dimostrano ogni giorno. Credo che tutti noi
dovremmo riflettere sull'impegno di questi ragazzi perchè rappresentano la
nostra speranza e soprattutto ci danno la possibilità di smascherare la vera
immagine di questi uomini "indegni". Sicuramente arriveranno querele a
questi due ragazzi, perchè si sa in Italia gli Onesti vengono premiati con
querele e denunce dalle Istituzioni. Avere una querela oggi in Italia è un
privilegio, un patentino unico per considerarsi dei "veri" giornalisti,
dei veri informatori: vuol dire che si dicono cose vere, vuol dire che si dicono
cose che disturbano i piani alti e vuol dire che vale la pena ascoltarle queste
cose.
Grazie ragazzi!
Larapax  - Ad Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio   |2008-10-23 19:15:29
complimenti per il pezzo!
Da infarto!
Forza ragazzi grazie!

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