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Si mobilita il popolo antimafia: 'Una scorta civica per le toghe' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Salvo Palazzolo   
Lunedì 13 Gennaio 2014 23:03
di Salvo Palazzolo - 12 gennaio 2014

Davanti al palazzo di giustizia di Palermo arriverà presto una scorta senza precedenti per i magistrati minacciati dalla mafia. Una scorta composta da studenti, professionisti, casalinghe, commercianti e impiegati. L’hanno chiamata «scorta civica».
«Il 18 novembre ci siamo ritrovati in duemila lungo via Maqueda per esprimere solidarietà a Nino Di Matteo e agli altri magistrati minacciati», dice Simone Cappellani, uno degli animatori delle Agende Rosse: «Abbiamo voluto dare un seguito a quella mobilitazione così importante. Anche perché a Palermo è tornata una grande voglia di partecipazione. In prima linea ci sono singoli cittadini ancora prima che associazioni».
Il nuovo movimento antimafia è ormai figlio di Facebook e Twitter. Dice Linda Grasso, anche lei fra i promotori della scorta civica: «Oggi ho creato una nuova pagina sul Web per pubblicizzare l’iniziativa e nel giro di poche ore abbiamo avuto 300 adesioni, anche da fuori Palermo». Miracoli dei social network. «Così Palermo è tornata ad essere laboratorio di partecipazione per l’intero Paese», prosegue Simone Cappellani: «Le nostre iniziative fanno da pilota ad altre, da Nord a Sud».
Il padre di questa nuova stagione si chiama Salvatore Borsellino, che di professione fa l’ingegnere informatico ad Arese: la prima cosa che ha fatto, qualche anno fa, quando decise di tornare a chiedere la verità sulla morte del fratello Paolo, è stata quella di predisporre una mailing list. Così, tanti gruppi antimafia piccoli e grandi sparsi per l’Italia sono diventati una grande rete contro le cosche. «E, adesso, puntiamo a coinvolgere ancora altre associazioni e i tanti cittadini che hanno a cuore le sorti del nostro paese», dice Simone. Ma anche il movimento via Web ha bisogno dell’impegno sul territorio. E così il primo appuntamento della scorta civica sarà un presidio permanente davanti al palazzo di giustizia di Palermo, in piazza Vittorio Emanuele Orlando.
Si comincia il 20 gennaio. «Ogni giorno saremo presenti dalle 9 alle 11 con un gazebo — spiega Giorgio Colajanni, segretario di Professionisti liberi — ogni giorno si alterneranno i gruppi che aderiscono all’iniziativa». Lunedì, Addiopizzo; martedì, Agende Rosse e Muovi Palermo; mercoledì, Azione Civile e Io mi arruolo; giovedì, Contrariamente; venerdì, Professionisti Liberi e Anpi. Dice ancora Giorgio Colajanni: «Non si può scendere in piazza solo dopo i lutti, o in occasione delle commemorazioni. La società civile deve pensare a forme di impegno quotidiane, questo vuole dire l’iniziativa del gazebo davanti al tribunale. E, soprattutto, non ci può essere impegno senza collegamenta fra le tante realtà che operano nel territorio». Qualche successo è già arrivato, ancora una volta grazie a Facebook: «Proprio oggi ho scoperto un’altra bellissima associazione che lavora a Palermo — spiega Colajanni — anche loro hanno aderito all’iniziativa della scorta civica».
«La scommessa è quella di tornare a essere movimento antimafia di massa», dice Daniele Marannano, presidente di Addiopizzo: «A Palermo, l’attenzione e la sensibilità sono cresciuti, ma è necessario fare un percorso per una partecipazione maggiore, che coinvolta tutlajanni:
la città per bene». Daniele Marannano pensa a una mobilitazione più decisa non solo per i magistrati minacciati, ma più in generale per far fronte alla nuova aggressione della criminalità organizzata, che sarà pure allo sbando per i colpi subiti, ma resta pericolosa, lo dicono gli ultimi incendi di negozi nel centro città. «Ricominciamo da un gazebo — dice il presidente di Addiopizzo — per sensibilizzare tutti i cittadini di Palermo che bisogna esserci per migliorare questa città».

Salvo Palazzolo

Tratto da: La Repubblica-Palermo del 12 gennaio 2014




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