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La giustizia a Messina non è (più) una Marchetta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Fabio Repici   
Mercoledì 15 Gennaio 2014 23:56
di Fabio Repici - 15 gennaio 2014

Nel 2009 era stata chiamata, con involontaria comicità, "operazione Sistema". E infatti con Maurizio Sebastiano Marchetta (nella foto, ndr) il sistema barcellonese aveva intrapreso una strada inedita: l'imprenditore colluso si era trasformato in testimone antiracket. Ed erano venuti altri imprenditori, di antiche frequentazioni col potere mafioso barcellonese, che avevano seguito l'esempio di Marchetta, ottenendo risultati insperati. A fare le spese dell'operazione Sistema, nel momento di fibrillazione di quel sistema, erano stati i nemici interni del vertice della famiglia mafiosa barcellonese, come il boss Carmelo D'Amico, e i rami secchi dell'organizzazione, come Carmelo Bisognano. Il quale, dopo la condanna in primo grado per le molto presunte estorsioni ai danni dell'impresa della famiglia Marchetta, aveva deciso di collaborare con la giustizia in modo molto proficuo, facendo perfino riemergere dal sottosuolo dell'hinterland barcellonese il "cimitero della mafia", ma aveva insistito con i magistrati della D.d.a. di Messina nel ribadire che mai erano state compiute estorsioni ai danni dei Marchetta.
Gli effetti della collaborazione di Bisognano erano stati devastanti per il clan barcellonese: perfino il "capo dei capi", Rosario Pio Cattafi era stato alfine arrestato, e proprio un mese fa pure condannato in primo grado, non solo come capomafia ma anche per le calunnie commesse contro Bisognano e contro chi scrive. Sì, perché l'ultimo stadio delle manovre velenose dell'apparato barcellonese, erano state le calunnie contro i pochi avversari. Le calunnie più ributtanti, nel peggiore cliché barcellonese, erano state commesse con scritti anonimi, la cui paternità era invero di imbarazzante evidenza. Uno degli anonimi, messo in circolo sul web, risultò essere stato divulgato (ma va?) proprio dagli uffici di Maurizio Sebastiano Marchetta. E, del resto, conteneva elementi noti solo a lui, ai suoi difensori e alla Procura e alla Squadra mobile di Messina. Nonostante questo, però, la posizione di Maurizio Sebastiano Marchetta nella sua spregiudicata veste di denunciante antiracket con tanto di scorta di Stato era rimasta, all'apparenza, inscalfibile. Fino a questo pomeriggio e alla sentenza della Corte di appello di Messina, che ha assolto Bisognano e D'Amico dalle estorsioni della "operazione Sistema", della quale non è rimasto in piedi più nulla, tanto che i cittadini oggi possono davvero, con concreta esattezza, affermare che la giustizia a Messina non è (più) una Marchetta. In questo crepuscolo privo di lucidità, Maurizio Sebastiano Marchetta cerca disperatamente, catechizzato non si sa quanto fedelmente, di ammannire sul web le ultime sue pietose bugie, prima che il "ragazzo" del boss Di Salvo venga travolto dal meritato oblio, dopo un quinquennio di oscurantismo giudiziario. Chissà se avrà la presenza di spirito per confessare a se stesso, e magari pure all'Autorità giudiziaria, il copione maleodorante del quale è stato dilettantesco attore.

Fabio Repici
 


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