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Anche a Catania nasce la scorta civica «Per Nino Di Matteo e tutti i pm antimafia» PDF Stampa E-mail
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Scritto da Claudia Campese   
Martedì 28 Gennaio 2014 16:23

Di Claudia Campese - 28 gennaio 2014

Dopo Palermo, il movimento di solidarietà concreta ai magistrati impegnati nei processi contro le mafie parte anche nel capoluogo etneo. Così come a Milano, Torino, Roma e presto Pordenone. Un presidio davanti ai palazzi di giustizia italiani animato da cittadini e associazioni per chiedere protezione per il pm di Palermo impegnato nel procedimento sulla presunta trattativa Stato-mafia ma anche per tutti i suoi colleghi. Compresi quelli etnei. «Qui da quando c’è Giovanni Salvi l’aria è cambiata. Lo sentiamo vicino», spiegano gli attivisti catanesi. Guarda le foto

«Mi viene una rabbia a me… Ma perché questa popolazione non vuole ammazzare a nessun magistrato?». Così parlava a novembre l’ex capo di Cosa nostra Totò Riina intercettato nel carcere milanese di Opera. Tra i suoi primi obiettivi se fosse libero, racconta lui stesso a un altro detenuto, ci sarebbe il magistrato di Palermo Nino Di Matteo, che continua il lavoro cominciato dagli altri colleghi del pool antimafia sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Ho conosciuto di persona Di Matteo, è un padre di famiglia. Se ci si mette nella posizione sua e degli altri pm antimafia viene spontaneo chiedersi “Ma chi glielo fa fare?”. E allora essere qui è il minimo che possiamo fare noi cittadini, specie dopo i discorsi di Riina. Significa che la nostra presenza dà fastidio». Con queste parole risponde da Catania Alfia Milazzo, del movimento Agende rosse e prima animatrice della fondazione La città invisibile. Insieme a lei, questa mattina, un gruppo di cittadini e attivisti di altre realtà cittadine hanno dato inizio alla scorta civica: un presidio davanti al palazzo di giustizia etneo a sostegno di tutti i magistrati impegnati nella lotta alla mafia.

«Sarà un mese di solidarietà concreta a gente che rappresenta un avamposto di legalità – spiega Sara Crescimone di Open mind lgbt – E’ un

nostro dovere di siciliani veicolare la cultura antimafia». Ma l’iniziativa, partita a Palermo la scorsa settimana, si è già estesa oltre i confini isolani: a Milano, Torino, Roma e, nei prossimi giorni, Pordenone. A Catania si alterneranno ogni giorno i membri delle diverse realtà aderenti: Azione civile, Fondazione La città invisibile, I siciliani giovani, Open mind glbt, Movimento 5 stelle, Gapa, Agende rosse, Lav, Associazione giustizia e verità, associazione cultura&progresso. «Siamo autorizzati a stare qui fino al 25 febbraio, ma speriamo di prolungare la scorta civica – aggiunge Milazzo – Ogni mattina ci sarà un gruppo di volontari dalla 9.30 alle 11.30. Qualcuno resterà fino alla 17 ma non tutti i giorni. Dipenderà dalla risposta dei cittadini».

E soprattutto dei giovani, che le associazioni puntano a coinvolgere attivamente. Mentre il liceo classico Mario Cutelli ha già dato la sua disponibilità, i più piccoli erano presenti simbolicamente oggi con due striscioni realizzati dai piccoli allievi della scuola di musica e di vita Falcone e Borsellino, organizzata dalla fondazione La città invisibile nei quartieri disagiati del capoluogo etneo e in provincia. «I bambini, gli invisibili di Catania, hanno lanciato così il loro messaggio di verità e giustizia», spiega Milazzo. «Loro sono il futuro della nostra terra – aggiunge Crescimone – Coinvolgerli è indispensabile, affinché sia vivibile e accogliente per tutti».

Una manifestazione di solidarietà e di senso civico che passa anche dalle intricate vicende giudiziarie del processo sulla trattativa Stato-mafia. «Purtroppo le indagini preliminari sono state bruscamente interrotte dal conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – spiega Maria Rosa Vitale, avvocatessa e referente di Azione civile – Ma quello che si era fatto non è andato perduto e adesso è confluito nel processo di Nino Di Matteo». La presenza del magistrato alle udienze però è al momento impossibile per le minacce subite e per «l’intervento blando di protezione da parte dello Stato». «Noi vorremo che il processo sulla trattativa Stato-mafia possa avere il suo regolare corso. Se non si forma la prova, non si avrà mai chiarezza su quanto è successo – conclude l’avvocatessa – Il tutto a discapito di noi cittadini».

Per questo oggi verranno consegnate a Roma diverse lettere provenienti dalle città italiane dove è attiva la scorta civica. La prima, indirizzata al ministero degli Interni, chiede di dotare la vera scorta di Di Matteo del dispositivo bomb jammer per il disinnesco a distanza di detonatori per bombe. La seconda al consiglio superiore della Magistratura affinché archivi il procedimento disciplinare a carico del pm palermitano per un’intervista rilasciata nel 2012 al quotidiano La Repubblica in cui Di Matteo ammetteva l’intercettazione telefonica – già trapelata sulla stampa nazionale – tra l’ex ministro Nicola Mancino e il presidente Napolitano.

Un’iniziativa che parte dalla figura di Nino Di Matteo ma che si estende a tutti i magistrati antimafia delle diverse città italiane. Compresa Catania dove, fino a qualche anno fa, la procura veniva guardata con sospetto dalla società civile e soprannominata il porto delle nebbie a causa di giochi di potere interni e del dubbio sulla presunta vicinanza ai poteri forti cittadini che i magistrati avrebbero invece dovuto tenere sotto’occhio. «Da quando a reggere questo ufficio è arrivato Giovanni Salvi abbiamo assistito a un cambio di linea della procura nei confronti dell’azione criminale e un ampliamento delle investigazioni anche sul fronte politico – spiegano quasi in coro i volontari – Come cittadini lo sentiamo vicino, partecipe alle iniziative della città dove però non fa passerella. Anche per questo abbiamo scelto il tribunale come luogo per la scorta civica, perché qui dentro c’è qualcuno che lavora».

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