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Si riapre il caso Manca, al via il processo: 'Oggi la giustizia ha trionfato' PDF Stampa E-mail
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Scritto da Miriam Cuccu   
Lunedì 03 Febbraio 2014 22:39
di Miriam Cuccu - 3 febbraio 2014

Terminata l’udienza preliminare per il caso di Attilio Manca, l’urologo siciliano morto in circostanze misteriose a 35 anni (un suicidio per overdose che ha sempre destato non pochi dubbi) il gup Franca Marinelli, dopo essersi ritirata in camera di consiglio per appena un quarto d’ora, ha dichiarato il rinvio a giudizio per Monica Mileti – per spaccio – unica imputata per la morte del giovane medico. Per il pm Renzo Petroselli è lei ad aver ceduto a Manca la dose di eroina che lo ha stroncato la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004.
Un rinvio a giudizio che potrebbe permettere di vagliare la pista mafiosa, mai peraltro abbandonata dalla famiglia Manca, secondo la quale la morte di Attilio sarebbe strettamente collegata al viaggio che Bernardo Provenzano fece a Marsiglia per operarsi alla prostata.

“È una buona notizia perché finalmente ci sarà un luogo nel quale potersi adoperare per la ricerca della verità, che in tutti i modi la procura ha cercato di impedire” ha commentato con soddisfazione Fabio Repici, legale della famiglia dell’urologo, in quanto “ci sarà una fase di dibattimento nella quale anche i familiari di Attilio Manca potranno finalmente intervenire nella ricostruzione dei fatti per l’accertamento della verità” al dibattimento che avrà inizio il prossimo 12 giugno.
“Fino ad ora sul caso Manca la giustizia è stata negata, da questo momento in poi abbiamo finalmente un processo, il primo processo in cui si potrà cercare la verità” ha dichiarato Antonio Ingroia, legale della famiglia Manca insieme a Repici, precisando che “certamente la Mileti non è l’unica responsabile” ma grazie al risultato di oggi sarà possibile aprire un dibattimento “davanti a un giudice terzo senza pregiudizi rispetto a come invece si è comportata la procura di Viterbo” la quale “davanti alle evidenze probatorie è sorda rispetto alle istanze della famiglia di Attilio Manca”.
Un innegabile risultato per i familiari, che oggi dopo dieci anni possono toccare con mano la concreta possibilità di ottenere giustizia sulla morte di Attilio. “Per noi oggi è stata una giornata importantissima, oggi finalmente la giustizia ha trionfato, non ce lo aspettavamo” ha detto commossa Angela Manca, madre del giovane medico ucciso, “si è aperto uno spiraglio per ottenere quella giustizia che ci è stata negata in tutti questi anni. Il fatto che ci sia un processo significa che arriveremo alla verità”, mentre presso la procura di Viterbo “nessuno ci ha mai ascoltato”.
“Siamo contenti non del rinvio a giudizio di Monica Mileti, ma del rinvio a giudizio dell’accertamento della verità giuridica che per diec’anni è stata nascosta – ha spiegato il fratello, Gianluca Manca – noi in questo dibattimento abbiamo l’opportunità di far emergere la verità giuridica, potremmo portare tutte quelle prove che non sono state vagliate dal pubblico ministero, e soprattutto avremo l’opportunità di poter comprendere meglio il perché sono state consegnate delle false verità” come il verbale falsificato, firmato dall’ex capo della mobile Salvatore Gava, che attestava che Manca era in servizio a Belcolle nei giorni in cui Provenzano affrontava l’intervento chirurgico a Marsiglia (Gava è ora agli arresti domiciliari per la falsificazione di un altro verbale, quello delle violenze avvenute nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001). O ancora altri misteri in attesa di essere chiariti, come “il fatto che non ci sia l’impronta di Attilio sulle siringhe, né quelle di terzi, la latitanza di Bernardo Provenzano in provincia di Viterbo, la latitanza a Marsiglia nello stesso periodo in cui si trovava Attilio”. E ha quindi concluso: “Ci sono tante cose che potremo portare in dibattimento per farle vagliare, come l’esame tricologico, tanto decantato dalla procura di Viterbo, che in realtà non è stato mai eseguito”.


Miriam Cuccu (AntimafiaDuemila)



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