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Trattativa Stato-mafia: Pino Arlacchi prima (2009) e dopo (2014) la cura PDF Stampa E-mail
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Scritto da Pino Arlacchi e Marco Travaglio   
Sabato 01 Marzo 2014 15:52
di Pino Arlacchi - 1 marzo 2014

Gentile direttore, nel lungo articolo del 28 febbraio pubblicato sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sostiene che il sottoscritto, nel 2009, ha avanzato una interpretazione condivisibile
della cosiddetta trattativa Stato-mafia, per poi smentirla di recente. Voglio rassicurare i suoi lettori. Non ho affatto cambiato idea, come è facile constatare leggendo sul mio sito le numerose analisi e dichiarazioni che ho prodotto quasi senza interruzione sul tema dal 2009 a oggi. Negli Anni ‘92-‘93 non c’è stata alcuna trattativa tra i vertici dello Stato e Cosa nostra. Al contrario, quegli anni sono stati un’epoca di scontro frontale tra la mafia e i suoi alleati interni alle istituzioni (pezzi della politica e degli apparati della sicurezza), e la grande criminalità esterna a Cosa nostra da un lato, e il resto dello Stato dall’altro.
Elevare a “trattativa” un episodio minore quale il negoziato tra un paio di ufficiali dei carabinieri senza copertura politica da una parte, e un mafioso in semi-disarmo dall’altro, è un insulto alla verità dei fatti. Pensare poi che, durante il “biennio magico” di Mani Pulite e dell’antimafia, i presidenti Scalfaro e Ciampi, e giù per lì rami ministri e alti dirigenti dello Stato abbiano messo in piedi una contrattazione a tutto campo con la mafia all’insaputa di Falcone, Borsellino, la polizia di Stato, la Dia e le Procure della Repubblica, è una allucinazione trasformatasi in un processo. E per quanto riguarda il tono sprezzante dei commenti di Travaglio sulla mia persona, collegati a una ricostruzione rozza e distorta di fatti complicati, essi sono tipici di chi tenta di sembrare un cacciatore a chi non è mai stato a caccia.   

Pino ‍Arlacchi (Il Fatto Quotidiano)  




Ci scrive ‍Arlacchi, oggi: “Negli Anni 92-93 non c’è stata alcuna trattativa tra i vertici dello Stato e Cosa nostra... Elevare a ‘trattativa’ un episodio minore quale il negoziato tra un paio di ufficiali dei carabinieri senza copertura politica da una parte, e un mafioso
in semi-disarmo dall’altro, è un insulto alla verità dei fatti”. Gli risponde ‍Arlacchi a verbale davanti ai pm di Caltanissetta l’11 settembre 2009: “Trattative fra Stato e mafia... in quegli anni cruciali ce n’erano in piedi più d’una, addirittura tre o quattro, intrattenute da centri marginali dello Stato... Marginali non vuol dire ininfluenti: era gente che stava nei servizi, nei Ros e negli apparati investigativi d’eccellenza”. Ci scrive ‍Arlacchi, oggi: “Al contrario, quegli anni sono stati un’epoca di scontro frontale tra la mafia e i suoi alleati interni alle istituzioni”. Gli risponde ‍Arlacchi nel verbale di cui sopra: “Quel che ha dichiarato Martelli (sui partiti di maggioranza che, dopo Capaci, volevano cacciare lui dalla GiustiziaeScottidall’Interno per “allentare la morsa” contro Cosa Nostra in nome di un “tacito accordo col nemico”, ndr) corrisponde al clima politico del tempo... Discussi della situazione di ‘opacità’ con Scotti, il quale soleva ripetere che ‘gliel’avrebbero fatta pagare cara’”. Ci scrive ‍Arlacchi, oggi: “Pensare poi che, durante il ‘biennio magico’ di Mani Pulite e dell’antimafia, i Presidenti Scalfaro e Ciampi, e giù per lì rami ministri e alti dirigenti dello Stato abbiano messo in piedi una contrattazione a tutto campo con la mafia all’insaputa di Falcone, Borsellino, la polizia di Stato, la Dia e le Procure della Repubblica, è una allucinazione trasformatasi in un processo”. Ora, se la contrattazione avvenne all’insaputa di Falcone è forse perché che Falcone, quando il Ros andò a trattare con Ciancimino, era morto ammazzato. All’insaputa di Borsellino mica tanto: Martelli e Liliana Ferraro hanno testimoniato di averlo avvertito della trattativa e altri testimoni riferiscono che proprio sulla trattativa indagava Borsellino quando fu ucciso. All’insaputa della Procura di Palermo, è sicuro, visto che il Ros non avvertì né i pm né i vertici dell’Arma. All’insaputa della Polizia (Parisi) e della Dia (De Gennaro) mica tanto, visto che un certo ‍Arlacchi ha testimoniato a Caltanissetta: “Formulammo insieme a De Gennaro delle ipotesi, ritenendo che il gruppo andreottiano, tramite il gruppo Contrada, fosse uno dei terminali della trattativa... Quando faccio riferimento per le trattative allora in corso al Ros intendo riferirmi al col. Mori; sospettavamo infatti che vi fosse in atto un’azione di depotenziamento delle indagini della Procura di Palermo, anche tramite contatti con appartenenti a Cosa Nostra che convincevano l’associazione della possibilità di uscire in qualche modo indenne dalla fase delle indagini compiute dal pool di Palermo. Parisi era certamente a conoscenza di questa situazione, ma il suo atteggiamento è sempre stato quello di cercare una mediazione con questi ambienti, intendo riferirmi al gruppo Contrada, perché era a conoscenza di quanto potessero essere pericolosi”. In attesa che i due ‍Arlacchi – quello prima e quello dopo la cura - trovino finalmente pace, formulo al secondo i più fervidi auguri per l’auspicata ricandidatura al Parlamento europeo con il Pd.   

Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano)














 

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